Eileen Favorite.
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Il bosco delle storie perdute.
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Titolo originale: The Heroines.
Traduzione di: Chiara Brovelli.
2008. Elliot Edizioni, ROMA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Un romanzo unico e fatato sul potere della narrazione, sull'amore per i libri, sui misteri che nascondono, su come possono salvare la vita.
Sono cresciuta in un luogo irreale. Non era una casa degli orrori, bens una dimora magica: il bed and breakfast di mia madre a Prairie Bluff, Illinois. [...] La Fattoria sembrava esercitare un'attrazione particolare sulle Eroine che avevano bisogno di prendersi una pausa dalle rispettive vicende.
Madame Bovary aveva sonnecchiato sulla nostra amaca per tre settimane, dopo l'abbandono da parte di Rodolphe.
Penelope si era rimpinzata di minestra di lenticchie al curry, mentre aspettava Ulisse.
In una radura ai margini di una foresta rigogliosa, la giovane Penny e la madre Anne-Marie sono le proprietarie di una deliziosa pensione dove le protagoniste della grande letteratura,
del mito e della fiaba trovano conforto dalle loro traversie. Madame Bovary, Rossella O'Hara e altre famose eroine si riposano e godono di questo ambiente familiare, prima di rituffarsi
nelle rispettive vicende verso un destino che incalza. Per Penny vige la proibizione assoluta di intrattenersi a lungo con loro, per non rischiare che le trame delle storie a cui appartengono subiscano sconvolgimenti. Quando per arriver alla pensione Deirdre, l'eroina di un'antica saga celtica, la ragazza non sapr resistere, dando vita a un rapporto di amicizia
dalle conseguenze inaspettate e imprevedibili.
Un legame destinato a portarla lontano, in un mondo fin troppo reale e completamente diverso dall'atmosfera fiabesca a cui era abituata, fino alla scoperta di un segreto nascosto nel passato e tra le pagine dei romanzi che tanto ama...
Da un'esordiente con tutte le carte in regola per essere candidata al successo, un romanzo appassionante, coinvolgente, divertente, fitto di misteri e rivelazioni, sul potere magico della letteratura e il grande cuore di una famiglia tutta al femminile.
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L'AUTRICE.
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Eileen Favorite, nata il 10 settembre 1964, Chicago, Illinois, Stati Uniti  una scrittrice e insegnante americana che vive a Chicago. Ha ricevuto un B.A. in inglese con una concentrazione in francese presso l'Universit dell'Illinois, Urbana. Nel 1999 ha ricevuto un MFA per iscritto dalla School of the Art Institute di Chicago. Insegna scrittura creativa e ha partecipato con poesie e racconti a numerose riviste Letterarie. Il bosco delle storie perdute  il suo primo romanzo.
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Il bosco delle storie perdute.
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PARTE PRIMA.
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IL BOSCO.
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Ahim, se l'eroina di un romanzo non viene protetta dall'eroina
di un altro, da chi pu aspettarsi tutela e rispetto?
Jane Austen, L'abbazia di Northanger.
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Non era democratico costringere i personaggi a essere
uniformemente buoni o cattivi, poveri o ricchi. Ciascuno
doveva avere una vita privata, autodeterminazione e buone
condizioni di esistenza.
Flann O'Brien, Una pinta d'inchiostro irlandese.
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CAPITOLO 1.
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Le angustie di un'adolescenza in ritardo.
Deirdre, una seccatura.
Fantasie di ragazza.
L'apparizione del Cattivo.
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Ero cos arrabbiata con mia madre! Correvo lungo il sentiero
che attraversava la prateria, i sandali infradito che sbattevano
contro i calcagni. Camminare lungo quel tratto di prato
falciato, in mezzo alla distesa di cinquanta acri, era l'unico
modo per far sbollire la rabbia. L'inferno non conosce una
furia pari a quella di una tredicenne incazzata, soprattutto
se non  ancora sbocciata ed  impaziente di vedere il suo
corpo trasformarsi. Treccine, ginocchia sporgenti e una tavola
al posto del petto: avevo tredici anni, ma fisicamente ne
dimostravo dieci.
Ritirarmi nel bosco era un atto di ribellione. Mamma mi
aveva proibito di andarci, quando scendeva la sera, e quindi
non vedevo l'ora di attraversare la prateria e raggiungere quei
sentieri bui ricoperti di foglie. Il sole si stava tuffando dietro
gli alberi e le cicale frinivano come maracas elettriche. L'erba
e i fiori di campo mi arrivavano alle spalle, la vegetazione era
cos fitta che nemmeno qualcuno furioso quanto lo ero io in
quel momento si sarebbe sognato di attraversarla. Mi tenni
sul sentiero. A mano a mano che ti addentravi nella prateria,
la temperatura scendeva di qualche grado, ma l'afa non cessava.
I rumori provenienti dalla Statale 41 erano pi forti, la
sera: filtravano attraverso il bosco e i fili della linea elettrica.
Una motocicletta, in lontananza, sfrecciava a tutta velocit;
probabilmente stava sorpassando una macchina. Il motore
fischiava, andava su di giri e poi svaniva. Il suono dell'impazienza.
E della fuga. Un suono che conoscevo anch'io. Il boato
di un petardo che esplodeva. Se ne sentivano sempre meno,
una volta passato il 4 luglio; ma poi verso la fine del mese, ad
esempio, ne arrivava un altro. Boom! Qualcuno non riusciva
proprio a fermarsi.
Nemmeno io ci riuscivo. Il profumo di trifoglio, il cinguettio
di qualche strano uccello. Questa volta mamma si era spinta
troppo oltre con Deirdre, e io proprio non riuscivo a sopportarlo.
Quella se ne doveva andare! Perch non si trovava un
altro bed and breakfast da colonizzare? Anche se, a tredici
anni, non avrei usato quel verbo. Probabilmente, all'epoca
avrei detto: Alza le chiappe e vattene, mocciosa!. I servizi
dedicati allo scandalo Watergate e la nostra ospite si contendevano
strenuamente l'attenzione di mia madre, che io bramavo
come la tipica adolescente. Quando lei non lo faceva, avrei
voluto che mi circondasse di premure, ma quando tutto andava
a meraviglia mi infastidivo se mi toccava i capelli o mi chiedeva
come stavo. Un tempismo perfetto, non c' che dire.
Quella sera, per, aveva davvero esagerato. Quell'irlandese
lamentosa aveva pianto cos tanto da indurre un altro cliente
a protestare, cos mamma le aveva dato la stanza pi lontana
dalla sua: quella della sottoscritta. Il mio rifugio con gli
abbaini, la camera pi fresca di tutta la casa! E non si era
nemmeno preoccupata di chiedermi se per caso mi dispiacesse.
Gliel'aveva offerta come se fosse sua. Avevo passato
l'estate a spostare i poster e i cuscini come piaceva a me: c'era
la mia collezione di album dei Led Zeppelin, sempre pi nutrita,
e la mia poltrona a fagiolo viola. Tutto comprato con i soldi
guadagnati in cambio di qualche faccenda in casa. E adesso
dovevo lasciarla a un'irlandese musona che possedeva tutto
ci che avrei desiderato: una cascata di capelli biondi, una
pelle angelica e delle curve perfette. Sarei finita su un materassino
nel sottotetto ammuffito, pieno di ragnatele e tafani
morti. A differenza di alcuni clienti che si fermavano una settimana
o due, Deirdre non aveva specificato la data di partenza.
Ci sarei potuta rimanere un mese, l dentro. Guardai le
lucciole che brillavano debolmente tra le erbacce, dall'altra
parte della prateria. Forse mi sarei accampata nel bosco.
L'umidit offuscava la falce di luna color pesca. Di solito
non uscivo cos tardi per la mia passeggiata, ma i piagnucolii
di Deirdre avevano monopolizzato l'attenzione di mamma, e
io avevo dovuto pulire tutta la cucina da sola. Mentre gettavo
nell'immondizia gli avanzi dell'insalata di patate e dell'arrosto
di Gretta, la nostra cuoca, loro due si erano sedute nel tinello
a sorseggiare ginger ale. Deirdre blaterava di un tizio morto.
Gretta aveva la serata libera e mamma non si schiodava di un
centimetro, cos ero dovuta correre a impilare i piatti, pulire i
piani di lavoro e spazzare il pavimento di linoleum.
Mi schiaffeggiai un braccio per ammazzare un insetto e
attraversai di corsa il bosco per raggiungere lo stagno, dove
ogni sera al tramonto arrivava un meraviglioso airone blu.
Horace, l'avevo chiamato cos. Cercavo sempre di vederlo
prima che lui vedesse me, ma Horace si alzava in volo se solo
sentiva un ramoscello spezzarsi; spiegava le ali, che aperte
raggiungevano il metro e ottanta, e scivolava sull'acqua torbida.
Si stava facendo tardi. Stasera l'avevo mancato e non era
stato un incidente. Era colpa di mamma. E anche di Deirdre.
Non ero molto lucida, per via della canna che quel pomeriggio
mi ero fumata con Albie, il vicino. Albert Gallagher,
quindici anni, uno sfigato di vecchia data che di recente si era
trasformato in un fattone. Io non ero una gran fumatrice: un
paio di tiri e, all'improvviso, mi sembrava che gli uccelli facessero
vere e proprie conversazioni. Potevo affrontare la realt
alterata del rumore del ruscello, ma il goffo e foruncoloso
Albie era tutta un'altra storia. Il sorriso troppo largo, l'apparecchio
per i denti che scintillava... in un attimo, rivedevo lo
sfigato che l'anno prima giocava con il piccolo chimico. Doveva
essere proprio disperato, per uscire con una come me. Non
ero una di quelle ragazzine di tredici anni che ne dimostrano
ventidue. Ma gli ero grata perch mi teneva compagnia,
soprattutto d'estate, e mamma non si era accorta affatto che
non era pi il ragazzino innocente di un tempo. Aveva allentato
la sorveglianza proprio nel momento in cui avrebbe dovuto
intensificarla. Sapeva che Albie e io di pomeriggio facevamo
delle passeggiate, ma non aveva il minimo sospetto sulle
mie escursioni notturne nel bosco.
Era da sempre un luogo proibito, di notte, e fino a qualche
mese prima mi ero ben guardata dall'avvicinarmici dopo
il tramonto. Mamma non mi aveva mai spiegato con precisione
perch non ci dovessi andare e, a mano a mano che
cresceva la mia irritazione nei suoi confronti, aumentava
anche il desiderio di avventurarmi nel folto del bosco. Stavo
superando la fase di vigilanza costante e, ogni volta che tornavo
da una passeggiata notturna senza incidenti, mi sentivo pi
audace e provavo a spingermi oltre nell'oscurit.
Una zanzara mi ronz vicino all'orecchio e cercai di scacciarla,
all'inizio con calma, poi con gesti spasmodici. Il cielo
era grigio tra i rami neri. Superai di corsa un ponticello,
facendo tremare forsennatamente le catene e le assi di legno;
poi mi lanciai in un'altra piccola radura. L'improvvisa apparizione
di una villa in stile Tudor cambiava ogni volta le cose.
A questo punto della passeggiata rallentavo sempre la mia
andatura. Passavo le dita tra i fiori, d'un tratto bellissimi ed
eleganti. Mi sfilavo gli elastici dai capelli, sciogliendo i riccioli
rossi. Immaginavo un eroe affascinante, seminascosto da
una tenda di velluto, che mi osservava camminare assorta
nella prateria e si domandava: Chi potr mai essere quella
creatura?. Nel futuro che vedevo per me, scendevo ogni
sera da uno scalone, un maggiordomo mi porgeva una coppa
di champagne e mi lanciavo in un tango appassionato con il
mio ardente marito da un'estremit all'altra del salotto. Allora
non avevo alcun dubbio riguardo al fatto che la mia vita
avrebbe avuto un lieto fine.
Superata la seconda radura, mi ritrovai nell'oscurit del
bosco. Imboccai un sentiero normalmente riservato alle
passeggiate a cavallo e sentii qualcuno che fuggiva in mezzo
alle foglie cadute a terra. Il frinire delle cicale crebbe d'intensit
e poi si arrest all'improvviso, come un segnale d'avvertimento.
Sentii una fiammata di paura: una bestia, uomini
cattivi, qualcosa era nascosto nell'oscurit e mi osservava.
Due ghiande caddero a terra con un tonfo sordo. Poi udii
un rumore di zoccoli alle mie spalle. Lasciai di corsa il sentiero
e mi inoltrai fra i rovi, giurando che non avrei mai pi
disobbedito a mia madre. Gli sterpi umidi e appuntiti sembravano
una gigantesca ragnatela piena di spine, e le zanzare
si diedero subito alla pazza gioia sulla mia pelle cos esposta.
Mi voltai indietro per dare un'occhiata al sentiero.
Vidi il profilo di un uomo con i capelli al vento, su un
destriero lanciato al galoppo. Schegge di legno volavano in
aria al suo passaggio. Con una mano teneva le briglie e con
l'altra reggeva una torcia illuminata da una fiamma cos arancione
che a stento riuscivo a credere che appartenesse a
questo mondo. Strizzai gli occhi e mi schiacciai contro il tronco
di un albero, pregando che non mi vedesse e chiedendomi
se fosse questo il motivo per cui mamma mi aveva avvertito
di tenermi alla larga dal bosco, la notte.
Lei dov'? rugg.
Il cavallo si ferm bruscamente e l'uomo agit la torcia
verso gli alberi neri, che si accesero di una incerta luce dorata.
Mi tremavano le dita e dovetti fare appello a tutte le mie
forze per non bagnarmi i pantaloni. Lo sconosciuto si port
la fiamma accanto al viso e notai le larghe basette, la barba
folta. Si guard attorno volgendo da ogni parte il suo naso
lungo e affilato; poi inclin la torcia, illuminandomi il volto.
Io incrociai le gambe, circondandomi il busto con le braccia.
Dov' Deirdre? grid.
D'un tratto mi resi conto che l'odiosa ragazza con cui
stavo lottando, e che speravo se ne andasse, era un'autentica
Eroina. La noiosa Deirdre era una di loro; nemmeno mamma
l'aveva capito. Non era mai successo che un uomo balzasse
fuori dalle pagine di un libro per riprendersi la protagonista.
Deirdre era cos depressa, stava sempre a piangere e
monopolizzava l'attenzione di mia madre: di certo doveva
essere uscita da un romanzo orribile. Soltanto un libro
scadente poteva avere una rilegatura tanto debole da non
riuscire a trattenere un personaggio stereotipato come quello che avevo davanti. La mia mente era attraversata da questi
pensieri, mentre il mio corpo tremava terrorizzato. Perch,
qualunque fosse la trama, e per quanto scarsi potessero essere
i meriti letterari, quell'uomo armato di torcia era abbastanza
vicino da dar fuoco all'albero.
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CAPITOLO 2.
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Io, una figlia illegittima.
I segreti della Fattoria.
Metto in dubbio l'esistenza delle Eroine.
Tensioni tra madre e figlia, con una svolta.
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Il posto in cui sono cresciuta.  questa la prima cosa di cui vi
devo parlare. La pi importante. Pi importante del motivo
della mia rabbia nei confronti di Deirdre, o del mio stesso
nome, Penny. Un nome che disprezzavo, ma che ho imparato
ad amare. Conoscere il luogo in cui ho trascorso l'infanzia e
l'adolescenza contribuisce a spiegare la mia vita movimentata,
sia in fatto di uomini che di lavoro. Sono cresciuta in un luogo
irreale. Non era una casa degli orrori, bens una dimora magica:
il bed and breakfast di mia madre a Prairie Bluff, Illinois.
Prima di raccontarvi dell'estate in cui l'allontanamento tra me
e mamma raggiunse il culmine (era l'estate del '74, l'anno in cui,
per la prima volta, un presidente americano rassegn le dimissioni)
devo precisare che la mia infanzia fu molto felice. Sono
cresciuta in una bella casa grande, con acri di terra in cui vagabondare,
un giardino, dei gattini e una camera tutta mia con
le pareti rosa antico. Quando ero ancora molto piccola,
mamma mi mand al campo-scuola di recitazione al Prairie
Bluff College. Come tutte le ragazzine, credevo che mia madre
fosse bravissima e bellissima. Aveva solo diciotto anni quando
mi mise al mondo, nel 1961. Mio padre, cos mi era stato detto,
era un giocatore di football della Lincoln Park High, morto in
un incidente autostradale nel 1964. Non mi aveva mai vista,
perch lei non gli aveva mai detto che ero sua figlia. Non si
sposarono. Ogni volta che chiedevo dove fosse il mio pap,
mi rispondeva: In cielo. Un posto che immaginavo cos come
viene comunemente rappresentato: nuvole, arpe, felicit.
Crescendo, imparai che la casa in cui vivevamo era pi
importante dell'identit di mio padre. L'aveva costruita il mio
bisnonno alla fine dell'Ottocento. Coltivava mais e soia, allevava
polli e mucche. All'inizio del secolo successivo, il nipote
di un industriale gli offr un'enorme somma di denaro per
riconvertire in prateria il terreno della fattoria. Alla nostra
famiglia concesse un diritto di passaggio perpetuo. Fece
costruire una residenza estiva in legno per i suoi familiari. Il
mio bisnonno conserv la fattoria come casa per le vacanze
e si trasfer con la famiglia a Chicago, dove invest in immobili
residenziali. Acquist alcuni palazzi e tre appartamenti
nelle zone sud e ovest della citt. Alla fine ricompr la residenza
estiva dell'industriale, caduta in rovina in seguito alla
morte di quest'ultimo. E in breve la mia bisnonna la riport
all'antico splendore.
Da ragazza mia madre, Anne-Marie, trascorreva i mesi estivi
a Prairie Bluff. Prima che il pancione diventasse visibile,
nonno Entwhistle la sped qui da Lincoln Park, perch partorisse
in un luogo isolato. Questo accadeva un anno prima che
l'impennata dell'immigrazione nera e la conseguente fuga
dei bianchi facessero toccare il fondo al mercato immobiliare
di Chicago: per poco il nonno non fin sul lastrico. Lui e la
nonna insistettero affinch mamma mi desse in adozione;
avevano addirittura trovato una coppia disposta ad accogliermi.
Una volta che mi ebbe tenuta in braccio, per, lei non riusc
pi a lasciarmi andare. Fu il suo primo gesto di ribellione nei
confronti della nonna, che, come appresi in seguito, tent di
falsificare la sua firma sulle carte per l'adozione. Il nonno la
colse con le mani nel sacco, mentre pagava una segretaria nello
studio dell'ostetrica.
Quando, finalmente, il nonno accett il fatto che la sua
bambina avesse deciso di allevare la figlia da sola, le permise
di rimanere a Prairie Bluff insieme a me. Non potendo permettersi
di mantenere la casa senza un'entrata aggiuntiva (nei
primi anni Sessanta a Chicago il mercato immobiliare era saturo),
decisero di trasformarla in un bed and breakfast. Allestirono
un angolo reception nell'ingresso, completo di campanello
e registro. A mamma piaceva l'idea di gestire un posto
simile, e decise di chiamarlo La Fattoria nella Prateria, un
nome che, personalmente, mi ha sempre fatto pensare a un
ricovero per scoppiati. E, sotto certi aspetti, lo era. Anche se,
durante la mia infanzia, alloggiarono da noi parecchi clienti
ordinari, la Fattoria sembrava esercitare un'attrazione particolare
sulle Eroine che avevano bisogno di prendersi una
pausa dalle rispettive vicende. Madame Bovary aveva sonnecchiato
sulla nostra amaca per tre settimane, dopo l'abbandono
da parte di Rodolphe. Penelope si era rimpinzata di minestra
di lenticchie al curry, mentre aspettava Ulisse. Daisy
Buchanan si era fatta bagni lunghissimi, dopo aver investito
Myrde Wilson. Mamma era sempre stata una lettrice appassionata:
a sette anni aveva gi divorato Il giardino segreto e
La principessa sul pisello. Sapeva esattamente come andavano
a finire le storie di tutte quelle donne, ma si comportava come
se non ne avesse idea. Nella soffitta, che teneva chiusa con un
lucchetto, aveva nascosto tutti i suoi libri, accuratamente
disposti su degli scaffali chiusi da sportelli in legno di pino.
Non potevi mai sapere quale Eroina si sarebbe presentata, e
in quale stato. L'ultima cosa che volevi era che Anna Karenina
venisse accidentalmente a sapere che era destinata a togliersi
la vita gettandosi sotto un treno.
Quando ero piccola, non riuscivo sempre a distinguere le
Eroine. Qualche volta, letargia, piagnucolii costanti o appetito
vorace costituivano un valido indizio. Mamma riconosceva
sempre i loro nomi, ma non mi diceva nulla finch non
se n'erano andate. Temeva che combinassi qualche pasticcio,
interferendo con il loro destino. Quell'estate, per, avendo
compiuto tredici anni, desideravo disperatamente che si
fidasse di me. Volevo stare alzata fino a tardi con le Eroine,
ascoltandole e annuendo come faceva mamma, offrendo
popcorn, ma mai consigli. Non avrei saputo dire se, di norma,
le preferissi ai clienti normali: mamma sicuramente s.
Aveva una soglia di sopportazione molto elevata, quando si
trattava dei loro capricci e del loro egoismo, e a tredici anni
cominciavo a pensare di non possedere una pazienza simile.
Ancora una volta, con Deirdre, aveva anteposto i bisogni di
un'Eroina ai miei (anche se non aveva ancora realizzato che
si trattasse di una di loro). Pensavo che mamma condividesse
con quelle donne qualche segreto femminile; per questo
avevo cominciato a intrufolarmi nella soffitta rovente per
prendere i suoi volumi impolverati. E lass, in mezzo alle
tarme che turbinavano nella casa delle bambole, una riproduzione
in miniatura del bed and breakfast, avevo iniziato a
farmi una cultura.
Perch molte di loro muoiono? chiesi una volta a mia
madre.
Tutti moriamo, tesoro.
Lo so. Ma gli autori non potevano escogitare dei finali
migliori, evitando che si avvelenassero o si gettassero sotto un
treno?.
 solo un modo per arrivare a una conclusione drammatica.
Queste donne vengono da romanzi incredibilmente
lunghi. Devi ripagare il tuo lettore, se lo trascini per cinque
o seicento pagine.
Ma queste donne non sono reali!.
Penny, vai a prendere la mia medicina per l'emicrania,
sento che sta per arrivare.
Sapevo far infuriare mia madre come ci riesce soltanto
un'adolescente, e cos battevo insistentemente su questo
tasto. Non aveva mai sopportato che le dicessi che quei personaggi
non erano reali. Rosicchiavano cosce di pollo fino
all'osso, lasciavano capelli nella vasca da bagno. Quando
soffiavano sulle finestre, in inverno, facevano appannare i
vetri. Poi, improvvisamente, il giorno dopo non c'erano pi.
Non chiedetemi di spiegare come facessero ad arrivare
da noi (e Dio solo sa dove rimediassero i loro abiti moderni).
Non commentavano mai la nostra tecnologia, immerse
com'erano nei problemi delle loro storie, completamente
assenti. Avevano cominciato ad apparire quando mamma era
una bambina e si presentavano solo alla Fattoria, mai nella
casa di Lincoln Park. Nonostante mia madre conservi vaghi
ricordi di donne bellissime che si sporgevano da sopra le
sbarre del suo lettino, la prima di cui rammenti tutti i dettagli
(e la prima di cui mi abbia mai parlato) arriv quando
aveva cinque anni.
Si svegli nel cuore della notte; si era mosso qualcosa nella
sua stanza. Mentre si strofinava gli occhi, vide ai piedi del letto
una giovane con lunghi capelli che scendevano oltre la sponda.
Si alz sui gomiti e sbatt le palpebre. Quella ragazza era
molto bella e aveva una chioma folta e chiarissima. Mamma
spalanc la bocca e, mentre i suoi occhi si abituavano all'oscurit,
vide brillare qualcosa sul pavimento, sotto la lampada.
Era un fiume di capelli, che dalle spalle della fanciulla
scendevano fino a terra, si avvolgevano intorno al letto, salivano
lungo il fianco del comodino ed entravano nella minuscola
culla della sua bambola. Temendo che quest'ultima
potesse soffocare, mamma balz gi dal letto e infil le mani
sotto quella massa di capelli per recuperarla.
Sta bene disse, dandole un colpetto sulla schiena e facendo
uscire qualche goccia d'acqua dal forellino che aveva tra le
labbra. Lecc la boccuccia di plastica e tese la mano. Io sono
Anne-Marie.
Raperonzolo sorrise, mentre afferrava la sua manina, ma
aveva gli occhi colmi di lacrime.
Cosa c' che non va? chiese mamma.
Questi capelli pesano e la testa mi fa tanto male!.
Sdraiati qui e riposati. Batt sul cuscino. Mentre le massaggiava
le tempie, ascolt la sua storia: una strega l'aveva
rinchiusa in una torre priva di porte e di scale, che possedeva
solo una minuscola finestrella in cima. Le implicazioni falliche
le sfuggirono, ovviamente, ma mamma rimase comunque
scioccata dal destino di quella poverina. E non puoi proprio
uscire?.
Raperonzolo scosse il capo. Ma un bel principe si arrampica
sui miei capelli ogni giorno, dopo che la strega Gothel 
venuta a farmi visita. Mi porta delle corde di seta, e un giorno
riuscir a costruire una scala per fuggire!.
Un bel principe, hai detto?.
Rimasero alzate a bisbigliare per un'ora; ma quando Raperonzolo
si addorment, mamma fece lo stesso. Al suo risveglio,
la fanciulla se n'era andata.
Il giorno dopo, a colazione, Anne-Marie raccont ai suoi
genitori, Edith ed Henry, della visita notturna.
Sembra Raperonzolo comment la nonna.
L'hai conosciuta?.
 il personaggio di una fiaba tedesca. Devi, aver sognato.
Di certo abbiamo letto quella storia insieme.
Non me la ricordo.
Sicuro disse il nonno. Pieg in due il Wall Street Journal
e lo pos accanto al piatto sporco di uova. La strega viene a
sapere delle visite del principe, taglia i lunghi capelli di Raperonzolo
e la caccia nel deserto. Inclin la tazza e bevve l'ultima
goccia di caff.
La governante, Gretta, era originaria della Foresta Nera.
Allora era giovane e in forma, con i polpacci muscolosi e i seni
sodi e alti. Sentendo quella favola del suo paese, si asciug le
mani nel grembiule e intervenne con la sua voce meccanica:
Poi la strega aspetta che il principe si arrampichi in cima alla
torre e lo fa morire di spavento.
Mamma scoppi a piangere. Povera Raperonzolo!.
Ecco fatto! Henry, Gretta, l'avete fatta agitare!. La nonna
prese un fazzoletto dalla tasca del grembiule e glielo mise sotto
il nasino. Avanti, soffia.
Anne-Marie, bambolina, non piangere. Il nonno se la
mise sulle ginocchia. Non hai letto tutta la storia? Il principe
vaga nel deserto finch non la trova. E sai qual  la cosa pi
bella?.
Quale? fece mamma con un sospirone.
Ebbero due gemelli! Un maschietto e una femminuccia.
E, come si dice, vissero per sempre felici e contenti.
Sei sicuro? chiese, tirando su col naso.
La leggeremo insieme, dopo che avrai aiutato Gretta a
sparecchiare.
 evidente che l'abbiamo gi letta! esclam la nonna.
Altrimenti come avrebbe fatto a sognarla?.
Era reale! fece mamma, sbattendo il cucchiaio nella zuppa
d'avena.
Non essere insolente la rimprover il nonno.
Ancora una parola fece Edith e io....
Gi a cinque anni, Anne-Marie sapeva che era meglio non
contrariare sua madre. Cos tacque e non aggiunse altro su
Raperonzolo. Pi tardi, quando Gretta trov un capello lungo
oltre sei metri sul pavimento di legno, lo avvolsero intorno a un
rocchetto e lo nascosero in una cassapanca in soffitta. Da quel
momento, Gretta divenne la confidente di mamma. Nel corso
degli anni altre Eroine vennero a farle visita, e lei ne apprezzava
la piacevole conversazione, l'onest e la bellezza senza tempo.
Ma, al di l della governante, non ne fece mai parola con nessuno.
Temeva che, se sua madre l'avesse scoperto, le avrebbe
fatte fuggire: si sarebbe comportata come le streghe cattive, le
matrigne e le regine che cercavano di ostacolare Biancaneve,
Cenerentola o la Bella addormentata nel bosco.
Oltre a Gretta, io fui l'unica persona a cui mamma parl
delle Eroine. Quando compii cinque anni, l'et che aveva lei
al tempo della visita di Raperonzolo, mi lesse la fiaba e mi
mostr il rocchetto nascosto in soffitta. Al settimo cielo, fissai
quel capello lunghissimo e scintillante. Non mi era affatto
difficile credere nella materializzazione dei personaggi di
fantasia. Mamma mi spieg che questo era un grosso segreto
e che dovevamo giurare di non farne parola con nessuno.
Mi disse di prendere il mio libro preferito, Goodnight Moon,
e appoggiammo le mani sulla copertina, giurando di non dire
ad anima viva delle Eroine. Quella notte, nel mio letto, sperai
che il coniglietto del libro di Margaret Wise Brown mi facesse
visita, cos avremmo augurato la buonanotte alla luna insieme.
Il mattino seguente, per, mamma mi spieg che non si
poteva sperare nell'arrivo di un'Eroina in particolare. Venivano
di loro spontanea volont.
Non so se mia madre possedesse dei poteri soprannaturali
o se si trattasse semplicemente di un bizzarro caso fortunato.
Non se ne andava in giro a bruciare salvia o a evocare fantasmi
letterari; al contrario, era una delle donne pi passive che
io abbia mai conosciuto e il peso del destino di quelle donne
la opprimeva, forse tanto quanto opprimeva gli stessi autori.
Ma lei si trovava in una posizione molto pi complicata, perch
conosceva in anticipo il destino delle Eroine. Quando se ne
andavano, per settimane si preoccupava per il loro futuro.
Credo non sia difficile comprendere come mai tale preoccupazione
avesse cominciato a farmi sentire trascurata; a tredici
anni, per, non avevo molto intuito. Cos, per consolarmi, dicevo:
Mamma! Non sono re-a-li, scandendo bene le sillabe.
Quella notte nel bosco, per, la fantasia divenne una spaventosa
realt; e, nel profondo del mio cuore, pensai che la cattura
da parte di Conor fosse una sorta di punizione per tutte le
proteste che avevo lanciato contro la mamma.
...
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...
CAPITOLO 3.
...
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...
Ritorno alla scena nel bosco.
Atletico tentativo di fuga.
Le meraviglie di cavalcare senza sella.
L'odore di un Cattivo.
...
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Fatti avanti, ragazza! grid lo sconosciuto. Mi scostai dal
tronco, con i piedi che affondavano nella terra umida coperta
di foglie secche. Il cavallo indietreggi menando zampate all'aria,
vedendomi alla luce della torcia: canotta e pantaloncini
di spugna arancione, con una piramide di cespugliosi capelli
rossi. Mi toccai le pieghe che mi erano rimaste sopra le orecchie
dopo che avevo tolto gli elastici delle trecce. Il destriero
dal manto nero e lucido aveva due occhi scintillanti. Sentii
l'odore della sua paura, del suo sudore e della schiuma che
aveva alla bocca. L'uomo tir con forza le redini per calmarlo.
Poi mi punt contro un dito accusatore.
E perch mai una fanciulla dovrebbe vagare per i boschi
con indosso soltanto la sua biancheria?. Aveva una voce
baritonale e un'accentuata cadenza irlandese.
Non  biancheria, questa!.
Rimpiangerai questo giorno, ragazza!.
Il suo tono mi sembr cos severo che gli urlai: Non sei
mica mio padre!.
Avversit attendono la donna mendace che afferma che
lo sia!.
Deirdre ha detto.... Non so che cosa mi spinse a pronunciare
quel nome. Un sentimento di vendetta, suppongo;
una sorta di istinto di autoconservazione. O, forse, fu solo
un momento di confusione.
Dunque, tu conosci l'infelice Deirdre!. Rise. Il genere di
risata altezzosa che farebbe solo un personaggio uscito da un
romanzo popolare. Ah!. Scost addirittura la cappa che gli
copriva il petto.
Che cosa vuoi da me?.
Silenzio!. Fece schioccare una frusta apparsa dal nulla
e io, incespicando, mi strinsi di nuovo all'albero. Per quanto
desiderassi credere che quell'uomo non fosse reale, non
potevo ignorare lo schiocco della frusta n l'odore del cavallo con la schiuma alla bocca. Mia madre mi aveva insegnato
che il miglior modo per difendermi fisicamente era usare la
voce, soprattutto davanti a un avversario gigantesco. Ma il
rumore di quella cinghia di cuoio che fendeva l'aria era
davvero terrificante. Alla fine si impossess di me un autentico
terrore. Alla Fattoria non ero mai assolutamente certa
di cosa fosse reale; ma nel bosco, davanti a quel cavallo scalciante,
non pensai neppure per un istante che si trattasse di
un sogno. All'improvviso provai un moto di solidariet nei
confronti di Deirdre.
Dimmi dov'!.
Diedi un'occhiata alla mia destra, verso una rete metallica
rotta. L'unica cosa da fare era correre. Il cavaliere avrebbe
avuto bisogno di lanciare il cavallo a un buon trotto per
scavalcare la recinzione, indietreggiando o facendo un giro
completo. Guardando di lato mi gettai tra le foglie sparpagliate
a terra. Premetti le mani sulla rete e saltai, come avevo
imparato nell'esercizio della cavallina a scuola. Quando atterrai
dall'altra parte, le foglie mi si sollevarono intorno alle caviglie
e, malgrado i miei sandali leggeri, spezzai un rametto. Il
cavallo nitr e udii il rumore degli zoccoli che si giravano,
mentre Conor cercava di seguirmi.
Maledizione! url.
Corsi come un'indemoniata lungo un sentiero stretto, con
i rami e le foglie che mi sferzavano il viso; i fili di una ragnatela
mi si impigliarono nei capelli e nelle ciglia. Il ragno mi scese
lungo la schiena e presi ad agitare convulsamente le braccia,
dandomi delle pacche lungo la spina dorsale. Corsi e corsi,
finch il sentiero non cominci ad allargarsi. Sentii un rumore
di zoccoli, dietro di me, e iniziai a gridare. Mentre attraversavo
il bosco buio di gran carriera, non riuscivo a smettere di
pensare, non riuscivo a spegnere la mia adolescenziale abitudine
di criticare: Che razza di personaggio stereotipato urla:
Maledizione!?. Risposta: un cavaliere rozzo e feroce. Stava
guadagnando terreno e continuava a far schioccare la frusta. In
alto le querce si inarcavano e il cielo della notte balenava tra
le foglie. I miei dannati sandali erano terribili per correre. Di
solito mi infilavo un paio di scarpe da tennis prima di uscire
per le mie camminate. Ma ero cos furiosa con Deirdre e mia
madre, che mi ero precipitata fuori senza pensare. Deirdre mi
aveva completamente annientata. All'improvviso, materializzandosi
sul sentiero, davanti a me apparve un albero caduto,
appena pi scuro dell'aria. Non potendo scavalcarlo, ci passai
sotto e sentii come dei grappoli minuscoli e duri contro la
guancia. Mi guardai indietro. Lo sconosciuto stava falciando i
rami con la frusta. Senza fermarmi, saltai un altro tronco caduto,
poi udii gli zoccoli che venivano verso di me. Il cavallo
salt il secondo tronco e raddoppi la sua velocit proprio
quando io cominciavo a perdere terreno. Era accanto a me.
Non potevo tagliare per il bosco, perch una folta siepe mi
bloccava sulla destra. Continuai a correre, sperando che la
siepe finisse. Il rumore degli zoccoli e il calore emanato dal
cavallo ebbero la meglio sui miei sensi.
D'un tratto, avvertii che la mia testa andava indietro. Mi
aveva afferrato per i capelli, tirandomi su. La cute mi bruciava
per il dolore e, mentre mi sollevava dal sentiero morbido,
cominciai a urlare e a strillare: mi odiavo per aver disobbedito
alla mamma e odiavo lei perch aveva ragione a proposito
dei pericoli del bosco durante la notte. In aria provai a scalciare,
ma un attimo dopo ero sdraiata su un fianco, in groppa
al cavallo, e quell'uomo mi stava trasportando lungo il sentiero
come un fascio di grano. Poi, quasi fosse una specie di samurai,
mi prese per la vita, mi rivolt e mi fece sedere davanti a lui.
Vaffanculo!. Dovevo essere piena di lividi.
Che genere di imprecazione sarebbe? Non ha senso!.
La sua casacca di lana mi faceva prudere la schiena, e lui
sapeva di sudore e fumo di legna. Appoggi il mento appuntito
sulla mia testa, tenendomi stretta per la vita mentre galoppavamo
nel bosco.
...
.
...
CAPITOLO 4.
...
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...
Cosa accade nel frattempo alla Fattoria.
Altre lacrime di Deirdre.
Mamma e il suo momento d'illuminazione.
Breve storia della curiosa genialit e delle inclinazioni femministe di mamma.
...
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...
Settimane dopo, una volta che si fu sistemata ogni cosa, mamma
mi raccont cosa era successo nel frattempo alla Fattoria.
Non mi  difficile immaginare la scena. Lei che tentava di
calmare Deirdre, mentre con un occhio guardava la tv: Walter
Cronkite discuteva dell'imminente voto della Corte Suprema
sulla consegna da parte di Nixon del resto dei nastri della Casa
Bianca (che l'avrebbero sicuramente incriminato).
Per cinque giorni, mentre la nazione attendeva il responso,
Deirdre aveva continuato a piangere la morte di Noisiu, un
nome che mia madre le fece ripetere diverse volte: Noi-sciu,
si pronunciava cos. Eravamo convinte che gli irlandesi
mettessero dei nomi celtici ai loro bambini, cos come da noi,
alla fine degli anni Sessanta, si erano diffusi Fawn, Summer,
Sage e Chastity. Dopo essersi assicurata che non ci fossero altri
aggiornamenti sulla saga nazionale, mamma accompagn
Deirdre nella sua stanza, perch non disturbasse il signor
Mazar, l'ospite che si era lamentato dei suoi pianti incessanti:
per colpa sua, la frignona era stata spostata in camera mia.
Mia madre occupava la stanza pi grande della casa: aveva
un letto a baldacchino, un salottino privato, una veranda chiusa
e un bagno delizioso con un lavabo di marmo. Si sedette
con Deirdre su comode sedie di vimini, al sole, e vers una
lattina di ginger ale in due bicchieri pieni di ghiaccio. Gli
occhi della fanciulla, verdi come il mare, erano finalmente
asciutti. Si gett una lunga treccia bionda sulla spalla. La mia
vita  cambiata il giorno in cui ho visto il corvo bere il sangue
del vitello.
Davvero? disse mamma. Riusciva veramente a essere la
regina della passivit. Poteva sentire una frase del genere
senza quasi battere ciglio.
In quel momento ho capito di desiderare un uomo con i
capelli corvini, la pelle bianca come la neve e le guance rosso
sangue.
Anch'io alla tua et avevo un mio ideale di uomo. Sono
certa che si sentisse protettiva, nei suoi confronti: Deirdre
non aveva pi di sedici anni. Volevo un ragazzo biondo con
gli occhi azzurri.
E l'hai incontrato?.
Be', in effetti era esattamente l'opposto.... Mamma non
era molto propensa a entrare nei dettagli melodrammatici del
mio concepimento.
La mia visione si  avverata! Il figlio di Uisliu era esattamente
cos! Capelli scuri, pelle chiara, guance rubiconde. E
adesso se n' andato! Ucciso dalla sua stessa gente! Gli uomini
dell'Ulster si sono rivoltati contro uno di loro!.
Mamma pens che Noisiu fosse coinvolto nell'IRA. Inoltre,
l'accento di Deirdre era completamente diverso da quello degli irlandesi del sud che, in precedenza, avevano alloggiato
nel nostro bed and breakfast. Quando era arrivata con
uno zaino e i capelli legati con una bandana rossa, l'avevamo
scambiata per l'ennesima studentessa in viaggio. Mia madre,
per, ci andava cauta prima di trarre delle conclusioni. Voleva
evitare di chiederle in modo diretto se Noisiu facesse parte
dell'IRA: confondere le simpatie per questa o quella parte,
nell'ambito del conflitto nord-irlandese, sarebbe stato come
cadere su un cactus. C'era il rischio di cacciarsi in una situazione
spinosa, da cui sarebbe stato difficile uscire. Noisiu ha
tradito qualcuno?.
Lui  stato tradito! Hanno finto di riaccoglierlo, quando
non facevano altro che tramare il suo assassinio! Per loro,
l'amore che nutriva nei miei confronti era un tradimento!.
Ne hai passate tante!. Mamma le diede un colpetto sul
braccio, cercando di trarre una conclusione logica da quella
situazione. Apparentemente, le simpatie di Deirdre andavano
agli inglesi; Noisiu doveva essere cattolico. Forse il padre
di lei era un pezzo grosso nel governo estremista o magari
un poliziotto. Noisiu era stato ucciso perch si era innamorato
di una protestante? Eravamo davanti alla classica storia
d'amore tra due persone appartenenti a fedi diverse? A due
amanti sfortunati stile Romeo e Giulietta? Alla fine, a mia
madre balen l'idea che Deirdre potesse essere un'Eroina.
Mentre recitava poesie che narravano del suo esilio da
Noisiu, di quando avevano fatto l'amore sotto i dolmen e i
fuochi di Erin, mamma si era seduta con il mento appoggiato
a una mano, la bocca aperta, cercando di capire quale fosse
la sua storia.
Quando ebbe terminato il suo ginger ale, mia madre la
accompagn nella sua stanza. Ora che sapeva che era una Eroina,
sicuramente le avrebbe rimboccato persino le coperte e
sarebbe rimasta a osservare quelle labbra a bocciolo che si
schiudevano quando prendeva sonno. Il suo profilo trasform
in cammeo il rotondo cuscino blu su cui posava il capo. Senza
bandana e pantaloni a zampa d'elefante, Deirdre poteva
appartenere a qualunque epoca. Nei romanzi la bellezza era
una cosa comune, non offriva alcun indizio, era dannatamente
senza tempo.
Poi mamma sal la scala cigolante che portava in soffitta.
Tir il cordino per accendere la lampadina nuda e cerc a
tastoni le chiavi della libreria, che nascondeva su una grossa
trave trasversale. Mentre vi soffiava sopra per togliere la
polvere, si rese conto che le tremavano le mani. Per lei era
insopportabile l'idea di non conoscere la storia di un'Eroina.
Apr la libreria dedicata alla letteratura inglese e irlandese.
Prese subito L'Ulisse. Se solo Deirdre si fosse chiamata Molly!
Scorse le pagine, anche se in fondo sapeva bene che la storia
della nostra ospite era troppo complicata per essere frutto
della mente di Joyce. Cos si sedette sul pavimento polveroso;
a un paio di metri dai suoi piedi, che calzavano un paio di
sandali, c'era una trappola per topi rovesciata. Continu a
leggere e a leggere. La lampadina illuminava a malapena le
pagine. Esamin attentamente Dedalus. Ritratto dell'artista da
giovane e IL miraggio del pescatore di Aran, e maledisse la sua
scarsa conoscenza della letteratura irlandese contemporanea.
Non importava se era incredibilmente colta: si rimproverava
comunque.
La madre aveva logorato del tutto la sua sicurezza, con
quel suo incessante perfezionismo. Gira il mestolo in questo
senso, Anne-Marie. Hai di nuovo lasciato la luce accesa. Taglia
la carne seguendo la direzione dei tendini, no, non cos. Stira
le lenzuola! Le tue pieghe sono tutte storte. Mi coster centinaia
di dollari sostituire quel vaso. Era stata soprannominata
dalla madre Marmiton, un termine francese che indica il
garzone di cucina. Ma lei lo cap soltanto in seguito. Il suo
unico rifugio erano i libri; non poteva fare altro che ridere
della propria inadeguatezza e cercare di lasciare quella casa
prima possibile.
Suo padre era diviso tra la moglie altezzosa e la figlia, che
sembrava una bambola di pezza. La sua intelligenza sbalorditiva
metteva tutti in imbarazzo e credo che mio nonno
sognasse per lei un'oasi nell'Ivy League. Ma poi arrivai io a
fomentare le idee romantiche di mamma, che sognava una
vita migliore per la sua bambina. Mio padre doveva possedere
un'intelligenza pi comune, condita magari con un pizzico
di astuzia. Forse mamma era in grado di recitare parola
per parola pagine intere di Finnegans Wake, ma quella notte,
mentre lei immergeva il naso nei libri, la sottoscritta era in
piena azione.
...
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CAPITOLO 5.
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Altri viaggi a cavallo.
L'identit del Cattivo rivelata.
Un'allusione alle tirate d'orecchi e alle profezie dei druidi.
Tramo un piano piuttosto mediocre.
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Rimbomb un altro petardo e il cavallo part come se non
avesse nessuno in groppa. I rami ci sferzavano il viso. L'uomo
tirava le redini, che mi graffiavano la parte superiore delle
braccia. In quella scomoda posizione, poco ci mancava che
cadessi, cos mi aggrappai saldamente alla criniera dell'animale.
Conor e Deirdre dovevano venire da una storia antica,
che risaliva a un'epoca precedente all'invenzione della
sella. Ero cos spaventata dai rami che minacciavano di urtarmi
che chiusi gli occhi e mi abbandonai al ritmo del cavallo
al galoppo. Alla fine l'animale cominci a rallentare e il petto
dell'uomo si scost dalla mia schiena. Le redini si allentarono.
Sollevai le palpebre. Eravamo diretti allo stagno di Horace,
ma l'uccello doveva aver preso il volo gi da un pezzo.
L'uomo arrest il suo destriero e smont. Mi tese la mano,
ma io feci scivolare un piede lungo il fianco del cavallo e mi
raddrizzai. Mossi le gambe come se stessi pedalando, cercando
di misurare il salto che mi separava da terra. Un attimo
dopo, per, sentii le sue mani sulla vita: mi aiut a scendere con
molta delicatezza. Non avendo mai sentito la stretta di un
abbraccio paterno, non sapevo che cosa pensare. Prima che
potessi capirci qualcosa, mi afferr un polso e lo tenne stretto.
Diede una pacca sulla groppa dell'animale e lo mand verso
lo stagno. Tenendo la torcia vicino al viso, mi esamin, senza
mollarmi. Mi guard attentamente negli occhi e io lo ricambiai.
Sotto la cappa indossava una tunica bordeaux, fermata alla
gola da una spilla d'oro. Mi chiesi perch mai indossasse abiti
d'epoca, quando nessuna Eroina li portava; per non parlare del
fatto che aveva con s un cavallo. Fisicamente era piuttosto
tarchiato: aveva braccia e polpacci massicci, ma non era particolarmente
alto. A giudicare dalle rughe appena accennate
intorno agli occhi, doveva avere l'et di mamma, ossia poco pi
di trent'anni. I capelli erano folti, color biondo sporco, ma
alla luce della torcia non riuscivo a determinare il colore dei
suoi occhi. La barba era ben pettinata, i baffi ordinati. Lo odiavo
per avermi tirata per i capelli, la testa mi doleva ancora, ma
il trucco che aveva usato per farmi montare sul suo destriero
era davvero fico. Inoltre, i suoi sandali con le cinghie mi piacevano
da impazzire. Ma non volevo farglielo capire. Non che
stesse sibilando o giurando di mangiarmi il cuore, ma non
potevo comunque mostrarmi troppo accomodante.
Che genere di Cattivo sei? gli chiesi.
Cattivo! Ah!. Mi lasci andare il polso ed estrasse una
spada enorme dalla cintura. Io sono Conchobor, il re dell'Ulster!
Signore dei Cavalieri del Ramo Rosso! Capo degli
Uomini di Erin! Signore del Ramo Rosso, del Tesoro Scintillante
e del Ramo Rossastro.
Il suo nome non mi suonava per nulla familiare, ma non
ero una grande esperta di letteratura irlandese. Avevo letto
solo un paio di racconti da Gente di Dublino, a dodici anni, e
non avevo capito molto. Se avessi pensato anche solo per un
momento che Deirdre potesse essere un'Eroina, avrei dato
un'occhiata ai libri di mamma. C'eravamo lasciate sfuggire i
segnali pi ovvi, perch il suo nome non aveva fatto suonare
alcun campanello. Quanto intendi chiedere, per il riscatto?.
Tu non temi nulla! Un riscatto!. E fece quella sua risata
grezza da romanzo, forte e contraffatta. Una ragazza non
poteva non sentirsi offesa. Non chiederei pi di un vitello
piagnucoloso!.
Mio nonno ha ancora un po' di soldi!.
Non sono interessato a te... tu sei solo un fastidio, per
me. Una mosca o una larva che potrei schiacciare. Conficc
il tacco nel terreno. Sono un uomo d'onore, non un rapitore.
Tu hai soltanto il compito di aiutarmi a raggiungere la
mia sposa!.
Deirdre  tua moglie?. Gli lanciai la classica occhiata arcigna
da adolescente. Ha soltanto sedici anni! Potresti essere
suo padre!.
Lei  promessa a me. Le ho risparmiato la vita. I miei
uomini l'avrebbero strappata dal ventre della sposa di Fedlimid,
uccidendola alla nascita! Fui io a dire: Tanta belt non
sar distrutta!.
 stata maledetta quando  venuta al mondo?.
Nel grembo materno! Deirdre url dal ventre di sua
madre. Un terribile grido! disse Fedlimid. Cathbad predisse
che sarebbe nata una donna di grande bellezza, con le trecce
bionde e gli occhi verdi. Le regine si sarebbero rose dall'invidia,
vedendo il suo corpo perfetto. E aggiunse: Terribili
disgrazie, Deirdre, seguiranno la tua fama e il tuo bel viso.
Finch sarai in vita, l'Ulster sar tormentato. I miei uomini
volevano ucciderla, ma io le offrii la mia protezione e la nascosi
sulle montagne per evitare agli abitanti dell'Ulster di
commettere una carneficina. Ma lei mi ha sfidato!  fuggita
con il figlio di Uisliu. Cose terribili sono state commesse a
Erin, a causa sua!.
Mi chiesi che volesse dire con cose terribili, ma ero troppo
spaventata per domandarglielo. Quindi, tu vorresti salvarla
da...?.
Da se stessa!. Fece un rapido movimento in avanti, puntando
in alto la spada. E voglio salvare l'Ulster!.
Perch non vuole tornare da te di sua spontanea volont?.
Ignor la mia domanda e sollev la spada ancora pi in
alto, tra gli alberi. Potrei darle coppe, corni e calici d'oro,
case rivestite con pannelli di tasso rosso, paraventi di rame con
uccelli dorati, mele d'oro. Potrei proteggerla con dardi, scudi
e spade, con tre volte trenta guerrieri....
E perch non dovrebbe volere tutte queste cose?.
Deirdre  una bambina ostinata. E di certo non sa che
cosa  meglio per lei.
Non mi piacque il suono di quelle parole. Certo, Conor
era piuttosto robusto, ma sembrava un po' troppo sicuro riguardo
ci che pensava gli appartenesse. Mamma mi aveva
avvertita: meglio fare attenzione agli uomini che definivano
bambine le donne. Era una simpatizzante, come si diceva a
quei tempi: una femminista che, per quanto passiva, credeva
nell'uguaglianza tra i sessi. Avevo assimilato quelle idee attraverso
il suo latte, ma avevo abbastanza buonsenso da comprendere
che era meglio non discutere con Conor. Fingermi d'accordo
con lui era la mia unica speranza di riuscire a sfuggirgli.
Be', ostinata lo  di certo dissi. Non fa che blaterare del
vero amore e di un tizio che  stato assassinato.
Il destino di Noisiu fu segnato nel momento stesso in
cui lei gli afferr le orecchie!.
Ignorai quella frase criptica. Perch hai bisogno di me?.
Sollev il mento, annusando l'aria. Le grosse narici si allargarono,
i suoi occhi si strinsero come quelli di un felino. Un
incantesimo druidico  stato lanciato su quel terreno. Qualcuno
ha invocato la protezione di uno scudo.
Sul serio?. Per questo, forse, indossava ancora i vestiti
dell'epoca. Evidentemente, gli abiti delle Eroine cambiavano
quando attraversavano la prateria. Ero elettrizzata all'idea
di averlo scoperto! E tu pensi che io possa aiutarti ad attraversarla?.
Con quella chioma fulva, credevo fossi capace di trasformarti.
Ma, dal momento che non ti sei levata in volo per
sfuggirmi, ho capito che non possiedi alcun potere. A ogni
modo, devi fare qualcosa per attirare Deirdre qui, nel bosco.
Figurarsi, io che attiravo un'Eroina in quel luogo proibito!
Sarei dovuta passare sul cadavere di mia madre. Lei non
mi dar retta.
Devi convincerla. Il cavallo si addentr ulteriormente
nel bosco e Conor scavalc un tronco caduto per andarlo a
riprendere. L'animale strofin la fronte contro il suo petto e
lui lo respinse delicatamente. Il destriero spinse ancora e a
quel punto lui cedette, accarezzandogli affettuosamente il
lungo muso. Tu e io, insieme, possiamo salvarla.
Il movimento della sua mano mi fece eccitare. Era cos
diverso dai ragazzi goffi e dai padri apatici che conoscevo:
pi pratico, pi sicuro di s e autoritario. Pi sexy. Non so.
Meglio venire con me, che farsi catturare dai Cavalieri
del Ramo Rosso. Non le risparmierebbero la vita.
Perch non puoi semplicemente venire tu da noi?.
Il campo, la prateria, come la chiami tu, di sicuro qualcuno
vi ha lanciato una magia. Deirdre deve aver fatto un incantesimo
druidico. Non posso arrivare dall'altra parte.
Non sapevo che cosa pensare o credere. Conor sembrava un
tipo valoroso, ma la maggior parte delle Eroine finivano alla
Fattoria proprio a causa di uomini malvagi. Forse la fuga da
Conor rappresentava il momento pi eroico della sua storia.
Alla fine, per, tornavano tutte ai rispettivi romanzi, di loro
spontanea, e per me misteriosa, volont. Mamma era convinta
che la strategia migliore consistesse nel mostrarsi discrete e
fornire t, comprensione e biancheria pulita. La presenza di
Conor annullava ogni cosa. Non era mai capitato che qualcuno
seguisse un'Eroina entrando nelle nostre vite. Il mio incontro
con quell'uomo avrebbe influito sul destino di Deirdre?
Ignoravo completamente la sua storia, quindi non sapevo come
comportarmi. Nella mia mente si intrecciavano diverse trame
possibili, e d'un tratto mi resi conto che l'elemento chiave, in
questa scena, consisteva nel capire come tirarmene fuori. Ci
voleva un'uscita laterale, rapida, il meno drammatica possibile.
Lanciai un'occhiata allo stagno e considerai l'ipotesi di attraversarlo,
ma poi pensai che avrei inghiottito la pellicola schiumosa
che ne ricopriva la superficie e sarei rimasta impigliata
nelle alghe viscide. Come nuotatrice, ero gi abbastanza scarsa
in una piscina normale: con tutti quegli ostacoli sarei stata uno
zero. Inoltre, per arrivare all'acqua avrei dovuto scavalcare un
tronco e Conor mi avrebbe afferrato una caviglia all'istante.
Come se non bastasse, la Fattoria era nella direzione opposta.
Per un attimo, espressi il desiderio che Horace scendesse in
picchiata e risalisse portandomi sul dorso. Poi tornai alla realt.
Un brivido di egoismo mi corse lungo la spina dorsale. Solo
perch mia madre sacrificava se stessa e sua figlia per il bene
delle Eroine, non significava che dovessi seguire il suo esempio.
Senza Deirdre, avrei riavuto la mia stanza. E la mia mamma.
So come fare. Le dir che voglio andare a prendere un po'
di menta e di crescione intorno allo stagno. Non fa che parlare
di erbe da raccogliere.
Per i suoi incantesimi, non c' dubbio. Ma una donna
come Deirdre ha dei servi che sbrigano certe faccende. Si
aspetter che tu raccolga le tue erbe da sola.
Far finta di non capirci niente. Come se non distinguessi
l'erba medica dall'erbaccia.
S, sembra credibile. Sei sveglia, lo sai?.
Feci uno sforzo per non sorridere. Non volevo che pensasse
che i suoi complimenti mi facevano piacere. Non volevo
provare niente per lui, anche se mi sentivo pi vicina a quell'uomo
di quanto non lo fossi a Deirdre. Mi attraeva in un
modo che non riuscivo a comprendere del tutto. In tre anni,
solo un'Eroina mi aveva preso sul serio: Franny. Tutte le altre
mi avevano sempre trattata come una persona insignificante.
Ma Conor aveva bisogno di me, e io di lui. Avevamo il medesimo
scopo: far uscire Deirdre dalla Fattoria. Gi mi vedevo
attraversare di corsa la prateria, salire le scale fino alla mia
stanza e nascondermi sotto il piumino di satin rosa, con tutte
le mie cose. E il mio piano avrebbe funzionato sotto due punti
di vista: avrei ottenuto quello che volevo e, se avessi aiutato
Conor, lui non mi avrebbe fatto del male. Mamma mi aveva
inculcato una regola fondamentale: mai immischiarsi nelle
vicende delle Eroine. Ma, rispettandola, non ero arrivata da
nessuna parte. In ogni caso, venivo sempre lasciata ai margini.
Dovevo pensare a me stessa.
...
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...
CAPITOLO 6.
...
.
...
Il dilemma di Emma Bovary.
Mamma tenta di rimanere neutrale.
Il mio spionaggio e la mia audace rivelazione.
Lo schiaffo.
...
.
...
Quando arriv Emma Bovary, i problemi tra me e mia madre
sobbollivano da mesi. Trovai il suo romanzo cinque minuti
dopo la sua registrazione: non ci fu bisogno di esaminare gli
scaffali. Era l, il titolo a caratteri dorati sul dorso blu navy:
Madame Bovary. Era aprile, c'erano le vacanze di primavera.
Quindi avevo la pi completa libert di orari e potevo sdraiarmi
su un materasso in soffitta a leggere e sonnecchiare tutto
il giorno. La pioggia batteva e gocciolava lungo le finestre,
mentre leggevo. A tenermi compagnia c'erano alcuni ventilatori,
la casa delle bambole che riproduceva la Fattoria, tre
bauli antichi e, di tanto in tanto, un topolino che attraversava
di corsa le assi del pavimento.
Mi misi a leggere per capire perch Madame Bovary avesse
bisogno di noi, ma in breve mi feci coinvolgere dalla trama.
Fu una delizia scoprire le abitudini della gente che viveva
nella campagna francese, leggere le descrizioni dei campi,
delle colline e delle cittadine, o le parti relative al corteggiamento
ritualizzato e attento di Charles ed Emma. Rimasi
incantata dal loro banchetto nuziale e sognai che un giorno
avrei avuto un matrimonio in campagna, in cui gli invitati
avrebbero passeggiato in un vasto parco sulle note di un violino.
Ma riuscivo a capire veramente il carattere di Emma?
Un'anima che si nutriva di storie romantiche, una giovane
uscita da un convento che digiunava con gioia, che piangeva
la morte della madre con una deliziosa tristezza che considerava
inaccessibile agli spiriti mediocri? Emma traeva
un piacere profondo e alquanto perverso dal proprio dolore,
coltivava paure tremende che sentivo lontane dalla mia
disposizione adolescenziale. Tutto ci che sperimentava
sembrava comprensibile. Non giudicavo quest'Eroina; la
parola di Flaubert, per me, era vangelo. Dal mio punto di
vista, era assolutamente ragionevole che le donne che si
sposavano con l'uomo sbagliato dovessero pentirsene per
tutta la vita.
Charles ne venerava le mani delicate, i capelli scuri, la
carnagione pallida. Adorava il modo in cui suonava il pianoforte,
la sua abilit nel disegno e nel mandare avanti una
casa. Ma lei impieg poco a stancarsi di lui. Non aveva abbastanza
sensibilit. Quando riempiva di errori una sonata, si
complimentava comunque con lei. Quando era di cattivo
umore, lui si tirava indietro, anzich approfondire il problema.
Quando Emma cadde in depressione, le venne prescritto il
classico antidoto del periodo, la quintessenza del XIX secolo:
un cambio di scena! Una volta giunti a Yonville, una cittadina
poco pi grande, la donna in breve tempo conquist
Monsieur Lon Dupuis, che condivideva il suo amore per l'arte,
in particolare per la letteratura. Questa conversazione sulla
lettura mi faceva morire: Passano le ore, e io non me ne
rendo conto. Seduto qui, vago in paesi di cui vedo ogni dettaglio.
Interpreto un ruolo nella storia che leggo. Mi identifico
realmente con i personaggi. Li vivo, li respiro. Lo so! disse
lei. Provo la stessa cosa!.
Quando l'ingenuo Lon comprese che il suo amore non
poteva essere consumato, credendo che Emma fosse felicemente
sposata con Charles, fugg da Yonville e si rifugi a
Parigi. Sconsolata, lei soffriva di continui giramenti di testa e
cercava di affrontare la perdita. Studiava l'italiano, cambiava
acconciatura, si dava a spese folli e tracannava bicchieri di
brandy. Mi piaceva moltissimo il punto in cui arrivava la
madre di Charles, attribuiva la depressione della nuora ai
romanzi e li bandiva dalla casa. Quindi andava in biblioteca,
cancellava la sua iscrizione e avvertiva il bibliotecario che si
sarebbe rivolta alla polizia, se avesse continuato a spargere
il suo veleno. L'unica cura per il suo malessere fu l'arrivo di
Rodolphe Boulanger, che decise immediatamente di sedurre
la bella moglie del dottor Bovary. Dopo una sfrenata corsa a
cavallo, la prese nell'erba. Successivamente, s'incontrarono
ogni settimana nel giardino di lei; Emma lo raggiungeva di
nascosto nella sua dpendance, dove vivevano il loro rapporto
clandestino. Si scambiarono lettere appassionate, e anche
una ciocca di capelli. Progettarono una fuga insieme.
Il problema fu che Emma non riusc a non perdere la testa,
e cos Rodolphe decise di scaricarla. Provava una tale venerazione
nei confronti dell'amore romantico, che i suoi amanti
finivano con l'infastidirsi. Era impulsiva (si present, non
invitata, da Boulanger), sconsiderata (camminava spavalda
per le vie di Rouen a braccetto del suo amante) e drammatica
(singhiozzava in modo incontrollabile quando un amante
arrivava tardi a un appuntamento). Essendo ricca, poteva
permettersi senza problemi di lasciare la figlia alla bambinaia
o alla cameriera, e si interessava alle sue responsabilit di
padrona di casa solo quando ne aveva voglia. Non riusciva a
sfuggire alla sensazione che l fuori ci fosse qualcosa di meglio.
E quel qualcosa doveva essere un uomo.
Ero abbastanza pratica del linguaggio femminista per
capirlo. A tredici anni, Emma mi sembrava del tutto ragionevole
(mi era successa la stessa cosa leggendo Il giovane Holden :
non avevo proprio capito che Holden stava per avere un esaurimento
nervoso, pensavo fosse stato ricoverato perch si era
beccato un raffreddore o una polmonite rimanendo sotto la
pioggia a guardare Phoebe sulla giostra). Voli di fantasia, illusioni,
imprevedibili attacchi d'ira: erano i quotidiani sintomi
dell'adolescenza. Immaginai che quelle febbri e quei deliqui
che duravano da un mese avessero a che fare con i limiti della
medicina.
Quando mi svegliai alla luce rosa dell'alba, con il pollice in
mezzo al libro, provai un grande senso di frustrazione. Non
sopportavo l'idea di dover passare un altro giorno senza conoscere
il destino di Emma. Saltai diverse pagine e lessi gli ultimissimi
capitoli, atterrita. Aveva indebitato la famiglia in modo
irreparabile, grazie alla complicit di Monsieur Lheureux
(L'heureux, il signor Felice!), un commerciante locale che
sfruttava il punto debole di Emma, la sua passione per i bei
vestiti e i bei mobili. Ma la cosa peggiore era che questa donna
che dormiva nella stanza di sotto e beveva tazze di t Constant
Comment, be', questa donna era destinata a morire avvelenata
dall'arsenico.
La sua morte macabra mi lasci di sasso: gli attacchi di
vomito, le convulsioni, il sangue dal naso. Non mi sarei mai
aspettata una fine simile. Nella bara indossava il suo vestito
da sposa (su insistenza di Charles) e dalla bocca le colava un
liquido nero. Dovettero coprire il suicidio e fingere che si fosse
trattato di un incidente, perch potesse avere una sepoltura
cristiana. Per la prima volta, ero davvero spaventata dal destino
di un'Eroina. Non capivo perch mamma non intervenisse.
Non afferravo la complessit dei disturbi mentali di Emma
e i debiti che aveva contratto mi sembravano insormontabili.
Forse, per, era giunta alla Fattoria prima che iniziassero i suoi
guai, quelli veri. Forse c'era ancora la possibilit di salvarla,
impedendole di mettersi con Lon, o mettendola in guardia da
Monsieur Lheureux. Dovevo fare qualcosa.
Quella sera, dopo cena, mamma ed Emma si ritirarono nel
salotto e io me ne andai di sopra dopo aver augurato loro la
buonanotte. A met scala mi fermai, la mano sulla tappezzeria
di velluto a strisce.
Non riuscivo a sentire molto, ma udii chiaramente il nome
di Rodolphe, pronunciato con un accento amorevole e perfetto.
In punta di piedi, ridiscesi le scale e attraversai l'ingresso
passando davanti al banco della reception. Sbirciai dall'altra
parte della parete.
Erano sedute davanti al camino e mi davano le spalle.
Mamma era raggomitolata sul divano, Emma si era accomodata
sulla poltrona imbottita. Mi accovacciai e strisciai lungo
il pavimento di legno, nascondendomi dietro il sof. Attraverso
l'imbottitura, sentivo mamma che sgranocchiava dei
popcorn.
 cos attento e raffinato disse Emma.
Mia madre fece un cenno di approvazione.
Forse temeva di rovinarmi la vita. Non sopportava di
veder cadere in fallo una donna nella mia posizione continu
l'Eroina.
Chiusi un occhio e annuii. Dunque era arrivata alla Fattoria
subito dopo aver appreso che Rodolphe intendeva mandare
a monte il progetto di una fuga insieme.
Forse comment mamma.
Ma non ha capito che avevo chiuso con tutta quella situazione?
Non m'importa pi delle norme sociali. Si prese la
testa fra le mani, tirandosi i lunghi riccioli neri. Pensi che
torner?.
Oh, non saprei. Altro popcorn?. Mamma le pass la
ciotola, ma lei rifiut con un cenno. Come la maggior parte
delle Eroine, aveva poco appetito.
Come ha potuto abbandonare la promessa di una vita
d'amore e di passione?.
Cerca di non preoccuparti troppo, adesso. Un po' di
distrazione ti farebbe bene.
Mi distraggo ogni volta che penso a Rodolphe. Perch
se n' andato? Nascondere il biglietto in un cesto d'albicocche!
Non ne assagger mai pi una!.
Cominciavano a farmi male le dita dei piedi in quella posizione.
Iniziavo a preoccuparmi: Emma era caduta in deliquio
per quarantatre giorni dopo l'abbandono di Rodolphe. Dovevamo
aspettarci un mese e mezzo cos?
Gli ho detto che avrei fatto qualunque cosa per lui. Lo
chiamavo il mio re, il mio idolo. Gli dicevo di essere la sua
schiava, la sua concubina....
Forse aveva bisogno di pensare.
A che cosa, a parer tuo?.
Non ne ho la minima idea.
Per poco non caddi. Certo che sapeva a che cosa stava
pensando. C'era un narratore onnisciente. Noi lettori abbiamo
accesso ai pensieri di tutti i personaggi. Rodolphe stava
scaricando Emma. Era scritto chiaramente nel capitolo 12.
Lui era stufo di quella routine di amore e schiavit. Persino
Charles Bovary l'aveva definito una sorta di playboy. Ma
in quella scena in cui Emma aveva visto la sua carrozza attraversare
la piazza del villaggio, stava fuggendo da lei, che non
aveva retto il colpo ed era svenuta.
Ma prova a immaginare disse Emma. Fingi di essere
lui. Hai appena lasciato una persona come me: che cosa penseresti?.
Probabilmente mi sentirei solo.
Sul serio? Credi che senta la mia mancanza?.
Non credo proprio di poter parlare per lui....
Posso farlo io! gridai saltando da dietro il divano.
Rodolphe non torner! Devi dimenticarlo!.
Madame Bovary spalanc la bocca, pallida, gli occhi sgranati.
Avrei giurato che il suo spavento era duplice. Non era
semplicemente per quello che avevo detto, ma soprattutto per
il fatto che una ragazzina della mia et avesse espresso un'opinione.
Nel suo mondo i bambini stavano zitti. Si port le
mani alla gola, diede l'impressione di voler svenire ancora.
Penny Marie! Mamma salt gi dal divano, rovesciando
i popcorn sul pavimento. Ma che diamine?. Aveva gi
una mano sollevata. Si gir e si inginocchi sul sof, chinandosi
sullo schienale.
Dimentica Rodolphe! gridai. Lui ti sta solo usando....
Mamma si allung e mi moll uno schiaffo. Forte. Vacillai
all'indietro. Poi salt gi, mi copr la bocca e mi spinse
fuori dalla stanza. Gli occhi mi si riempirono di lacrime. Non
era mai successo che alzasse le mani, non avevo mai sentito
pulsare cos la mia guancia. Indietreggiai nel corridoio. Non
l'avevo mai vista tanto arrabbiata. Le si allargarono le narici,
gli occhi si ridussero a due fessure.
Non osare mai pi.... Con la mano premette sulla mia
bocca ancora pi forte. Io tirai fuori la lingua e le leccai il palmo
salato: sapeva di popcorn. Lei la tolse di scatto, inorridita.
Penny, mio Dio!.
Mi hai picchiata! sibilai.
Non intrometterti mai nella....
Non posso starmene seduta qui e lasciare che si rovini la
vita!. Stavamo litigando sottovoce.
Devi farlo.
E perch? Perch  quello che fai tu?.
Perch non  nostro compito cambiare le cose.
Mi voltai e cercai di salire le scale, ma mi afferr per un
braccio.
 pericoloso! disse.
 pericoloso non fare niente. Mi divincolai e, con l'indice
e il pollice, formai una pistola che mi puntai alla fronte.
Non vorrai che muoia, no?.
Non spetta a me sistemare la sua vita. Il suo destino 
segnato.
Questa  una scusa bella e buona. Potresti fare qualcosa.
Credi che per me sia facile trattenermi? Mi sento cos
legata a loro.
Gi, alle Eroine va tutta la tua comprensione, mentre io
mi becco gli schiaffi.
Mamma si copr il viso con le mani. Scosse il capo e si accasci
contro il muro, facendo scivolare le dita lungo la faccia
e tirandosi la pelle fino ad assumere un aspetto quasi demoniaco.
Lentamente, si lasci cadere lungo la parete e si accovacci
a terra. Non funziona pi, Penny. Ormai tu sei cresciuta,
sei....
Sono cosa?. In quell'istante, arrivarono i singhiozzi. Un
lamento sommesso che mi saliva direttamente dalle viscere.
Fui sopraffatta dalla confusione e dalla rabbia che avevo
represso fino a quel momento. La rabbia che provavo per non
essere pi la sua bambina. Che cosa c' di tanto sbagliato in me?.
E in quel momento avrei voluto sentirle dire: Niente. Tu
non hai niente che non vada. Invece, lasci che le lacrime le
scendessero fino al mento, senza asciugarle. Sollev gli occhi al
soffitto, evitando di incrociare il mio sguardo. Tutto.  tutto sbagliato, adesso.
...
.
...
CAPITOLO 7.
...
.
...
Cresce il mio affetto per Conor.
I piaceri dell'inganno.
La mia natura gelosa.
Furia maschile.
La fuga.
...
.
...
Il bosco aveva un odore diverso, quella sera. La terra era pi
bagnata, gli alberi apparivano pi distinti, profumati. I gufi
bubolavano, i pipistrelli appesi ai rami battevano le ali. Conor
mi fece tenere le redini. I nostri corpi erano sincronizzati
con il galoppo del suo destriero. Quando acceleravamo, mi
posava delicatamente le mani sui fianchi, quando rallentavamo
le lasciava cadere sulle cosce. Era pi rilassato da quando
avevo escogitato quello sciocco piano di attirare Deirdre
nel bosco. Eravamo in combutta, adesso, anche se la mia
complicit era solo una menzogna. Provavo una forte eccitazione
nel prendere in giro un uomo come lui. Sarebbe stata
una vera goduria imporre la nuova situazione a mia madre.
Questa volta dovevo per forza immischiarmi nella storia di
un'Eroina! Non poteva impedirmelo con uno schiaffo. Mi
vedevo come un vero agente segreto: avrei scoperto la vicenda
di Deirdre e l'avrei salvata dal suo destino. Non dovevo
necessariamente ereditare la passivit di mamma.
Deirdre se ne va in giro con aria depressa e malinconica!
gridai da sopra la spalla. Deve darsi una mossa. Ero
cos critica, a quell'et; in effetti ero convinta di saperne pi
degli adulti, probabilmente perch la complessit dei loro
problemi mi sfuggiva. Deirdre aveva solo qualche anno pi
di me, ma io ero una bambina in confronto a lei. Mi emozionavo
al solo sentire il mento di Conor sulla mia testa. Mentre
sparlavo della sua Eroina, lui scuoteva il capo, come se fosse
una bambina cattiva. Me lo immaginai mentre la sculacciava
e l'eccitazione che provai mi lasci perplessa. Mentre passavamo
sotto un traliccio della ferrovia chinai la testa: dal terrapieno
pendeva un pezzo di rete metallica dentellato.
Per un attimo, considerai l'ipotesi di non consegnargli
Deirdre. Forse avrebbe portato me nel suo castello. In verit
la invidiavo: quei riccioli biondi che le arrivavano alla vita,
le guance sempre arrossate. Gli uomini attraversavano il
tempo e lo spazio, per catturarla. Le sue curve sembravano
farsi beffe del mio piattume. Trasalii al pensiero che, soltanto
la settimana prima, avevo appallottolato dei Kleenex e
avevo riempito il pezzo sopra del bikini per vedere che aspetto
avrei avuto con un bel seno. Con i miei capelli rossi e
crespi, e le lentiggini che mi ricoprivano da capo a piedi, sarei
potuta diventare la stellina di qualche pubblicit scema. Non
ero brutta, ma ero la classica ragazzina che la gente adorava
perch non aveva nulla di minaccioso; mi indicavano e sorridevano,
e in cuor loro ringraziavano la propria buona stella
per la loro pelle abbronzata e i capelli lisci e lucenti.
Lasciammo il sentiero delle passeggiate a cavallo e ci avvicinammo
velocemente alla prateria. Il cavallo si ferm di
colpo prima che riuscissimo ad attraversarla. Caddi in avanti,
sul suo collo, e mi aggrappai alla criniera. L'animale si
alz sulle zampe posteriori come se un invisibile muro di
mattoni si fosse innalzato improvvisamente sul sentiero- ma
non c'era nulla, a parte l'aria pesante. Quindi si lasci cadere
e gir in tondo. Conor salt gi in una frazione di secondo
e io lo imitai. Feci passare la gamba sinistra sulla groppa
del cavallo e mi divincolai per gettarmi a terra prima che lui
potesse venire in mio aiuto.
Conor misurava a grandi passi l'imbocco del sentiero della
prateria, urlando e imprecando. Affond la spada nella terra
con entrambe le mani, sollevando la polvere a calci. Poi la
estrasse e la conficc ancora e ancora, come se stesse ammazzando
una persona a pugnalate. I suoi capelli volavano
selvaggi, dal viso gli cadevano gocce di sudore.
Solo il re ha il potere di sconfiggere la profezia dei druidi
contro Deirdre. Ma questo scudo mi impedisce di avanzare!.
Ero stordita. Con uno strattone sfil la spada dal suolo e
la punt furioso verso la prateria. La lama, imbrattata di
fango, dondolava avanti e indietro. L'attrazione che provavo
per lui si trasform in un bruciore allo stomaco. Non avevo
mai assistito a una dimostrazione cos fiera e improvvisa di
furia maschile. Mi circondai le costole scarne con le braccia
e mi accovacciai; le gambe cominciavano a tremarmi.
Deirdre grid quando era ancora nel ventre di sua madre.
La sentirono tutti! Cathbad predisse che sarebbe stata la donna
pi bella di Erin e avrebbe portato morte e distruzione a
molti abitanti dell'Ulster. Solo io, Conchobor MacNessa,
figlio di Nex, figlia di Eochaid Salbuide dal tallone giallo,
figlio adottivo di Cathbad, re dell'Ulster, posso impedirle di
distruggere se stessa ed Erin.
La paura mi rendeva difficile seguirlo. Deirdre non era
adatta a lui, fisicamente, e non lo ero neppure io. Avevo dei
doveri verso le Eroine, anche quando suscitavano invidia e
risentimento nel mio cuore infantile; un cuore che, nondimeno,
possedeva un acuto senso di giustizia. Abbassai lo
sguardo sul mio petto, stanca della mia mediocrit, stanca del
rifiuto del mio corpo di arrotondarsi come quello di Deirdre.
Le mie gambe sottili e le braccia ossute mi fecero sentire
debole. Non avevo alcuna possibilit di sconfiggere quest'uomo
sul piano fisico. Dovevo agire diversamente. Cos, anche
se il mio cervello urlava di correre, mantenni la calma e assunsi
l'atteggiamento di una serva sottomessa, chinando il
capo e pronunciando con grande umilt un clich adatto a
tutte le occasioni: Come desideri, mio signore.
Portala da me! rugg. Pos la mano sul fodero della
spada e si schiar la gola. Anche la sua voce aveva una profondit
che potrei definire soltanto regale: era autoritaria e distinta.
Dovette percepire la mia paura, perch abbass il tono
quando disse: Aspetter qui.
La porter domattina. Mi sforzai di non guardarlo negli
occhi; non era facile, per me, mentirgli. Per quanto mi sentissi
attratta da Conor, l'istinto mi diceva di stare in guardia. Era
muscoloso e aveva un profumo eccezionale, ma non potevo
certo dimenticare che era un cacciatore di donne. Dovevo
allontanarmi da lui, uscire dal bosco e tornare in mezzo alle
fitte e odorose erbacce della prateria.
Eccellente. A domattina! disse.
Hai bisogno di cibo?.
Posso cavarmela. Sporse le labbra con ritegno. Quindi
scroll le spalle e si guard intorno. Ho ucciso pi di un
cinghiale selvatico.
Mi chinai di nuovo e mi trattenni dal dirgli che avrebbe
avuto pi fortuna con un daino. Ok.
Mi voltai e cominciai a correre, i rametti umidi che
scricchiolavano sotto i miei sandali. Non volevo entrare nella
prateria da quel punto, proprio davanti a lui: temevo che la
cosa l'avrebbe irritato. Cos presi un sentiero laterale. Sentii
qualcosa sfrecciare in mezzo alle foglie fruscianti e per un
attimo pensai che mi stesse seguendo: ma no, era impossibile.
Dritto davanti a me, vidi il profilo di un cartello di legno
con sei frecce: un vecchio segnale per le carovane. Ero passata
di l un migliaio di volte e sapevo di dover seguire l'indicazione
per Chicago per raggiungere la prateria. Gli alberi
ondeggiavano sopra di me, pi scuri del cielo. Il rumore dei
miei passi mi scombussol ed ebbi l'impressione di sentire
un altro cavallo che scendeva lungo il sentiero, verso di me.
Forse erano gli uomini di Conor, cos aumentai il passo, gli
occhi sgranati e asciutti per la paura. Avevo il terrore di voltarmi
indietro, ma al tempo stesso avevo il terrore di non farlo.
Quando gli alberi si diradarono per lasciare il posto alla prateria,
trovai il coraggio di guardare da sopra una spalla. Conor
non c'era pi.
Come una furia, cominciai ad attraversare la distesa d'erba.
In confronto all'oscurit che regnava nel bosco, qui era quasi
illuminato a giorno; non c'era nulla a ostacolare la vista delle
stelle. Le lucciole brillavano tremolanti tra le erbacce, dorate
e silenziose. La mezzaluna, pallida e fioca, si era tuffata dietro
i fili della luce. Il profumo dolce e pungente dei fiori di campo
mi sommerse come una pozione. Attraversai di corsa l'acquitrino
accanto alla sorgente naturale, schiacciando le zanzare
che mi tormentavano. Mi sanguinavano le ginocchia e mi
erano venute le vesciche tra l'alluce e l'indice, ma non m'importava.
L'aria fresca della prateria era animata dal frinire dei
grilli. Fu un vero assaggio di libert. D'un tratto scorsi le finestre
del bed and breakfast, illuminate di una luce rosa e arancio.
C'ero quasi. La foschia del fascino di Conor si stava diradando
in fretta e all'improvviso mi resi conto che quell'uomo
avrebbe potuto farmi qualsiasi cosa, anche uccidermi. Mi
aveva rapita. Quella serata andava ben oltre quello che
mamma aveva mai sperimentato con le Eroine. Io avevo
incontrato un Eroe o, forse, avevo galoppato nell'oscurit del bosco con un autentico Cattivo.
...
.
...
CAPITOLO 8.
...
.
...
Il ritorno della figlia prodiga.
Un sonno esausto.
Il gigantesco agente Marone
Il tradimento di mamma
Il mio primo esame pelvico.
Mi credono pazza.
...
.
...
Chiusi la porta sbattendola e mi schiacciai contro il rivestimento
in legno di quercia, senza fiato. Mia madre corse fuori
dal salotto, i lunghi capelli castano-ramati che svolazzavano
dietro di lei in pieghe ondulate.
Penny! Dove diamine eri finita?.
Feci uno sforzo per riprendere fiato, battendo le palpebre
alla luce violenta del lampadario. Non riuscivo quasi a crederci,
ma stavo fissando il vetro rosa e opaco dal bordo smerlato.
Intontita, strizzai gli occhi e mi guardai i piedi coperti di vesciche,
le dita incurvate ad aggrappare i sandali di gomma, e fui
stupita di vederli ben piantati sulle piastrelle di ceramica a
scacchi di casa mia. Ebbi la strana sensazione di essere entrata
in un luogo che conoscevo bene e che, al tempo stesso, non
mi era affatto familiare. L'eleganza un po' sgualcita della Fattoria,
con i suoi divani di velluto sbiadito e i tappeti persiani
ormai logori, mi fece pensare a un set cinematografico. Nel
bosco era accaduto qualcosa e io non ero pi la stessa ragazza.
E quella, nella mia mente, non sarebbe mai pi stata la stessa casa.
Ma guardati! grid mamma.
Corsi verso l'attaccapanni nell'ingresso e mi guardai nel
piccolo specchio ovale. I miei capelli erano tanto gonfi da
non entrare nella cornice, e le guance e la fronte erano piene
di tagli sottili come la lama di un rasoio. Tutto, in me, aveva
un aspetto selvaggio: gli occhi, la bocca ansimante, la fronte
sudata e coperta di lentiggini. L'orologio del nonno batt il
quarto d'ora. Era mezzanotte passata.
Mi hai fatto morire di paura! Ma dove sei stata?.
Il suo interrogatorio sembrava la parodia di una discussione
tra una madre e una figlia qualunque per un coprifuoco non
rispettato. Per poco non mi misi a ridere.
Sei stata nel bosco, non  vero? Quante volte ti ho detto
di non andarci, quando fa buio?.
Non ho sette anni! ribattei, secca. E ci vado sempre.
Cosa?.
La mia boccaccia mi aveva messa nei guai un'altra volta.
Ammettere di aver vagabondato per il bosco non era una tattica
molto furba. Anche se pochi minuti prima avevo giurato
che non ci sarei pi tornata, non potevo lasciarmi scappare
l'opportunit di sfidare l'autorit di mamma. Il mio giovane
e fragile ego non voleva ammettere che aveva ragione lei. Per
evitare altri sguardi intimidatori, cominciai a piangere. Non
 colpa mia! Quest'uomo....
Quale uomo? Hai il viso pieno di graffi e... oddio!.
Indic le mie gambe.
Abbassai lo sguardo. Sulla parte interna delle cosce si
erano formati due lividi viola. Me li ero procurati stringendo
i fianchi del cavallo. Sembravano due prugne perfettamente ovali.
Che cosa ti ha fatto?.
Mi ha fatto montare sul suo cavallo....
Buon Dio. Improvvisamente la sua rabbia era svanita
per lasciare posto all'orrore. Oh, piccola mia. Sdraiati sul
divano. Devi riposare. Smetti di pensare, rilassati. La polizia
tra poco sar qui.
Hai chiamato gli sbirri?.
Vieni a sdraiarti. Mi prese per mano e mi guid verso il
divano del salotto. Camminavo con gli occhi semichiusi,
premendomi una mano sul petto nella speranza di rallentare il
battito cardiaco. La televisione aveva il muto, ma un'immagine
di G. Gordon Liddy, con i suoi baffoni neri, dominava lo
schermo. Mamma mi aveva spiegato che era stato lui a pianificare
l'irruzione notturna nella sede del Partito Democratico,
al Watergate Hotel. Sollevai la mano per indicarlo, ma lei mi
ferm, mi mise un cuscino sotto la testa e mi tolse i sandali: la
plastica era rimasta incollata alla carne viva, tra l'alluce e l'indice.
Avrei voluto spiegarle ogni cosa, ma all'improvviso mi sentivo
stanchissima ed ero cos felice di quel contatto che preferii
non rovinarlo con parole che avrebbero potuto essere fraintese.
Mi fece stendere le gambe e mi mise uno scialle sul petto, che
si sollevava e si abbassava a ritmo via via pi lento. Il tocco di
mamma aveva decisamente un effetto calmante. Non le permettevo
di avvicinarsi cos da quando Madame Bovary se n'era
andata. I cuscini di velluto erano meravigliosi e in breve fui
sopraffatta dalla stanchezza; mi sentivo le gambe pesanti, inerti.
Chiusi gli occhi e dopo poco sentii un panno tiepido sulla
fronte. Con molta delicatezza, mamma mi stava lavando il viso.
 bello dissi.
Shh. Riposa, adesso.
La sua voce mi cull fino a farmi addormentare. Era lo
stesso tono caldo e rassicurante che usava quando ero bambina.
Non mi ero resa conto che mi mancasse tanto.
Mi svegliai sentendo il gracchiare di un walkie-talkie e delle
voci rauche nel corridoio. La base del collo mi stava uccidendo.
La luce segnava il contorno delle tende del salotto; battei
le palpebre, mentre mi domandavo perch non fossi nel mio
letto. Poi mi torn in mente ogni cosa. La testa piegata all'indietro
mentre Conor mi tirava per i capelli. Il lampo della fiamma
della sua torcia. Il tamburellare del cavallo sotto di noi. La
mia fuga a perdifiato attraverso la prateria. Mi liberai dello
scialle e mi sollevai sui gomiti per ascoltare.
I miei uomini stanno rastrellando i boschi, ma abbiamo
bisogno di rivolgerle qualche domanda.
Rastrellando i boschi? Mi tirai su a sedere e gettai i piedi a
terra. Gli sbirri avevano davvero qualche possibilit di catturare
Conor? Riuscivano a vederlo? Di solito con gli estranei
mantenevamo il segreto, riguardo alle Eroine. Diamine, per
mia madre io stessa ero un'estranea! Ma che cosa gli sarebbe
successo se la polizia fosse riuscita a prenderlo? E, viceversa,
che danni avrebbe potuto arrecare lui a loro, con quella spada
da mezzo quintale? E poi, Conor esisteva veramente? Mi
toccai le gambe; i lividi erano reali, e cos pure i graffi, e il
ricordo di lui che mi reggeva mentre eravamo in groppa al suo
cavallo mi fece correre un brivido caldo lungo le gambe. Per
un attimo sperai che lo prendessero. Ma era una follia di cui
mi vergognai, confusa. Non avrei dovuto infatuarmi di un
bruto simile, no? Non avrei dovuto trovarlo bello.
Voglio che riposi! url mamma. Di rado mi era capitato
di sentirla cos risoluta.
Ma se vogliamo prendere questo tizio, ci serve una descrizione.
Strisciai di nuovo sotto lo scialle e strizzai gli occhi. C'ero
dentro fino al collo. Che cosa avrei potuto raccontare alla
polizia? Che un personaggio di fantasia mi aveva costretta
con la forza a montare sul suo cavallo? Avevo bisogno di chiedere
a Deirdre se Conor fosse un Cattivo, ma era impossibile
salire le scale senza farmi vedere. Se solo non fossi svenuta
subito, avrei potuto dire a mamma di richiamare gli agenti
per non farli venire.
Le ha fornito una descrizione? le chiese il poliziotto.
Delirava. Era scioccata. Ha detto qualcosa a proposito di
un cavallo.
Ci sar utile. La sua voce si fece pi bassa, profonda.
Flannery, mi ricevi?.
Roger gracchi il walkie-talkie.
Il ricercato  a cavallo.
Roger. Abbiamo trovato impronte di zoccoli.
Ebbi un tuffo allo stomaco nell'udire quelle parole. Le impronte
dimostravano che era accaduto veramente. Ma, di
nuovo, potevano essere state lasciate da un'altra persona,
passata di l qualche ora prima; nella nostra cittadina erano in
molti ad andare a cavallo.
Signorina Entwhistle, deve portarla in ospedale per verificare
che non le sia successo niente.
Stanotte?.
Prima , meglio . Serve un campione fresco.
Non avevo idea di cosa significava l'espressione campione
fresco e di certo non avevo bisogno di un dottore per qualche
livido o taglio; ma avevano abbassato la voce e non riuscii
a sentire nient'altro. Dovevo andare di sopra per parlare con
Deirdre. Ma che cosa le avrei detto? Non avevamo mai intrapreso
discussioni con le Eroine sui particolari delle loro storie.
Dopo il mio sfogo, mamma era riuscita a placare Emma
Bovary senza grossi problemi. Era troppo immersa nel suo
dolore per preoccuparsi di qualunque cosa avessi detto.
Mamma mi aveva inculcato a tal punto la necessit di avere
tatto, da credere che, al contatto con la verit, le nostre Eroine
si sarebbero sciolte come la strega cattiva quando veniva
bagnata con l'acqua. Non potevo essere diretta e chiederle se
Conor era un personaggio malvagio. E, se volevo attirarla nei
boschi, non potevo dirle che lui si trovava l. Non avevo idea
del libro da cui era uscita, pertanto non potevo rivelarle un
destino pi o meno fortunato. Apparteneva a un'altra categoria
di Eroine e, sul suo futuro, io e mamma brancolavamo
nel buio quanto lei.
Mia madre entr con un poliziotto alto, dalle spalle larghe,
che indossava un paio di pantaloni di poliestere. Era pi alto
di lei di una trentina di centimetri, aveva capelli biondo cenere
tagliati corti e un paio di baffi pallidi, folti come il pennello da barba del nonno.
Tesoro?. Mamma accese una lampada a stelo e fui investita
da un cono di luce. Tenni gli occhi socchiusi, tirandomi
la trapunta sopra la bocca. Lei prese una sedia impagliata
per l'agente e si sedette su quella a dondolo, avvicinandola
rapidamente al divano. L'agente Marone vorrebbe farti
qualche domanda.
Sollevai lo sguardo. Sapeva di tabacco. La sua altezza mi
spaventava. Infilato nel taschino aveva un pacchetto di sigarette
e attraverso la sottile stoffa blu riuscii a leggere la marca:
Marlboro. All'altra tasca erano appesi un paio di Ray-Ban a
goccia. Incastr il fisico ingombrante nella sedia e pos i
gomiti sulle cosce, fissandomi con molta curiosit. Spostai lo
sguardo sugli occhi di mamma, gonfi e colmi di lacrime. Ho
bisogno di parlare con Deirdre dissi.
Prima dobbiamo fare un salto in ospedale, ok? Tanto per
essere sicure che tu stia bene.
Chi  Deirdre? chiese il poliziotto. Da un gancio della
cintura pendevano un paio di manette, che poggiavano su
una gamba. La stella d'argento sul taschino portava la scritta
Prairie Bluff. Stava diventando tutto cos ufficiale!
Lanciai un'occhiata alla pistola, nella fondina di cuoio. Persino
la toppa con la bandiera dell'Illinois, cucita sulla manica,
mi metteva in soggezione.
Una cliente. Ma non ha niente a che vedere con questa
storia rispose mamma. Sgran gli occhi, come per mettermi
in guardia dal nominare un'altra volta Deirdre. In quel
momento mi resi conto che aveva capito che si trattava di
un'Eroina. Mi mandava in bestia l'accanimento con cui voleva
proteggerla, insieme al suo rifiuto di ascoltare la mia storia.
Allora, signorina: hai gi visto quest'uomo, in passato?.
No, mai.
Colore dei capelli?.
Castano, mi sembra.
Tratti distintivi?.
Aveva la barba. E i capelli lunghi.
Un maledetto hippie comment.
Aveva l'aspetto di un hippie, Penny? volle sapere mamma.
Quella storia stava prendendo una piega sbagliata. Non
volevo che catturassero Conor, anche se dubitavo che sarebbero
riusciti nell'impresa. Ma, se fosse apparso, probabilmente
li avrebbe decapitati con un solo colpo. Ripensai alla
furia con cui aveva sferzato il terreno conficcandovi la spada.
Mamma e io saremmo state responsabili di una strage di poliziotti?
Dovevo fare in modo che abbandonassero le ricerche.
Pi la mia storia sembrava pazzesca, prima avrebbero
richiamato gli agenti. Era un re celtico!  tornato a cercare
la moglie perduta!.
Un re?. Le sopracciglia di Marone si congiunsero a formarne
una sola.
Non inventare storie mi ammon mia madre.
Non lo sto facendo. Lo chieda a Deirdre, agente. Lei le
dir....
Agente Marone, la prego. Mamma rivolse allo sbirro uno
sguardo profondo. Stava usando i suoi occhioni per sviare
l'attenzione da quanto avevo rivelato sulla nostra ospite. Sapevo
di aver fatto qualcosa di male, perch adesso mia madre
stava usando il suo fascino per uscire da quella situazione.
Cos non andiamo da nessuna parte.
Il poliziotto non era insensibile alla sua bellezza. Per ora
 sufficiente, Penny.
Mia madre e io salimmo sul sedile posteriore della macchina
di Marone. Con i lampeggianti accesi, ma a sirene spente,
sfrecciammo lungo le strade vuote di Prairie Bluff. I finti
lampioni a gas emanavano una debole luce gialla. Ero troppo
preoccupata per parlare con mamma e, del resto, la voce
stridula che vomitava codici e indirizzi dalla ricetrasmittente
zitt entrambe. Mi sembrava di riconoscere ogni particolare
per averlo visto in tv: la grata che ci separava dai sedili
anteriori, le portiere posteriori bloccate. Guardai fuori dal
finestrino e vidi le case che diventavano sempre pi piccole:
dalle dimore Tudor si passava alle abitazioni a due piani, e
infine ai ranch. I finti lampioni a gas lasciarono il posto a
quelli comuni. Quando entrammo nell'ospedale di Northbluff,
ebbi l'impressione di arrivare su un set cinematografico:
i quadrati delle finestre illuminate, il personale che circolava
disordinatamente nel parcheggio, l'ambulanza con gli
sportelli spalancati. Marone ci fece scendere e disse che
sarebbe andato al banco dell'accettazione. Mamma e io entrammo
dietro di lui.
Il corridoio e la sala d'attesa brulicavano di gente. Due
ragazzini correvano intorno a una donna bianca incinta.
Quando mi sedetti su una sedia di plastica, uno di loro alz
un sopracciglio e disse: Non sembri malata. Una donna
con le braccia grasse e tozze e le caviglie gonfie piangeva tra
le braccia del marito. Lui le dava pacche sulla schiena e diceva:
Troveremo una via d'uscita.
Da dietro una tenda, una signora grid: Voglio solo che
mi togliate quest'ago dalla mano!.
Un'infermiera entr di corsa urlando: Abbiamo un caso
di vita o di morte, qui! Potr parlare con il medico non appena
l'emergenza sar rientrata!.
Ma l'altra non smetteva. Dovete togliermelo adesso!.
Un boy-scout se ne andava in giro con un paio di stampelle,
zoppicando, il piede violaceo e gonfio ripiegato all'indietro.
Un neonato gridava in braccio alla madre. Un uomo si
teneva lo stomaco mentre guardava alla tv sistemata in un angolo un villaggio vietnamita che veniva bombardato. Mamma
osserv lo schermo e scosse il capo, battendo il piede per terra.
Diedi un'occhiata alla stanza in cerca di Marone. Era in piedi
davanti al banco dell'accettazione e parlava con un uomo che
indossava un camice da dottore. Quest'ultimo spinse indietro
gli enormi occhiali con la montatura d'argento che gli erano
scivolati lungo il naso e rise, dandogli una pacca sulla schiena.
Gli indic una scatola di ciambelle, ma l'agente scosse il capo.
Si voltarono entrambi a guardarmi, e io chinai la testa.
Qualche minuto dopo, un'infermiera con i capelli legati
in una treccia grigia chiam il mio nome e ci condusse in una
sala visite appartata. Mamma si mise a sedere e cominci a
compilare la pila di moduli che le aveva consegnato la donna.
Mi mandarono nel bagno adiacente e mi fecero fare pip in
un contenitore. Pensavo che mi avrebbero disinfettato i tagli
con della tintura di iodio, facendomi gridare, per poi mandarmi
a casa con un'aspirina. Invece l'infermiera mi leg un tubicino
intorno all'avambraccio e mi disse di stringere il pugno.
Adesso ti preleviamo un po' di sangue.
Serrai gli occhi, mentre mi infilava l'ago nell'incavo del
gomito. Fu solo un pizzico, ma non riuscii comunque a guardare.
Poi mi diede un batuffolo di cotone e disse di tenerlo
premuto sulla puntura. Mentre ero seduta su uno sgabello,
sollev un paio di staffe nascoste sotto il lettino e mi gett un
camice da ospedale.
Mettiti questo, tesoro.
Me lo infilai dalla testa; quindi feci scivolare gi le spalline
della canottiera e mi tolsi i vestiti mentre il camice mi scendeva
lungo i fianchi: il tipico modo di spogliarsi della ragazzina
timida.
L'infermiera stese un lenzuolo all'estremit del lettino e vi
diede un colpetto. Siediti qui, Penny. Il dottore arriver tra
un attimo. Apr la porta con una spinta e usc dalla stanza.
Io e mia madre restammo sedute l in silenzio. A tenerci
compagnia c'era solo il ronzio dell'aria condizionata. Qualcuno
buss e un attimo dopo vidi entrare l'uomo che avevo
visto nell'atrio. Avanzava con disinvoltura, facendo sollevare
i due lembi del camice e lasciandosi dietro una scia di colonia
muschiata. Diede una tiratina ai suoi baffi alla Fu Manchu
e mi tese la mano umidiccia.
Penny, io sono il dottor Keller.
Una rapida stretta, quindi si volt verso mamma. Signorina
Entwhistle? Piacere, sono il dottor William Keller.
L'appellativo signorina era accuratamente calcolato, e
lei si rilass visibilmente e abbass le spalle.
Posso chiamarla Anne-Marie?.
Lei si strinse nelle spalle. Certamente.
Stupendo, Anne-Marie. Devo fare qualche domanda a
Penny, poi cercheremo di capire cos' successo. La sua voce
era affabile e amichevole, ma aveva la cordialit untuosa di un
venditore di automobili. Prese di nuovo la sua cartellina e
mi rivolse un largo sorriso, mostrando i dentoni gialli. Un
incisivo sporgeva molto pi dell'altro: sembrava quasi che
in bocca avesse una palizzata storta. Ora, Penny, sai in quale
anno siamo?.
Nel 1974.
Dove ci troviamo?.
In ospedale.
E part un fuoco di fila di domande. Poi mi chiese: Sai chi
 il nostro presidente?.
Sfortunatamente s.
Mi indic e fece schioccare le dita, ammiccando come il
conduttore di un talk show. Questa  buona, ragazza!.
Segn alcune caselle con una crocetta. Molto bene. Lo stato
mentale sembra ok, per il momento. Oh, ecco l'infermiera.
Ti sottoporr a una breve visita, poi tu e io continueremo la
nostra chiacchierata.
L'infermiera arriv con un vassoio di plastica con un bel
mucchio di cotton fioc, una scatola di guanti di gomma e una
provetta contenente qualcosa. Sebbene non dovesse avere pi
di venticinque anni, le occhiaie e il modo pesante in cui si
muoveva la facevano sembrare molto pi vecchia.
Ok, Penny, adesso devi sdraiarti sulla schiena. Ecco.
Adesso metti i piedi sulle staffe e fai scivolare il sedere fino
in fondo al lettino. Si volt verso mia madre. Signora, forse
dovrebbe aspettare fuori....
Io non vado da nessuna parte!.
 la prima volta, per sua figlia?.
Ha tredici anni!.
La prima volta di cosa? chiesi.
Tesoro fece mamma, allentando la presa sul mio braccio.
L'infermiera deve esaminarti... dentro.
Dentro la mia....
Vagina. Si morse l'indice, annuendo. Aveva sempre incoraggiato
l'uso dei termini anatomici, al posto degli eufemismi.
Perch?. Subito capii. Pensavano che fossi stata stuprata.
Nessuno... mi ha fatto... una cosa del genere.
Sono certa che sia cos, ma dobbiamo averne la prova.
 una procedura molto semplice. Tra un attimo sar
tutto finito. L'infermiera mosse le gambe del lettino e maneggi
le staffe da dietro, dando a entrambe un colpetto d'incoraggiamento.
Devi solo mettere i piedi qui sopra.
Infermiera, potrebbe lasciarci un momento da sole?.
Certo, signora. Ma stanotte siamo sommersi di lavoro.
Non appena ebbe varcato la soglia, cominciai a piagnucolare.
Perch non mi credi?.
Ma io ti credo. Non c' niente che desideri di pi. Ma 
l'unico modo per accontentare la polizia. Devono sapere che
genere di aggressore stanno cercando. Mi pass un fazzoletto
di carta.
 lo sposo di Deirdre.  scappata e lui  venuto a riprendersela.
Di' semplicemente questo alla polizia.
Sai che non posso farlo.
Perch no? la provocai. Perch dobbiamo continuare
a nascondere le Eroine? Perch le loro necessit vengono
sempre prima di tutto?.
Non essere cos melodrammatica. Non  vero che vengono
sempre prima. E comunque non possiamo dire agli agenti di
Deirdre, visto che non  nemmeno.... Mamma chiuse gli
occhi. Reale. Quando pronunci quell'aggettivo, il suo viso
si deform; sembrava quasi che volesse divorarsi le labbra.
Sai che non  cos!.
Ma nessuno ci dar ascolto. Ci prenderanno per matte.
E non sappiamo quello che potrebbe accadere a lei. Altre
persone potrebbero interferire con la vicenda. Oh, Penny! Te
l'ho spiegato un milione di volte. Prov ad abbracciarmi,
ma io la respinsi. Non riuscivo a crederci, stava negando l'esistenza
di un'Eroina! Lei, che le difendeva a ogni costo, adesso
le rinnegava come quel codardo di Pietro. Quasi mi aspettavo
di sentir cantare un gallo. Non credevo affatto che stesse
tentando di proteggermi: lei voleva proteggere Deirdre,
la Fattoria, tutte le Eroine passate e future. E se stessa. Tutte
tranne me. Mi sentivo realmente una pazza. Non mi andava
di ascoltare le sue ragioni. Stava semplicemente preferendo
quelle donne a sua figlia. Provai a battere su quel tasto: Se
Deirdre non  reale, allora chi  quella bionda che occupa la
stanza blu al piano di sopra?.
Sai che cosa intendo. Nessuno ci creder. E, se continui
a parlarne, penseranno sul serio che hai qualcosa che non va.
Non sono io ad avere un problema! Perch diamine hai
chiamato la polizia?.
Ero preoccupatissima! Sei sparita per ore e....
Quanto vorrei che te ne fossi andata semplicemente a
dormire. Appallottolai il fazzoletto e glielo gettai in faccia,
ma invece le colpii una spalla. Si chin a raccoglierlo.
L'infermiera buss alla porta e infil dentro la testa, indicando
l'orologio. Signora, adesso devo procedere. La polizia
ha bisogno del rapporto.
Mamma annu e mi aiut a mettere i piedi sulle staffe.
Erano fredde. Non ero abituata ad allargare le gambe e istintivamente
unii le ginocchia. L'infermiera si infil un guanto
di gomma e si spruzz del gel sulle mani; quindi venne verso
di me. Ora sentirai un po' di fastidio, Penny. Ma pi ti rilassi,
prima finir. Comincer con lo speculum.
Non sapevo come rilassarmi. Mi allontan le ginocchia,
infilandomi qualcosa di freddo nella vagina; sembrava quasi
una mazza da baseball di metallo. Guardai mia madre, che
mi strinse la mano mentre gli occhi mi si riempivano di lacrime.
Se era questo che toccava alle ragazze, mi augurai di non
crescere mai.
Ora infiler questo tampone. Tieni duro, Penny, stai
andando benissimo. Sentirai solo un lieve pizzicore.
Sembrava pi la puntura di un ago. Ahi! dissi.
Rilassati! insistette l'infermiera. Ci siamo quasi.
Tesoro, inspira con il naso ed espira con la bocca mi disse
mamma.
Aspirai e sbuffai, ma poi sentii la mazza da baseball uscire
dal mio corpo con tre strappi distinti. L'infermiera sollev
la testa. L'imene  intatto.
Grazie a Dio!. Mamma espir e mi abbracci, ma io
mi irrigidii, incrociando le braccia.
L'infermiera tir la punta delle dita del guanto e se lo sfil.
Quindi schiacci il pedale del bidone dell'immondizia e vi
gett dentro qualcosa. Dir al dottor Keller che sei pronta per
parlare con lui.
Mi tirai su a sedere, unendo le gambe. Mamma prov ad
accarezzarmi i capelli, ma io mi tirai indietro. Il dottore entr
rapidamente nella stanza, battendo con una Bic a quattro
colori sulla cartella, a tempo di jazz.
Bene bene. Penelope Entwhistle. Un nome grazioso.
Musicale. Canticchi una melodia sdolcinata. Vediamo un
po', stando al rapporto della polizia, hai incontrato un uomo
nei boschi, giusto? L'agente Marone ha parlato di un tizio a
cavallo....
Lanciai un'occhiata a mia madre, che scosse il capo quasi
impercettibilmente. Ma Keller se ne accorse. Anne-Marie,
forse  meglio se io e Penny continuiamo da soli, non crede?.
Io non....
Ma certo disse, mettendole un braccio intorno alle spalle.
Comunque, penso sia meglio se io e Penny facciamo un
tte--tte. Effetto-volont, capisce? Il paziente dice al suo
medico quello che pensa voglia sentire il genitore, invece
della verit. E questo manda a monte l'intera procedura.
Agit le mani nervosamente, quasi si stesse scrollando delle
gocce d'acqua dai polpastrelli. Immagino che lei capisca.
La accompagn alla porta e pensai che avrebbe potuto darle
una pacca sul sedere. Vada a prendersi un caff. Ho comprato
delle ciambelle per il personale, si serva pure. Mander
l'infermiera a chiamarla, non appena avremo finito.
Improvvisamente mi sentivo esausta. La deflorazione-
tramite-speculum aveva esaurito le poche energie che mi
erano rimaste. Superare in astuzia uno psichiatra dai modi
melliflui era al di l della mia portata. Cos rimasi in silenzio
e scrollai le spalle, rispondendo con no o non lo so alla
miriade di domande che mi rivolse. Avevo gi visto quell'uomo?
Mi era mai capitato di avere un blackout? Quel tizio
aveva parlato? Avevo gi sentito delle voci, in passato? Dove
era mio padre? Non riuscivo a capire dove volesse arrivare.
Ma, evidentemente, le mie risposte furono sufficienti a farmi
passare per una schizofrenica paranoica.
Con mamma, Keller cambi linea di condotta.
...
.
...
CAPITOLO 9.
...
.
...
Un passato ancora pi lontano.
La crisi filosofica di un'Eroina del Ventesimo secolo.
Mamma prova a indottrinare Franny.
Franny scompare.
...
.
...
Mamma non aveva molta esperienza con la psichiatria. I suoi
genitori aderivano alla filosofia secondo cui una vita non
analizzata era una vita che meritava di essere vissuta. Quando
lei rimase incinta, non le avrebbero mai permesso di discutere
dei suoi problemi con uno psichiatra. All'epoca, solo i
pazzi e i nevrotici totali avevano bisogno di un aiuto in tal
senso. Gli Entwhistle erano abituati a risolvere da soli i propri
problemi, anche se, in seguito, mamma mi confid che le
avrebbe fatto piacere ricevere un supporto psicologico durante
la gravidanza. Autodidatta da sempre, e sprezzante nei
confronti dell'approccio dei genitori, per capire come occuparsi
di me aveva letto diversi testi di psicologia spicciola
pubblicati in quegli anni. Grazie al dottor Benjamin Spock, mi
stringeva al seno ogni volta che piangevo, mi insegnava pazientemente
a usare il vasino e mi incoraggiava a diventare un
individuo. Con le Eroine, per, restava fedele alle banalit
in voga all'epoca di ciascuna: per curare un esaurimento
nervoso, usava brodo e riposo.
L'Eroina sconvolta pi contemporanea, tra quante
erano venute a farci visita, era Franny Glass, la ragazzina
depressa di Salinger che si era rifugiata sul divano con una
copia dei Racconti di un pellegrino russo, un libro che parlava
di un pellegrino che imparava a pregare incessantemente.
Mia madre, come tutte le ragazze istruite degli anni Cinquanta,
aveva letto tutto di Salinger. Fu molto felice di vedere
Franny, che arriv nel 1972, quando io avevo undici anni.
Le piaceva il fatto che non si trattasse della solita Eroina
romantica che si struggeva per un uomo, ma che era nel pieno
di una crisi filosofica. Mamma riteneva che i suoi problemi
fossero sociologici, pi che psicologici. La femminista che
albergava in lei si preoccupava per quella ragazzina che se
ne stava sdraiata a pancia sotto sul divano, passiva, mentre
Zooey cercava di costringerla a rinsavire. Franny si rifiutava
di prendere decisioni importanti. In un altro libro di Salinger,
Alzate l'architrave, carpentieri, Franny raccontava di aver
volato nel salotto. Era una persona oggettivata, vista come
l'altro da s: una bambina, senza dubbio adorata, che si era
trasformata in una donna problematica. La cosa che pi di
tutte colpiva mamma era il fatto che la sua storia non avesse
una fine. Non se ne andava mai dall'appartamento disordinato
della famiglia Glass, nell'Upper West Side. Alla Fattoria
lanciava continue invettive a Zooey; pertanto l'impressione
era che, anzich nel punto centrale della narrazione, fosse
arrivata alla fine.
Avevo letto i classici di Salinger l'estate che precedette l'arrivo
di Franny, ma li avevo compresi solo superficialmente
(Seymour: Introduzione era stato particolarmente noioso).
Non riuscivo proprio a capire il motivo della sua depressione
e mi piaceva soprattutto l'inizio, quando lei e Lane andavano
al ristorante per mangiare escargots e lui si metteva ad
annusare la sua giacca di procione. Mi sembrava tutto stranamente
sofisticato.
Mamma era pi energica con Franny di quanto non fosse
mai stata con le altre Eroine. Forse era per gli ultimi numeri
della rivista Ms. sparsi in salotto o per la sua giovane et.
Oppure, il motivo poteva essere la mancanza di una conclusione
nella sua storia. In ogni caso, qualcosa nella sua situazione
riusc a sormontare il consueto muro di controllo eretto
da mia madre e, per la prima volta, la vidi mentre tentava
di persuadere un'Eroina a riesaminare i propri fatti.
Non puoi lasciare che siano i tuoi fratelli a pensare al
posto tuo! le disse. Non fare da sostegno al loro ego.
Eravamo sedute in salotto, dopo pranzo. Franny era raggomitolata
sul divano, mamma era sulla sua poltrona e io ero
distesa sulla panca sotto la finestra, fingendo di leggere. All'epoca
mia madre mi aveva insegnato a tacere e, di solito, il tono
monotono delle Eroine mi faceva venire voglia di schiacciare
un pisolino dopo mangiato. Ma Franny era diversa, in qualche
modo. Moderna. Mi piaceva il colore nero e il taglio dei
suoi capelli, da folletto, e mi piaceva il suo lieve accento
newyorkese. Il suo viso era un miscuglio sorprendente di tratti
irlandesi ed ebrei: pelle chiara, occhi azzurri, capelli folti.
Sono persone brillanti, perch non dovrei farmi guidare
da loro? chiese Franny.  capzioso accomunare un intero
genere. Forse  un po' troppo superficiale come interpretazione,
no?.
Noi donne dobbiamo trovare un nostro potere!
Il potere  un'illusione. Spesso, potere e saggezza si
manifestano attraverso i pi umili... i poveri, i bambini.
Sono proprio le categorie che il patriarcato vuole mettere
sotto silenzio!.
Franny si appoggi al divano e notai che muoveva le
labbra sottili. Stava cercando di pregare incessantemente,
mentre stringeva al petto il libro che si era portata dietro,
Racconti di un pellegrino russo. Era la prima Eroina che aveva
portato qualcosa con s, il che dimostrava quanto fosse legata
a quel volume. Strizzai gli occhi e capii che stava mormorando:
Signore Ges Cristo, abbi piet di me. Non eravamo
religiose, mia madre e io, e come atea ero affascinata dalle
persone devote. L'invocazione completa, secondo Zooey,
recitava cos: Signore Ges Cristo, abbi piet di me, una
misera peccatrice, ma Franny aveva tagliato l'ultima parte.
La sua preghiera era una sorta di tic nervoso, un tic da sindrome
di Tourette, che scattava quando voleva soffocare le parole
di mamma. Provai a recitarla anch'io: Signore Ges, abbi
piet di me. Mi piaceva l'idea di adattare le mie esperienze
a quel ritornello; immaginavo di stare sul campo con la mia
mazza da lacrosse e di lanciare la palla in rete sussurrando:
Abbiate piet di me. Era un po' come chiedere scusa agli
avversari per aver segnato.
Franny sollev un gomito, improvvisamente ispirata, forse
dal suo mantra. Voglio dire, ci che conta  vivere una vita
semplice disse. Come il pellegrino. Siamo troppo impegnati
a complicare le cose con ideologie e dottrina. Con i
simboli dell'esistenza convenzionale. Indic la stanza e io
guardai i tappeti persiani sbiaditi, i vecchi divani di velluto
con le frange della nonna, le lampade a stelo, le riviste. Ma
soltanto recitando questa preghiera, pi e pi volte, arrivi a
conoscere Dio.
L'ultimo patriarca. Il tizio con la barba e il bastone.
Non penso proprio che Dio sia una persona o un'entit
singola.  pi una forza che si avverte.
Fico. Una forza. Annuii e, anche se non dissi nulla, Franny
si gir nella mia direzione e, per un attimo, i nostri sguardi si
incontrarono.
Hai cos tante qualit disse mia madre. Sei cos forte e
intelligente. Detesto pensare che qualcuno possa ostacolarti.
Franny ricominci con il suo borbottio silenzioso, premendo
il libro sotto il cuscino. Mamma le stava facendo uno dei
suoi discorsetti della serie Vivi sfruttando tutto il tuo potenziale;
normalmente erano riservati a me, servivano quando
tornavo a casa con un voto inferiore alla B. Era divertente
guardare Franny mentre si estraniava come facevo io, e iniziai
a recitare piano la sua preghiera. La mia immaginazione preferiva
il misticismo di Franny al femminismo di mamma.
Soprattutto, per, quella conversazione mi metteva a disagio.
Ero imbarazzata da mia madre e volevo aiutare la nostra
ospite a scappare. Mi venne un'idea. Ehi, Franny dissi
vuoi ancora che ti mostri il sentiero che attraversa il bosco?.
Lei si tir su a sedere, sollevata per la via d'uscita che le
stavo offrendo. Oh, s!.
Guardai mamma e le spiegai: Volevo mostrarle il sentiero,
per evitare che si perda andandoci da sola.
Oh, d'accordo. Scroll le spalle e cominci a lisciare le
copie di Ms., che aveva strategicamente posizionato sul tavolino
per tentare l'Eroina. Non allontanatevi troppo. Fa buio
presto. E mettetevi un po' di spray, l fuori ci sono degli insetti
assassini. Ah, e... Penny, torna in tempo per dare una mano
a Gretta con la cena.
Io e Franny attraversammo la prateria come farfalle con le
ali spiegate che si posavano sui girasoli. Lei lanci le braccia
in aria e inspir il profumo speziato di erbe e fiori di campo.
Grazie di avermi chiesto di venire fuori con te, Penny. Tua
madre  una brava donna, ma non riuscirei a sopportare un'altra
ramanzina!.
Dillo a me.
Aveva mangiato pochissimo dal suo arrivo e aveva gli
occhi gonfi per il pianto. Ma la prateria sembr fare una
magia su di lei. Le guance pallide ripresero colore e le sue
braccia sottili si fecero rosee e luminose.
Dev'essere cos semplice vivere qui all'aperto! Immagino
che adorerai questo posto, Penny.
Aspetta che ti mostri lo stagno!.
Che meraviglia! Lo so che fa molto Thoreau, ma penso
davvero che la risposta sia nella natura, tu no?.
Be', s dissi. Franny era la prima Eroina che mi prendeva
in considerazione e sentivo di poter essere me stessa
quando stavo con lei. Ma qual  la domanda?.
Scoppi a ridere. Oh, Penny. Hai proprio ragione.
Corremmo lungo il sentiero ed entrammo nel bosco, al
fresco. Le querce si inarcavano sopra di noi, formando una
volta tremolante. Franny restava facilmente senza fiato, cos
rallentai per farla riposare. Sono passati secoli da quando ho
lasciato la citt. Non hai idea...  cos assolutamente opprimente!.
I miei nonni vivono in citt dissi. Detesto andare a casa
loro.
Perch?.
 cos lussuosa. Ed  tutto bianco! I divani, i tappeti. Non
puoi mangiare, non puoi muoverti. Praticamente la nonna
mi corre dietro con una paletta per raccogliere le briciole!.
Quello non  vivere. Si sedette su una panchina e fece
scorrere le dita su una pianta di pastinaca. Penso sia questa
la domanda. Come fai a vivere? Come fa una persona qualunque
a vivere una vita che valga la pena di essere vissuta?.
Devi essere felice.
Ma che cos' che rende felici? Un appartamento sciccoso?
Una collezione enorme di maglioni di cachemire e gonne di
flanella? Una battuta spiritosa in un locale alla moda? O la
vittoria della squadra del tuo college? E questa la massima
felicit che ci si pu aspettare?.
Non mi ero mai chiesta veramente se fossi felice o meno,
e il contenuto della lista di Franny significava poco nel mio
mondo di undicenne. Quando sei piccola, essere felici significa
divertirsi: andare alle feste, correre per casa, mangiare
dolci. Ma capivo che Franny aveva in mente un altro tipo di
felicit. Mistica. E recitare quella preghiera ti rende felice?.
Infil le gambe sotto la panchina e si mise le mani tra le
ginocchia. Mentre fissava gli alberi sembrava quasi timida,
in penitenza. Pi che altro mi rende contenta. Tranquilla.
Non  che mi venga da ridere, tipo ah-ah... Per mi sento
rilassata, come se fossi uscita dal mondo. Spost i suoi occhi
azzurri su di me. E tu che cosa pensi della preghiera?.
Sembra una faticaccia. Ripeterla in continuazione.
Ti devi sforzare solo all'inizio. Poi, quando l'hai ripetuta
abbastanza, diventa parte di te.
Come allacciarsi le scarpe.
Precisamente. Lo fai senza pensarci. La tua connessione
con Dio diventa automatica.
Sedetti accanto a lei sulla panca, con le gambe incrociate.
Io non penso di credere in Dio.
Ah, ok.
 solo che mi sembra una cosa sbagliata: pregare per
chiedere qualcosa. E che succede se non la ottieni? Che cosa
ne deduci? Che tu non piaci a Dio.
Esistono un sacco di teorie su di lui. Non tutti credono
in un Dio che intercede per te. E penso che tu abbia ragione,
sarebbe facile confutarlo. Se non intercede e non ti d
quello che vuoi, ti odia o non esiste affatto.
Prima hai detto che pensavi che Dio fosse una forza.
Suppongo che sia cos.  una sensazione e ti giuro che
riesco a sentirlo in questo bosco, tra questi alberi e queste
piante, pi di quanto non mi accada in una chiesa o in un
tempio. Voglio dire, Penny, che sono mesi che non mi sento
cos meravigliosamente bene! Il solo fatto di parlare con te,
qui fuori. Pensa che cosa significherebbe vivere qui, nel
bosco. Costruire una capanna e vivere dei frutti della terra.
Potresti pescare! E coltivare ortaggi!.
A chi servono gli emblemi della civilizzazione? Avrei bisogno
solo del mio libro, di qualche coperta, di un piccolo rifugio.
 l'unico modo per far funzionare la preghiera. Devi
semplificare tutta la tua esistenza.
Ma in inverno fa molto freddo. Dovresti tenere il fuoco
acceso.
Un bel fuoco crepitante! esclam, balzando in piedi.
Andiamo, cerchiamo il posto perfetto!.
Passammo il pomeriggio a camminare nel bosco, inoltrandoci
fino a dove avevo osato arrivare con Albie, e anche
pi in l. Questo accadeva prima che si destinassero alcuni
acri alla creazione di una zona da preservare, aggiungendo
ponti pittoreschi e panchine di cemento decorate con le
targhe di qualche societ. Non c'erano corsi d'acqua deviati,
cos come non c'era un controllo della popolazione dei
cervi (al di l di quello effettuato dai bracconieri); non c'erano
nemmeno tracciati da gara.
La vegetazione era un po' troppo rigogliosa e ci spingemmo
attraverso i rovi togliendoci bardane dai vestiti e dai
capelli. Quando raggiungemmo il limitare del bosco e arrivammo
in una radura che saliva fino ai binari della ferrovia,
fummo investite dalla calda luce del sole. Lungo i binari scintillanti,
i cardi selvatici dalle estremit violacee e appuntite,
alti quasi un metro e mezzo, ondeggiavano mossi dalla brezza.
I girasoli raggiungevano altezze incredibili. Anche le libellule
sembravano pi grandi, pi viola nella loro iridescenza.
Le guance di Franny erano di un bel rosso vivo, e aveva due
gocce di sudore sopra il labbro superiore. La frangia le si
era appiccicata alla fronte.
Mi sembra di essere tornata bambina.
Abbassai lo sguardo sull'orologio di Biancaneve e mi
accorsi con stupore che erano gi passate due ore. Improvvisamente
mi sentii stanca e affamata. Il sudore aveva fatto
scivolare via gran parte dello spray antizanzare e, senza accorgermene,
mi ero grattata le punture fino a far sanguinare i
ponfi rosso cremisi.
Adesso devo tornare dissi. Sono quasi le quattro. Se
ci incamminiamo adesso, arriveremo appena in tempo per
la cena.
Non posso fermarmi! Lo sento. Ci stiamo avvicinando al
punto giusto.
Mia madre andr su tutte le furie, se non aiuto Gretta.
 gi cos tardi?.
Guardai di nuovo l'orologio. Sono le quattro meno venti.
Devo tornare in tempo per preparare la tavola.
Non ho un briciolo di fame.
Io un po'. E poi, se non aiuto Gretta, mi metter in un bel
pasticcio. Domani c' la parata. Sfila anche la mia squadra di
lacrosse.
Non puoi certo perderti un avvenimento del genere. Si
mordicchi il pollice e lanci uno sguardo infantile al bosco
che si estendeva davanti a noi. Il fogliame verde scuro e l'odore
di terra e di foglie morte promettevano un fresco rifugio.
Ma lei ci vedeva qualcosa di pi; socchiuse gli occhi, quasi
stesse spiando cose che io non riuscivo a distinguere. Aveva
assunto un'aria selvaggia, da elfo; i suoi capelli da folletto
erano pieni di foglie, gli arti sottili si muovevano fluidi sotto
il vestito di cotone stampato. D'un tratto, mi comunic una
sensazione soprannaturale, inquietante. I suoi occhi azzurri
abbagliati dalla luce, l'odore penetrante del suo sudore.
Avevo undici anni. Non sapevo con che cosa avevo a che
fare e temevo che Franny avrebbe semplicemente continuato
a correre fino a notte fonda, trasformando entrambe in
facili prede per qualunque minaccia dimorasse nel bosco,
stando agli avvertimenti di mamma.
Ascolta le dissi possiamo tornare qui domattina, come
prima cosa.
Franny scosse il capo, un tremito nervoso che le fece sollevare
un lato della bocca contratta. Premette tra i suoi piccoli seni il libro verde smeraldo, rilegato in tela, poi lo allung
davanti a s, indicando il bosco. Sento che siamo sulla strada
giusta. Questo  il sentiero, il cammino.
Mi metter in guai seri. Forse.... Mi asciugai la fronte e
scrollai le gocce di sudore dalla mano. Forse dovresti proseguire
senza di me. Riuscirai a trovare la strada di casa da sola?.
Ma vorrei che ti godessi questo luogo di tranquillit
insieme a me!.
Non posso! urlai, in collera.
Oh!. Fece un passo indietro e inizi a mormorare la
preghiera tra s e s. Signore Ges, abbi piet di me.
Scusa dissi. Ero una prepotente, esattamente come
Zooey e mamma.
Mi dispiace.  solo che pensavo che tu.... Tir in dentro
le labbra e pos i suoi occhioni luccicanti su di me. In pratica,
sei la mia migliore amica.
Quel titolo mi lusingava e al tempo stesso mi allontanava.
Ero solo una ragazzina! Dato che non dissi nulla, Franny
aggiunse: Capisco. Tua madre. Tu devi... rispondere a lei.
Ma sei sicura che starai bene? Detesto l'idea di farti tornare
da sola, ma sento davvero di essere vicina a qualcosa.
Star bene, non preoccuparti. La mia voce si era
ammorbidita, mi dispiaceva essermi arrabbiata con l'unica
Eroina adulta che si fosse mai accorta di me. Ma promettimi
che questa sera tornerai al bed and breakfast. Mamma
dice che il bosco  pericoloso di notte.
Assolutamente. Franny mi abbracci e sentii il suo vestito
umido, le costole ossute. Prima di allora non avevo mai
davvero toccato un'Eroina, e mi sembr fragile, sebbene fossi
anch'io bassa e magrolina. L'odore pungente di sudore sapeva
di follia e, anche quando provai a staccarmi, lei continu ad
abbracciarmi per un paio di secondi, mettendomi a disagio.
Sei la migliore sussurr, stringendomi le mani.
A pi tardi!. Corsi in cima al terrapieno e tornai sui binari,
felice di allontanarmi finalmente da lei. In poco tempo, le
cose avevano preso davvero una strana piega. L'istinto di
tornare a casa era molto forte, cos come la paura del bosco.
E il sospetto che Franny non ci stesse molto con la testa.
Sapevo che i binari, alla fine, curvavano nel bosco, ai margini
della nostra prateria: dovevo semplicemente seguirli. Correvo
saltando da una traversina all'altra, adattando il passo alla
distanza tra le assi scheggiate di legno marrone scuro. La luce
del sole batteva sulle rotaie creando riflessi argentati, che mi
sferzavano gli occhi. Pur sapendo di avere un buon senso
dell'orientamento, la paura non mi moll per tutta la strada.
Anche alla luce del giorno, immaginavo di spaventare un lupo
o un orso, animali che nemmeno frequentavano i nostri
boschi. Distolsi un secondo lo sguardo dalle traversine per
scrutare l'orizzonte. In lontananza, vidi un cervo e un cerbiatto
che attraversavano di corsa i binari. Spalancai la bocca,
inciampai in una traversina e caddi in avanti. Allungai le braccia,
per attutire l'urto. Le pietre appuntite mi graffiarono i
palmi e le ginocchia, e una scossa pungente alla rotula mi fece
girare la testa. Chiusi gli occhi, e quando li riaprii vidi soltanto
delle macchie. Inspirai profondamente, cercando di riprendermi
da quel capogiro. Recuperata la vista, scoprii di essere
sdraiata sui binari, sotto il sole rovente. Ero disperata. Avevo
commesso un terribile errore: accompagnare Franny nel bosco
non era stata una buona idea. Cominciai a sudare freddo.
Lasciai i binari e tornai nel bosco. Riuscii miracolosamente
a ritrovare un sentiero su cui erano ancora visibili le nostre
impronte. Grazie a Dio! Poco dopo riconobbi il profumo
dell'acqua e udii il gracidare delle rane: che sollievo! Mi trovavo
sulla sponda opposta dello stagno, meta delle mie passeggiate
quotidiane. I giunchi ondeggiavano mossi dal vento.
Corsi lungo la riva e presi il sentiero che riportava alla prateria.
Ero cos sollevata, ora che mi trovavo di nuovo in quei
luoghi familiari; eppure, mi rendevo conto che, mentre avevo
ripercorso tutto il tragitto verso casa, Franny probabilmente
aveva coperto la stessa distanza nella direzione opposta, allontanandosi
ancora di pi.
Arrivai a casa verso le quattro e mezza e, prima di aprire
la porta della cucina, mi appoggiai al muro del patio per
riprendere fiato. Guardando attraverso la finestra, vidi mamma
che condiva una grossa ciotola di insalata di patate e Gretta
che mescolava una caraffa di limonata. Gretta aveva appena
passato i quaranta, aveva ancora i capelli biondi e la pelle
liscia, e un confortevole rotolo di ciccia sopra i lacci del grembiule.
La temevo e le volevo bene in un modo che non aveva
nulla a che fare con ci che provavo per mia madre. Fondamentalmente,
era lei che portava i pantaloni in famiglia: mi
teneva in riga e mi insegnava a svolgere per bene le faccende
di casa. Era sempre concentrata su quello che faceva, perci
non dovevo mai preoccuparmi che ficcasse il naso nella mia
vita. Lei si occupava di cose pratiche: carne, bevande, verdure
arrostite. Le Eroine per lo pi le ignorava e si intrometteva
solo quando qualche furbetta aveva bisogno di una mano
ferma. Per lei, Franny era come tutte le altre.
Dov' Franny? mi chiese mamma, non appena misi
piede in casa.
Non cena con noi. Non si sente ok.
Non si sente bene mi corresse.  di sopra nella sua
stanza?.
Corsi ai pensili e aprii le ante di quello in cui erano riposti
i piatti, divisi in pile della stessa altezza. Quali metto, Gretta?
Apparecchio dentro o fuori?.
Fuori. Dentro fa troppo caldo. Ma prima lavati le mani.
Andai al lavandino e lasciai che l'acqua fredda mi scorresse
sulle braccia piene di polvere. Mi tremavano le mani,
mentre sfregavo la saponetta tra i palmi. Mi asciugai su uno
strofinaccio, tornai al pensile e tirai gi una pila di piatti di
porcellana tutti diversi l'uno dall'altro, pezzi stravaganti che
mamma aveva recuperato alle vendite di quartiere e nei negozi
di articoli usati.
Gretta mi pass una grossa tovaglia di cotone decorata
con delle vivaci fragole rosse. Metti questa, prima.
Dobbiamo portare un vassoio a Franny disse mamma.
Salgo io pi tardi risposi, camminando all'indietro e
uscendo dalla porta.
 molto carino da parte tua, Penny. Credo che tu le piaccia.
Preparer per due: magari manger qualcosa, se le fai
compagnia.
Dopo che ebbi preparato la tavola, e dopo che gli altri
clienti si furono raccolti intorno al tavolo da picnic, mamma
mi pass un vassoio con due piatti: c'erano sandwich di pane
duro con insalata di pollo, insalata di patate e barbabietole
grattugiate. Morivo di fame, quindi non sarebbe stato uno
sforzo mangiare anche la sua porzione. Salii le scale fino alla
camera, quasi sperando di aprire la porta e trovarla raggomitolata
sul divano sotto il davanzale. Ma la stanza era vuota,
il copriletto bianco infilato bene sotto il materasso, gli angoli tesi come solo Gretta sapeva fare. La luce del sole filtrava
attraverso le tendine ingiallite. Posai il vassoio sul comodino
e mi sedetti su una poltrona. Mangiai il mio sandwich distrattamente,
fissando il margine arricciato della carta da parati
a fiori nell'angolo. Adesso avevo davvero paura. Non sapevo
cosa sarebbe successo se Franny si fosse fatta male o non
fosse tornata indietro. Ero giovane abbastanza da preoccuparmi
soprattutto di non mettermi nei guai. Probabilmente
mamma avrebbe pensato che Franny era tornata nella sua
storia. Non credevo davvero che potesse cambiare qualcosa,
nel suo racconto, dal momento che era arrivata da noi
alla fine del libro. Ma ero profondamente turbata al pensiero
che la prima Eroina che mi aveva dato un po' di considerazione
potesse andare incontro a un destino tremendo. E
sarebbe stata colpa mia. Ripulii il piatto, lasciando solo le
barbabietole, e diedi un'occhiata alla stanza. In quel momento
il mio stato d'animo era piuttosto cupo. Sul soffitto c'erano
chiazze di umidit e il tappeto persiano era liso ai bordi.
Ogni cosa, alla Fattoria, sembrava vecchia e logora. Quanto
desideravo un tappeto peloso multicolore, un letto a baldacchino
delle tinte dell'arcobaleno, delle poltrone a fagiolo in
tessuto denim, i mobili che avevo visto a casa di Albie. Ero
giovane abbastanza da credere che quei dettagli esteriori
avrebbero dimostrato che la mia vita era del tutto normale.
Stavo prendendo il sandwich di Franny, quando qualcuno
buss alla porta.
Mi alzai di scatto dalla sedia. Franny?.
Mamma fece capolino nella stanza. Perch, non  qui?.
Scossi la testa e abbassai gli occhi sul pane che avevo in
mano. Dai bordi fuoriusciva la maionese.
Dov'? Se n' andata... andata!.
Penso di s mormorai.
Mamma entr in camera e venne a sedersi accanto a me;
mi mise un braccio intorno alle spalle e io cominciai a piangere.
Tenevi molto a lei.
Scrollai le spalle, tirando su col naso e asciugandomi le lacrime
con il dorso della mano. Avevo tanta voglia di raccontarle
la verit, di chiederle di organizzare una squadra di ricerca. Ma
avevo deliberatamente disobbedito all'ordine di non addentrarmi
nel bosco, e le sue braccia erano cos confortevoli. Mi
diede un bacio sulla testa. A volte mi ci affeziono anch'io.
Non  giusto. Nessun'altra persona, qui, parla con me.
Ti aveva proprio presa in simpatia e non faccio fatica a
capire perch. Sei una ragazza cos buona.
Scossi il capo. No. Non sopportavo di ricevere complimenti,
quando a Franny stava succedendo qualcosa di molto
brutto. E forse proprio in quel momento.
Torniamo di sotto mi disse. C' il gelato.
Un'altra scrollata di spalle. Mamma prese il vassoio dal
comodino. Sospir, mentre dava un'occhiata alla stanza.
Nell'aria si avvertiva ancora la presenza di Franny.
Mamma?.
Si volt. S?.
Perch il bosco  tanto pericoloso, di notte?.
Perch.... Torn a sedersi sul letto. Non si tratta del
bosco... degli alberi o delle piante.  che, qualche volta, ci si
annida della brutta gente. E non  una buona idea quella di
andarci da sole. Dovresti sempre essere accompagnata da
qualcuno, tutto qui.
Non mi aveva aiutata a capire granch.  mai capitato
che un'Eroina fuggisse?.
La maggior parte di loro lascia a malapena il letto. Mi
guard allarmata. Perch? Pensi che Franny sia scappata?.
No! L'ho lasciata qui, nella sua stanza.
Sarebbe del tutto impensabile... Franny che vaga per il
bosco.
Ti ho detto che l'ho lasciata qui! ribadii, secca.
Allora probabilmente  tornata alla sua storia. Mi diede
un colpetto al braccio. Non agitarti. So che pu essere difficile,
quando se ne vanno.
Avevo cominciato a notare quanti pochi amici avesse mia
madre. Non chiacchierava mai con nessuno, se non con i clienti,
con Gretta e con me. A volte temevo di finire come lei, isolata
e senza nessuno. Gi: chi avevo come amico? Soltanto Albie,
e ci frequentavamo unicamente d'estate, adesso che era alle
superiori. Non ero una delle ragazze fighe della squadra di
lacrosse. Il fatto di dover tenere segrete le Eroine mi impediva
di stringere amicizie pi profonde. Quasi tutte le ragazze
dell'Accademia erano interne, e quindi avevano le loro gerarchie
e i loro gruppi, mentre noi esterne eravamo le perle rare,
cos rare che non provavamo mai il desiderio di incontrarci
fuori da scuola. Sebbene Franny fosse pi grande di me, sentivo
che tra noi c'era un legame autentico. Non riuscivo a credere
di aver permesso che si smarrisse, lasciandomi di nuovo sola.
Franny era davvero eccezionale.
S, ma non so se sono riuscita a comunicare con lei. Di
solito ho la sensazione che le Eroine si sentano un pochino
meglio, prima della loro partenza.
In cuor mio speravo che con Franny avesse fallito; ma, per
sviare i sospetti, dissi: No, quando siamo andate a passeggiare
mi  sembrata pi rilassata. Forse era semplicemente
pronta per tornare alla sua storia.
Lo spero.
Nei giorni seguenti vagai per il bosco, ma una paura paralizzante
e irrazionale mi impediva di superare il punto in cui
avevo lasciato Franny, vicino ai binari della ferrovia. La notte
quasi non chiudevo occhio; ogni volta che udivo uno scricchiolio
sulle scale, speravo che fosse lei che tornava alla Fattoria.
Mi mancava cos tanto. Ma non ci rivedemmo mai pi.
Nessuna, tra le Eroine che vennero dopo, mi fece sentire
speciale. Probabilmente fu allora che cominciai a cambiare
atteggiamento nei loro confronti. Le attenzioni di Franny mi
avevano abituata troppo bene, o forse mi avevano semplicemente
svegliata. E, quando compii dodici e poi tredici anni,
smisi di tollerare il modo in cui le nostre ospiti monopolizzavano
mia madre, ignorandomi completamente.
...
.
...
CAPITOLO 10.
...
.
...
Keller il truffatore.
Mamma crolla per dei motivi pi o meno validi.
...
.
...
Quando il dottor Keller ebbe finito con me, port mia madre
nel suo ufficio per mettere in atto la sua aggressiva tecnica di
vendita. Lo appresi in seguito, parlando con lei e sentendo
altre storie simili da ragazze lievemente disturbate che erano
finite nell'Unit. Il suo trucco consisteva nel portare nel suo
ufficio la mamma in questione (preferibilmente una madre
single), lasciandola l in ansia per una decina di minuti.
Sollev una pila di numeri di Pediatrie Psychiatry da una
sedia e la invit ad accomodarsi. La stanza era piena zeppa
di mobili, con librerie stracariche di volumi, una pianta di
plastica coperta di polvere e una scultura di bronzo che ricordava
vagamente una vulva. Mucchi di riviste di psicologia
ancora avvolte nella plastica occupavano una vecchia chaise
longue di velluto, residuo di un passato pi freudiano. Sulla
parete, sotto i diplomi incorniciati, c'era un calendario con
la foto di una donna sorridente con una gigantesca pillola di
Valium.
Torno tra un attimo disse. Devo ricontrollare alcuni
moduli dell'assicurazione.
La sensazione di rilassatezza che aveva provato all'inizio si
stava dissipando pi in fretta della scia di colonia francese che
quell'uomo si era lasciato alle spalle. Un pendolo da tavolo
sulla grande scrivania di quercia ticchettava come un metronomo.
Era l'una e trenta del mattino, ma Keller era eccitato
come un gallo allo spuntar del sole. Lei, invece, era esausta e
si sentiva intimidita. Fissava i diplomi incorniciati: laurea a
Yale, master presso l'Universit di Chicago. I capelli ispidi e
quei baffi ridicoli le fecero venire in mente il genero della serie
Arcibaldo, ma i certificati in latino a caratteri d'oro dimostravano
che a sostenerlo c'era il peso dell'establishment. Le lauree
conseguite presso gli istituti dell'Ivy League le suscitavano
sempre un senso d'inferiorit, dal momento che aveva lasciato
il Vassar College per mettere al mondo la sottoscritta. Come
biasimarla se ogni tanto rimpiangeva di aver fatto quella scelta?
Immagino che quel vecchio sentimento di vergogna fosse
tornato a farsi sentire, rendendola pi vulnerabile all'attacco di
Keller.
Questi rientr tutto affaccendato e si sedette sulla grossa
sedia di pelle. Spost una pila di riviste sulla scrivania e le dispose
con cura. Perdoni l'attesa, Anne-Marie. E una notte
cos piena!.
Nessun problema, dottore. Mi sto solo....
...chiedendo che cos'ha sua figlia. Appoggi i gomiti sul
tavolo e le rivolse un sorriso affettato. Ora, non  mia intenzione
allarmarla, ma ritengo che abbiamo a che fare con un
episodio di schizofrenia.
Oh, no! Penny sar un po' fantasiosa, ma non  certo schizofrenica.
Sono d'accordo con lei,  raro nelle ragazze della sua et.
Si batt i denti con l'estremit della penna. Tuttavia ci sono
dei casi documentati, e ad alcuni ho assistito personalmente.
 raro, ma  meglio togliersi ogni dubbio. E l'incidenza  in
aumento. Alcuni studiosi ritengono che dipenda dall'uso di
droghe in giovane et. Penny non si droga, giusto?.
Mia figlia non  una tossica ribatt mamma, senza pensarci.
Come la maggior parte delle madri, era riluttante a vedere
la propria bambina etichettata, anche se ogni tanto aveva
sentito odore di erba sui miei vestiti. In effetti avevamo avuto
una straziante conversazione al riguardo, nell'ingresso di casa,
e le avevo giurato di smettere. Non avevo ancora l'abitudine
di fumare, allora; semplicemente, a volte mi stancavo di guardare
Albie che si faceva le canne da solo.
Dovremmo avere i risultati degli esami del sangue tra un
giorno o due. Tanto per essere sicuri. Guard mamma da
sopra gli occhiali. Ora, anche se l'iniziale agitazione di Penny
sembra essere rientrata, vorrei tenerla in osservazione.
Dovrebbe trascorrere la notte al pronto soccorso?.
No, la trasferiremmo nell'Unit.
L'Unit? E che cos'?.
 un luogo sicuro per adolescenti che condividono alcuni
dei problemi di Penny. Lo disse con una cantilena modulata,
chinando da una parte all'altra la testa coperta dalla folta
chioma. Penso sia importante, per lei, allontanarsi un po'
dalle persone che frequenta attualmente. Nell'Unit sarebbe
protetta. Nessuno proveniente dall'esterno potrebbe avvicinarla.
Non sappiamo se abbiamo a che fare con un adolescente
o con un adulto, ma sono convinto che Penny abbia
incontrato qualcuno, in quel bosco. Se cos non fosse, la sua
situazione potrebbe essere molto grave. Parliamo di un disturbo
schizoaffettivo.
Non credo che si sia inventata tutto fece mamma. In
qualche modo, Keller doveva aver fiutato che era preoccupata
all'idea che Conor potesse avvicinarmi ancora. Rinchiudendomi
l dentro, poteva star sicura che ci non sarebbe
accaduto e che io non sarei uscita per andare a cercarlo.
Allora nella sua vita c' qualcuno. O qualcosa che va ben
al di l della sua comprensione.
Forse. Se fosse riuscita a convincermi a non dire pi
nulla su Conor, ragion, probabilmente sarei stata dimessa
il giorno dopo. Se mi avessero tenuta in osservazione, per
quella notte non si sarebbe dovuta preoccupare per me.
Mamma guard le pieghe nelle tende e sussurr: Ho qualche dubbio.
Ovviamente dipende da lei. Ma le assicuro che, oggi,
abbiamo trattamenti molto efficaci. E la cosa principale  che
Penny sar al sicuro.
Fino a....
Fino a quando non sapremo con esattezza chi o che cosa
ha incontrato nel bosco.
Ma non posso semplicemente tenerla a casa con me?.
Certo. Assolutamente s. Per vorrei farle una domanda
disse, chinandosi verso di lei e dandole un colpetto sul braccio.
In tutta onest, pensa di poterle garantire lo stesso livello
di assistenza che le offriremmo qui?.
Suppongo di no.
E ha gi tante cose a cui pensare. Tocc tutti i suoi punti
deboli, con l'estremit della sua lancia patriarcale. Una donna
che tira su un'adolescente da sola.
Ce la caviamo bene.
Certo. Ma se Penny soffrisse realmente di allucinazioni,
sarebbe meglio per lei avere un episodio qui, dove sarebbe
assistita in modo meraviglioso. La prenda come una piacevole
pausa dalle pressioni della vita quotidiana. Molti dei
nostri pazienti escono con forza ed energia rinnovate.
Non vorr trattenerla per pi di una notte!.
Keller arricci la bocca e chiuse un occhio. Pi o meno
due, tre notti. A seconda di quello che serve. Dobbiamo
aspettare i risultati del test tossicologico. E, nel frattempo,
lei si riposerebbe.
Ma ha detto che un giorno o due sarebbero stati sufficienti.
Mamma stava facendo i suoi calcoli. In quel modo
avrebbe avuto il tempo di occuparsi di Deirdre e magari di
fare un tentativo per sbarazzarsi di Conor.
Giusto. E, se riusciamo a convincerla a parlare apertamente
dei suoi sentimenti, torner a casa in men che non si
dica.
Era proprio questo il problema. Se avessi cominciato a
dire ai dottori come stavano veramente le cose, mi avrebbero
rinchiusa per sempre. Mamma sapeva di dovermi convincere
a tacere su Conor. Forse non ero schizofrenica, ma
immaginava che fossi abbastanza arrabbiata da arrivare a
mettermi nei guai per vendicarmi di lei.
Abbiamo fantastici trattamenti per ogni genere di disturbo
che affligge i giovani d'oggi. Sono tenuti costantemente
sotto pressione da coetanei, scuola, genitori. Keller approfitt
del suo silenzio per sparare l'ultima cartuccia. E, se
decidesse di non lasciarla qui, temo....
Teme che cosa?.
Ecco, vede, se noi non la ricoveriamo ed  al pronto
soccorso... malgrado l'eccellente copertura, la sua assicurazione
potrebbe non pagare.
Ma  obbligata a farlo!.
Fece schioccare la lingua e agit la penna verso di lei, a
mo' di gentile rimprovero. Non necessariamente. Non se
la riporta a casa adesso. Vede, detesto farlo... Ma, se dovesse
decidere in tal senso, mi vedr costretto a scrivere CPM
sulla sua cartella. Sollev la biro e scrisse le tre lettere in aria.
CPM?.
Contro il parere medico. E a questo punto la sua routine
entr in funzione: il suo tono terribilmente onesto e apologetico.
L'ho gi visto succedere, Anne-Marie, a brava gente
come lei. E, Dio, detesto assistere a scene del genere, ma
qualcuno ha perso l'assicurazione per un CPM. Con ci non
intendo spaventarla, ma Penny potrebbe avere gravi problemi
a stipulare polizze per il resto della sua vita.
Ma  ridicolo! disse mamma.
Lo so, lo so. Ma, vede, se in seguito dovesse succederle
qualcosa - non solo nell'immediato, anche pi in l nel
tempo - e se dovesse avere un altro episodio e necessitasse
di ulteriori cure, l'assicurazione potrebbe usare il CPM come
scusa per cancellare la sua copertura. Potrebbero accusarla
di negligenza, asserendo che ha contribuito ad aggravare un
problema gi esistente andando contro le raccomandazioni
del medico.
Mamma raddrizz la schiena e batt le palpebre nel tentativo
di scacciare l'affaticamento mentale. In momenti come
questi, avrebbe voluto avere qualcuno con lei, un compagno,
un marito. Le avrebbe fatto comodo avere Gretta al suo fianco;
lei capiva sempre le situazioni. Era nonno Entwhistle a
pagare la nostra assicurazione medica e, se l'avessimo persa,
la nonna avrebbe sputato fuoco. Erano a Nizza con alcuni
amici per l'estate, quindi non c'era pericolo che scoprissero
subito che ero stata ricoverata. Ma, se mamma avesse perso
la copertura, avrebbe dovuto vendere la Fattoria e trovarsi
un impiego a tempo pieno. Non posso permetterlo.
Infatti, non pu. Un CPM potrebbe avere conseguenze
anche sulle future possibilit di Penny di trovare un lavoro.
Davvero?. Mamma vide allungarsi davanti a me una
vita piena di ostacoli. Non la drogherete, vero?.
Oh, dubito fortemente che sar necessario. Abbiamo
delle meravigliose sedute di gruppo, in cui le ragazze possono
aprirsi con una terapista altamente qualificata. Allarg le
mani e chin la testa come un nonno amorevole; quindi pass
alla tecnica di vendita meno aggressiva. Ricorda com'era
Penny da bambina? Cos gioiosa? Possiamo riportarla a quello stato di serenit! Sono sicuro che non  sempre stata cupa
e silenziosa, dico bene?.
In effetti,  sempre stata una ragazzina incantevole e simpatica.
E non rivuole indietro quella Penny?.
Quale genitore non desidererebbe che il proprio figlio
adolescente, sempre di malumore, tornasse alla dolce innocenza
della sua infanzia, quando ancora non rivolgeva spietatamente
il suo sguardo cinico e critico alla persona che l'aveva
messo al mondo?
S.
Allora non le resta che compilare e firmare alcuni moduli.
Saranno pronti domattina.
Fine della storia.
...
.
...
CAPITOLO 11.
...
.
...
Il risveglio.
Flash-forward: rivelazioni psichiche.
I suggerimenti di Florence.
Nuovi tradimenti da parte di mamma.
Vengo messa sotto custodia.
...
.
...
Mi trasferirono nell'Unit quella notte stessa. Il mattino dopo
mi svegliai al rumore degli anelli delle tende che venivano tirate,
permettendo ai raggi del sole di trafiggermi gli occhi.
Intontita, con la bocca asciutta, non avevo idea di dove mi
trovassi. Ero avvolta in quattro strati di lenzuola bianche e
verde pallido. Il mio letto era chiuso da una tenda bianca.
Come sempre mi toccai il seno per vedere se, durante la notte,
era cresciuto. Poi mi torn in mente tutto: in particolare il
tradimento di mamma. Feci un respiro e sentii un dolore
pungente alla gola; mi venne quasi da piangere. Mi sentivo
svuotata, come se uno spirito mi avesse posseduta e fosse
fuggito con la mia anima. Testa e collo mi dolevano per la
brusca cattura da parte di Conor, e il sedere e l'interno coscia
erano irritati per la cavalcata. La mia mente era inondata dalle
immagini delle facce del poliziotto, del dottore e delle infermiere
che la sera prima mi avevano guardata con compassione.
Tirai su le lenzuola morbide, sollevandole fino al mento,
rabbrividendo all'idea che avessero visto il mio corpo in quellostato sottosviluppato. Per quanto fossi affamata di attenzione,
non era certo questo che volevo.
Qualcuno scost la cortina appesa intorno al letto e si
affrett a fermare goffamente le leggere tende dorate davanti
alle finestre. Si gir, le mani sui fianchi: lessi il cartellino e
vidi che era un'aiuto-infermiera. Le rughe intorno alla bocca
e agli occhi davano l'impressione che passasse tutto il suo
tempo a fumare. Era smilza come una ragazzina di dodici
anni e, quando sorrise, vidi luccicare una capsula d'oro al
posto di uno dei canini. I capelli tinti, pi scuri alla radice,
erano tenuti indietro da una retina turchese.
Ti senti meglio?. Aveva una voce profonda, mascolina,
e l'accento del Sud.
Scrollai le spalle. Decisi di fingere di aver perso l'uso della
parola. Una volta, al campo-scuola di recitazione, ci avevano
chiesto di sostenere per dieci minuti una conversazione senza
parlare. Io ero arrivata a quaranta. Mi passai la lingua sulle
labbra asciutte e mi allungai a prendere un bicchiere d'acqua
sul comodino. Avevo la bocca completamente secca.
Immagino che tu abbia gi ricevuto la buona notizia,
tesoro disse. I risultati degli esami dicono che non sei stata
stuprata.
Strabuzzai gli occhi, incredula. Il solo pensiero di una violenza
da parte di Conor mi mand in bestia. Lui non era cos. Le
mie conoscenze al riguardo erano migliorate un pochino, da
quando avevo cercato la definizione di quel termine nel vocabolario
insieme a un'amica. Stuprare: prendere una donna con
la forza. Da allora avevo intuito che c'entrava il sesso. S, forse
ero stata presa con la forza, ma ero ancora vergine. E la cosa
che pi mi confondeva era la strana eccitazione che avevo
provato quando mi aveva rapita. Per quanto Conor mi facesse
paura, i momenti che avevo trascorso con lui nel bosco erano
stati paradisiaci, paragonati a quello che mi era capitato dopo.
Sul suo cavallo avevo provato attimi di autentica felicit. Mi
chiesi se fosse quella la felicit di cui Franny andava in cerca. Ma
no, lei sembrava puntare a qualcos'altro. Qualcosa che era
dentro di lei.
Non sembri sorpresa. Be', nemmeno io lo ero. Si avvicin
e sganci un ripiano da un lato del letto, abbassandolo
e mettendomelo davanti. Florence, diceva il cartellino. Aiuto-
infermiera. Sapeva di sigarette e di dopobagno Jean Nat
all'aroma di limone. Le unghie lunghe erano laccate con
smalto color mandarino. Gliel'ho detto, non sembravi una
di quelle ragazze che hanno incontrato l'uomo nero nel
bosco. E io ne ho viste un sacco. Sono terrorizzate.
Avrei voluto farle qualche domanda in proposito. Come
molte bambine, all'epoca, avevo ricevuto istruzioni precise:
non bisognava accettare caramelle da uno sconosciuto e dovevo
fare attenzione all'Uomo Nero. Il divieto di mamma riguardo
le uscite notturne nel bosco aveva lo stesso sapore di quegli
avvertimenti. Avvertimenti del tutto vaghi. Nessuno mi aveva
mai offerto dei lecca-lecca o delle barrette al cioccolato. L'idea
stessa che un adulto ti offrisse dei dolciumi quando non era
Halloween sembrava inverosimile. Non ti spiegavano mai che
cosa voleva in cambio questo strano personaggio. Io me lo
immaginavo con un cappello nero e un abito tetro, alla guida
di una berlina luccicante. Non avevo mai sentito la versione
Re-celtico-in-groppa-al-suo-destriero.
Florence mi prese un braccio con le dita fredde e coriacee,
e gir la mia mano verso l'alto per prendermi le pulsazioni.
Notai che stava studiando il mio palmo. Toss, coprendosi la
bocca con la mano libera e asciugandosela sulla gamba dei
pantaloni. Dopo aver fissato per un minuto il mio palmo e il
suo orologio di Topolino, mi lasci andare il polso e borbott:
Interessante. And alla porta e spinse dentro un carrello;
quindi prese un vassoio dal ripiano centrale. Hanno dovuto
comunque farti quegli esami. Tua madre  come tutte le mamme,
voleva solo essere sicura che nessun uomo fosse entrato
nella sua bambina.
Stava diventando sempre pi difficile, per me, mantenere
quel silenzio da mimo. Tanto per cominciare, non ero una
bambina. E, in secondo luogo, mia madre non aveva nulla in
comune con tutte le altre. Invece, lanciai un'occhiata torva a
Florence mentre mi metteva davanti il vassoio.
Il vecchio trattamento del silenzio, eh?. Fece schioccare
la lingua e sistem le cose sul vassoio: un piccolo cartone
di latte a forma di casetta, un bicchiere di plastica pieno di
succo di frutta e una ciotola di cornflakes. Se sei furba, capirai
che non ti conviene usare la stessa tattica con l'infermiera
Eleanor. Adora provocare le tipe taciturne. Poi le punzecchia
con un ago e le tiene tranquille. Il dotto Keller  diverso.
S'inventa una diagnosi, soprattutto se ti rifiuti di parlare
con lui. E in un attimo... form un cerchio con le mani e
se le pos sulla testa: Zack!.
Vogliono farmi l'elettroshock?.
Non ancora, ma potrebbe succedere. Se non te la giochi
bene.
Non capivo se mi stesse dicendo la verit. Apr il mio cartone
di latte e lo vers sui cornflakes quasi fossi una bambina di
due anni. I fiocchi color arancio scomparvero nel liquido bianco
e poi tornarono a galla, ciascuno raccogliendone una goccia.
Li guardai sprofondare lentamente, insieme al mio appetito.
Questo  come un recinto, capisci?. Form due anelli
con le mani, che si mise davanti agli occhi a mo' di binocolo.
Evidentemente riteneva che il mimo fosse necessario, che
le parole non fossero sufficienti a farmi recepire il messaggio.
Osservazione. Aspettano di vedere se fai qualcosa di
strambo.
Tipo pugnalare qualcuno con un cucchiaio di plastica?.
Intendi continuare con quella storia del re celtico?.
Lei non  nemmeno un'infermiera.
Florence  qui da pi tempo delle infermiere e dei dottori
messi insieme. Una volta dicevano che tutte le ragazze
erano isteriche. Adesso le chiamano schizofreniche. Ho visto
da che parte tira il vento. Keller viene qui due ore la settimana.
Eleanor  quella che prescrive le iniezioni. Lei  stata
volontaria durante la Seconda guerra mondiale. Lui  un tipo
moderno. Ai tempi di Eleanor, rinchiudevano i soldati che
uscivano di testa, e le infermiere sedevano dall'altra parte
delle sbarre e gettavano loro del cibo ogni tanto. Keller, invece,
si assicura che voi ragazze rimaniate qui finch l'assicurazione
paga.
Non ero sicura della copertura della mia polizza, quindi
riuscii soltanto a dire: Non sono pazza.
Lo so. Ci scommetto un milione di dollari. E lo sa anche
il dottor Keller, soprattutto se tua madre ha un'assicurazione
costosa. Ma devi stare al gioco. Non farti prendere dalla
collera. Eleanor non crede nella terapia della parola o roba
simile. Pensa semplicemente che siate delle ragazzine viziate.
Un bel calcio nel sedere  la sua....
Florence!. Un'infermiera era in piedi sulla soglia e batteva
con una penna sul quadrante dell'orologio. Era arrivata di
soppiatto, camminando sulle sue scarpe con le suole spesse.
Era robusta, con i seni tondi e i bicipiti grassottelli. I riccioli
sale e pepe, cortissimi, erano fermati sotto un berretto bianco
da cadetto. Sul risvolto del camice portava una spilla d'argento
con le iniziali U.S., mentre sul cartellino si leggeva
Eleanor. Immediatamente, mi sentii disgustata dal suo tono
autoritario; pi che di un soldato atletico, per, aveva la figura
di un vecchio poliziotto grasso. Le altre ragazze aspettano.
Attravers la stanza in fretta e furia e sistem le tende
perch cadessero a piombo formando delle pieghe regolari.
Vedi, Penny, nell'esercito anche le tende avevano delle regole!.
Rise come se avesse fatto una battuta divertentissima, ma
la sua allegria era palesemente finta. Subito mi chiesi perch
stesse tentando di adularmi.
Florence corse al suo carrello e usc dalla stanza camminando
all'indietro. Mi strizz l'occhio, facendo sparire la pupilla
tra la pelle rugosa. D'un tratto, paragonata a questo posto,
la fuga da Conor sembrava una passeggiata. Florence aveva
ragione. Dovevo dire agli adulti quello che volevano sentire. Da
quando avevo lasciato Conor nel bosco, non mi era successo
niente di buono. Ero stata una sciocca a ribellarmi in quel
modo. Se non aprivo gli occhi, rischiavo di non rivederlo mai
pi e di rimanere l dentro per un bel po' di tempo.
Florence  una ex paziente? chiesi.
Eleanor rise, presa alla sprovvista. Ti senti meglio, decisamente.
Molto meglio!. Mi allungai a prendere il mio bicchiere
di succo. Probabilmente, da quelle parti, un buon appetito era
indice di una mente sana. Il succo era uno di quelli in polvere,
zuccherini e del tutto privi di polpa. Lo mandai gi. Mia
madre  qui?.
In questo momento sta parlando con il dottor Keller.
Di che cosa?.
Eleanor mi mise intorno al braccio la fascia per misurare
la pressione e inizi a gonfiarla con la pompetta di gomma.
La fascia si tese, tirandomi i peli. Di che cosa?.
Lei guard il manometro. La pressione  normale.
Mi conficcai le unghie nell'avambraccio, per zittirmi. Se
continuavo a fare la stessa domanda, mi avrebbero dato
dell'isterica. Aveva sentito. Potevo aspettare. Mi tolse la fascia
e se la infil in tasca. Quando si chin su di me per poggiarmi
il cerchietto dello stetoscopio sul petto, mi arriv una
zaffata del suo alito al caff, mentre i suoi seni morbidi mi
toccavano il braccio. I pori sul naso sembravano un milione
di punture rosse. I riccioli, sotto il berretto, erano tenuti
fermi da alcune mollettine bianche. La sua vicinanza mi indusse
a ritrarmi, premendomi contro il cuscino.
Eleanor diede un'occhiata all'orologio e se lo port accanto
all'orecchio. Alla fine, dopo aver colto il mio silenzio, disse:
Stanno dando un'occhiata alle carte. Ah, eccola qui, finalmente!.
Dal suo tono, sembrava quasi che mamma fosse in
ritardo a un appuntamento.
Entr nella stanza e mi lanci un'occhiata disperata. Mi
vergognai e provai compassione per lei: una sensazione curiosa,
considerato che la ritenevo responsabile della mia situazione.
Dalle occhiaie, capii che non era riuscita a dormire.
La lunga treccia le cadeva su una spalla; indossava una gonna
lunga e una maglietta da uomo, larga sui fianchi. Mamma non
si preoccupava mai di mettersi un po' di rossetto. Il viso
abbronzato e cosparso di lentiggini era affaticato. Si era
messa il ciondolo in cuoio con il simbolo della pace, che nel
1974 sembrava ormai fuori moda, sebbene in Vietnam infuriasse
ancora la guerra. Lo portava sempre in ambienti diversissimi
tra loro: alle marce di protesta di Chicago, quando
c'era la polizia e durante le visite della nonna. Sperimentai
quella serie di emozioni contraddittorie tipica delle figlie
tredicenni di madri strambe: vergogna, tristezza, amore,
rabbia, odio.
Potrei rimanere sola con mia figlia, per favore?.
S, signora rispose Eleanor, sarcastica, come un ufficiale
d'alto rango che si rivolge a un subordinato. Sollev il mento
e scivol fuori dalla stanza, come una grande nave dalle vele
bianche.
Mamma mi mise una mano sulla fronte. Chiusi gli occhi,
evitando di incrociare i suoi.
Hai dormito bene?.
Credo che mi abbiano drogata.
Che sciocchezza! Il dottor Keller mi ha detto che lo
fanno solo in casi estremi. Grazie a Dio i test erano negativi!.
Te l'avevo detto! Perch non mi credi?.
Penny, non abbiamo molto tempo. Tra poco il medico
sar qui.
Farai meglio a controllare il corridoio sussurrai. Quella
l, Eleanor,  una ficcanaso.
And alla porta e diede un'occhiata fuori. Poi se la chiuse
dietro le spalle. Allora, vuoi dirmi cos' questa storia del
re celtico?.
Chiedilo a Deirdre. E il suo sposo.
Non posso. Se le dicessi qualcosa, lei capirebbe di essere
una Eroina.
Oh, quindi adesso ammetti che Deirdre  reale!.
Ignor la mia provocazione. Non va affatto bene. Un Eroe
che viene a cercare un'Eroina!  il peggiore degli scenari
possibili!.
Quando posso tornare a casa? Dovevo incontrarlo oggi.
Non lo rivedrai pi.
Ha bisogno del mio aiuto per catturare Deirdre!.
Ti proibisco nel modo pi assoluto di avvicinarlo. E di
tradire Deirdre, soprattutto!.
T'importa pi di lei che di me.
Che idiozia.
Che cosa intendi fare? Chiudermi nella mia stanza per il
resto della mia vita?.
Mamma deglut e si lisci la gonna con le mani. Sollev il
mento e annu. Continu ad annuire, come se quel movimento
ripetitivo affermasse quello che avrebbe detto dopo.
Rimarrai qui un paio di giorni.
In manicomio? Non puoi costringermi!.
Correresti troppi pericoli a casa, con quell'uomo che
vaga l intorno.
Mandami da qualche altra parte. Dai nonni.
Sono in Francia.
Ma non sono pazza! strillai, come una pazza.
Dimmi una cosa, Penny: troveranno tracce di marijuana
nel tuo sangue?.
Non lo so.
Mi hai detto che avevi smesso con l'erba, che era successo
solo quella volta!.
Qualche tiro con Albie non mi uccider.
E con questo  fatta!. Lanci in aria le braccia e in quel
momento mi fece pensare alla nonna. Se sei qui, la colpa 
soltanto tua, non devi prendertela con me.
Potevo prendermi a calci, per essermi sballata insieme ad
Albie il giorno prima. Tanto per sfuggire alla noia.
Parlare con qualcuno ti far bene. Tutti ne traggono
vantaggio. Il dottor Keller ha detto che hanno dei gruppi
straordinari, qui.
Sicuro. Vuoi che gli dica che Madame Bovary ha vissuto
con noi per un periodo? O che gli racconti dello schiaffo che
mi hai dato?.
Non.... Si premette i polsi contro la testa. Hai bisogno
di un luogo in cui rifugiarti, Penny. Almeno finch non avr
capito come comportarmi con Deirdre.
Lei non la puoi affidare a nessuno, vero?.
Non ti sto affidando. Ho verificato ogni cosa. Lanci
un'occhiata alla porta e si chin su di me. Se ti faccio ricoverare,
posso comunque tirarti fuori di qui in qualsiasi
momento. Il dottore continua a ripetermi che, se ti porto via
ignorando il parere del medico, perderemo l'assicurazione.
Assicurazione: per me non significava granch. Cominciai
a piangere. Lacrime calde e furiose. Gli allenamenti di
lacrosse iniziano fra due settimane! Perch mi hai portata
qui?. Sentii scorrere una goccia di sudore sotto l'ascella. Non
riuscivo a credere a quello che mi stava succedendo. Ero una
di quelle ragazze che venivano sbattute in manicomio. No,
non si addiceva affatto alla visione che avevo di me stessa.
Tremavo in preda allo shock, le spalle sollevate fino alle orecchie.
Poco dopo, i singhiozzi diminuirono.
Shhh. Mamma si era alzata in piedi e mi guardava piangere.
Probabilmente temeva di disturbare il mio dolore o di
dire la cosa sbagliata. Mi lasciai andare a un sospiro lamentoso,
senza finte lacrime, e pochi istanti dopo mi pos una
mano sulla guancia. Ho trovato la storia di Deirdre. Sono
andata in biblioteca stamattina presto.  una vecchia leggenda
irlandese. Risale all'epoca precristiana.
Ero lieta di sentire che Conor non veniva da un romanzo
scadente. La sua era una storia molto antica, forse una delle
pi antiche! E che fine faceva lei?.
Il dottore arriver da un momento all'altro.
Andiamo. Dimmi di Conor.  un buono o un cattivo?.
Molto cattivo.
Non volevo crederci, ma non mi era difficile farlo. Le
calde sensazioni della notte precedente tornarono a inondare
il mio corpo. Volevo che venisse a prendermi in sella al
suo cavallo per portarmi via dall'ospedale, magari trasportandomi
addirittura in un'epoca antica. Che cosa gli sarebbe
successo, se non fossi tornata da lui?
La polizia lo cerca ancora?.
Mamma scosse il capo. Sono andati a parlare con il tuo
ragazzo, Albie. Era l'unica pista possibile.
Sai bene che non  il mio ragazzo. Albie e io avevamo
un rapporto cos strano. Se ci incontravamo fuori dalla prateria,
ad esempio in biblioteca o nella piazza della citt, ci ignoravamo
completamente. Sua madre avr un attacco di bile
e poi racconter di me a tutti. Diventer lo zimbello del vicinato!.
Andr a parlarle questo pomeriggio.
Dev'essere bello commentai, incrociando le braccia sul
petto. Puoi andare a far visita ai vicini, mentre io me ne sto
chiusa qui dentro.
Come se parlare con quella donna fosse facile!.
La madre di Albie era una signora mondana, pi simile a
mia nonna che a mia madre. In ogni caso, mi resi conto che
avevo permesso a mamma di cambiare discorso. Cosa succede
a Deirdre?.
Lei....
La porta si apr lentamente, cigolando, e il dottor Keller
infil dentro la testa. Posso entrare?.
Dottore fece mamma, evidentemente sollevata al pensiero
che qualcuno si mettesse fra me e lei. Stavo diventando piuttosto
brava a mettere a disagio gli adulti.  stata una lunga
notte per lei.
Sono riuscito a riposare un po'. Si avvicin al mio letto.
Aveva un'aria paurosamente tranquilla, indifferente, e stampato
sul viso aveva un sorriso che potrei descrivere solo come
untuoso. Mi diedi un colpetto al polpaccio e lanciai un'occhiata
sprezzante alle sue nocche pelose.
Tua madre ti ha spiegato la situazione?.
Si riferisce al fatto che sono bloccata qui?.
Vogliamo semplicemente aspettare i risultati dei test e inserirti
in un gruppo. Ti sentirai meglio in men che non si dica.
La scuola comincia fra tre settimane e mezzo piagnucolai.
Non che fossi una studentessa modello. E poi, mi ero
sempre sentita fuori luogo in quel lussuoso collegio femminile.
Pure, non volevo perdere un anno.
Di questo ci preoccuperemo pi avanti disse mia madre.
Come puoi farmi questo? sibilai.
Il dottore mi guard da sopra gli occhiali con le lenti appannate,
con i suoi occhi azzurri venati di rosso. In mezzo alle
sopracciglia scure si notava qualche pelo grigio. Penny, tua
madre pensa che sia meglio che tu ti prenda una piccola pausa.
Per permettere a quelle ferite di guarire.
Ma sono caduta da un recinto!.
Lui diede un'occhiata alla cartella, evitando il mio sguardo.
Adesso  un recinto. Gli tremavano leggermente le
dita, mentre guardava il foglio. Dobbiamo capire che cos'
successo in quel bosco e che cosa ti ha provocato quei graffi
e quei lividi.
 esploso un petardo e il cavallo di Conor  partito al galoppo.
Gi, il destriero del re.
Ridacchi, e la cosa mi fece infuriare. Stava cercando di
trasformare la notte pi eccitante della mia vita in una burla,
o, peggio, di farmi sembrare una povera pazza. La mia determinazione
a mantenermi fredda e dire quello che si aspettavano
svan con l'insorgere della mia rabbia. Esatto, il re!
Lo chieda a lei! gridai. Mamma corse verso di me e cerc
di mettermi una mano sulla bocca. Le chieda di Deirdre e di
tutte le Eroine!.
Ero nauseata da entrambi: Keller non mi prendeva sul
serio e lei stava tentando per l'ennesima volta di zittirmi.
Tentai di alzarmi dal letto, ma il ginocchio urt il vassoio
facendolo cadere a terra. Lo schianto del metallo sul pavimento
fece fare un salto al dottore, quasi si fosse beccato una
pallottola. Andai verso di lui. Madame Bovary! Ofelia!. In
quel momento mi sentii veramente una psicotica.
Ha un altro episodio! esclam Keller.
Non era molto pi alto di me, cos corsi verso di lui e lo
afferrai per le spalle minute. Sgran gli occhi, mentre la
cartella finiva sul pavimento. Mamma si affrett a tirarmi
via e cademmo entrambe all'indietro, sulla tenda che circondava
il letto. Keller corse alla porta, la apr con una spinta e
url nel corridoio: Signor Gonzo! Qui, nella stanza sedici!
Signor Gonzo!.
Pochi secondi dopo, due omoni in jeans e maglietta irruppero
nella stanza e mi inchiodarono al letto prima ancora che
avessi il tempo di urlare che non ero pazza. Sembravano una
coppia di B-52: strumenti di precisione ad alta velocit che
puntano contro l'obiettivo. Mi legarono polsi e caviglie con
delle cinghie di cuoio, e uno dei due mi sollev la camicia da
notte per piantarmi un ago nel sedere.
Mi dispiace terribilmente si scus mamma. Non so che
cosa le sia preso!.
Keller si strofin una spalla e scosse il capo. Temo abbia
avuto un altro episodio, signorina Entwhistle.
Eleanor entr marciando e raccolse la cartella dal pavimento.
Indic a mamma il punto del modulo in cui doveva firmare.
Lottai contro quelle costrizioni e le gridai: Ti odio!.
Le lacrime le scesero lungo il viso quando socchiuse gli occhi
e appose la sua firma sul foglio, affidandomi a quella gente.
E la mia infanzia se ne and, insieme alle volute della sua grafia
in corsivo.
...
.
...
PARTE SECONDA.
...
.
...
NELL'UNIT.
...
.
...
CAPITOLO 12.
...
.
...
L'incontro con le ragazze.
Kristina mi trova piatta.
La vita con i farmaci.
I piaceri della telepatia.
Jackie salta-nel-lago.
...
.
...
Mentre dormivo, mi trasferirono in un'ala di un altro edificio.
Mi svegliai in un letto d'acciaio, dietro una tenda bianca, con
caviglie e polsi liberi. Spinsi indietro la tenda e mi ritrovai a
guardare il muro pieno di finestre di un piano pi alto. Attraverso
i vetri vedevo un prato verde e scintillante e le cime degli
alberi. Pensai alla mia notte nel bosco, all'eccitante cavalcata
con Conor. Provai una tristezza immensa al pensiero che, forse,
non avrei pi camminato nella prateria, non avrei pi aspettato
Horace allo stagno e non avrei pi rivisto Conor. Mi era
successo qualcosa di terribile, eppure a malapena me ne rendevo
conto, per via dei narcotici. Non riuscivo a percepirlo.
Lentamente mi tirai su a sedere, con la testa che mi girava,
e spinsi indietro la tenda. Il letto accanto al mio era vuoto.
Il pavimento era di linoleum grigio, le pareti di mattoni verde
menta, come quelle della palestra dell'Accademia. Sbattei le
palpebre, per essere sicura di non vederci doppio. La vista di
tre porte con pomelli di metallo mi tranquillizz. Quello al
centro gir e Florence entr svelta, seguita dalla solita scia di
Jean Nat e sigarette.
E brava la mia Penny. Coraggio. Prima le medicine e poi
un po' di attivit.
Gettai i piedi sul pavimento freddo e lei mi pass un bicchiere
di carta e una pillolina rotonda con una V incisa al
centro. Me la misi in bocca e la mandai gi con l'acqua. Mi
alzai. Non sentivo niente e permisi a Florence di accompagnarmi
fino in fondo a un lungo corridoio. Mi teneva il gomito,
mentre blaterava di una specie di sistema a gettoni. Passammo
davanti a una bacheca chiusa da un vetro e mi indic dei
coni di cartone marrone che riportavano i nomi di alcune
ragazze. Sopra ciascuno erano impilate delle palline, che
rappresentavano il gelato.
Suppongo che adesso ti procureremo un cono mi disse.
 la nuova brillante idea di Peggy. Non so se sia efficace.
Penso che voglia impedire che i dottori siano gli unici a
concedervi dei privilegi. Ha senso, in effetti: loro non ci sono
quasi mai. Ecco come funziona: se ti guadagni un numero
sufficiente di palline, puoi ottenere gite di un giorno, telefonate
e roba simile.
E come me le guadagno?.
Comportandoti bene. In fondo al corridoio c' un elenco
delle regole. Svoltammo l'angolo ed entrammo in una grande
stanza, molto luminosa. Questa  la sala diurna.  giunto
il momento di presentarti le altre ragazze.
Nel salone cerano sedie, divani e una fila di finestre. Il pavimento
era nudo e c'era una tv accesa. Le altre ragazze indossavano
abiti comuni, a parte una che aveva due vestaglie insieme,
una allacciata sul davanti, l'altra sulla schiena. L'aria condizionata
mi fece rizzare i peli delle braccia e rimasi sorpresa
quando mi accorsi di avere un paio di jeans corti e una canottiera
a righe. Mamma doveva avermi preparato una borsa.
Ero ancora troppo incline ad abbandonarmi alle fantasie, per
credere che tutta quella situazione fosse reale. Non era reale
la ragazza con i capelli a ciocche che batteva sulla finestra con
la mano aperta. E nemmeno quella che portava due vestaglie,
con la faccia gonfia e una coda di cavallo spettinata, che fissava
una scacchiera con i pezzi gi sistemati e chiacchierava a
bassa voce con la sedia di metallo vuota che aveva di fronte.
Era una specie di t del Cappellaio Matto a cui erano state invitate
ragazze disadattate. Altre due avevano quello che, in seguito,
soprannominai sorriso della Gioconda sotto l'effetto di
Torazina. Per cancellare quella scena cos lugubre, tentai di
concentrarmi su Conor e di rivivere ogni istante del nostro
incontro. Non volevo dimenticare la sensazione delle sue braccia,
il destriero al galoppo, il profumo del bosco di notte. Chiusi
gli occhi e cercai di tenere i piedi ben piantati per terra.
Penny. Florence mi scroll il braccio. Questa  la tua
compagna di stanza, Kristina.
Era distesa sul divano, con i piedi appoggiati sul bracciolo.Stava guardando la serie L'isola di Gilligan. Portava dei
calzettoni a coste, ripiegati appena sotto le ginocchia coperte
di croste, e da entrambi sbucavano gli indici, con lo smalto
rosso rovinato. La testa posava su un cuscino e una lunga
treccia nera le scendeva su una spalla, arrivando quasi a
toccare il pavimento. Attraverso l'apertura della camicia
bianca, intravidi l'incavo dei seni.
Florence afferr la sedia di metallo di fronte alla ragazza
con gli scacchi e me la pass. L'altra continu a borbottare
con la sua avversaria invisibile. Mi accomodai sulla sedia
fredda, le mani sotto le cosce, e rivolsi lo sguardo allo schermo.
Lo skipper picchiava Gilligan con il berretto piegato.
Mi sforzai di trovare una somiglianza tra Conor e lo skipper,
ma quest'ultimo era troppo grasso, troppo impaziente per
avere qualcosa in comune con il mio re. Avevo raggiunto
quello stato di infatuazione in cui paragonavo ogni essere
umano di sesso maschile a lui. Avrebbe polverizzato in un
colpo solo Gilligan, lo skipper e il dottor Keller.
Cosa fa tuo padre?. Kristina prese la treccia e se la mise
sotto il naso, annusandola. Con quel vocione profondo, quasi
mascolino, e i suoi occhi verdi enormi e sporgenti, mi fece subito
pensare a un rospo. Un rospo dallo sguardo intelligente.
 morto.
Sei ricca? mi chiese.
No.
Pensavo che tutte le ragazze chiuse qui dentro lo fossero.
Mi fiss, sempre tenendo la treccia sotto il naso; il codino finale
le pendeva da un lato della bocca, come un paio di baffi
storti alla Fu Manchu. Aveva un bel naso arcuato e un bocciolo di rosa al posto delle labbra. Se non fosse stato per quegli
occhi da rospo, sarebbe stata stupenda. Mia nonna mette la
spesa nei sacchetti, da Henry's. Tanto perch tu lo sappia.
Henry's Market era una lussuosa drogheria nella piazza di
Prairie Bluff. Il genere di posto in cui la gente comprava il caviale
e se lo faceva mettere sul conto. Henry's accettava assegni
anche per un dollaro e ventinove centesimi, e i clienti erano
soprattutto personale di servizio, governanti o tate. Io e mamma
ci andavamo solo quando veniva a trovarci nonna Entwhistle.
Dove altro avresti potuto trovare allora fichi e formaggio di
capra stagionato sotto la cenere?
Perch mi stai fissando le tette? chiese.
Non  vero risposi, mentendo. Le mie inibizioni andavano
via via diminuendo, mentre il sangue diffondeva i farmaci
in tutto il corpo. Spostai lo sguardo sullo schermo della tv
e guardai Ginger Grant che camminava disinvolta sulla sabbia
e sbatteva la porta della sua capanna.
Kristina si tir su, sostenendosi con il gomito. Mi squadr
dall'alto in basso, poi sorrise. Posso farti un'osservazione?
Ma tu sei proprio piatta.
Non l'avevo notato.
Vorrei avere la tua fortuna. Diede un colpetto ai lati del
seno con la parte posteriore delle dita. Non ho intenzione
di avere figli, quindi a che servono le ghiandole mammarie?
La maggior parte dei mammiferi le sviluppano quando allattano.
Solo nell'essere umano sono sempre presenti.
Lo so. L'abbiamo imparato in prima media.
Io ho avuto il ciclo a dieci anni.
D'istinto aveva puntato sulle mie insicurezze. In effetti
trasudavo insicurezza e quel suo naso aquilino era ipersensibile.
Ma, grazie alla corrente del Golfo Valium, non me ne
importava nulla. Discutere del mio corpo mentre io ne stavo
fuori era una cosa superba. Sublime. Potevo dire qualunque
cosa e non sentire nulla. Io sono una bastarda. Una figlia
illegittima.
E chi non lo ?. Kristina butt i piedi sul pavimento e
mi fece segno di avvicinarmi. Mia madre insegna letteratura
classica. Ha detto che sono stata concepita durante un'avventura
di una notte con un poeta. Chi era tuo padre?.
Un giocatore di football.
National Football League?.
Nah. Lincoln Park High School.
Mio padre  svanito nel nulla. Si sono mollati quando
avevo due anni. Il tuo dov'?.
 morto.
Oh, scusa. L'avevi gi detto. Kristina abbass gli occhi
sulle mani, che guardai anch'io. C'era qualcosa di sinistro e
di sano in lei. Non riuscivo a capire che cosa fosse, ma era
bellissimo conoscere finalmente qualcuno che, come me, non
aveva un padre. Sai perch sono qui?.
Scossi il capo.
Ho fatto sesso con il mio professore di teatro. Interpretavo
Ofelia. Si tolse l'elastico dalla treccia e cominci a districarsi
i capelli. Incantata, guardavo le sue dita muoversi. E
quella tipa che si toglie la vita quando....
...Amleto le uccide il padre. Conoscevo Ofelia pi di
quanto lei potesse immaginare. Era stata alla Fattoria dopo che
era rimasta orfana e, be', non eravamo riuscite a fare molto
per risollevarle il morale. Il suo pallore e quegli occhi cerchiati
di rosso mi spaventavano.
Il signor Dobson non  poi molto pi vecchio di me
disse. La gente non capisce come funziona l'amore.
Anche Amleto aveva una quindicina d'anni pi di Ofelia.
Esatto!. I capelli sciolti le cadevano sopra le spalle in una
cascata di onde. Aggrott la fronte e sollev il mento. Sei
piuttosto sveglia per essere una ragazzina delle medie.
Abbassai lo sguardo sulle mie mani per nascondere il
piacere che mi fece il suo complimento.
Lei cominci a intrecciarsi i capelli, mentre faceva schioccare
la gomma. Secondo loro non riesco a controllare la
rabbia. Quando hanno arrestato il signor Dobson, ho mandato
in frantumi tutte le finestre della nostra casa.
Ti sei tagliata?.
Ho usato il manico di una scopa. Non  una dimostrazione
della mia buona salute mentale?.
Io ho aggredito il dottor Keller.
Buon per te. Ha rifilato anche a tua madre la filastrocca
del CPM? E il suo trucchetto migliore per attirare ragazze
con una valida polizza assicurativa. Alle mamme dice che,
se ce ne andiamo, non avremo pi copertura per il resto della
nostra vita. E una miniera d'oro per l'ospedale.
Non avevo capito bene quando mamma mi aveva parlato
delle decisioni prese contro il parere medico, ed ero troppo
furiosa per credere alle sue parole. Ero convinta che mi
avesse fatta ricoverare per impedirmi di aiutare Conor. Ma,
se ci credeva Kristina, forse era vero. Dici sul serio?.
S. Spaventano i genitori per indurli a lasciare qui i figli.
A quanto pare, il talento di Keller funziona particolarmente
con le madri single, perch questo posto pullula di figlie illegittime.
Eleanor dice che  per questo che mi sono messa nei
casini, perch sono una bastarda e sto cercando di attirare su
di me l'attenzione.
L'elefantessa Eleanor  piena di merda! esclamai.
Kristina si ferm e alz gli occhi al soffitto, chiudendone
uno. Aspetta. Questa  una... come si chiama.... Si batt la
tempia con il polso. Dannati farmaci! L'ho imparato al corso
d'inglese.
Metafora dissi, stupita di aver pescato quella parola
dal mio cervello drogato. Poi scoppiammo entrambe a ridere.
Risi e risi, finch gli acidi dello stomaco non mi salirono
in gola. Mi accasciai in avanti, perch pensavo che avrei
vomitato. Le finestre polverose, la ragazza alla scacchiera, lo
schermo della tv con la faccia del signor Howell: la stanza
girava, e poi cominci ad avvolgersi intorno al mio viso.
Deglutii, ricacciando gi quel bruciore.
Prima esperienza con i farmaci? mi chiese, dandomi
qualche pacca sulla schiena. Perch diavolo ci danno delle
medicine che ci fanno venire la nausea quando ridiamo?
Vogliono a tutti i costi farci sentire depresse, cazzo.
Strizzai gli occhi, ma quando li riaprii la stanza era di nuovo
dritta. Kristina aveva assunto una perfetta posizione del fiore
di loto, le mani appoggiate sulle ginocchia, i palmi rivolti verso
l'alto. Le lunghe onde dei suoi capelli sembravano vibrare
come serpenti lucidi. Con quella chioma sciolta, si era trasformata
in una Madonna rinascimentale. Il signor Dobson verr
a salvarmi.
Voltai la testa con cautela, per evitare mancamenti. Il sole
del tardo pomeriggio filtrava attraverso le tende, disegnando
delle strisce sul pavimento. Quando? sussurrai.
Riesco a sentirlo. Sollev le palpebre e mi fiss con i
suoi occhi verdi, ora pi scuri. Poi li richiuse, beata. Gli invio
dei messaggi telepatici.
E come?.
Devi solo concentrarti. Sdraiati all'altra estremit del
divano. Ecco. Adesso pensa intensamente alla persona che
vuoi contattare e inviale i tuoi messaggi. Cose come: Pensami
in questo istante o Vieni qui a mezzanotte.
Posai la testa sul bracciolo e chiusi gli occhi. Le mie gambe
toccavano le sue. La sentii prendere dei respiri profondi,
cos feci lo stesso, tenendo le mani sullo stomaco. Conor, vieni
a salvarmi. Vieni a salvarmi. Salta in groppa al tuo cavallo e
salvami. Sono qui. Proprio qui. Ripetei quelle frasi fino a prendere
sonno. Poi sentii Kristina che mi scuoteva per un braccio.
La minestra  quasi pronta.
Presi posto con lei nella sala da pranzo, una stanza stretta
con due tavoli lunghi e sedie in legno di quercia. A entrambe
le estremit c'erano delle porte finestre. Eleanor e altre
due infermiere sedevano a un tavolino e si rimpinzavano di
cibo. Eleanor era l'unica a indossare la divisa; le altre erano
vestite normalmente. Due inservienti, uno bianco e uno di
colore, stavano in piedi accanto alle porte della cucina, le
braccia dietro la schiena per mettere in mostra i bicipiti. Si
scambiavano commenti furtivi. Sapevo che si prendevano
gioco di noi. Intorno al collo portavano dei cordoncini a cui
erano appese delle chiavi. Le chiavi del paradiso, la fuga.
Avvertii chiaramente l'impulso di provare a strappargliele,
ma era pura fantasia. Anzich da muscoli, le mie ossa sembravano
avvolte da cotone.
Due donne con un grembiule di plastica portarono fuori
delle ciotole di fagiolini, un vassoio di costolette di maiale e
della salsa di mele in scatola. Per mangiare avevamo solo
forchette e cucchiai, niente coltelli. Nel tentativo di tagliare
la carne, ruppi la mia forchetta di plastica. Kristina fu pi
furba: afferr la carne fredda per l'osso e vi diede un morso.
In una mano teneva il bicchiere di latte, nell'altra la costoletta,
e li portava a turno alla bocca: un morso di carne, un
sorso di latte. Smetteva di parlare solo quando deglutiva.
Non faceva che raccontare del signor Dobson di qui e il
signor Dobson di l. Sembrava aver cambiato umore. Quando
eravamo da sole, era estremamente composta; una volta
in mezzo alle altre, per, andava su di giri e assumeva un
atteggiamento da leader. Si era nuovamente raccolta i capelli
in uno stretto chignon e ci parlava quasi fosse una rigida
maestrina o un'insegnante di letteratura classica. Una volta
uscito di prigione, diceva, il signor Dobson sarebbe venuto
a salvarla. Mentre consumavo quel pasto insipido, cominciavo
a sentirmi un po' meno assonnata. Durante il monologo
di Kristina, per, mi distrassi. Non riuscivo a smettere di
pensare a quanto fossi arrabbiata con mia madre; eppure,
mi chiedevo se la mia compagna non avesse ragione. Chiss,
forse Keller aveva davvero ingannato mamma, costringendola
a farmi ricoverare. Non volevo pensarci. Mi faceva sentire
davvero impotente. Cos, invece, mi concentrai su Conor,
su come mi aveva inseguita nel bosco, sulle sensazioni che
avevo provato quando mi aveva fatta salire sul suo cavallo.
Quei ricordi potevano essere tutto ci che mi rimaneva di lui,
quindi mi sentivo costretta a rivivere ogni dettaglio, a imprimerlo
nella mente.
Dobson non  ancora venuto, vero?. Una ragazza alta e
magrissima, con il viso gonfio e la testa rasata, sollev la forchetta
e la punt contro Kristina. Sembrava uno struzzo malato,
con quello scalpo ispido e gli occhi iniettati di sangue. Era quella
che indossava due vestaglie. Che cosa sta aspettando?.
Sei gelosa, Jackie? fece Kristina, sollevando un sopracciglio.
Ehi tu, ragazza nuova!.
Ha un nome.
Abbassai lo sguardo sul piatto, poi lo sollevai con cautela,
sperando che non si stesse rivolgendo a me. Il suo viso mi
spaventava: la pelle delle guance era secca e la fronte era
punteggiata da una serie di foruncoli insanguinati. Aveva un
occhio pesto, anche se i lividi avevano lasciato il posto a delle
chiazze verdi e gialle. La testa rasata mi fece pensare che avesse
subito un intervento al cervello.
S, dico a te. Adesso la forchetta era puntata su di me.
Lo sapevi che il signor Dobson ha sessantanni?.
Non  vero! ribatt Kristina.
Quel vecchio arriver qui al volante del suo camper e la
porter al confine. Andranno al Sud, nel Kentucky. Gi,
laggi le quindicenni possono sposare un vecchio. Diamine,
in quegli Stati puoi sposare persino tuo fratello.
Kristina lasci cadere la costoletta e sollev la mano, quasi
volesse mollare uno schiaffo a Jackie. Evita di descrivere il
tuo caro vecchio paparino.
Non pensi che Dobson dovrebbe essere in libert provvisoria,
ormai? Te lo dico io,  fuori da settimane disse l'altra.
Perch c'impiega tanto? Forse si  dimenticato di te!.
Buttati nel lago in cui sei quasi crepata, Jackie!.
Il viso gonfio della ragazza si raggrinz. Infermiera Eleanor!
Kristina sta diffondendo delle informazioni private fuori
dal gruppo!.
Eleanor, troppo impegnata a mangiare per alzarsi, url dal
tavolo: Voi due, non cominciate! Volete che chiami di nuovo
il signor Gonzo?.
Kristina apr la bocca e la richiuse, succhiando in dentro le
labbra e mostrando il muso a Jackie. Quindi serr le labbra a
formare un sarcastico bocciolo. Si chin verso di me. Tutte
quelle che hanno tentato il suicidio devono portare due vestaglie
allacciate in quel modo.
Jackie, fai la persona matura disse Eleanor. Spostati
all'altro tavolo. Kristina sta dando una mano a Penny con
la sua transizione.
Penny chi, quella della storia della galoppata?.
Ebbi una reazione a scoppio ritardato. Come faceva a sapere
quelle cose? Ma, prima che mi rendessi conto del significato
di quelle parole, Kristina batt le mani e mi guard con
occhi sgranati. Sembra un'esperienza epica, sorellina. Devi
raccontarmi tutto! Ma pi tardi, in camera. Dove non ci sono
tutte queste spie. Guard Eleanor, strabuzzando gli occhi.
Poi Jackie si alz e si spost al tavolo delle infermiere.
Ben fatto, hai evitato il conflitto. Una delle altre donne
le consegn una sagoma a forma di nuvola. Ecco una pallina!
Ti sei comportata bene.
E a me non ne date nessuna per aver aiutato Penny?
chiese Kristina.
Le palline non si chiedono rispose Peggy, che riemp il
bicchiere di Jackie da una brocca di plastica.  cos che
funziona il nuovo sistema.
E con questa fanno venticinque! esclam Jackie.
Avevo controllato le palline mentre mi recavo in sala da
pranzo. Jackie e Kristina erano quelle che ne avevano di pi,
mentre Maria (la ragazza che batteva sulla finestra con la
mano), che non sembrava fare mai nulla di male, ne aveva
soltanto due. Evidentemente chi combinava pi guai godeva
di attenzione maggiore, di qui il maggior numero di premi.
Uno dei primi segnali del mio distorto spirito di adattamento
fu il desiderio di costruirmi una torre di palline tutta mia.
Inoltre, volevo avere il predominio sulla stanza che aveva
Kristina, anche se non volevo rinunciare alla sua protezione.
In qualche modo aveva deciso di prendermi sotto la sua ala
protettrice e le ero grata di avermi offerto quel rifugio, per quanto incostante.
...
.
...
CAPITOLO 13.
...
.
...
Altre storie dalla Fattoria.
Blanche DuBois, l'idolo di Kristina.
Piggy, la terapista di gruppo.
Kristina finisce in isolamento.
...
.
...
La mia follia (com'era definita dallo staff dell'ospedale) era la
cosa pi difficile da accettare per la mia mente di tredicenne.
Non riuscivo a capire. Dal mio punto di vista, se (a) le
Eroine erano reali, allora io ero sana; se (b), viceversa, erano
un'invenzione, come sostenevano medici e infermiere, allora
ero pazza; ma se (c) ammettevo che le Eroine e Conor non
esistevano, allora ero sana per il personale dell'ospedale, ma
pazza ai miei occhi (nel senso che avevo vissuto per tredici
anni nell'illusione pi completa). Quindi, come dicono i terapisti,
dovevo compartimentalizzare la mia storia. Secondo
l'ipotesi (a), potevo fidarmi solo di me stessa e di mamma
(sebbene oramai mi riuscisse difficile aver fiducia in lei);
secondo la (b), non potevo dire la verit (a) a nessuna delle
persone presenti in ospedale; cos si sarebbe avverata la (c) e
sarei uscita dall'Unit. La cosa pi complicata era che talvolta
dubitavo di me stessa e delle Eroine e mi chiedevo se, per
caso, io e mia madre non fossimo due povere pazze. I farmaci
contribuivano a far insorgere questi dubbi e mi rendevano
confusa e incapace di ricordare quando applicare (a), (b)
o (c) con le persone giuste. In pi ero arrabbiata e impressionabile,
e talvolta sentivo l'impulso di fingermi pazza
semplicemente dicendo la verit alle persone sbagliate.
Kristina non era una di quelle. Voleva sapere tutto di Conor.
Quella sera, dopo cena, mi ero addormentata presto, ma la
mattina seguente, al mio risveglio, lei era seduta sul suo letto a
gambe incrociate e mi fissava. Non sapevo da quanto fosse
alzata; comunque, indossava un pigiama con i pantaloni al
ginocchio e una casacca abbottonata, con i capelli raccolti in
una treccia talmente tirata che i suoi occhi sembravano a
mandorla. Dimmi di questo re.
Sbattei le palpebre e scesi dal letto. Prima volevo vestirmi.
Era strano sentire altre persone, oltre me e mia madre,
che parlavano delle Eroine; d'altronde i miei sfoghi avevano
reso la sottoscritta e la sua storia oggetto di curiosit da parte
di Eleanor, Keller e gli inservienti. E Jackie aveva fatto in
modo che le voci giungessero alle orecchie di tutte le ragazze
del piano. Trovavo tuttavia una strana sorta di conforto tra
le pareti dell'Unit. Nessun altro ambiente aveva accolto cos
bene la bizzarra realt della mia vita domestica. Kristina
sarebbe stata la prima amica con cui mi sarei potuta confidare;
gi, la mia prima esperienza con un'amica del cuore. Mi
misi dietro la tenda e mi infilai un paio di shorts e una maglietta.
Non crederai a una parola dissi.
S, invece! Certo che ci creder! rispose cantilenando.
Suona tutto cos stupido.
Non m'importa. Almeno  interessante! E sar sicuramente
meglio di tutte queste ragazze supernoiose e super-depresse.
Le sue parole fecero presa sulla mia vanit. Volevo distinguermi
dalle altre ragazze, volevo credere che noi due fossimo
le migliori di tutta l'Unit. Con uno scatto, tirai indietro
la tenda e mi sedetti sul letto. Ok, ma non ridere. Ecco... ci
sono queste donne, appartenenti a romanzi e storie d'ogni
genere, che vengono a casa mia.
Fico!. Il mio racconto la affascinava, credeva a ogni
parola. Le ero cos grata per l'attenzione che dimostrava e per
le domande che mi rivolgeva, che di l a poco le avevo rivelato
ogni cosa. Avresti dovuto vedere Ofelia! mi vantai.
Com'era vestita?.
Indossava dei vestiti comunissimi.
Oh, che pizza!. Detestava il fatto che le Eroine non
indossassero gli abiti che avevano nelle loro storie.  venuto
qualche altro personaggio di opere teatrali?.
Una donna del Sud. Blanche Du....
DuBois! Blanche DuBois, io l'adoro!. Salt gi dal letto
e si mise a zigzagare tra le poltrone. Quegli stupidi, alla mia
scuola, non hanno permesso al signor Dobson di mettere in
scena Un tram che si chiama desiderio. Sono cos antiquati!.
Si port il dorso della mano alla fronte e parl con un
affettato accento del Sud: Mi sono sempre affidata alla
gentilezza degli sconosciuti!.  stato il signor Dobson a
regalarmi il libro. Oh, e lei com'era?.
Perennemente ubriaca.
Dove si procurava l'alcol?.
Dai giardinieri.
Facciamo la scena in cui Blanche cerca di convincere
Stella a mollare Stanley.
Non la conosco a memoria.
Ti scrivo le battute. Corse al suo comodino, con la treccia
che le dondolava sulla schiena. Prese un taccuino. Mi era
bastato poco per accorgermi che le sue acconciature e il suo
comportamento cambiavano insieme ai suoi stati d'animo.
Mentre scribacchiava, le raccontai altri aneddoti su Blanche,
che diceva sempre che era sudata, che aveva bisogno di fare
un bagno e che voleva il suo talco. Era arrivata alla Fattoria
di notte, con una candela gocciolante. Un pomeriggio la
sorpresi a fare sesso sul tosaerba con il giardiniere adolescente.
Probabilmente era venuta a stare da noi prima che la
rinchiudessero in manicomio. A dieci anni, gi pensavo che
fosse una schizzata. Di solito, le Eroine arrivavano in condizioni
di sofferenza di varia natura: avevano il cuore infranto,
e spesso erano in lutto per una morte o per qualcos'altro. Ma
Blanche era in uno stato tutto suo. Naturalmente avevo capito
che si trattava di un'Eroina solo all'inizio di quell'estate,
quando avevo letto l'opera al campo-scuola di recitazione.
Ecco. Ho scritto solo le tue battute disse Kristina. Le
mie le conosco a memoria. Tu fai Stella. Comincia tu. Si sciolse
la treccia e slacci due bottoni della casacca del pigiama.
Abbassai lo sguardo sul lenzuolo e poi la guardai, lanciando
in fuori le braccia come un cavaliere pronto al duello. Ieri
sera l'hai visto nelle condizioni peggiori!.
Al contrario, era al meglio! Un uomo simile non pu
che offrire forza animalesca e ne ha data una dimostrazione
fantastica! Ma l'unico modo per vivere con una persona del
genere  andarci a letto. E questo  compito tuo, non mio!
Ho un piano per noi due: un piano che ci porter fuori di
qui!. Mi guard, speranzosa. E io colsi l'imbeccata.
Tu dai per scontato che io mi trovi in una situazione da
cui voglio scappare.
Io do per scontato che conservi ancora il ricordo di Belle
Reve fece lei, aprendo le braccia e muovendo lo sguardo
da una parte all'altra della nostra fredda stanza d'ospedale.
E quel ricordo rende impossibile vivere in un posto del
genere!.
Stai dando troppe cose per scontate!.
Non riesco a credere che tu dica sul serio.
No?.
Capisco com' successo... in parte. Pos la mano sulla
sponda del letto e scosse il capo, sdegnata. L'hai visto con
l'uniforme da ufficiale, non qui, ma.... Collass sul materasso.
Ugh! Vorrei conoscerla tutta a memoria.
Sei gi brava a ricordare tutta questa parte.
Gi, anche sotto farmaci ho una buona memoria per le
opere teatrali. Si gir sul fianco e si mise i capelli sul viso,
passandovi le dita per districarli. Capii che stava pensando
al signor Dobson. Perch tua madre non ti ha detto chi era
Blanche?.
Non le va gi il fatto che io sappia. Teme che interferisca
con il loro feci roteare gli occhi destino.
Potresti?. Si sedette con la schiena diritta.
Come faccio a saperlo? Mamma  semplicemente paranoica
e.... Mi interruppi. Essendo figlia unica, non ero
abituata a parlare con nessuno di mia madre. Mi sentii in
colpa al pensiero di tradirla, ma finalmente avevo la possibilit
di parlare e la cosa mi era di enorme sollievo.
E se le Eroine tornassero alle loro storie ma la trama fosse
cambiata? Potresti rovinare tutto!. Si mise a saltare sul letto,
accovacciata, le ginocchia sporgenti come quelle di una rana.
Credi che potresti scambiarti di posto con loro?.
Non penso. Non so come arrivino a casa nostra. E poi
scompaiono. Cos. Nel cuore della notte, dopo colazione, in
qualunque momento.
Svaniscono nell'aria sottile?.
Non  che se ne vadano con un puf. Semplicemente, tu
vai a cercarle e loro non ci sono pi.
Le hai seguite?.
No. Non mi era mai passato per la testa. Per lo pi,
per me erano una seccatura. Rubavano l'attenzione di mia
madre. Tra quante sono state da noi, Franny Glass era l'unica
ad avere pi o meno la mia et. Non volevo confessare il
modo in cui l'avevo persa.
Potresti davvero incasinare tutto!. Sferr un pugno in
aria, di nuovo esultante. Si gett i capelli sopra la spalla. Io
di sicuro avrei avvertito Blanche che stavano arrivando per
chiuderla in un manicomio. Nessuno merita una cosa simile!
Non c' niente di pi brutto. Persino prostituirsi  meglio.
Quando ho provato ad avvertire Madame Bovary, mia
madre mi ha presa a schiaffi!.
Io avrei ricambiato.
Prendi a schiaffi tua madre?.
S, se mi colpisce per prima. Ma si fa vedere cos poco
che non ci penso.
La mia mi ha fatto rinchiudere per tenermi lontana da
Conor.
Dio, ma lo sa che non menti su di lui. Eppure, ha deciso
di farti ricoverare. Kristina afferr una spazzola di plastica
rosa dal comodino. Spost i capelli sopra la spalla e se li pettin
tutti da un lato. Probabilmente  gelosa, perch questo aitante
sovrano  preso da te. La mia  gelosa di me. Ucciderebbe
per un uomo come il signor Dobson. Anche se lui  solo un
insegnante del liceo e lei  una vera professoressa. Lo prenderebbe
subito. La maggior parte degli uomini ha paura di lei.
Mia madre temeva che Conor mi avesse stuprata. Mi
hanno fatto il test.
Ci sono passata anch'io. Aggrott le sopracciglia. 
una scusa per ficcarti le mani nella fica. Punt gli occhi su
di me. Sono cos gelosa di te. La tua vita  un vero sballo,
con tutte quelle Eroine che vanno e vengono. Probabilmente
non  mai noiosa come la mia.
Non devi essere gelosa. Quella confessione mi infastid.
Nei suoi occhi scorsi un bagliore distinto, che sembrava esprimere
odio. E non puoi dire a nessuno delle Eroine. Mamma
crede che....
Toc, toc!. La donna obesa che la sera prima aveva premiato
Jackie a cena infil la testa in camera nostra. Aveva la
voce stridula e cantilenante di una capogruppo del campo estivo.
Un poncho in batik le pendeva dai gomiti con le fossette.
L'avevo gi vista una volta, nel corridoio. Si chiamava Peggy ed
era la responsabile della terapia di gruppo. Kristina la chiamava
Piggy, ma in modo confuso, al punto che era impossibile
cogliere quel lieve cambio di vocale.
La seduta inizia tra mezz'ora, Pee-iggy. Indic l'orologio
a muro con la spazzola. Tra le setole chiare c'era un groviglio
di capelli neri.
Lo so. Peggy sorrideva a denti stretti. Vorrei vedere
Penny prima della terapia, per conoscerci un po'.
Kristina punt la spazzola su entrambe. Penny, questa 
Pee-iggy. Pee-iggy, questa  Penny. Ecco, adesso vi siete conosciute.
Grazie della bella presentazione, ma vorrei parlare con
lei un pochino pi a lungo.
Posso venire anch'io? chiese Kristina, dolcemente.
Il foglio per prenotare un colloquio privato  appeso alla
mia porta. Mi piacerebbe incontrarti a quattr'occhi, quando
ho un buco nella mia agenda.
Kristina allung le gambe e sollev il naso in aria. Forse.
Vedr se ho un buco anch'io.
Penny, che ne dici di una chiacchierata Penny-Peggy?.
Scrollai le spalle. A sentire lei, sembrava quasi che avessi
un'alternativa, quando in realt non l'avevo. Mi stavo divertendo
un mondo con la mia compagna di stanza e quell'intrusione
mi indispett. Devo ancora lavarmi i denti.
Possiamo fermarci al bagno, mentre andiamo.
Mi alzai e presi il mio beauty-case. Mentre uscivamo dalla
stanza, Kristina grid: Non raccontarle nulla di Blanche e
Ofelia!.
Quei due nomi mi colpirono alla schiena come proiettili.
E mi ritrovai a guardarmi dietro le spalle, per assicurarmi che
non ci fosse in giro mia madre. Non dire niente....
Ridacchi. Non lo far, perbacco!.
D'un tratto temetti di aver commesso un grave errore,
raccontandole delle Eroine. Era il grande segreto di famiglia
e, anche se parlandone mi ero tolta un peso, le istruzioni
ricevute da mamma erano cos radicate in me che avevo
controllato che lei non fosse l a sentire. Non so perch mi
fossi sentita libera di raccontare tutto a Kristina. Non avevo
provato una sensazione strana, prima, quando tutti parlavano
della mia storia? Ma poi ero andata avanti e avevo continuato
a raccontare. Non erano stati solo i farmaci a farmi
perdere il controllo. Era la mia inesperienza. Non mi riconoscevo
pi, non sapevo quello che stavo facendo.
Dopo essermi lavata, seguii Peggy lungo il corridoio lustro
fino alla sala destinata alla terapia di gruppo, un'oasi senza
finestre ravvivata da poster ispiratori di tramonti e gattini.
Un'illustrazione di Norman Rockwell mostrava una bimba
che stringeva una bambola mentre un dottore le accostava
lo stetoscopio al petto. Lo slogan era Esiste saggezza pi
grande della gentilezza?. Un diploma incorniciato dimostrava
che Peggy aveva conseguito la sua laurea in psicologia
alla Loyola University due mesi prima.
Si sedette alla sua scrivania di metallo indicandomi la sedia
di fronte. Proprio dietro alla sua testa c'era il coup de grce,
un primo piano di due scarpette da ballo rosa pallido, con il
motto Se lo sogni, si avvera!. Ne avevo uno uguale in camera
mia, e mi irrit vederlo l dentro: il mio era un prezioso
regalo che avevo ricevuto da mamma per un compleanno.
Alle mie spalle, una serie di sedie pieghevoli disposte a ferro
di cavallo attendevano le altre ragazze.
Allooora cantilen Peggy, aprendo una grossa cartella
rivestita con della carta da pacchi. Il dottor Keller dice che
non parli molto.
Scrollai le spalle e fissai gli oggetti che teneva sulla scrivania:
un ramo di betulla cavo pieno di penne, una spillatrice
marrone, un calendario coperto di scarabocchi e una candela
a forma di gufo che non era mai stata accesa.
Saresti in grado di dirmi, con parole tue, perch pensi di
trovarti nell'Unit?.
No.
Prese una matita e premette la gommina rosa contro la
guancia paffuta. C' qualche motivo per cui non vuoi parlare
con me?.
Non risposi.
La gomma scomparve nella carne. Ok, andiamo avanti.
Con quella voce stridula, sembrava pi giovane di Kristina.
Hai gi conosciuto molte delle ragazze, vero? Kristina, ovviamente.
Alice....
Qual ?.
Come potrei descrivertela.... Peggy sollev gli occhi al
soffitto, battendosi la tempia con la matita. Le piace giocare
a scacchi....
Con la sua amica immaginaria dissi.
S. A proposito di amicizie immaginarie....
Avevo combinato un pasticcio, spingendomi in un territorio
di autorivelazione. Peggy lasci passare diversi istanti
senza dire nulla. Evitai il suo sguardo, concentrandomi su
un poster che raffigurava un arcobaleno a cavalcioni di un
torrente scintillante: La pace comincia nel cuore.
Socchiuse gli occhi e mi lanci uno sguardo compassionevole,
reso pi lucido dalle lacrime. Poi corrug la fronte e sbatt
furiosamente le palpebre. Aveva l'espressione di un clown
triste! Probabilmente la gente le diceva che aveva un bel viso:
denti dritti, occhi azzurri, nasino impertinente; sfortunatamente,
per, si perdeva in mezzo al grasso. C' qualcosa che vuoi
dire, a proposito degli amici immaginari? prov di nuovo.
Lei ne ha qualcuno? le chiesi.
Qui si tratta di te, Penny. E del motivo per cui sei qui. E
davvero importante che tu riesca a esprimerlo. E il primo
passo verso la guarigione. Il primo passo che devi compiere
aggiunse sorridendo e sollevando il pollice come un autostoppista
per andartene in fretta da qui!.
Dopo aver passato anni interi a custodire dei segreti, dire
la verit suonava come un atto liberatorio. Mi spaventava, e
al tempo stesso mi attirava. Mia madre teme che un tizio
immaginario voglia venire a prendermi.
S, ho sentito qualcosa a proposito di un re celtico....
Conor. Conchobor MacNessa. Il semplice fatto di
pronunciare il suo nome mi fece provare una nuova e sconosciuta
sensazione di calore. Una sensazione che adoravo. Mi
dissi di tenere la bocca chiusa, ma a quanto pare non ero in
grado di farlo. Signore dei Cavalieri del Ramo Rosso.
E tu pensi che stia cercando di farti del male?.
No. Abbassai la voce e aspettai che Peggy si avvicinasse.
Lo fece. Si chin in avanti, seduta sulla sua poltrona
lussuosa in finta pelle, sistemandosi dietro l'orecchio una
lunga ciocca di capelli, biondi e scialbi.
Ha bisogno di me.
Ha bisogno di te. Si mise a scrivere su un bloc-notes giallo.Credi che tra di voi ci sia un rapporto speciale? Un legame
tipo padre e figlia?.
Qualcosa di pi.
Ragazzo-ragazza.
Se lo sogni, si avvera! canticchiai.
Divertente!. Sorrise e indic con il pollice il poster alle sue
spalle. Poi spost il peso sulla scrivania e attacc con le domande.
Ora, mi stavo chiedendo... tuo padre era irlandese?.
Boh. Lui  un personaggio immaginario.
Che cosa sai di lui?.
Che  morto. Mamma era un'adolescente e lui giocava a
football. Decisi di dire qualcosa di serio. Mia nonna avrebbe
voluto che mi desse in adozione. Non la credeva capace
di crescere una bambina da sola.
E questo come ti fa sentire?.
Non lo so.
Il resto della seduta fu una partita a ping-pong, in cui discutemmo
del significato di realt. Poi mi chiusi a riccio e mi
concentrai sui miei messaggi telepatici a Conor: Pensami adesso.
Cogli l'onda e seguila fin qui.
Quindi, Peggy prese dal cassetto della scrivania del cartoncino
e un paio di forbici con la punta arrotondata, di quelle
che si usano all'asilo. Mi disse di ritagliarmi il mio cono
gelato. Poi mi consegn la copia di una lunga lista di comportamenti
che mi avrebbero permesso di guadagnare altre palline:
mostrare buone capacit di ascolto, essere responsabili,
aiutare qualcuno, evitare i conflitti. Alla fine della settimana
si sarebbe tenuta un'asta e la ragazza con il maggior numero
di palline avrebbe avuto il regalo pi bello. Speravo di non
essere pi l.
Alice era ferma sulla porta, con una gamba attorcigliata
intorno all'altra. Ci fissava. Peggy si alz e la accompagn a
una delle sedie pieghevoli. Io mi sedetti di fronte a lei, le cosce
gelide per il contatto con il metallo freddo. L dentro tenevano
l'aria condizionata a un livello battericida. Mentre le
altre ragazze entravano alla spicciolata, Peggy me le present.
Maria, quella che batteva sui vetri con il palmo delle mani, e
Jennifer, una ragazza pi giovane che non avevo mai visto.
La sua faccia, in realt, somigliava pi al cranio di uno scheletro:
cerchi scuri sotto gli occhi, guance incavate. Il tono di
pelle tendeva pi al grigio cenere che al rosa. Quindi arriv
Jackie, che alternava smorfie da gufo (con gli occhi sgranati e
l'aria scioccata) a espressioni furbe (occhi a mandorla, sogghigno
beffardo). Sembrava quasi che si stesse esercitando
davanti a uno specchio. Kristina fece il suo ingresso saltellando,
i capelli di nuovo sciolti, la camicetta sbottonata fin sotto il
reggiseno. Le linguette delle scarpe senza lacci le svolazzavano
intorno ai piedi. Immediatamente percepii un altro cambiamento
d'umore: aveva liberato di nuovo la sua energia
selvaggia e distruttiva. Il commento che aveva fatto su Ofelia
e Blanche mi aveva reso nervosa.
Peggy fece scivolare la sua sedia con le rotelle dall'altra
parte della scrivania, a riempire lo spazio vuoto all'interno
del ferro di cavallo. Sventol una pila di palline. Come prima
cosa, voglio dire che ciascuna di voi avr una pallina per la
sua presenza qui, oggi. Se vi comporterete bene, mostrandovi
partecipi, potrete guadagnarne un'altra. L'argomento del
giorno  la responsabilit. Si guard intorno, probabilmente
per abitudine, aspettandosi qualche commento sarcastico.
Kristina sorrise e si sedette sulle mani, scuotendo la testa
quasi volesse lasciar intendere che avrebbe potuto dire qualcosa
di molto intelligente, ma che stava facendo ogni sforzo
per comportarsi bene. Tir in dentro le labbra e scroll i
capelli che le scendevano lungo le guance.
Responsabilit significa continu Peggy che accettiamo
le conseguenze delle nostre azioni. Quello che vorrei
fare, nella seduta di oggi,  invitare ciascuna di voi a nominare
un'azione che ha compiuto e che l'ha portata a essere qui.
Nessuna disse nulla. La scenetta di Peggy era stata un fiasco
e non avevo alcuna intenzione di facilitarle le cose. Quello
che dovevo capire era come diavolo avrei fatto ad andarmene
da quel posto, e non come c'ero finita. Imbarazzata e stizzita,
mi imposi di non fare il suo gioco. Era cos sfigata che non
poteva certo vincere, contro di noi; mi resi conto che chiunque
fosse caduta nella sua trappola sarebbe immediatamente
retrocessa nella gerarchia del manicomio, una gerarchia scritta
dalle pazienti. In effetti, in gruppo sembravano tutte pi
pazze, pi arroganti e pi esibizioniste.
Alla fine, per rompere il silenzio, Kristina url: Io mi sono
scopata il mio insegnante!.
Io sono saltata nel lago Wonder! le fece eco Jackie.
Meravigliose comment Peggy.
Le rivolsi uno sguardo interrogativo, e lei aggiunse: Il fatto
che voi due siate disposte a riconoscere qual  stato il comportamento
che vi ha portate qui mostra una crescita notevole,
da parte vostra. Si volt verso un'altra ragazza. Jennifer?.
Io non riesco a dormire.
Be', questo  un sintomo di quello che stai passando, non
un motivo reale. Ma sei nuova, perci lascer correre per oggi.
Jackie pieg la sedia pericolosamente all'indietro, tenendosi
in equilibrio sulle dita dei piedi, infilate in un paio di pantofole.
Era riuscita a procurarsi un rossetto arancione, che faceva
a pugni con i lividi intorno all'occhio. Ha dato fuoco al suo
materasso!.
Come lo sai? chiese Kristina.
 vero! Li ho sentiti mentre lo dicevano. Continuava a
dondolare sulle gambe posteriori della sedia. Mi disturbava
il fatto che avesse informazioni riservate su tutte, inclusa la
sottoscritta. Me la immaginai mentre si aggirava per i corridoi
in punta di piedi, si nascondeva sotto i letti o si accovacciava
sul water con la porta chiusa per poter ascoltare di
nascosto le conversazioni del personale. Jennifer si volt e le
lanci una delle occhiate pi adirate che avessi mai visto:
denti serrati, occhi ridotti a una fessura, labbra tremanti.
Dalla bocca le usc un verso a met strada tra un ringhio e le
fusa di un gatto. Poi si gir di nuovo, sollev il mento e guard
dritto davanti a s, verso il poster con l'arcobaleno della
pace. Un brivido di paura mi corse lungo le spalle.
Jackie intervenne Peggy sai che non si fa! Non devi
parlare per le altre persone del gruppo. E siediti dritta, per
favore. Cos rischi di cadere e di spaccarti il cranio. Andiamo
avanti. Penny, sei pronta a dirci perch sei qui?.
Mia mamma  pazza.
No, no, no! esclam Alice, alzandosi in piedi. Agit le
braccia sopra la testa, come se stesse facendo un cenno a
una persona che si trovava a tre isolati di distanza. Deve
parlare di quello che ha fatto lei.
Incolpandovi a vicenda non arriverete da nessuna parte!
disse Jackie, ammonendoci con un dito e chiudendo un occhio
malconcio. Il livido era diventato giallo-marrone e, quando
sorrise, notai che aveva i denti macchiati.
Risposi con voce monotona, da zombie. Non ho fatto
niente. Non so perch sono qui.
Be',  su questo che devi riflettere disse Peggy. Sentiamo
qualcuna che  qui da pi tempo. Ci vuole un po' ad abituarsi
a parlare dei propri sentimenti.
Io lo so perch  qui intervenne Kristina. E davvero non
 colpa sua!. Il suo tono era sincero, ma c'era qualcosa di
sinistro sotto. Ci sono tutte queste Eroine che vanno a casa
sua. Arrivano da romanzi e opere teatrali. Sul serio!.
Basta cos, Kristina la ferm Peggy.
Ma  vero! Perci lei pensa che siano reali. Chi pu biasimarla?.
Stai zitta scattai.
Penny  cos importante, tutte queste donne famose vogliono
soggiornare nella sua bella casa!.
Ho detto basta ripet Peggy.
Mi venne voglia di strangolarla. Era gi abbastanza frustrante
dover tollerare le buffonate delle Eroine e il fatto che
mamma rivolgesse a loro le sue attenzioni, ma sentirmi dire che
avevo inventato tutto per farmi bella era davvero irritante. Me
l'ero aspettato dagli adulti, ma adesso Kristina mi stava trattando
come una mocciosa viziata. Zitta! gridai. Che grosso
errore avevo fatto confidandomi con lei! La conoscevo appena
e adesso mi stava facendo passare per una povera pazza.
Le avevo fornito tutte le munizioni di cui aveva bisogno.
Siete avvisate, tutte e due! Prendiamoci una pausa. Silenzio!
Adesso chiudiamo tutte gli occhi e respiriamo profondamente.
Peggy, Jennifer, Alice e Maria obbedirono. Io, per, continuai
a fissare Kristina, che mi guard strabuzzando gli occhi.
Poi li spost su Jackie, i cui bulbi oculari si muovevano avanti
e indietro sulle nostre facce come il pendolo di un orologio
a cuc. Le altre inspiravano ed espiravano, e il rumore dei
loro nasi che fischiavano divenne una tortura. Kristina, ancora
seduta sulla sua sedia di metallo, slanci in alto una gamba
e cominci a cantare: Amo un uomo di cui amo parlare! Amo
un uomo senza il quale non posso stare!.
Abbassa quella gamba, per favore. Ti si vede tutto disse
Peggy.
Kristina si aggrapp alla sedia e slanci la gamba ancora
pi in alto, mostrando la biancheria azzurra sotto la minigonna
scozzese. Ma devo aver scelto il momento sbagliato
per essere....
Una puttana! cant Jackie. Il momento sbagliato per
essere una puttana!.
La scarpa senza lacci di Kristina cadde sul pavimento,
mentre il piede, avvolto nella calza bucata, rimase per un attimo
in aria. Quindi, lo spost davanti alla faccia di Jackie, a un
paio di centimetri dalla sua bocca. Restammo tutte immobili.Poi si irrigid anche Jackie, con gli occhi fissi sullo smalto
rosso rovinato delle unghie che sbucavano dalla calza.
Le braccia di Kristina tremavano, mentre si teneva in equilibrio
sulla sedia. Ma la gamba era ferma, abbronzata, il tendine
dietro il ginocchio curvo come un arco.
Kristina! Sei avvertita!. Rapida, Peggy si alz in piedi,
facendo scivolare indietro la sedia.
Kristina lanci un sorriso di vittoria a tutto il gruppo, la
splendida gamba ancora sollevata in aria. Poi divaric alluce
e indice e afferr con forza il naso di Jackie.
Lei url, togliendosi il piede dalla faccia, mentre la sua avversaria
perdeva l'equilibrio e atterrava sul sedere, attutendo
il colpo con le mani. Si rialz subito e si mise seduta. L'intero
gruppo impazz. Alice prese a battere i piedi e a gridare: Non
 giusto, non  giusto!. Persino Jennifer faccia-di-pietra si
lasci andare a un sorriso, mentre si appoggiava allo schienale
della sedia quasi volesse prendere le distanze da quella
mischia. Maria si copr il volto con un braccio. Impressionata
dall'agilit e dall'insolenza della mossa di Kristina, scoppiai a
ridere. Jackie balz in piedi, strinse le mani a pugno, spinse in
fuori il sedere e si accovacci, il labbro superiore coperto da
quello inferiore. Sembrava una scimmia arrabbiata. Poi sentii
un rumore di gocce e vidi un rivolo di pip che finiva sul pavimento
in linoleum: se l'era fatta sotto.
Subito dopo, notai il rumore delle rotelle della sedia di
Peggy, che scivolava per la stanza spinta da Maria. Mentre
Peggy correva alla porta, alcune palline volarono via dal suo
grembo e caddero a terra fluttuando. Jennifer balz in piedi
e cominci a sistemarsele nell'incavo del gomito.
Peggy corse a premere l'interfono e url: Signor Gonzo!
Sala della terapia di gruppo!.
La pip form una pozza ai piedi di Jackie. Era di un giallo
vivo ed emanava un odore pungente, per via delle vitamine
e dei farmaci. Kristina si appoggi allo schienale, disinvolta
come una star del cinema, le gambe accavallate mentre
fumava una sigaretta immaginaria. Si spost i capelli su una
spalla. Erano carichi di elettricit e quando vi pass le dita si
udirono dei rumori statici.
Due inservienti corsero nella stanza e presero Jackie per le
braccia. Lei cominci a scalciare e a urlare. Poi fece un salto,
toccandosi il sedere con i talloni. I due omoni le fecero scavalcare
la pozza di pip. Lei rimase immobile mentre loro si
mettevano di traverso per uscire dalla porta.
Tornate tutte nelle vostre stanze! grid Peggy. La seduta
 terminata. Kristina, ti aspetta un periodo di sorveglianza.
Come se me ne importasse qualcosa!.
Faresti meglio a preoccuparti, invece. Questa settimana
 la sesta volta e questo significa che finirai in isolamento.
Cacci la testa fuori dalla porta. Signor Gonzo!.
Kristina indic la pozza di pip. Ha la forma di un fagiolo!.
Arrivarono altri due gorilla, le chiavi che rimbalzavano sui
petti muscolosi. Peggy indic Kristina. Prendetela e portatela
in isolamento!.
Le afferrarono le braccia e, con uno strattone, la fecero
alzare dalla sedia. Ma lei non si sarebbe arresa con tanta facilit.
Moll un pugno nel fianco a uno dei due gorilla, mentre
all'altro sferr un calcio negli stinchi. Loro strinsero la presa;
poi uno le si mise alle spalle e premette le ginocchia contro le
sue, per fargliele piegare. Lei tenne duro. Alice cominci a
gemere come uno spettro. I due uomini sollevarono Kristina
e la sbatterono a terra a faccia in gi. La sua fronte sbatt
contro il pavimento e le usc il sangue dal naso. La gonna si
alz, arrivando troppo vicino al sedere. Le bloccarono le
gambe con i piedi e le misero le braccia dietro la schiena.
Uno dei due le torse un braccio.
Ehi, cos me lo spezzi! grid lei.
Quando imparerai, Kristina? fece Peggy. Devi cambiare
comportamento.
Uno dei due inservienti scoppi a ridere. Le piacciono i
modi violenti!.
Kristina prese a parlare come Blanche DuBois. Un uomo
simile non pu che offrire forza animalesca.... Le premettero
le spalle contro il pavimento. Che bell'esempio abbiamo,
stasera!. Poi, si lasci andare a una risata stridula. Mi
hanno detto di prendere un tram che si chiama desiderio!.
Mettetela in piedi! grid Peggy.
La tirarono su: lei rimase rigida come una scopa. Il sangue
le colava sulla camicetta. Il gemito di Alice aveva raggiunto
una tonalit udibile soltanto dai cani da caccia. Cominci a
battere i piedi, marciando sul posto come una marionetta
psicotica.
Non avevo mai visto nulla del genere e rimasi terrorizzata
dalla brutalit con cui trattavano Kristina. Ma la cosa pi
spaventosa era che lei c'era abituata. Aveva il labbro arricciato
da una parte; mi guard e ammicc. Quel sangue che le colava
dal naso mi fece scattare un ronzio nella testa e dovetti abbassare
la fronte e metterla tra le ginocchia, per non svenire.
Quel macinino di tram che sferraglia nel Quarter! grid.
Non potete rinchiudermi!.
Poi fece una mossa che avevano insegnato anche a noi al
campo-scuola di recitazione: la bambola di pezza. Le sue
membra divennero improvvisamente molli e lei si accasci al
suolo. Penny! Mi sono sempre affidata alla gentilezza degli
sconosciuti. E me la sono sempre presa in quel posto!. I
due gorilla la tirarono per i gomiti, trascinandola come una
scopa sulle piastrelle di granito giallo. I capelli le cadevano sul
viso, imbrattandosi di sangue.
Quando mi alzai, la stanza girava. La vista del sangue mi
fa sempre cedere le ginocchia. Chiusi gli occhi e tesi le mani.
Vieni a salvarmi, Conor. Sbrigati, ti prego. Far qualunque cosa!
I piedi di Kristina scomparvero oltre la soglia.
E tu, siediti!. Peggy ansimava: le corse da una parte all'altra
della stanza per suonare il campanello l'avevano lasciata
senza fiato. Si chin sulla scrivania, con una mano sul petto che
si sollevava. Tornate tutte nelle vostre stanze!.
Ma io rimasi l, con gli occhi chiusi, le mani in fuori per
fermare la stanza che continuava a girare. In silenzio, continuavo
a mormorare: Conor, fai presto! Vieni subito! Finsi di
essere una statua, immobile come il marmo. La brezza creata
dalla ventola sul soffitto quasi mi divideva i capelli. Ti aiuter
a catturare Deirdre. Far tutto ci che vuoi. Una mano fredda
mi afferr un gomito, strattonandomi.
Smettila di fare la pazza sussurr Florence.
Non volevo aprire gli occhi. Mi lasciai guidare come una
cieca lungo il corridoio e fino alla mia stanza. Non volevo
vedere niente, non sapevo pi se ero davvero sana. Contai i
passi fino alla mia camera e ogni volta che ne facevo uno recuperavo
una parte dei miei sensi. Di una cosa ero certa: se volevo
lasciare l'Unit, dovevo smettere di parlare delle Eroine.
Un'ora dopo mi distesi sul letto, cupa e astiosa, le tende
chiuse. La stanza vuota con le poltrone reclinabili in velluto a
coste mi deprimeva, non mi sentivo affatto a casa. Per quanto
dessi per scontate la Fattoria e mia madre, l non mi ero mai
sentita minacciata. Non riuscivo a capire come avesse fatto
Kristina a convincermi a parlare cos liberamente delle Eroine.
Mi era sembrata sincera, affascinata, e invece aveva usato
quelle informazioni per vendicarsi di me. Era come se provasse
invidia, un sentimento del tutto sconosciuto per un'adolescente
sola come la sottoscritta. Pure, non potevo dare tutta
la colpa a lei. Avevo infranto una delle regole ferree di mamma,
e adesso riuscivo a comprenderne le conseguenze. Lo scopo
principale di mia madre, con le Eroine, era sempre stato quello di mostrare riserbo, offrire un porto sicuro e interferire il
meno possibile con le loro storie. Finalmente mi rendevo conto
del composto volatile creato dalla loro esistenza; mi ero aspettata
che Kristina mi prendesse per pazza, ma non che fosse
invidiosa di me. Se volevo sopravvivere all'Unit, dovevo essere
pi dura, pi furba. Mi rotolai su un fianco e chiusi gli occhi.
Subito mi venne in mente il viso di un'Eroina. Sebbene ci avesse
fatto solo una breve visita, l'inverno precedente, avevo visto
abbastanza per capire che c'era qualcosa da ammirare, in
Rossella O'Hara.
...
.
...
CAPITOLO 14.
...
.
...
Che cosa farebbe Rossella?
...
.
...
Otto mesi prima, un pomeriggio verso la fine di dicembre, ero
seduta al banco della reception e sfogliavo il registro. Raramente
ci capitava di avere clienti durante le vacanze invernali. Chiudevamo per la Vigilia e per Natale, e andavamo in
citt con Gretta a far visita ai miei nonni. Avevo convinto
mamma a pagarmi due dollari l'ora per stare alla reception
(stavo mettendo da parte i soldi per comprare nuove decorazioni
per la mia camera) e mi piaceva moltissimo ascoltare
alla radio la classifica dei successi dell'anno, mentre sfogliavo
il registro dei clienti. Nel 1973 le visite da parte delle Eroine
erano state scarse. Marzo ci aveva portato Daisy Buchanan
(una vera spina nel fianco) e ad agosto era arrivata Ofelia.
L'orologio sopra il camino ticchettava e io ero cos annoiata
che quasi desideravo che un'altra Eroina entrasse dalla
porta a passo di valzer. Come se possedessi qualche potere
evocativo (che non avevo), la porta si spalanc e una donna
entr nell'atrio barcollando. I capelli neri erano tutti in disordine,
il viso era bianco come le betulle del giardino ricoperte
di neve. Delle occhiaie color malva le segnavano gli occhi ma,
quando scorsi gli iridi verde giada e il suo vitino da vespa, capii
immediatamente chi fosse, anche se non era proprio bella
come Vivien Leigh. Si appoggi al banco con una mano
tremante, per sostenersi, e poi croll sulle piastrelle fredde
con un tonfo sgradevole.
Gretta, aiuto!. Corsi dall'altra parte del banco e mi sedetti
sul pavimento. Quando le sollevai la testa, sentii un bernoccolo
che cominciava a gonfiarsi alla base del cranio. I suoi occhi
fluttuavano sotto le palpebre, come se stesse facendo un incubo.
Mamma!.
Gretta arriv di corsa, con il detersivo che colava dai guanti
di gomma gialli. Cos' tutta questa confusione? Oh,
cielo!.
Credo sia Rossella O'Hara!.
Gett i guanti a terra e infil le braccia sotto il corpo esile
di Rossella, sollevandola dalle piastrelle fredde. Indossava
una pelliccia di coniglio con una cintura di pelle. Gretta,
con i polpacci che si gonfiavano, fece due scalini alla volta,
trasportandola come fosse un piumino.
Vado a prendere del ghiaccio! gridai.
Metti su l'acqua per il t,  congelata!.
Mentre attraversavo di corsa la sala da pranzo, mi scontrai
con mamma. Rossella O'Hara  al piano di sopra!.
Lei spalanc gli occhi e si port le mani alla bocca, nascondendo
un sorriso.
 svenuta!.
Dev'essere nel bel mezzo della guerra disse. Attravers
rapidamente il tinello e la sentii correre su per le scale.
Non appena ebbi preparato il t e la borsa del ghiaccio, li
portai nella stanza in cima alle scale. Rossella era gi sveglia.
Era seduta sul letto a baldacchino, la testa sostenuta dai
cuscini. Sebbene la stanza avesse un bagno privato e un'ampia
veranda soleggiata, la zona letto era piuttosto angusta.
Noi tre ci affollammo intorno a lei, incantate da quegli occhi
magnetici. Eravamo cos felici della piacevole distrazione:
quei giorni di neve ci avevano rese claustrofobiche.
Vado a preparare un po' di minestra disse Gretta.
Vado a cercarle una camicia da notte pesante disse
mamma.
Le prendo altri cuscini dissi io.
Rossella sollev una mano per riparare gli occhi dalla luce
del lampadario e ci lanci uno sguardo torvo. Whisky: ho
detto a Pork che ne avevo bisogno!. La voce, debole, conservava
una punta dell'insolenza tipica della ragazza del Sud.
Non penso che... si oppose mamma.
 stata in guerra intervenne Gretta. E whisky sia.
Sei molto gentile disse Rossella, lasciandosi cadere di
nuovo sui cuscini.
Gretta si chin verso mamma e sussurr: Questa  pi
tosta di Catherine Earnshaw.
Lei annu, abbassando subito gli occhi. Quando sentiva il
nome di Catherine di Cime tempestose, si ritirava come un cane
bastonato. Ogni volta che loro due parlavano di Eroine che
non ricordavo, mi sentivo esclusa; e, per quanto ci avessi provato,
non ero mai riuscita a convincere mamma a raccontarmi
della visita di Catherine. Mi rendevo conto che anche Gretta
capiva che era meglio lasciar perdere. C'erano tante cose di
cui non le andava di parlare, in particolare della guerra. In un
certo senso ero sorpresa che conoscesse la storia di Rossella, ma
in seguito seppi che Via col vento era stato un successone in
Germania. In genere si teneva a rispettosa distanza dalle Eroine,
ma le rifugiate di guerra suscitavano sempre la sua pi
profonda comprensione. S, forse Rossella era magrissima e
malata, ma Gretta sapeva che possedeva una personalit di
dimensioni colossali, che mamma da sola non sarebbe stata in
grado di gestire.
La prima ora dopo l'arrivo di un'Eroina era sempre la pi
delicata. Non sapevi mai come si sarebbe adattata alla situazione.
Ofelia camminava per i corridoi, Franny si era raggomitolata
sul divano sotto la finestra a fissare la prateria. Non
avevamo ancora stabilito a che punto della storia si trovasse
Rossella (e per mamma era sempre fondamentale saperlo,
onde evitare di fare rivelazioni), ma era evidente che aveva
un disperato bisogno di dormire. Non riuscivo a smettere di
fissarla. La sua bellezza tanto fragile mi disturbava: era cos
piccola, eppure cos donna. La pelle sembrava trasparente e
gli occhi si muovevano nervosamente sotto le palpebre. Indietreggiai
silenziosamente, allontanandomi dal letto, e diedi
un'occhiata dalla finestra della veranda. La neve si era accumulata
negli angoli esposti a sud, formando onde alte una
trentina di centimetri simili ai cappelli di gnomi. Il vento
fischiava attraverso gli ultimi olmi olandesi, ed ero felice che
Rossella fosse al sicuro, in un bel letto. Speravo che anche
Franny fosse al calduccio da qualche parte, preferibilmente
nella sua storia. Mamma and in punta di piedi verso la finestra
e abbass la veneziana; quindi tolse le fasce alle pesanti
tende marroni. Dal radiatore giunse un rumore metallico e
Rossella mormor nel sonno.
Ashley!.
Mamma e io ci guardammo, e lei scosse il capo gravemente,
come se sapesse che volevo correre verso il letto per
convincerla a non amarlo pi. Mi dava troppa fiducia.
Questo accadeva alcuni mesi prima dell'arrivo di Emma
Bovary e quindi prima che i miei ormoni ribelli decidessero
di rivoltarsi. Avevo visto Via col vento un numero sufficiente
di volte per sapere che era meglio non immischiarsi nella
vita di Rossella.
Arriv Gretta, tenendo per il collo una bottiglia di Jameson.
Pos un bicchiere sul comodino e vers un'abbondante
dose di whisky. Poi, toccando una spalla della nostra ospite,
la svegli.
Rossella apr gli occhi e scosse il capo. Bisogna mungere
la mucca. E il piccolo Beau sta morendo di fame....
Bevi!. Gretta spinse il bicchiere verso di lei.
Rossella lo tenne con entrambe le mani e bevve un sorso;
sgran gli occhi e rabbrivid. Le torn un po' di colore sulle
guance, mentre guardava nel bicchiere e sbatteva le palpebre.
Lo sollev di nuovo, si scol il resto e fece per alzarsi dal letto.
No, tu resti qui!. Gretta la spinse gi.
Lasciami! Devo cercare le patate dolci nell'orto.
Ti porto un po' di minestra, stai ferma!.
Ogni tanto funzionava cos con le Eroine, almeno all'inizio.
Gretta aveva la mano ferma, necessaria per farle riposare e
mangiare. Mamma invece avrebbe ceduto, lasciando che fosse
Rossella a condurre lo show. Ma questa volta comprese la dinamica
della situazione, mi circond le spalle con un braccio e
mi port verso la porta.
Stupida donna! sibil Rossella.
Chiudemmo la porta e restammo l sul pianerottolo a
fissarci. Poi schioccai le dita. La soffitta!.
Ma certo!. Percorremmo il corridoio di corsa, dirette
alla porta: volevamo recuperare una copia di Via col vento.
Mamma apr il lucchetto con una chiave che portava legata
al polso. La soffitta era sempre chiusa, per impedire che qualche
Eroina, vagando per la casa, scoprisse il suo destino.
Mamma apr la porta e salimmo i ripidi gradini di legno entrando
nella stanza gelida. Quindi fece scorrere la mano su
una trave inclinata del soffitto e prese le chiavi delle librerie.
Le finestre degli abbaini erano coperte di brina. Tirai una
corda per accendere la lampadina che pendeva dal soffitto.
Mamma accese la stufetta elettrica e le serpentine rosse si
illuminarono. Lungo le pareti inclinate rivolte a nord c'erano
bauli impolverati, ceste coperte di ragnatele, ventilatori portatili,
un manichino da sarta, una gabbia per uccellini e la casa
delle bambole che riproduceva la Fattoria, che avevo abbandonato
anni prima. Lungo la piatta parete a ovest, invece,
c'era il tesoro di mia madre: sei librerie alte fino al soffitto, con
le ante in pino grezzo chiuse da lucchetti di metallo. Ogni anta
era contraddistinta da un'etichetta: letteratura europea (francese,
italiana, russa, spagnola), asiatica (giapponese, cinese,
indiana) e in lingua inglese (irlandese, scozzese, gallese e americana)
avevano ciascuna il proprio spazio. Questo era il tesoro
di mamma, la sua polizza assicurativa, il suo prezioso
magazzino. Non le importava se i libri fossero ristampe economiche
o prime edizioni rilegate in pelle (ne aveva di entrambi
i tipi); bastava che la collezione fosse ben organizzata (in
ordine alfabetico, secondo il nome dell'autore), per consentire
una rapida ricerca. In quell'occasione voleva assicurarsi
che, inavvertitamente, non rivelassimo a Rossella qualcosa che
ancora non sapesse, tipo che alla fine Ashley si sarebbe fatto
vivo o che sua madre era morta.
Credo che sia appena scappata da Atlanta disse mamma.
Fece girare le rotelline per comporre la combinazione e apr
il lucchetto. I cardini cigolarono e le ante si aprirono sbattendo
contro la parete. Ne fermai una con un secchio per
evitare che tornasse in avanti. Mamma si allung verso lo scaffale
contraddistinto dalla lettera M e prese una copia rilegata
di Via col vento. Sfogli le prime cento pagine.
Ha detto qualcosa a proposito di Pork, gli ha chiesto del
whisky dissi.
S, e ha detto che doveva dare da mangiare a Beau e che
Melania non aveva latte. Si lecc il dito e continu a girare le
pagine. Aveva una memoria quasi fotografica. Mi sembra di
vedere la pagina. Eccola.
Restammo l insieme, nella soffitta fredda, a leggere sotto
la lampadina. Come molte Eroine, Rossella era arrivata nel suo
momento peggiore. Con molte difficolt era riuscita a sfuggire
agli incendi di Atlanta, dopo aver atteso che Melania partorisse
nel bel mezzo di un assedio. Abbandonata da Rhett,
aveva guidato un carro attraverso i boschi della Georgia, che
sembravano infestati dagli spettri dei confederati caduti in
battaglia. Quando finalmente aveva raggiunto Tara, aveva
scoperto che la sua adorata mammina era morta. Le sue sorelle
avevano contratto la febbre tifoidea e il padre era uscito di
testa. Le scorte di cotone erano andate bruciate e i campi
erano in rovina. In tutta onest, poche Eroine se l'erano vista
cos brutta. Pure, doveva essere stata la morte della madre a
farle sentire il bisogno di un po' di tregua e di venire alla Fattoria.
Rossella adorava la madre, Ellen, una donna del Sud dalla
condotta impeccabile, dotata non solo di bellezza, ma di gentilezza,
spirito di sacrificio e moderazione. Di queste qualit,
Rossella possedeva soltanto la prima. Si era sempre sforzata
di adeguarsi all'elevato standard incarnato da Ellen: ma passivit
e altruismo non l'avrebbero aiutata a sopravvivere alla guerra.
Mamma indic la pagina. Ecco, qui chiede del whisky.
 cattiva con gli schiavi osservai.
Impaziente.
Fa lo stesso.
Cerca di non giudicare. Mamma chiuse il libro. Rossella
viene da un'altra epoca.
Ma il razzismo  sbagliato.
Certo! E sono lieta che tu lo capisca. Ma non ha alcun
senso farlo notare a Rossella. In effetti, voglio che tu le stia
lontana.  una mina vagante, sarebbe capace di staccarti la
testa.
Tu hai provato tutto il tempo a trasformare Franny in una
femminista. Perch io non posso rendere Rossella meno
razzista?.
Era diverso. Franny  quasi una nostra contemporanea
e....
Ti importa pi del femminismo che dei problemi razziali
ribattei secca.
Semplicemente so scegliere le mie battaglie. Ed  una
scelta basata sui personaggi, non su un programma politico.
Scrollai le spalle e le rubai il libro dalle mani. Mamma non
amava il modo in cui avevo cominciato a mettere in dubbio il
suo approccio nei confronti delle Eroine, evidenziandone le
contraddizioni. Se non ho il permesso di avvicinarla, lasciami
almeno stare qui per vedere come va a finire.
Fa troppo freddo e....
Fu in quell'istante che sentimmo uno schianto al piano di
sotto e il rumore di una porta che sbatteva contro una parete.
Gettai il libro a terra e ci precipitammo verso le scale.
Mamma si affrett a chiudere il lucchetto mentre io correvo
lungo il corridoio.
Gretta teneva per la vita Rossella, che si agitava e si dimenava
picchiandola sulle braccia e sulle gambe. Le tende marroni
della sua camera da letto erano ammucchiate intorno ai
suoi piedi e somigliavano vagamente alla veste di una dea
greca, malgrado la composizione irregolare facesse pensare a
una gorgone che usciva dalla pancia di un barbaro. Gretta fece
un passo indietro per appoggiarsi allo stipite della porta, ma
incespic nelle tende e rimbalz contro la parete, per poi cadere
in avanti. Allarg le braccia e Rossella si allontan in fretta,
con le braccia tese davanti a s, finendo di faccia sul liso tappeto
persiano. Bloccata sotto il peso di Gretta, che le premeva
sulla vita, si lasci andare a uno strillo: in quel momento fui
sollevata dal fatto che non ci fossero altri clienti.
Dannata donna! esclam Rossella, cercando di allungare
le braccia all'indietro per afferrare le tende, ma erano
cos attorcigliate intorno alle caviglie di Gretta, che riusc solo
a stringerle di pi, facendola urlare.
Questo significava che Rossella era alla disperata ricerca
di uno scampolo di stoffa, proprio come nel romanzo, dove
trasformava le tende in un abito con cuffietta. Mamma entr
di corsa nella stanza e allung una mano verso Gretta, che
sollev il petto da Rossella e si alz sulle ginocchia. L'altra si
dimen, lanciandole un'occhiata furiosa.
Dopo aver aiutato Gretta a rimettersi in piedi, mamma
offr la mano alla nostra ospite. Ora, signorina Rossella, sar
meglio che tu ti distenda un po'. Hai passato momenti terribili.
Non c' tempo! Ho un milione di cose da fare!. Mentre
si alzava, il suo viso si fece pallido. Si chin verso sinistra e
mamma la sostenne facendole passare il braccio sulla propria
spalla.
Devi davvero riposare le disse con la sua voce pi dolce.
Si ferm un momento, mentre Rossella ritrovava l'equilibrio,
poi si volt lentamente verso la porta della camera da
letto. Sei un po' intontita dal whisky.
Con sguardo arcigno, Gretta raccolse le tende e le ripieg
sulle braccia in strati ordinati di velluto marrone. Tolse la
filaccia e borbott qualcosa sottovoce.
S, s-s-suppongo che sia cos disse Rossella. Si lasci riaccompagnare
a letto. E qui mia madre vinceva sempre su Gretta.
Talvolta, con le Eroine ci voleva una mano salda; talvolta,
occorreva gentilezza. Adesso che Rossella era buona buona e
stordita dall'alcol, mamma avrebbe potuto lavorarsela con le
sue parole gentili e la sua comprensione, cosa che Gretta
riusciva raramente a fare. Adesso lei era impegnata in faccende
pi ordinarie: scrollare le tende, trovare una scala e fissare
i ganci al bastone. In silenzio, mi accomodai sulla poltrona
imbottita e rimasi l a guardare. Sapevo che, se avessi fatto
rumore, mi avrebbero mandata via, ma le delicate operazioni
di persuasione di mamma, con la voce dolce e le carezze attente
sulle minuscole mani di Rossella, erano un conforto tanto
per lei quanto per me.
Una volta riappese le tende, quando il respiro di Rossella
ebbe preso il ritmo di un sonno profondo, scivolammo fuori
dalla porta. Mamma la chiuse dall'esterno, facendo girare il
suo vecchio passe-partout con un lieve click. Scendemmo in
cucina e, in silenzio, consumammo una cena frugale. Tenemmo
le orecchie drizzate per cogliere qualunque rumore provenisse
dal piano di sopra, ma nei corridoi non volava una mosca.
Probabilmente, la fatica della guerra si sta facendo sentire
osserv mamma.
Se siamo fortunate, dormir una settimana intera. Ammesso
che gli incubi non la sveglino disse Gretta.
Quella sera andammo a letto presto, temendo che la televisione
potesse svegliarla. La mattina mi destai sentendo i
passi di mamma e saltai gi dal letto. Lei e Gretta erano in
piedi davanti alla porta di Rossella, mamma con l'orecchio
appoggiato al legno. Gretta inizi a bussare, prima delicatamente
e poi sempre pi forte, finch la porta, teoricamente
chiusa a chiave, non si spalanc. Mamma si inginocchi e
raccolse il passe-partout dal pavimento.
Ma come diamine... oh, c'era un'altra chiave nel cassetto
del comodino!.
Entrammo e trovammo la stanza a soqquadro. Sembrava
fosse passato un ciclone. Le tende erano state strappate e pendevano
dai bastoni. Un gran numero di patate, normali e dolci,
erano sparse sul tappeto. Il materasso era curvo sotto il peso
di un mucchio di mele. Sul pavimento, accanto alla veranda,
c'era un'esplosione d'argenteria: il sole penetrava attraverso
le finestre spoglie riflettendosi sul vassoio del servizio da t
della nonna. Sul comodino c'erano tre coltelli da cucina affilati,
con il manico di legno; c'era anche la vecchia mannaia
che usava Gretta per la carne.
Ha cercato di derubarci! grid quest'ultima.
Pensava che sarebbe riuscita a portar via tutta questa
roba disse mamma con la voce piena di compassione.
Indicai la mannaia. Voleva ucciderci!.
Che sciocchezza! Era disperata.
Ma ha ucciso quel soldato yankee!.
Questi sono mezzi di sopravvivenza spieg allora Gretta.
Avrebbe potuto vendere l'argento e mangiare gli ortaggi.
Dev'essere sgattaiolata fuori nel cuore della notte.
Come un gatto!.
Sapevo che non si sarebbe trattenuta a lungo disse mia
madre.
Ma non  rimasta neppure un giorno feci io.
Impiegammo due ore a rimettere ogni cosa al suo posto.
Quel bizzarro assortimento di oggetti mi impression parecchio.
Tuberi e argento, coltelli affilati e candelieri: aveva ridotto
i beni della Fattoria all'essenziale. Quel gesto colp profondamente
la mia fantasia di ragazzina: non mi ero mai preoccupata
di dover sopravvivere e in quel momento mi chiesi
come me la sarei cavata se mi fossi trovata in circostanze disperate.
La sopravvivenza non era mai stata un problema, finch non mi ero ritrovata nell'Unit.
...
.
...
CAPITOLO 15.
...
.
...
I limiti della telepatia.
La sottoscritta architetta dei piani fallimentari per contattare Conor.
Florence mi scopre.
...
.
...
La sera successiva alla dbcle di Kristina durante la seduta
di gruppo, scoprii in che cosa consisteva l'isolamento. Maria
era emersa dal suo stato catatonico il tempo sufficiente per
spiegarmi che un'infermiera avrebbe dovuto controllarla ogni
dieci minuti.
Le infermiere detestano l'isolamento! esclam. Significa
che devono alzare le loro chiappone e smettere di guardare
la tv.
Tornando dalla cena, indugiai nel corridoio fuori dalla
stanza dove avevano sbattuto la mia compagna. Era proprio
accanto alla sala infermiere; dovevo investigare, scoprire a
che cosa era andata incontro per essersi comportata in quel
modo. Mentre aspettavo che l'infermiera facesse il suo controllo,
e impieg molto pi dei dieci minuti previsti, lessi un
cartellone scritto a mano che elencava i comportamenti grazie
ai quali potevi guadagnarti delle palline: mostrare rispetto,
chiedere scusa, ignorare le provocazioni, rendersi utili,
evitare i conflitti ecc. Pensai a Rossella e a come avrebbe
gestito la situazione. Probabilmente avrebbe lottato per accaparrarsi
un mucchio di premi, per poi progettare la sua fuga
dall'Unit.
Alla fine sentii cigolare le gambe della sedia dell'infermiera
e il rumore sordo dei suoi passi che si avvicinavano alla
porta. Strisciai dietro l'angolo e, quando la porta si apr,
riuscii a scorgere i piedi nudi di Kristina. Era distesa su un
materasso senza cuscino, senza coperta e senza lenzuola, con
i polsi e le caviglie legati. Nella stanza quasi vuota, con le pareti
di mattoni grigi e la porta di acciaio, le loro voci riecheggiavano.
Quando entr l'infermiera, Kristina si mise a urlare: Vi
far causa! Questa  l'ultima volta che voi stronzi mi fate
una cosa del genere! Dovete lasciarmi uscire! E comunque
tra due settimane la mia copertura assicurativa sar scaduta!.
Keller sa come prolungarla. E tu gli hai fornito la scusa
perfetta!.
Scioccata, corsi nella mia stanza e crollai sul letto. Quante
volte Kristina c'era gi passata? Il suo letto vuoto, con le
lenzuola bianche rimboccate e tese e una coperta di cotone,
sembrava quasi lussuoso, in confronto a quello della stanza
riservata all'isolamento. Mi voltai e fissai le piastrelle bitorzolute
in eternit che rivestivano il soffitto. Per quanto mi fossi
pentita di essermi fidata di lei troppo in fretta, non avrei augurato
a nessuno una cosa simile. Mamma aveva ragione sulla
necessit di non parlare delle Eroine. La verit poteva rivelarsi
velenosa. Le persone potevano usarla contro di te oppure
poteva ritorcersi contro di loro. Non me ne sarei mai andata
dall'Unit, se mi fossi fidata ancora di qualcuno. Con quel
letto vuoto accanto, mi sentivo incredibilmente sola. Nemmeno
i ricordi di Conor riuscivano a confortarmi.
Sia il cuscino che il materasso, sotto la federa e le lenzuola
di cotone, erano avvolti nella plastica; il letto era stato
preparato per una eventuale fuoriuscita di liquidi: lacrime,
urina, sangue. Volevo la mia mamma. Volevo tornare alla
Fattoria, dove la violenza non si annidava nei corridoi e non
arrivava premendo un bottone dell'interfono. Gi, la violenza
era di casa nell'Unit, ma io no. Inzuppai il cuscino di lacrime,
fino al rivestimento di plastica, e piansi fino a stancarmi.
Poi decisi che dovevo fare qualcosa. Inspirai e mi concentrai
profondamente, premendo con le dita sulle tempie.
Conor, pensami. Adesso. Segui i miei pensieri, salvami! Mi
addormentai e dormii per ore (a cena Florence mi aveva dato
delle pastiglie e oggi so che si trattava di Valium); mi svegliai
con le membra pesanti e la testa che mi girava. Ancora una
volta, pensai alla mia nuova figura ispiratrice: Rossella. I
messaggi telepatici non erano sufficienti.
D'un tratto capii che cosa avrei dovuto fare per lasciare
l'Unit: dovevo guadagnare abbastanza palline da ottenere
il permesso per fare una telefonata. Impossibile avvicinarsi a
un telefono senza permesso, dal momento che le pazienti
dovevano usare l'apparecchio che si trovava nella sala infermiere.
Ma chi avrei potuto chiamare? L'unica persona che mi
venne in mente fu Albie, che probabilmente era incazzato per
la visita dei poliziotti che gli aveva mandato mia madre. Da
tempo, per, sospettava qualcosa a proposito delle Eroine,
non essendosi mai bevuto le mie spiegazioni confuse riguardo
alla bizzarra coincidenza dei nomi letterari delle nostre
clienti. Una volta aveva letto sul registro il nome di Daisy
Buchanan. Mi sentivo in colpa per averlo sempre ignorato
davanti a tutti, ma adesso era la mia unica speranza.
Probabilmente mi ero addormentata, perch mi svegliai
quando sentii qualcuno toccarmi una spalla. Florence sfil
una sigaretta dal pacchetto che teneva nella tasca della camicia
e la fece girare tra le dita, senza accenderla. Sveglia, zuccherino.
C' il giro visite di mezzanotte del dottor Keller.
Non sapevo di cosa stesse parlando, ma la seguii in corridoio
e raggiungemmo la sala diurna. Un gruppo di ragazze
in pigiama circondava il dottore, che indossava un abito
casual color mattone. Tutte e quindici, alcune delle quali le
vedevo adesso per la prima volta, cercavano di attirare la sua
attenzione. Sembravano sveglissime e per nulla infastidite dal
fatto di doversi trascinare fin l a quell'ora. Una delle infermiere
del turno di notte, Josephine, una polacca di mezza
et dall'espressione seria, pass a Keller una cartella con dei
fogli, indicandogli il punto dove doveva firmare. Le ragazze
si fecero pi vicine.
Ok fanciulle, una alla volta! disse lui ridendo.
Jackie scatt in piedi. Non riuscivo a capire perch non
le fosse toccato l'isolamento, a differenza di Kristina. Mi
sono comportata davvero bene, dottore. Posso avere un permesso
per usare il telefono?.
Be', direi che gli occhi stanno guarendo. Ti senti meglio?.
Tantissimo!.
Felice di sentirlo. Le pass un biglietto e le diede una
pacca sulla testa. Ecco qui, piccola.
Non  giusto! grid Maria. Le palline deve guadagnarsele!.
Palline birichine! fece il dottore.
Gi, palline birichine! ripet Jackie.
Florence scosse il capo e borbott sottovoce: Peggy si
arrabbier molto.
Non sapevo nulla sulle normali terapie psichiatriche, ma
questo controllo mi parve del tutto inutile.
Josephine fece un tiro di sigaretta e poi disse con un tono
monotono e cantilenante: Ok, ragazze. Adesso, mettetevi
in fila. Indic il corridoio con la sigaretta accesa. Mettetevi
in fila.
Corsero tutte a mettersi in riga, aspettando di avvicinarsi
al dottore come bimbe in coda per incontrare Babbo Natale.
Alcune saltellavano nervosamente sulle punte dei piedi, altre
incrociavano le dita per scaramanzia. Io mi misi in fondo e
osservai Keller che distribuiva con parsimonia privilegi a
ragazze che non se li erano meritati e che diceva ad altre che
avrebbe aumentato loro il dosaggio dei farmaci, dietro istruzione
di Eleanor. Si trattava di privilegi molto semplici:
permessi per pasti supplementari alla mensa dell'ospedale,
telefonate, visite, weekend fuori dall'Unit (questi ultimi non
toccarono a nessuna). Quando venne il mio turno, indietreggi
vistosamente, senza dubbio rammentando il nostro ultimo
incontro. Il viso mi bruciava per l'imbarazzo.
Ci siamo calmati, Penny, non  vero? chiese.
 pi condiscendente, adesso intervenne Florence, con
la sua voce acuta.
Eppure... fece lui, sfogliando le pagine. Non hai nessuna
raccomandazione per i permessi,  troppo presto. Riesci a
dormire?.
S, dormo molto.
E l'appetito come va?.
Un po' scarso.
Sono le medicine. Mischier un pochino i farmaci e verr
a controllare tra un giorno o due per vedere come va. Riprese
a girare le pagine. Sentivo l'odore della sua colonia, e tracce
di caff nel suo alito. Cominci a scarabocchiare: Ecco
il nuovo dosaggio, infermiera. Gir un'altra pagina. Guarda,
guarda. Mi dispiace dirtelo, signorina, ma il tuo esame
tossicologico  risultato positivo alla marijuana. Ah!. Mi
ammon con un dito, poi abbass gli occhi sull'orologio.
Far meglio a correre al pronto soccorso.  l'ora delle streghe!.
Riconsegn la cartella all'infermiera. Sapete quanto
i tirocinanti detestino occuparsi dei pazienti psichiatrici. Mi
diede una pacca sulla spalla e sorrise mostrandomi i denti
macchiati di tabacco. Adesso comportati bene!.
Feci uno sforzo per non ritrarmi al suo tocco. Sar buona,
dottore. E le chiedo scusa per l'altro giorno.
Va tutto bene, tesoro. Eri nervosa, lo capisco. Mi diede
un'altra pacca sulla testa.
Mentre tornavo in stanza, chiesi a Florence: Non merito
una pallina di gelato per aver chiesto scusa?.
Per quello che vale, s. Ma non dire a nessuno che te l'ho
data quando me l'hai chiesto. Non si pu fare. Ma Dio solo
sa che potresti domandare la luna, a quel ciarlatano, e lui te
la darebbe.
I membri dello staff dovevano mettere il proprio nome sulle
palline, quindi sapevo di non poterne pretendere troppe da
Florence. Grazie. La mia prima pallina. Quante me ne servono
per fare una telefonata?.
Dieci, credo. Ma prima devo sistemare il tuo cono. Aspetta
un minuto, hai in mente di chiamare il tuo re?.
Come se avesse un telefono.
Vai a letto.
Rimasi sdraiata al buio, pensando alla mia strategia condiscendente.
Avevo notato che, per la maggior parte, le palline
venivano distribuite a cena, e mia madre sarebbe venuta a
farmi visita l'indomani. Forse avrei avuto la possibilit di
guadagnarmene un'altra in quell'occasione.
Veniva a trovarmi perch Peggy le aveva detto che volevo
parlare di mio padre.
...
.
...
CAPITOLO 16.
...
.
...
Altre sciocchezze di mamma su mio padre.
Mi aumentano il dosaggio dei farmaci.
Il contatto con Albie.
...
.
...
E allora raccontami una bugia! gridai a mia madre. Eravamo
sedute su una panchina di pietra nel giardino curato
intorno all'ala dell'ospedale che ospitava il reparto di psichiatria.
Gli emerocallidi circondavano gli olmi, i fiori arancioni
ormai avvizziti e sostituiti da steli secchi. Sulla parte posteriore
della panchina c'era una targa con su scritto: Dono
del dottor William Stanton e di sua moglie. In memoria di
Susan Marie. Probabilmente era una ragazza che non ce
l'aveva fatta. Cominciavo a chiedermi se io ce l'avrei fatta
Peggy aveva insinuato che la fonte dei miei problemi fosse il
fatto di non sapere nulla di mio padre, e iniziavo a temere che
avesse ragione. Non avevo seccato molto mia madre sull'argomento,
almeno da quando non ero pi una bambina. Di
conseguenza il mio interesse improvviso la fece allarmare.
Aveva una grande borsa ai suoi piedi e intravidi al suo
interno una scatola di biscotti e la copia di settembre di
Seventeen. Incrociai le braccia come una vera mocciosa e
guardai con disprezzo le sue offerte di tregua, anche se in
realt morivo dalla voglia di assaggiare quei biscotti e di
sfogliare la rivista. E, soprattutto, morivo dalla voglia di avere
la sua comprensione.
 stata una di quelle cose... di quelle notti stupide.
Grandioso. Quindi adesso stai dicendo che il mio concepimento
 stato una stupidaggine.
No! Volevo soltanto dire che capirai quando sarai pi
grande.
Compir quattordici anni tra ventinove giorni.
Ok, Penny. Se questo ti far smettere di avercela con
me... Tuo padre aveva capelli castani chiari con riflessi ramati,
come i tuoi. E adorava gli Herman's Hermits. Giocava a
football.
Quella parte la conosco gi. Dimmi qualcosa che non so.
Non t'importava proprio di lui?. Le rivolsi quella domanda
con molta audacia, ma un brivido di paura mi percorse la
schiena.
Mamma si fiss le mani, poi si pass un'unghia sotto un'altra,
levandosi la terra. Nei momenti di frustrazione si rifugiava
sempre in giardino e strappava denti di leone e sanguinelle
come se ogni stelo fosse un insulto personale - anche se, in
giornate migliori, diventava filosoficamente tollerante sul loro
diritto di esistere. Si stuzzicava le pellicine dell'indice e del
pollice. Se devo essere sincera, ero innamorata di un altro
ragazzo. Si chiamava Cliff. Scuro, ardente, lunatico. Ma non
riuscii a tenermelo. Figuriamoci, una come me! Quando mi
lasci, decisi di mettermi con Keith. Un caro ragazzo, tuo
padre, tenero e divertente. Ma non lo amavo come amavo
Cliff. Ci ho provato, davvero.
Hai sempre detto che  sbagliato fare sesso con chi non
si ama.
Adesso sai perch continuo a ripeterlo. Le cose diventano
complicate. Infil una mano nella borsa e apr il coperchio
della scatola di biscotti. Frollini con gocce di cioccolato,
dolcissimi e bitorzoluti: i miei preferiti. Mi porse la scatola.
Penny, io ho commesso degli errori. Ma vedi, sono stata
fortunata, ho avuto te. Doveva succedere!.
Presi un biscotto, incapace di resistere a un'offerta di cioccolato.
Che cos'aveva di tanto carino quell'altro?.
Mi ascoltava, quando gli parlavo di Cliff. E appoggi la
mia decisione di tenerti. Averlo accanto era un vero conforto.
E lui credeva sinceramente che, se mi avesse trattata bene,
alla fine mi sarei innamorata di lui. Si offr persino di sposarmi.
Mi aiut sul serio a rimettermi in sesto. E io desideravo
innamorarmi di lui. Come mai non riuscivo a dimenticare
qualcuno che si era comportato cos male con me? L'amore
 strano, Penny. Non segue un filo logico. Pensavo che mi
sarei convinta ad amare tuo padre. Ma non funzionava:
riuscivo soltanto ad amare Cliff ancora di pi. Soprattutto
dopo l'incidente.
All'epoca capivo molto poco dell'amore. La mia conoscenza
si limitava a cotte e fantasie romantiche, che vivevo
principalmente nei miei sogni a occhi aperti. Addirittura, mi
metteva a disagio sentire mia madre pronunciare la parola
amore. Quando la guardavo, vedevo le sopracciglia folte,
il neo sulla mano sinistra. Ti amo era una frase che non faceva
parte del nostro repertorio quotidiano. Pensavo che, se
dicevi ti amo a un ragazzo, significava che eravate legati
per sempre. Se lei l'aveva detto a Cliff e lui l'aveva lasciata,
allora mamma era maledetta per sempre. L'idea che quel tizio
l'avesse fatta soffrire mi innervosiva. Non mi piacevano il
suono, la sensazione e il sapore evocati da quella frase. Non
capivo che cosa si provasse ad avere il cuore spezzato, n potevo
immaginare che esistesse un ragazzo vulnerabile come mio
padre. Era disperato. E il pensiero che quel robusto linebacker
fosse vulnerabile mi infastid. I ragazzi che conoscevo
erano spavaldi, sempre pronti a offendere. A tredici anni ero
disgustata all'idea che, un giorno, potessero trasformarsi in
creature indifese. Persino Albie non sembrava mai soffrire per
amore. Presi un altro biscotto.
Chi sono gli Herman's Hermits? chiesi.
Un gruppo pop. Te lo far ascoltare.
Se mai riuscir ad andarmene da qui.
Non ci rimarrai molto. Me ne sto occupando io.
Come va con Deirdre?.
 ancora alla Fattoria.
Qualche traccia di Conor?.
Mamma si port un biscotto alle labbra e apr la bocca,
ma non vi affond i denti. Guardava dall'altra parte del prato
e io seguii il suo sguardo. Eleanor veniva verso di noi, i seni
che rimbalzavano per il passo affrettato, una mano sul berretto.
Con l'altra reggeva un vassoio con le medicine. Sapevo
che si sarebbe incazzata, perch aveva dovuto lasciare la sua
sedia per venirmi a cercare.
Grandioso, ecco che arriva l'elefante. Feci roteare gli
occhi. Svelta, dimmi se hai visto Conor.
Abbi rispetto, Penny. Mamma raddrizz la schiena. Ho
trovato segni della sua presenza. Sono andata nel bosco per
vedere se riuscivo a parlare con lui. Ho visto le impronte e mi
sono fatta prendere dal panico.
Ricorda che non pu attraversare la parte di prateria
verso casa nostra.  coperta da un incantesimo.
Mamma incroci le braccia e mi guard con gli occhi
socchiusi, come faceva quando pensava che stessi mentendo.
Sul serio! C' un incantesimo druidico. Deirdre ha una
sorta di spirito magico che la protegge. Le raccontai di come
il cavallo si fosse impennato, quando si era avvicinato al confine.
E, comunque, so che Conor non ti farebbe del male.
Conosco la storia di Deirdre un po' meglio di te.
Conor  un uomo d'onore! gridai. Mi faceva incazzare
il fatto che esprimesse giudizi su una persona che avevo visto
soltanto io. Poi sentii il rumore dei bicchieri che traballavano
sul vassoio di Eleanor. Aspetta. Intravidi l'occasione
di guadagnarmi un'altra pallina. Le corsi incontro e le presi
il vassoio. Mi dispiace che tu sia dovuta venire fin qui.
Be', grazie! disse forte. Avrai una pallina per questo.
 l'ora della medicina, Penelope,  l'una. Mi pass il farmaco:
tre tavolette invece di due.
Mamma si alz in piedi. Il dottor Keller ha detto che
Penny non sarebbe stata sottoposta a cure farmacologiche,
a meno che non fosse stato strettamente necessario.
Oh, queste pillole sono molto blande, signora Entwhistle.
Molto blande. Prendi le tue medicine, da brava disse.
Questo non  niente, mamma! Non sai cosa succede qui!
A Kristina hanno fatto uscire il sangue dal naso!. Fui molto
svelta a usare la situazione della mia compagna per raggiungere
il mio scopo.
Le posso spiegare, signora Entwhistle fece Eleanor.
Signorina. La signora Entwhistle  mia madre.
Signorina, certo. Questa ragazza, Kristina,  una delle pi
difficili.  aggressiva nei confronti del personale e delle altre
pazienti.
Mandai gi le pillole e mostrai la lingua, per farle vedere
che le avevo prese. Ero cos furiosa che nemmeno protestai
quando Eleanor tir fuori la storiella dell'aggressione di
Kristina allo staff. Adulti: erano tutti in combutta e non ascoltavano.
In ogni caso, mi rendevo sempre pi conto che la
condiscendenza era l'unico modo per lavorarsi il personale
dell'Unit.
Impiegai solo un altro giorno per guadagnare dieci palline.
Partecipai a una seduta di gruppo di Peggy, ottenendone
una automaticamente, e inoltre confessai di aver inventato
la storia di Conor solo per attirare l'attenzione e per distrarre
mia madre dal fatto che mi facevo di marijuana. Peggy era
raggiante. La maggior parte del personale non badava affatto
al nuovo sistema, ma un paio di infermiere e un inserviente
avevano le tasche sempre piene di palline, che distribuivano
con una certa generosit. Arrivata a dieci, tormentai Peggy
affinch mi lasciasse usare immediatamente il telefono. E lei
addirittura assecond il mio desiderio di tirare il filo dietro
la scrivania per ottenere un po' di privacy. L'unico problema
era che Eleanor mi aveva appena somministrato una dose
di Valium. Sapevo di dover agire in fretta, prima che il farmaco
facesse effetto. Avrei dovuto fare un sonnellino, aspettando
che passasse la botta iniziale, ma erano le tre di una domenica
pomeriggio, l'orario perfetto per chiamare Albie. Me lo
immaginai sdraiato come al solito a leggere un fumetto, nella
sua confortevole suite con aria condizionata. Era l'unico
ragazzo che conoscessi ad avere una linea telefonica privata.
Il suo bisnonno aveva inventato il tubicino di plastica all'estremit
dei lacci delle scarpe. La casa in cui viveva era una
delle pi antiche e grandi di Prairie Bluff e lui aveva trasformato
la sua infanzia solitaria in uno splendido isolamento
adolescenziale. Nella sua camera aveva una poltrona reclinabile,
un registratore a bobine, un mobiletto con la tv, un frigobar,
un gigantesco forno a microonde e una magnifica collezione
dei fumetti di Stan Lee, che includeva numeri rari dei
Fantastici Quattro, dell'Uomo Ragno e degli X-Men. Personalmente
non mi facevano impazzire, ma una volta gli avevo
mostrato dei vecchi numeri dell'Incredibile Hulk appartenuti
a un cugino di mia madre, e lui si era gettato in ginocchio,
inchinandosi. Ogni sabato andava all'edicola del villaggio e
acquistava i nuovi numeri dei suoi fumetti preferiti, che leggeva
fino all'ora di cena.
Mentre ero in corridoio, alcuni membri del personale si
dirigevano verso la sala da pranzo per preparare i tavoli. Non
badavano molto a noi. Eleanor aveva chiesto a un inserviente
di portare le ragazze a fare una passeggiata in giardino,
ma io ero riuscita a evitarlo. Sollevai il telefono sul ripiano
della scrivania e composi il numero di Albie. Mentre tiravo
il filo per spostarmi dietro l'angolo, avvertii la prima ondata
di vertigini. I corridoi odoravano di detersivo e sigarette e,
con le luci spente, il pavimento era freddo e scintillante. Albie
rispose al secondo squillo. Pronto?.
Albie, sono Penny.
Traditrice.
Non ho molto tempo.
Sono in punizione per tutta l'estate, grazie a te. Tua
madre ha detto alla mia dell'erba.
Tua madre ceder. E poi, non  partita per la Francia, o
qualcosa del genere?.
S, sono partiti per Biarritz. Sono rimasto con mia nonna.
Lei....
Non ho molto tempo, Albie. Ascolta, ho bisogno che tu
mi faccia un favore.
Mi lanci addosso gli sbirri e ti serve un favore?.
Non  stata colpa mia. Ho soltanto un minuto. C' questo
tizio, nel bosco. Somiglia a un re. Devi dirgli di venirmi a prendere.
Sono in ospedale, mi hanno rinchiusa in manicomio.
Tua madre ha detto che eri in Europa.
Accostai il telefono all'orecchio. Vai nel bosco oltre la
prateria. Di' a Conor che sto al secondo piano. Metter un
segno di riconoscimento alla finestra.
Ti aspetti che un re venga a salvarti?.
Sentii il pavimento muoversi sotto i miei piedi.  come
quelle altre clienti. Bovary, Karenina.  uscito da un libro
ed  qui per riprendersi Deirdre. Il Valium stava facendo
effetto e in quell'istante udii dei passi nel corridoio.
Sapevo che c'era sotto qualcosa! Penny?.
Lo so che sembra folle. Ti dar i fumetti dell'Incredibile
Hulk!. Riagganciai e mi tenni al filo per non cadere a terra.
...
.
...
CAPITOLO 17.
...
.
...
Eccesso di farmaci.
Deus ex machina -, l'uomo immaginario.
...
.
...
In dieci giorni avevo visto il dottor Keller soltanto una volta,
in occasione della sua visita di mezzanotte. E solo perch
quella sera avevo detto di non avere molto appetito, mi aveva
aumentato il dosaggio dei medicinali. Quando iniziai con il
nuovo regime, vagai come una sonnambula per giorni; mi
imboccavano a cucchiaiate di minestra e cereali, e bevevo
latte e succo di frutta con la cannuccia. Una dose di narcotici
che rendeva la paziente incapace di fare qualunque cosa
costituiva il trattamento du jour. Immagino che volessero
privarmi delle mie difese, annichilendomi. Ma ancora mi
sfugge il valore terapeutico della trasformazione di una
tredicenne in una bambina di tre anni che si succhia il pollice.
E tutto questo perch non avevo molto appetito? Ero
abbastanza presente da accorgermi che Kristina era uscita
dall'isolamento, anche se la cosa non ebbe alcun effetto su di
me. Non riuscivo a sentirlo. Niente poteva penetrare quella
sensazione di muovermi sott'acqua, quella confusione indistinta
da cui ero circondata. La tv nella sala diurna emanava
un bagliore dai colori dell'arcobaleno, e io guardavo il
viso flaccido e cadente di Nixon con un misto di soggezione
e piet. Le mie sorelle impasticcate, Jennifer, Maria e
persino Jackie, sembravano ammantate di una luce angelica.
Ero felice di aver chiamato Albie prima che mi riducessero
in quello stato.
Una notte, sentii dei passi che venivano verso la porta della
mia stanza. Avevo di nuovo dormito oltre l'ora di cena. A
giudicare dalla luce che entrava dalla finestra, immaginai che
fossero le nove. Florence apr e venne a scuotermi una spalla.
Sentii odore di sigarette e Jean Nat. Aveva tre pasticche sul
palmo della mano, e ne nascose due sotto il pollice. Mi ricordai
che aveva fatto la stessa cosa la sera prima, quando ne
aveva nascosta soltanto una. Mentre mi passava la pasticca, mi
accarezz il palmo con le unghie ricurve. Tirati su, tesoro.
E bevi. Mi porse un bicchiere di carta.
Mandai gi il farmaco e lei s'infil le altre due pillole nella
tasca del grembiule strizzandomi l'occhio. Tornai a sdraiarmi.
Anche con quella piccola dose, caddi in un sonno agitato.
Pi tardi, quella notte, mi svegliai con la mente un po' pi
lucida e con una maggiore percezione del mio corpo. Quando
chiesi alle dita dei piedi di piegarsi, lo fecero. Quando sbattei
le palpebre, mi si schiar la vista, e riuscii a vedere la cortina
bianca intorno al mio letto increspata dall'aria condizionata.
Stavo facendo un sogno molto vivido: inseguivo mia
madre in un campo di football. Doveva avere qualcosa a che
fare con mio padre. Gi, mio padre. Un ragazzone con i capelli
rossi, una star del football, un ragazzo dolce. Ma non
potevo fare a meno di pensare a lui come a un povero sempliciotto
incapace di conquistare mamma. Per quanto mi sforzassi
di immaginarlo e di farne un simbolo della paternit, la
mia mente continuava a tornare a Conor, al Cattivo bello e
forte in groppa al suo destriero. Ricordai vagamente di aver
telefonato ad Albie e, per la prima volta dopo giorni, mi chiesi
se avesse trovato il mio re e come fosse andato l'incontro.
Gli inviai dei messaggi telepatici. Conor, vieni adesso. Salvami!
Non avevo idea di quanti giorni fossero trascorsi da quando
Kristina era uscita dall'isolamento o dalla visita di mamma. Mi
tirai su, appoggiandomi sui gomiti, e guardai il letto vuoto
della mia compagna. Mi ero tenuta a distanza da lei, in parte
perch volevo essere condiscendente, in parte perch avevo
perso tutte le mie energie. Inoltre, di notte lei sgattaiolava nell'ala maschile.
Mi ero addormentata di nuovo, quando un tintinnio penetr
nel mio sogno e mi trascin fuori. Tirai indietro la cortina
e lo sentii di nuovo. Qualcosa colp la finestra. Una manciata
di sassi. Forse era il fidanzato di Kristina: il signor Dobson,
l'insegnante di teatro. Saltai gi dal letto e corsi alla finestra,
appoggiando le mani a coppa sul vetro. All'inizio non vidi
nulla, ma poi i miei occhi si adattarono al buio. Riuscii a distinguere
il profilo della criniera di un cavallo.
Sei lass? chiese una voce maschile. Un uomo dalla
voce profonda e un cavallo che sbuffava. Conor! Cominciai
a sudare. Finalmente! Ero in estasi, mi misi a saltare a piedi
nudi e il cuore prese a martellarmi nel petto. Nelle ultime due
settimane, solo la raccolta di palline e le fantasie su Conor
mi avevano permesso di andare avanti. La scarica di adrenalina
super l'effetto dei farmaci e mi sentii quasi la vecchia
Penny. Albie ce l'aveva fatta. Con uno sforzo, cercai di aprire
la finestra, ma il vetro non sal pi di una decina di centimetri:
troppo pochi per infilarci anche solo una gamba. Con
un sussurro quasi urlato, risposi: Sono quass!.
Conor si aggrapp al tronco di un grosso albero e scomparve
tra le foglie. Sentii un fruscio, un rumore di ramoscelli
spezzati. Poi i rami si mossero e mi apparve il suo viso, e
subito dopo le sue spalle. Aveva il mantello ripiegato su un
braccio e un'espressione irritata.
Perch non ti sei presentata al nostro incontro?.
Mi hanno rinchiusa!.
Dov' Deirdre?.
Aveva delle foglie tra i capelli e sentivo l'odore di fumo
dei suoi vestiti e quello dolce del suo sudore. Aveva vissuto nel
bosco per settimane, era evidente dal suo alito acre e selvatico
e dalla barba troppo cresciuta. Nonostante questo, provai
un sollievo simile a un senso di salvezza, quasi mi stesse rubando
dalle fauci della morte.  a casa.
Osserv con attenzione l'edificio dell'ospedale. Non sembrano
esserci incantesimi su questo posto. Mi guard con
gli occhi socchiusi.  il tuo castello?.
No,  la mia prigione! Ti prego, aiutami a uscire di qui!.
In questo regno mettono in prigione i bambini?.
E pensare che secondo mamma saresti tu il Cattivo.
Cattivo? Perch voglio salvare la mia sposa?.
Salva me, prima!.
Colp la zanzariera con la spada, staccandola dal telaio e
lasciando sbattere le viti contro il vetro. Con un pugno veloce
sfond tutta la finestra interna, manovella compresa.
Scatt l'allarme, un suono metallico, modulato e continuo.
Il segnale di battaglia!. Salt silenziosamente nella stanza
e si diresse a grandi passi verso il letto di Kristina. Non
riuscivo a credere di averlo di nuovo cos vicino e avrei voluto
strisciare fra le sue braccia per sentire la pressione del suo
largo petto. Al tempo stesso avevo paura della sua mole, delle
sue gambe robuste, del mantello fluttuante. Il gioiello che
portava al collo era illuminato da un bagliore verde. Girai
intorno al mio letto per cercare le scarpe, ma trovai soltanto
un paio di pantofole di carta. Ci infilai i piedi. Non avevo
tempo per togliermi il mio pigiama con le ancore.
Conor sguain la spada e la punt verso la porta. La battaglia chiama!.
Non puoi batterti con loro!.
Il signore dei Cavalieri del Ramo Rosso non teme nessuno! rugg.
Ma non sono armati! Sul serio!.
Troppo tardi. Due inservienti fecero irruzione nella stanza,
le mani strette a pugno. Erano gli stessi che mi avevano
tenuta ferma la notte del mio arrivo. Il nero aveva una siringa,
mentre l'altro si tir indietro scioccato alla vista della spada di
Conor. Si fermarono, scambiandosi un'occhiata come una
coppia di poliziotti imbranati di Keystone Cops. Florence si
schiacci per passare in mezzo a loro. Era l in piedi, con una
maglietta con delle margheritine, la sigaretta a un angolo della
bocca. Diavolo, ma allora  reale! grid.
Conor fece roteare la spada e la ferm davanti al petto, la
punta a un soffio dalla propria fronte. Il signore del Tesoro
Scintillante non si batte con uomini disarmati!.
Andiamo! urlai. Ti arresteranno, Conor. Possiamo organizzare
un... duello pi tardi. Non avevo idea se esistessero
duelli nel suo mondo.
Lui punt la spada contro l'inserviente bianco, che sollev
le mani arrendendosi, con gli occhi sgranati. Mander un
messaggero per fissare un duello presso un altro campo di
battaglia.
Sbrigati! gridai.
Fece scivolare la spada nel fodero, attravers la stanza a
grandi passi e mi sollev. Tra le sue braccia cos forti mi sentivo
debole e minuta, con addosso solo il mio pigiama sottile
e le pantofole di carta: pi che una damigella, mi sentivo una
bambina. Conor salt sul davanzale della finestra.
Levai lo sguardo verso il suo bel viso, poi mi voltai a guardare
i due inservienti; Florence scosse il capo e si accese una
sigaretta. Come hai fatto a trovarmi? gli chiesi.
Disse qualcosa a proposito di un corvo e di un indovinello,
ma si butt di sotto prima che avessi il tempo di chiedere
spiegazioni. Chiusi gli occhi. Precipitammo nell'aria calda
della notte, i nostri visi sferzati dalle foglie. Le sirene si stavano
avvicinando e l'allarme non smetteva di suonare. Il cavallo sembr sollevarsi per venirci incontro; io seppellii il capo
nel tessuto ruvido della sua tunica, inspirando il suo odore.
Quando atterrammo sul destriero, sentii come una scossa
lungo la spina dorsale. Il cavallo s'impenn, e per poco non
ci butt gi. Poi part al galoppo, attraverso il prato buio.
Per la prima volta dopo settimane, sentii di nuovo l'aria della
notte sulla pelle. Conor mi teneva per la vita e io mi aggrappai
alle sue braccia e lasciai che il mio corpo prendesse il
ritmo dell'animale. Avevo ricominciato a credere! I sogni
potevano davvero diventare realt. Deus ex machina. Deus
ex homine imaginario. Sollevai gli occhi verso il cielo nero,
verso le stelle e le cime degli alberi, tenendomi stretta alle
braccia di un uomo immaginario.
...
.
...
CAPITOLO 18.
...
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...
L'accampamento nel bosco, in stile celtico.
Si parla di teste mozzate.
I bizzarri costumi sessuali dei re celtici.
Riflessioni sulla magia.
...
.
...
Prairie Bluff era un sobborgo ricco di vegetazione, che sulle
mappe aeree appariva come un punto verde, e infatti seguimmo
i sentieri delle riserve forestali per quasi tutto il tragitto
fino al bosco dietro la Fattoria. Di tanto in tanto, uscivamo
per ritrovarci in qualche cul-de-sac lastricato alle spalle di
una casa in stile art nouveau oppure attraversavamo la linea
ferroviaria. Evitammo le distese aperte accanto ai binari,
dove avremmo trovato dei sentieri pi diretti, perch Conor
scambi per effigi gigantesche le torri della linea elettrica
che apparivano in lontananza: era convinto che il ronzio fosse
dovuto a qualche incantesimo druidico. Mi chiese se avessi
mai sentito parlare del gigante Finn McCool. Sentito parlare
di chi? gli gridai da sopra una spalla, ma ci non gli
imped di sospettare che i suoi seguaci fossero annidati l vicino.
Cos ci tenemmo sui sentieri all'interno del bosco.
Una volta raggiunto il bosco dietro la Fattoria, riconobbi
ogni cosa all'istante. Anche al buio, mi ci muovevo cos bene
che mia madre ne sarebbe rimasta scioccata. Scorsi il sentiero
che portava allo stagno di Horace, le querce inarcate, i
binari dall'altra parte degli alberi. Il cavallo galopp fino alla
sponda dello specchio d'acqua, ma Conor lo trattenne per
permettermi di smontare. L'aria fresca della notte mi aiut a
riprendermi dallo stordimento provocato dalla cavalcata e
dall'effetto latente dei medicinali. Risalii il sentiero e mi guardai
intorno. Qualcosa, tra i rovi, cattur la mia attenzione.
Avvicinandomi, riuscii a distinguere il profilo di un riparo a
forma di alveare. Conor l'aveva camuffato con grande abilit,
intrecciando canne, rami di pioppi neri e foglie. Sembrava
un tetto di paglia, anche se sotto vidi un telo di plastica bianco:
probabilmente, l'aveva rubato da qualche cantiere.
Immagina il Signore dei Cavalieri del Ramo Rosso in un
tugurio simile! rugg. Guid il cavallo lontano dallo stagno
e lo leg a un pino.
Sembra accogliente dissi.
Al Tesoro Scintillante ci sono tutti i giavellotti, gli scudi
e le spade. Credi a me, quel luogo brilla d'oro e d'argento.
Al Ramo Rossastro, invece, tengo le teste mozzate e le spoglie
delle battaglie....
Teste mozzate?. Grazie a Dio gli avevo impedito di
aggredire gli inservienti.
E hanno ancora i loro torque scintillanti al collo!. Si
sfreg le mani. Dobbiamo andare da Deirdre.
Stanotte?. Ero esausta, ancora confusa per via dei farmaci.
E non avevo alcuna fretta di dividere Conor con Deirdre
o di rischiare un incontro con mamma. Sono davvero troppo
stanca per fare qualunque cosa.
All'alba dovrai escogitare un modo per prenderla in trappola!.
Perch dovrei farlo?.
Mi avevi assicurato che saresti riuscita ad attirarla nel
bosco con la promessa di farle trovare del crescione!. Un
le sopracciglia per la rabbia.
Starai scherzando! Non posso tornare a casa adesso. Mi
sbatteranno di nuovo nell'Unit, in prigione.
Forse una notte di riposo ti porter in sogno un buon
metodo per catturarla. Con la punta della spada sollev la
tenda di plastica. Ora dormi!.
Mi accovacciai e strisciai all'interno, passando sui sassi che
fermavano il telo di plastica. Al centro c'era un tronco di quercia
giovane e il tetto era sostenuto da rami curvi conficcati nel
terreno. Il soffitto era attraversato da una disordinata rete di
corde. Conor aveva creato un letto con dei grandi sacchetti di
carta pieni di foglie. La tenda sapeva di umido e di muffa, e mi
sentii morire al pensiero che il mio letto era a poche centinaia
di metri di distanza. Quanto desideravo il mio cuscino morbido,
il mio piumino di satin rosa, quell'assoluto senso di tranquillit
che mi comunicavano i miei poster, le finestre e i tappeti
lisi che ricoprivano il pavimento di quercia consumato. Avrei
buttato fuori Deirdre all'istante, per riprendermi tutto. Ma
non sapevo chi avrei trovato ad aspettarmi alla Fattoria, se poliziotti,
dottori o inservienti, e non potevo contare sul fatto che
mamma non mi riconsegnasse subito al dottor Keller e a Eleanor.
E se fossero venuti con dei segugi per setacciare il bosco?
Conor strisci nella tenda dopo di me e poi si alz, i capelli
che sfioravano il soffitto. Non mi ero ancora accorta di quanto
fosse basso. Probabilmente non superava il metro e sessantacinque.
Hai gi cominciato a sanguinare?.
Abbassai gli occhi sulle sottili cicatrici che avevo sulle
braccia.
Non l disse. Sotto. Hai gi avuto il tuo primo fiotto
di sangue?.
Avvampai in volto. Mi stava chiedendo del mio ciclo! No.
Allora non giacer con te.  scritto che ogni donna deve
unirsi carnalmente al suo re, prima di concedersi a qualunque
altro uomo. E ogni uomo dell'Ulster che mi concede un giaciglio
per la notte deve darmi anche la sua sposa. Ma tu sei ancora
una fanciulla e un re non pu fare una cosa del genere. Sei
promessa a qualcuno?.
Ho soltanto tredici anni!. Evitai di aggiungere e tre
quarti. Avrebbe potuto stuprarmi, proprio come aveva
detto mamma! E allora? Le donne si sposano a quell'et.
Non da queste parti!.
E che cosa aspettano?.
Di finire le scuole superiori, forse?.
Adesso stai dicendo cose insensate. Mettiti a letto, io
dormir per terra.
Strisciai sul letto e mi raggomitolai. Mi sentivo ridicola
sdraiata l sopra con il mio pigiama con le ancore. Dovevo
procurarmi dei vestiti veri e dello spray insetticida, perch
una zanzara continuava a ronzarmi intorno alla testa. E poi
avrei ucciso per una spazzola! Malgrado le scomodit del
bosco e il sollievo della fuga, ci che mi aveva realmente scosso
era il fatto che Conor avesse considerato l'ipotesi di fare
sesso con me. Lo ascoltavo respirare pesantemente con il
naso. Ingenua com'ero, credevo ancora che il sesso fosse per
le persone sposate (soprattutto dopo quello che era successo
a mia madre), e lui era sposato con Deirdre! Sarei diventata
un'amante. Era curioso: avrei potuto perdere la verginit
senza preoccuparmi di restare incinta. Quale opportunit
rara e singolare! Eppure Conor non l'avrebbe mai fatto.
Forse i celti collezionavano teste mozzate e credevano nei
druidi, ma il sesso con i bambini era tab. Anch'io vedevo
qualcosa di sbagliato nel fare sesso con una ragazzina che non
aveva ancora avuto le sue prime mestruazioni. E, in ogni caso,
non volevo farlo con lui. La mia curiosit andava a malapena
al di l di un bacio con la lingua. Il sesso mi spaventava, e
lo shock della sua proposta si trasform lentamente in una
sensazione confortevole. Il fatto che ne avesse parlato con
tanta schiettezza, in effetti, mi aveva aiutata. Mi sentii pi
sicura di quanto non mi capitasse da settimane. E la mia infatuazione
per lui sarebbe potuta continuare senza scontrarsi
con la sua virilit.
Mio signore?.
Brontol, e si svegli sbuffando. Che c'?.
Che cosa intendevi dire, quando mi hai detto che un
corvo ti ha rivelato dov'ero?.
Quello che ho detto. I tuoi pensieri hanno assunto la
forma di Morrigan....
E che cos'?.
Una divinit trina capace di mutare la propria forma. Ha
cercato di ingannarmi, dicendomi di rinunciare a Deirdre, ma
io ho risolto l'enigma, cos mi  apparso un giovane che mi
ha detto dove ti avrei trovata.
Si chiamava Albie?.
Non lo so. Aveva il viso segnato dal vaiolo.
Sembrerebbe lui. Tornai a sdraiarmi sul letto di foglie e
fissai il telo di plastica bianca sopra la mia testa. Non riuscivo
a capire quella storia del corvo che gli era apparso. Forse
Conor soffriva di allucinazioni e tendeva a vedere presenze
druidiche anche quando non c'erano. Una parte di me desiderava
credere nell'esistenza di uccelli fantastici. Una parte di
me, cresciuta con Il signore degli anelli e Le cronache di Narnia,
credeva che la magia fosse esistita davvero, in passato. Pensavo
che, a un certo punto, il mondo avesse smesso di essere
magico per diventare razionale. Non avrei saputo spiegare
quand'era avvenuto quel cambiamento epocale. Probabilmente
avevo conservato la convinzione infantile secondo cui
un tempo le cose andavano meglio. Non riuscivo a credere che
esistesse ancora la magia. Ed era decisamente strano, visto
che credevo nell'apparizione delle Eroine. Ma non avevo mai
attribuito il loro arrivo a una sorta di incantesimo: comparivano
per qualche imperativo letterario. Creature capaci di
trasformarsi e streghe erano invenzioni talmente ovvie che non
mi sarei mai aspettata una loro visita alla Fattoria. Appartenevano
a una categoria di personaggi completamente diversa.
Cos, ascrissi l'intera faccenda del corvo alle idee precristiane
di cui Conor si serviva per spiegare le cose, e mi convinsi che
era stato Albie a salvare la situazione. Pure, mentre prendevo
sonno in quell'umido tugurio, mi sforzai di conciliare tutto.
Quell'uomo poteva davvero conversare con i corvi?
...
.
...
CAPITOLO 19.
...
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...
Mi sento male.
L'ammazzacervi.
Il parziale sollievo della menta piperita.
Voglia di Valium.
Un serio desiderio maschile.
...
.
...
Un treno attravers la tenda tuonando, o almeno cos mi
parve. Il telo di plastica trem per la corrente d'aria discendente,
e fuori il cavallo nitr e batt gli zoccoli a terra. Aprii
gli occhi, per scoprire la prima emicrania della mia vita: avevo
la bocca completamente asciutta e, quando la chiudevo, le
labbra mi si spaccavano agli angoli. Provai una collera incoerente
nei confronti del treno e un senso di fastidio verso il
cavallo. Mi pizzicai la membrana tra pollice e indice, per
reindirizzare in quel punto il dolore che provavo alla testa. Non
funzion. Sarei dovuta esplodere di gioia, per il fatto di non
essere svegliata dal rumore degli anelli della tenda che scorrevano
per gentile concessione di Eleanor; ma non fu cos.
Ero pronta a tuffarmi nelle acque scure dello stagno per
placare la mia sete. Strizzai gli occhi e guardai verso l'altro
lato della tenda. Il mantello di Conor era appeso al palo, ma
lui se n'era andato.
Strisciai fuori e osservai i vagoni. L'aria umida dell'alba
era un sollievo, in confronto a quel tugurio che odorava di
muffa. Pass un vagone della Soo Line con un simbolo della
pace rosso sbiadito dipinto su uno dei pannelli e un pianale
color oro carico di enormi spole di fil di ferro. Albie e io ci
divertivamo un mondo a contare i vagoni, ma in quel momento
il clangore delle ruote era come un paletto che mi penetrava
nel cranio. Tra un vagone e l'altro, riuscii a cogliere uno
scorcio d'orizzonte rosa, anche se il cielo tra le chiome degli
alberi era ancora blu scuro. Mi alzai in piedi e corsi verso il
ruscello, avanzando con attenzione con le mie pantofole di
carta sui ramoscelli e i sassi coperti di muschio. Mentre
camminavo, la mia vista si fece confusa e incespicai finendo
fuori dal sentiero, mentre gli aghi e le foglie mi accarezzavano
le ginocchia. Chiusi gli occhi. Quando li riaprii, stavo
fissando un'alta pianta di carota selvatica. Il fioretto al centro,
marrone e rossiccio, era come una chiazza di sangue su un
velo. Sentivo l'acqua che scorreva. Dov'era Conor? Mossi
nervosamente le mani e cercai di liberarmi da quella sensazione.
Poi corsi verso il ruscello. Scesi cauta sulla sponda, misi
le mani a coppa e raccolsi un po' d'acqua fresca, buttandola
gi in preda al panico. Il sollievo fu immediato. Immersi
nell'acqua la parte superiore della testa, sperando di scacciare
l'emicrania e le visioni. Volevo uscire dalla mia pelle o
scambiarla con quella di qualcun altro. Probabilmente ero
in crisi d'astinenza! Alcuni corvi si posarono sull'albero sopra
di me, quasi seguendo un'imbeccata, gracchiando e inquinando
l'aria con le loro orribili discussioni. Sollevai gli occhi
sulle querce e fissai i loro becchi curvi, le ali nere e lucenti.
Qualche ora prima, i miei pensieri avevano assunto la forma
di un corvo per comunicare con Conor, e adesso la mia emicrania
ne aveva evocati un centinaio.
Fui presa da un'opprimente nostalgia di casa. Se Conor se
n'era andato, avrei finalmente potuto rinunciare a tutta quella
disavventura. Non avrei impiegato molto a convincere mia
madre a non rimandarmi nell'Unit. In quel momento, sentii
un ramo spezzarsi e sollevai lo sguardo. Quello che vidi mi
fece cadere in ginocchio.
Conor camminava lungo il sentiero, i capelli scarmigliati,
una macchia di sangue sulla guancia. Dalla spalla sinistra
pendevano due zampe color bruno-grigiastro, che terminavano
in due zoccoli neri, mentre sulla destra era posata la
testa di una femmina di cervo, gli occhi aperti che si muovevano
a scatti. Una delle zampe anteriori era piegata in avanti
come un bastone da hockey. Lui continuava ad avanzare,
lasciandosi dietro una scia di sangue. Aveva la testa premuta
contro il fianco dell'animale, che sollevava le costole a ogni
faticoso respiro. D'un tratto, si ferm e le afferr le zampe,
togliendosela dalle spalle con un unico movimento. Lei
cominci a contorcersi a terra, gettando la testa da un lato
all'altro. Conor sguain la spada.
Mi voltai rapidamente e risalii la sponda strisciando, con
le foglie bagnate che mi s'incollavano alle ginocchia. Mi
aggrappai alle pietre lisce che rinforzavano la riva del torrente
e mi tolsi le pantofole, felice di essermene finalmente liberata,
anche perch i piedi nudi facevano pi presa. Volevo
mettermi a correre, ma mi sentivo troppo debole. La mia
emicrania aveva raggiunto il culmine. Non avevo mai visto
Conor cos e un solo aggettivo mi risuonava nella mente:
brutale, brutale, brutale. Mi martellava nel cranio. Mentre
passavo di corsa accanto al suo cavallo, l'animale si liber e
il letame and a spiaccicarsi sul terreno. Sentii la bile che mi
saliva in gola e cercai di ricacciarla indietro mettendomi una
mano davanti alla bocca. Troppo tardi: vomitai con un getto
i resti della bistecca con patate della sera prima. Continuai
finch non mi fui svuotata del tutto.
Le gambe mi tremavano cos tanto che non potei proseguire.
Tornai alla tenda. Avrei dovuto fingere di dormire e
rimandare la fuga a pi tardi. Brutale, brutale, brutale. Lo
sentii avvicinarsi. Attraversai strisciando il pavimento di terra
e mi distesi, coprendomi gli occhi con un braccio. Le emicranie
di mamma, ricordai, la annientavano per mezza giornata.
Cominciai a preoccuparmi. Forse il periodo trascorso
nell'Unit mi aveva davvero fatto diventare pazza. Forse
adesso era una psicotica con le allucinazioni. Forse Conor era
un'illusione. Forse la cerva era un incubo. Forse la tenda
che sapeva di muffa era un'invenzione della mia immaginazione,
e questo era tutto un sogno post-elettroshock! Forse
il fatto di non avere un padre alla fine mi aveva fatto uscire
di testa. Forse niente di tutto questo era reale, ed ero io stessa
un'Eroina. Mancava qualcosa.
Desideravo disperatamente la medicina per l'emicrania
di mia madre. Ero andata a prendergliela un centinaio di
volte, togliendo il coperchio di protezione per i bambini e
tirando fuori due pillole. Riuscivo a vedere il contenitore
verde chiaro nel suo armadietto dei medicinali. Mimai il
gesto con le dita, premendo con il pollice sul tappo di plastica
e afferrando l'aria con l'altra mano. Avrei potuto scalare
le pareti della Fattoria, tagliare la zanzariera, saccheggiare
l'armadietto e forzare il coperchio con i denti. Potevo farlo!
Attraversai il pavimento strisciando e mi affacciai dall'entrata
con la testa che mi pulsava.
Vidi l'occhio opaco della cerva, appesa a testa in gi tra due
pali biforcati. La luce del giorno mi faceva bruciare gli occhi. La
povera bestia era stata squarciata lungo il fianco. Vedevo la
carne, il sangue, i tendini. Conor era accovacciato sul terreno e
picchiava due pietre una contro l'altra, nel tentativo di accendere
un fuoco. Non si accorse che lo stavo guardando. Sentii il
vomito che mi saliva di nuovo in gola, ma questa volta lo ricacciai
gi, inghiottendo l'acido che mi bruciava in bocca. Rientrai
nella tenda e mi adagiai sulla terra in modo scomposto.
Stavo davvero male. Non c'era alcun dubbio, al riguardo.
La tenda girava; affondai le dita nella polvere e, quando
si ferm, mi trascinai sul letto e mi sdraiai a faccia in gi.
Dormii un'ora, circa. Mi svegli l'odore di menta piperita
fresca. Conor era l, accovacciato, e stava tritando delle
foglie di menta con due pietre. I muscoli dei polpacci erano
gonfi e, mentre lavorava, si mordeva un labbro. In parte il mal
di testa era passato, ma avevo paura che, muovendomi o
parlando, l'avrei fatto tornare forte come prima. Cos rimasi
distesa con gli occhi aperti e lo osservai mentre tritava la
menta e ne metteva la polpa in un bicchiere di McDonald's.
Probabilmente si accorse che lo stavo guardando, perch mi
rivolse un'occhiata e un sorriso feroce.
Ho visto che sei stata male. Adesso ti sistemiamo. Mi
port il bicchiere e lo tenne sotto il mio naso. Ci aggiunger
dell'acqua, ma intanto annusa, ti aggiuster lo stomaco.
Ecco, prendi.
Cauta, mi sollevai sui gomiti, inalando la menta piperita.
Aveva un profumo meraviglioso, fresco e leggero. Quando
annusai troppo forte, per, il mal di testa si intensific di
nuovo. Il solo fatto di chiudere gli occhi richiedeva un enorme
sforzo e, quando lo feci, vidi una luce penetrante e sentii
come delle scosse elettriche al cervello. Fu una sensazione
strana, pi che dolorosa. Quando pass, tuttavia, l'emicrania
si estese.
Ti porter un po' di carne, non appena sar ben affumicata.
Devi mettere di nuovo qualcosa nello stomaco.
Il pensiero di mangiare quella povera cerva atterrita, ora
sventrata, mi disgustava, ma trattenni la lingua e cercai di
scacciare dalla mia mente quell'immagine. Tornai a sdraiarmi
sul materasso di carta, muovendomi al rallentatore, e
pensai a Conor. Non riuscivo a inquadrarlo: da una parte
c'era il cacciatore brutale, dall'altra il sovrano magnanimo.
Subito, per, il mal di testa mi confuse i pensieri.
Provai a respirare profondamente, come faceva mia madre,
distesa sul suo letto a baldacchino, le tende tirate per non far
entrare nemmeno un raggio di luce nella stanza. Quando le
succedeva, si concentrava su qualcosa di bello e di tranquillo,
cos pensai al mio piumone di satin rosa: inspiravo ed espiravo,
fingendo che si sollevasse e si abbassasse sul mio petto.
La condensa cadeva dal soffitto di plastica, gocciolandomi
sulla gamba. Sebbene la tenda si stesse scaldando, cominciai
a battere i denti. Non capivo se fossi in grado o meno di
controllarli. In ogni caso, la pressione dell'arcata superiore su
quella inferiore si contrappose al mal di testa, almeno per un
po'. Poi la mia mente inizi a correre, e tutto quello a cui
riuscivo a pensare era il Valium. Valium, Valium, Valium. Lo
pronunciavo al contrario e poi di nuovo normale: Muilav,
Valium, Muilav, Valium, scandendo le lettere come una cheerleader.
Il mal di testa diminu, trasformandosi in un pesante
intorpidimento. Mi alzai in piedi battendo i denti e saltando
da un piede all'altro. Conor entr nella tenda con una grossa
fetta di carne appoggiata sul coperchio di un bidone dell'immondizia.
Mi guard e scosse il capo.
Stai recitando il tuo incantesimo, dico bene?.
Valium, Muilav, Valium, Muilav cantavo. Gli corsi incontro
e lo afferrai per le spalle. Devo averne un po', adesso!.
Ragazza, devi mangiare. Il cibo ti far tornare in te. Uno
stomaco vuoto danneggia la mente.
Sollevai la carne unta e affumicata e me la portai alla bocca.
Ne strappai un morso e cominciai a masticare. Era tigliosa, ma
saporita. Masticai e masticai, felice del modo in cui il movimento
dei denti contrastava il mal di testa. Conor prese a
studiarmi; sembrava stesse contando il numero di masticazioni.
Poi sollev un bicchiere di McDonald's con acqua e
menta, e me lo porse.
Grazie. Ero sconvolta dalla bont di quella carne, anche
se non sopportavo di sapere come fosse giunta tra le mie mani.
Presi il bicchiere e, mentre l'acqua mi rinfrescava la gola, la
menta mi sistemava lo stomaco. Terminato il mio pezzo di
carne, tornai a sdraiarmi, esausta.
La ricerca di Deirdre  sospesa fino a quando non ti sarai
liberata del tuo disturbo. Credo che qualcuno, in prigione,
ti abbia lanciato una maledizione.
Questo  sicuro.
La maledizione dei farmaci. Non mi era mai capitato di
stare cos male senza avere mia madre vicino. Adesso avevo
soltanto Conor. Era il primo uomo, dopo il nonno, a prendersi
cura di me. Nei suoi confronti provavo un misto di sentimenti
romantici e affetto filiale. E quest'ultimo mi comunicava
una sensazione stupenda e al tempo stesso dolorosa,
poich mi ricordava quel padre che avevo perso, il triste linebacker
di cui mamma non era innamorata, morto nel rogo
della sua auto in seguito a un incidente. Prima di Conor, non
mi ero mai resa realmente conto di quanto mi mancasse. Il
contesto c'entrava qualcosa. Tutto quel caos mi spinse a interrogarmi
sull'uomo che avevo perso: se avessi avuto un padre,
mi chiesi, sarei finita nell'Unit?
Come sempre, me la presi con mamma. Prima c'era la
nostra vita a due, perfettamente organizzata. Mi aveva sempre
detto che ero stata una bimba brava e buona, e probabilmente
avrebbe rimpianto quel periodo idilliaco per il resto dei
suoi giorni. Adesso, si era allontanata da me. Era colpa sua se
mi trovavo in questo stato. Non sapevo pi di chi potermi fidare.
Conor era capace di uccidere una cerva a mani nude: immaginate
che cosa avrebbe potuto fare se l'avessi contrariato. Se,
per puro caso, avessi avuto le mie prime mestruazioni, sarei
dovuta andare a letto con lui. Come avrei potuto nasconderglielo?
Eppure si stava prendendo cura di me, e mi sembrava
assurdo avere paura di lui. Abbassai lo sguardo sul petto; erano
passate settimane dall'ultima volta che l'avevo misurato, mi
toccai il seno e scoprii stupita che era cresciuto. Non riuscivo
a crederci. Nell'Unit ero troppo impasticcata per accorgermene.
Avrei voluto avere con me un metro. Guardai dall'altra
parte della tenda e notai che Conor mi stava fissando. Era
sdraiato su un fianco, un ginocchio peloso piegato nella mia
direzione. Il sangue sulla sua guancia era diventato marrone.
Non sono mai stato tanto tempo senza una donna. Si
rotol sulla schiena, allungandosi verso un bastone spesso
adagiato a terra, accanto a lui. Le nocche gli diventarono
bianche mentre afferrava il legno e lo spezzava in due sul
proprio stinco. Poi prese le due met e le spezz ulteriormente.
Devi portarmi Deirdre.
La necessit di obbedirgli si era fatta ancora pi urgente.
...
.
...
CAPITOLO 20.
...
.
...
L'apparizione di Albie.
Finalmente un piano decente.
Marijuana per eliminare la dipendenza dai farmaci.
(Una volta tanto) mi confido con la persona giusta.
...
.
...
Quando l'emicrania cominci a diminuire, rotolai gi dal materasso
e cercai di mettere un po' di ordine tra i miei pensieri.
La mia lista delle cose da fare era breve, ma richiedeva una forza
erculea: dovevo raggiungere la Fattoria e portare Deirdre
nel bosco con un espediente, evitando mia madre. Mi chiesi
anche che cosa stesse accadendo nell'Unit. Ormai dovevano
aver avvisato mamma. La polizia sarebbe venuta a cercarmi,
era solo una questione di tempo. Mi vennero in mente i servizi
trasmessi durante il telegiornale, in cui si vedevano gli agenti
che rastrellavano il bosco per cercare una ragazza scomparsa,
aiutati dai loro segugi e dalla gente del posto. Ero terrorizzata
e umiliata all'idea che il mio viso venisse trasmesso al
notiziario.
Ero abbastanza sicura che fosse domenica, ma non avevo
l'orologio, pertanto dovetti determinare l'ora osservando il
cielo. A giudicare dal caldo e dall'angolazione del sole che
penetrava attraverso il tetto del rifugio, calcolai che fosse
primo pomeriggio. Conor era fuori a riempire un altro sacco
di foglie marce raccolte da terra. D'un tratto sentii una voce
familiare.
L'hai presa?.
 nella tenda, sta riposando.
Albie! Strisciai fuori e, quando mi alzai in piedi, gli alberi
cominciarono a girare. Lui mi offr il suo braccio e io lo strinsi
con forza.
Sei qui! dissi. Non ero mai stata cos felice di vederlo.
Accanto a Conor sembrava un rastrello da giardino, con quelle
gambe ossute e i capelli spettinati. Malgrado la faccia foruncolosa,
le spalle curve e il forte odore di sudore, ero felicissima
che fosse l. Finalmente un amico.
Ehi, Penny. Bel completo.
Mi guardai il pigiama e incrociai le braccia sul petto, vergognandomi
delle stupide ancore che vi erano disegnate.
Sono venuto non appena ho potuto disse. Avevo addosso
tutti gli sbirri di Prairie Bluff.
Sono venuti a casa tua?.
Insieme a tua madre. Sanno che sei scappata. Dopo quarantotto
ore dalla scomparsa, cominceranno a rastrellare il
bosco.
Sar meglio muoverci.
Certo,  un rifugio umile, ma... fece Conor.
Saremo pi al sicuro nel folto del bosco. Verranno a cercarmi.
Quelli dell'ospedale potrebbero aver....
Conor balz in piedi e si volt verso di me, furioso. Il grande
re non fugge da nessuno!.
Non sto dicendo che devi scappare. Con Albie l con me,
sentii tornare la mia vecchia personalit. Potevo gestirlo meglio.
Il suo coraggio sfrontato mi aveva tirata fuori dall'Unit.
Avevo letto abbastanza pagine di Tolkien da comprendere
quel codice di comportamento: Conor era mosso dall'onore e
dall'orgoglio.
Penso soltanto che io mi sentirei pi sicura nel compiere
le mie incursioni, se sapessi che il campo base non corre
pericoli.
Non lo so, Penny disse Albie. Sono vicini. Forse dovresti
spostarti ancora pi in l, dove costruivamo i nostri fortini.
A loro ho detto di non averti sentita. Ho confessato di
aver ricevuto una tua telefonata, perch sapevo che, probabilmente,
controlleranno i tabulati. Ma ho detto che  successo
giorni fa.
E quando  stato? chiesi, ancora un po' confusa riguardo
a tempo e spazio.
Domenica scorsa, sette giorni fa.
Merda, Albie. Mi dispiace cos tanto di averti messo in
questo casino.
Per fortuna i miei sono a Biarritz. Mamma sarebbe andata
fuori di testa. Mia nonna stava passando l'aspirapolvere: 
rimasta al piano di sopra per tutto il tempo, mentre i poliziotti
erano a casa nostra. Ma l'ho fregata con le mie storie, non
parler.
Come hai fatto a uscire?.
Lei  andata in chiesa. Non ha provato a trascinarmi; non
sopporta pi di mostrarmi agli episcopaliani con questi capelli
lunghi. E poi aveva un pranzo.
Guard da sopra una spalla, come probabilmente facevano
i super detective dei suoi fumetti. Ho un'idea su come
evitare gli sbirri. Ho origliato: continuavano a chiedere a tua
madre se avesse trovato un biglietto o qualcosa in cui parlavi
della tua intenzione di scappare. Vedi, se sei scappata di
casa non ti cercano sul serio. Se pensano che si tratti di rapimento,
invece, lo scenario cambia completamente. Vengono
con i segugi e tutto il resto.
Quindi dovrei scrivere un biglietto....
E io lo farei arrivare a Gretta, passando dal retro. In questo
modo allenteranno la pressione.
Che cosa pensano sia successo?.
Tutto quello che mi hanno detto  che un'infermiera 
entrata nella tua stanza e tu eri scomparsa.
E gli inservienti non parlano?.
Albie scosse la testa. Perch dovrebbero?.
 una lunga storia. Ma immagino che non vogliano rivelare
di aver visto un tipo con la cappa che mi sollevava e mi
portava fuori dalla finestra.
Albie tir fuori dalla tasca un pacchetto di sigarette. A
meno che non vogliano passare tra i pazienti.
Conor sollev il sacco di foglie e venne verso di noi. E
Deirdre? Puoi portarla qui?.
Non saprei disse Albie.
Ci penseremo domani. Te lo prometto, Conor. Dammi
solo un altro giorno. Mi voltai verso Albie. Ma non ho
una penna!.
Tir fuori un foglietto e una Bic dalla tasca posteriore.
Guardai a terra, cercando una superficie liscia su cui appoggiarmi
per scrivere. Alla fine optai per un tronco levigato.
Sebbene non avessi idea di quello che sarebbe accaduto se
fossero riusciti a trovarmi, ero abbastanza sicura che mia
madre non mi avrebbe spedita di nuovo nell'Unit. Quello che
non sapevo era se Keller potesse farmi ricoverare senza il suo
consenso. Mi accovacciai a terra e scribacchiai un biglietto
disordinato:
Cara mamma,
sono scappata. Ti chiamer non appena avr raggiunto
un'altra citt. Sto bene.
Non posso tornare in quell'inferno dell'Unit. Non 
giusto!!!
Tua figlia,
Penny
Che cosa succede alla tua mano? chiese Albie.
Mi tremava e la mia grafia era un orribile scarabocchio.
Credo di avere ancora in circolo i farmaci che mi hanno
fatto prendere.
Che cosa ti hanno dato?.
Non lo so. Torazina, forse, o qualcosa del genere. Gli
consegnai il foglietto.
La prendeva anche mio cugino. Quella merda  forte.
Si fece scivolare il biglietto in tasca ed estrasse uno spinello
ben rollato dal pacchetto rigido di Marlboro. Questo far
diminuire l'effetto.
Sul serio?.
Ti aiuter a rilassarti. Con il mento indic i binari.
Spostiamoci un po' pi in l. Non so cosa succederebbe, se
il grande sovrano dell'Ulster provasse a fare un tiro.
Ti ha detto chi ?.
Fece un sorriso affettato. Una specie. Ma devi farmi un
quadro della situazione. Vieni, attraversiamo i binari.
Ma non ho le scarpe.
Mi diede la schiena, si accovacci e allarg le braccia come
una scimmia ispida. Salta su.
No!.
Andiamo, sei come una sorella, per me. E poi pesi due
chili.
E tu tre.
Appunto, sono pi grosso.
A quanto pare, era il mio destino montare in groppa a uomini
e cavalli. Del resto, Albie aveva ragione. Non mi andava di
fumare erba vicino a Conor, ed ero troppo stordita per andare
da qualche parte con i miei piedi. Dopo tutto quello che
aveva fatto, il mio amico meritava una spiegazione. Saltai sulla
sua schiena smilza, circondandogli la vita con le gambe. Non
sapevo dove mettere le mani, cos le posai sulle sue spalle ossute.
Quando si tir su barcoll, ma poi mi afferr la parte posteriore
delle gambe e trov l'equilibrio.
Che cosa ti davano da mangiare l dentro?.
Roba da vomito. Mentre ci dirigevamo verso i binari,
da sopra una spalla gridai a Conor: Torniamo subito!.
Davvero uno strano mezzo di trasporto disse lui.
Albie risal il sentiero e attravers un ponte mezzo rotto che
portava al fossato lungo i binari. Strizzai gli occhi quando
uscimmo dal bosco per entrare nella prateria assolata. Non
mi spingevo cos lontano dal giorno in cui era scomparsa
Franny, due estati prima, e il senso di colpa mi diede la nausea.
Era quasi lo stesso periodo dell'anno. I cardi dalle punte viola
ondeggiavano al vento; i girasoli si chinavano sugli steli lanuginosi.
Albie galoppava in mezzo all'erbaccia, ansimante,
diretto ai binari. Una volta l, si ferm a prendere fiato. Malgrado
il caldo, rabbrividii quando vidi il bosco dall'altra parte:
era quello che aveva inghiottito Franny.
Fermiamoci qui dissi sei stanco.
Non obiett. Il vizio del fumo non aveva certo aiutato i
suoi polmoni. Incroci le gambe e si sedette su una traversina.
Io mi misi di fronte a lui, le gambe appoggiate sulle tavole
scheggiate, i piedi sulle rocce calde. C'era qualcosa di meraviglioso
nel sedersi al centro dei binari, con i raggi del sole che
illuminavano i lunghi profilati d'acciaio. Non era veramente
pericoloso, perch riuscivi a vedere i treni a oltre un chilometro
di distanza, ma avevi comunque la sensazione di fare qualcosa
di rischioso. Il pigiama che indossavo, sfortunatamente,
sminuiva l'atteggiamento ribelle, ricordandomi che ero soltanto
una ragazzina fuggita da un manicomio.
Albie tir fuori la canna e la accese, sbirciando lungo i binari.
Forse dovremmo semplicemente saltare sul prossimo
treno merci.
S, gi m'immagino la scena. Io che vado in giro per gli
States in pigiama e a piedi scalzi.
Apr il suo Zippo e, con un finto accento inglese, disse: Le
scarpe sono un mero artifizio!. Fece un lungo tiro e mi pass
lo spinello. Mio cugino annullava l'effetto dei farmaci con
l'erba.
Aspirai profondamente e l'estremit della canna sfrigol.
Mi si riempirono i polmoni e mi sentii bruciare dentro. Sbattei
le palpebre e aggrottai la fronte, tossii e buttai fuori tutto
il fumo. Quindi gli restituii lo spinello.
Piano fece Albie, ridendo. Non ti ho insegnato niente?.
Lo strinse tra le dita. Cos, guarda. Con quel mignolo
sollevato, aveva un'eleganza allampanata alla Mick Jagger,
quando fumava. Dopo aver aspirato parl a denti stretti, attento
a non far scappar fuori il fumo. Trattienilo un po', cinque
secondi, e poi espira lentamente. Soffi fuori il fumo, poi si
allung sulle traversine e mi ripass la canna. L'erba  molto
pi naturale di quella merda che s'inventano le compagnie
farmaceutiche.
Questa volta inspirai con attenzione, contai fino a cinque
e poi buttai fuori il fumo come se stessi spegnendo un'unica
candelina di compleanno. Sentii stridere le terminazioni
nervose, ma poi mi calmai. L'erba acu i miei sensi; il prato
pulsava di un oro profondo, e mi ritrovai a fissare la girandola
vorticosa della maglietta psichedelica di Albie. Persino il
cinguettio degli uccelli era amplificato. L'umidit non sembrava
pi una coperta di lana, bens un elemento in cui dovevo
scivolare mantenendo la mia compostezza.
Gli uccelli gridano.
Sei fuori! disse ridendo.
D'un tratto mi sentii esaltata. Sembrava che l'erba mi avesse
trasformata in una versione pi vivace di me stessa: mi
sentivo pi leggera, mi pareva di essere pi in alto. Dovevo
confessare ogni cosa. La mia mente cominci a correre e, di
getto, dissi: Albie, devi sapere tutto. Probabilmente non
mi crederai. Ma ci sono queste Eroine che vengono a casa nostra.
 folle, ....
Gi, raccontami tutta la storia.
Cos gli confidai ogni cosa e non fu affatto come parlare
con Kristina, che aveva ascoltato avidamente quasi si trattasse
di un succoso pettegolezzo. Albie mantenne la calma e
rimase quasi neutrale, limitandosi ad annuire come un saggio
fatto di marijuana. La sua frase pi lunga fu: S, ho sempre
saputo che tua madre aveva qualcosa.
Gli raccontai di Rossella e di Madame Bovary, di Daisy
Buchanan e di Blanche DuBois, ma non riuscii a confessargli
quello che era accaduto con Franny. L'erba mi aveva resa paranoica,
temevo persino di pronunciare il suo nome cos vicino
al bosco oltre i binari.
Quanti anni avevi quando hai capito che cosa succedeva?
mi chiese.
Cinque. Mamma mi fece sedere e mi raccont di Raperonzolo,
che le aveva fatto visita quando era solo una bambina.
Ovviamente, non era importante prima che tu imparassi a
leggere, giusto?.
Invece s. O comunque cominciava a diventarlo. Accadde
quando si present Hester Prynne, insieme alla figlia
Pearl. Pensavo raramente a quell'episodio; d'un tratto, per,
mi stava tornando in mente ogni cosa.
Era con la bambina?.
Non si separavano mai.
Ragazzi, che situazione difficile! La lettera scarlatta  una
storia davvero triste.
Soltanto l'anno scorso ho capito che cosa gli era successo,
quando ho letto a fatica il libro e mi sono ricordata delle loro
parole. Erano sempre rimaste l, in un angolo della mia mente;
sai, frammenti di memoria che non ero mai riuscita a rimettere
veramente insieme.
Anche a me capita. A volte non capisco se i miei ricordi
corrispondano a qualcosa che ho sognato o a fatti realmente
accaduti.
Credo che questo sia successo sul serio.
...
.
...
CAPITOLO 21.
...
.
...
Hester e Pearl arrivano alla Fattoria.
Giochi di una bambina puritana.
Mamma incontra un'anima affine.
...
.
...
Arrivarono insieme a uno strepito di rumori violenti: pestare
di piedi, strilli infantili, la porta che sbatteva contro il
fermo. Corsi fuori dalla mia camera per vedere cosa stesse
succedendo. C'era una bimba che urlava, indicando il petto
della mamma. Era alta pi o meno come me, e la madre sussurrava
per farla stare zitta. Quando la donna pronunci il
nome Pearl, mamma cap immediatamente che era arrivata
un'altra Eroina.
Sono terribilmente dispiaciuta, signora disse Hester. Poi,
rivolta alla bimba, aggiunse: Cattiva! Sei la disgrazia di tua
madre.
Pearl continuava a dimenarsi, a strillare e a indicare il petto
della donna. Aveva uno sguardo folle e i capelli che le volavano
intorno alla testa. Si lanci sul divano e scalci all'indietro.
Trovavo quella scena affascinante e al tempo stesso fastidiosa.
Personalmente non ero incline ai capricci, e vedere
quelle gambe e quei pugni che si agitavano mi riemp di paura
e soggezione. Pearl era una bella bambina, con una folta chioma
di capelli neri e la pelle chiara. In mano stringeva dei girasoli
ormai morti, che doveva aver raccolto nella prateria. Ogni
volta che sferrava un pugno, una pioggia di petali scuri cadeva
sul cuscino di velluto.
So che cosa la tormenta disse Hester. Vi prego, signora,
avete un pezzetto di stoffa rossa?.
Vado a prendere il cestino del cucito.
Mamma si ricord che Pearl non sopportava di vedere la
madre senza la lettera scarlatta cucita sul petto. Io, naturalmente,
non sapevo che cosa stesse accadendo, cos la seguii
fuori dalla cucina. Gretta era in piedi davanti al lavandino e
pelava le patate in un grosso scolapasta di alluminio.
Che cos'era tutto quel rumore?.
Mi serve il cestino del cucito. E un pezzo di stoffa rossa.
Ne  arrivata un'altra?.
Gi. Hester Prynne.
Gretta scroll le mani e le asciug sul grembiule. Quindi
corse a prendere il suo cestino, riposto sul pensile. Sulla mensola
superiore cerano degli scampoli di tessuto ripiegati in rettangoli
e organizzati per colore. Tir fuori un quadrato di seta
cremisi e lo diede a mamma.
Perch quella bambina piange? chiesi.
La sua mamma ha perso una cosa che indossa sempre e
lei si  agitata.
Di che cosa si tratta?.
Di una lettera. La sua iniziale.
Non capivo perch Pearl fosse tanto sconvolta, ma preferii
non discutere. Non avevo compagni di giochi, oltre a quelli
dell'intervallo a scuola, e anche allora mi trovavo spesso da
sola, a disegnare con i sassolini facce sull'asfalto scuro. A sette
anni non insistevo nel sostenere la mia versione del mondo. La
gente aveva dei comportamenti che non capivo e stavo imparando
che l'osservazione era pi vantaggiosa del dialogo. Pi
che astuzia, la mia era timidezza. Non sapevo come attirare
l'attenzione e come farmi capire, e all'epoca non avrei mai
fatto una scenata come Pearl per riuscire a impormi. Invece
mi attaccavo ai pantaloni a zampa d'elefante di mamma e la
seguivo come un cagnolino fedele.
Anche loro vengono da un libro? chiesi.
S.
Quando tornammo nell'ingresso, Pearl si era tranquillizzata
un pochino. Sedeva in silenzio accanto alla madre, sul
divano; ci che l'aveva calmata, per, era stato prendere i petali
dei girasoli avvizziti e disporli sul petto della madre, a formare
una A. Hester sopportava con un triste cipiglio. Tu cos
mi torturi disse.
Dopo averle mostrato il cestino e la stoffa, mamma le fece
strada lungo il corridoio fino alla Stanza di Sidney, nell'angolo
nord-occidentale della casa. Aveva il bagno privato e il
cliente precedente l'aveva lasciata libera due giorni prima.
Mamma apr la porta, rivelando una camera scura con il soffitto
di travi, la carta da parati ingiallita e i muri inclinati in
corrispondenza delle finestre. Il letto a baldacchino aveva un
materasso di crine di cavallo e una trapunta color marrone
rossiccio, ormai logora. Le finestre davano sulla prateria, illuminata
dagli ultimi spasmi dorati dell'autunno. Ancora qualche
giorno e novembre avrebbe portato il grigio. Faceva insolitamente
caldo, per essere la met di ottobre, e mamma apr
le porte finestre per far circolare l'aria. Le sedie di vimini
erano impilate in un angolo della veranda, che era in comune
con la Stanza Blu, al momento vuota.
Hester si accomod sulla poltrona imbottita e cerc le
forbici nel cestino del cucito. Mamma si copr la bocca con
la mano e la osserv. Era la prima volta che un'Eroina si agitava
per l'abbigliamento diverso. Chiss se erano infastidite
anche dagli altri vestiti o solamente dall'assenza di quel dettaglio.
Pearl indossava una salopette di velluto a coste; Hester
una camicia e un maglione. Erano arrivate senza giacca,
poich la temperatura si aggirava intorno ai venti gradi.
Pearl, quanti anni hai? chiese mamma. Sono certa che
volesse determinare a che punto fossero della storia.
Sette.
Come Penny! Penny, perch non le mostri la tua stanza?
Magari le va di giocare con la casa delle bambole.
Ok. Non accadeva spesso che venissero dei bambini alla
Fattoria e, per quanto Pearl sembrasse un po' folle, ero felice
di avere qualcuno con cui giocare nel mio territorio.
I giocattoli sono per gli idolatri! grid Pearl. E non
mi allontaner da mia madre!.
Shhh, piccola mia intervenne Hester. Lei non  una
bambina del villaggio, non ti far del male.
Pearl corse verso di me con i pugni sui fianchi. Se proverai
a colpirmi con delle pietre disse, battendo il piede vicino
alla mia scarpa da tennis, sar io a far del male a te!.
Mamma! urlai, correndo a nascondermi dietro le sue
gambe. Le vennero le guance rosse e un lampo di follia illumin
i suoi occhi scuri. Non riuscivo a credere che quella
bambina mi avesse minacciata in quel modo, proprio davanti
alle nostre madri.
Si  mai veduta una bambina simile? disse Hester.
Penny  molto gentile, Pearl disse mamma accarezzandomi
i capelli, per nulla turbata dalla pesante minaccia della
bambina. Io ero sempre nascosta dietro di lei, un albero che
mi proteggeva da quello spiritello volubile. Non  mai stata
cattiva con nessuno. Non  vero, Penny? Coraggio, prometti
che sarai buona.
Pearl mise il broncio e incroci le braccia. Qualcosa, in quel
labbro tremolante, mi commosse. Quella bella prepotente aveva
paura e io desideravo cos tanto una compagna di giochi. Lo
prometto.
Hai una casa solo per le bambole?.
S.  su tre piani e ha dei mobili veri!.
Hai sentito? disse Hester. Aveva ripiegato la stoffa in tre
e, senza aiutarsi con uno stencil, cominci a tagliare una A
in corsivo. Penny desidera ancora giocare con te, malgrado
i tuoi bizzarri capricci da elfo dispettoso.
Il padre tuo l'ha costruita? mi chiese Pearl.
Suo nonno intervenne mamma.
Andiamo, te la faccio vedere.
In quale modo strano ti esprimi! osserv.
Anche tu. Come se recitassi una preghiera.
Se solo la Provvidenza udisse le tue parole! comment
Hester.
Una volta giunte nella mia stanza, Pearl si mise subito al
lavoro. La casa delle bambole riusc a catturare la sua attenzione
per un paio di minuti al massimo. Quelle stanze cos
piccole non erano in grado di contenere la sua vasta immaginazione,
cresciuta .in un ambiente decisamente pi selvaggio.
Il modo in cui liquid il tavolino fatto con un rocchetto di
filo e le minuscole bamboline di plastica mi scoraggi. Del
resto, erano difficili da muovere e Pearl voleva l'intreccio. Cos
sistem i miei peluche in circolo, sul pavimento. Prese un
panda e lo mise a un'estremit.
Ecco il governatore!. Accanto al panda, colloc uno
squalo grigio, una tartaruga e un cane con le orecchie di plastica
penzolanti. E codesti sono gli anziani!. Mi spinse verso il
centro del cerchio. Tu sei il ministro. Sali in piedi sulla gogna
e ascolta la tua sentenza.
La accontentai. Scavalcai gli animali e piantai i piedi sul
morbido tappeto. Non capivo veramente che cosa stesse
succedendo. Non sapevo nemmeno che cosa fosse una gogna,
ma immaginai che somigliasse a una ghigliottina. In ogni caso,
i suoi solenni ordini ispiravano obbedienza.
Pearl sollev il panda e se lo mise davanti al viso. Con voce
profonda, disse: Ministro, perch vaghi tenendo la mano sul
cuore? Che cosa celi sotto la camicia?.
Niente!.
Bugiardo! Un orribile peccato alberga in te!.
Non sapevo che cosa rispondere. Mamma e io andavamo
in chiesa solo a Natale, con i nonni Entwhistle. Tuttavia il
concetto di peccato mi intrigava, sebbene mamma tentasse
sempre di proteggermi da esso. Avevo raggiunto l'et della
ragione, sapevo che mentire e disobbedire erano considerati
comportamenti peccaminosi sia a scuola che a casa, cos azzardai:
Ho mentito.
Parla delle tue menzogne e delle tue occulte vie! Non 
forse vero che ti sei incontrato con quella donna laggi nel
bosco, per pianificare la vostra fuga?.
S, l'ho fatto!.
E perch intendi abbandonare questa gente che ti ha
scelto come guida?.
Non ce la faccio pi! esclamai, con il tono drammatico
di una casalinga televisiva.
Pagherai per i tuoi peccati!. Pearl afferr un lungo serpente
imbottito con la lingua biforcuta di plastica e lo us per
flagellarmi. Mi buttai in ginocchio, accasciandomi sotto i
morbidi colpi di quel giocattolo peloso. La punizione mi diede
uno strano piacere. Ero eccitata dal suo accento inglese, mentre
mi ripeteva: Pentiti, pentiti, pentiti.
Passarono diversi minuti, finch Pearl non collass sul pavimento.
Ci fissammo tra pinne di feltro, nasi fatti con bottoni e
zampe prive di artigli. Reggeva il mio sguardo, il petto ansimante
per lo sforzo.
Dovremmo andare ad ascoltare le nostre madri. Dimmi,
conosci un modo per sentire cosa dicono senza che se ne
accorgano?.
Potremmo nasconderci fuori, in veranda. Se le porte finestre
sono ancora aperte, da l potremo sentire tutto. Andiamo.
Corremmo lungo il corridoio, poi strisciammo in silenzio
nella Stanza Blu, che aveva la veranda in comune con quella
occupata da Hester. Scrivania e letto erano dipinti di un blu
scuro, mentre le pareti, sopra il rivestimento di legno, erano
coperte da una tappezzeria con un motivo a fiordalisi. Mi
portai un dito alle labbra, poi attraversai il pavimento scricchiolante
in punta di piedi. Il trucco era aprire la porta senza
farci sentire. Pearl, con gli occhi socchiusi, era felina e furtiva
nei suoi movimenti; non faceva il minimo rumore. Girai il
pomello e, lentamente, aprii la porta che dava sulla veranda.
Le nostre madri parlavano con voce sommessa e noi ci schiacciammo
contro il muro, scivolando verso la porta finestra.
Fra tre giorni saremo al mare. La mia Pearl avr un padre.
Ma  meraviglioso disse mamma, fingendo, come al solito,
di non conoscere il tragico destino di Arthur Dimmesdale.
Allevare una figlia da sola pu essere molto difficile.
Dov' il padre di Penny?.
Se n' andato. Come te, non mi sono mai sposata. E, come
te, non ho mai rivelato a nessuno l'identit del suo vero
padre.
Rimasi pietrificata. Ne parlava cos raramente, che io stessa
ci pensavo pochissimo. Per me non era tanto una persona,
quanto un'assenza, un vuoto che mi rendeva diversa dagli altri
bambini a scuola. Sapevo che la maggior parte delle persone
avevano un pap che viveva con loro e che andava al lavoro,
ma non riuscivo proprio a capire l'imperativo biologico di un
padre. Ero convinta che una donna potesse avere un figlio senza
bisogno dell'intervento di un uomo.
Hai conosciuto il flagello dello sdegno del prossimo
comment Hester.
Gi.
Ero imbarazzata, avrei voluto comprendere le parole della
madre di Pearl. Ma mi accorsi che tra loro stava nascendo un
legame e capii che Hester provava comprensione nei confronti
di mamma. Avevano qualcosa in comune: una figlia, e il fatto
di non avere un marito accanto. Ma soltanto anni dopo avrei
letto La lettera scarlatta e compreso realmente il rischio che
aveva corso mia madre per tenermi; e quanto le sarebbe costato
se fosse vissuta secoli prima. Certe idee puritane continuavano
a pervadere la cultura protestante di Prairie Bluff. E
per un uomo era ancora possibile sottrarsi alle proprie responsabilit.
Sentii una sedia che veniva spinta all'indietro, e poi mia
madre che diceva: Hai finito di cucirla?.
S, grazie.
Lascia che ti aiuti a rimetterti il maglione.
Dovrei controllare Pearl. Sar felice di vedermi di nuovo
questo marchio d'infamia cucito addosso.
Pearl e io lasciammo la veranda e tornammo di corsa nella
mia stanza.
Il giorno dopo, attraversammo il giardino e la prateria,
spingendoci fino al bosco. Le nostre madri erano immerse in
una lunga conversazione sul patio e non si accorsero quando
scivolammo oltre la recinzione. Era un'altra giornata calda, da
estate di San Martino: le foglie dorate, il tepore del sole sulle
nostre teste. Corremmo come cavalli sciolti, anche se, per la
verit, ero sempre io che dovevo tenerle dietro. Malgrado
fosse il mio territorio, era Pearl a fare strada. Era una delle
bambine pi veloci che avessi mai conosciuto, e non aveva
paura di infangarsi le scarpe lanciandosi tra le stiance nel tratto
acquitrinoso che correva lungo il sentiero della prateria.
Passava le mani tra i fiori di campo, quasi pizzicasse le corde
di un'arpa, e liberava semi di cardo e baccelli di piante secche.
Quando entrammo nel bosco, all'ombra degli alberi, i suoi
occhi splendevano come il sole tra le foglie. La fila di querce
creava una volta dorata sopra di noi. Il bosco era la sua vera
casa. Si mise a danzare e raccolse un mazzetto d'erba secca.
In piedi, contro l'albero!. Con l'erba, mi indic una
grande quercia.
Obbedii e circondai il tronco con le braccia, come se fossi
legata.
Strega! grid. Sai perch ti trovi qui, davanti alla comunit?.
Perch ho peccato. Abbassai il mento sul petto, in segno
di vergogna. Di nuovo, avvertii quella strana ondata di piacere.
Strizzai gli occhi, aspettando di sentire che cosa avesse da
dirmi.
Tu hai incontrato il demonio nel bosco, di notte. Devi
pagare per le tue colpe!.
Mi fustig con i fusti d'erba, colpendomi il torace e le
braccia, e lasciandomi dei graffi bianchi e sottili sulla pelle. Io
fingevo che facesse molto pi male, mi dimenavo contro il
tronco e gemevo. Non sono una strega! Lo giuro su Dio!.
Strega, strega, strega! continu a cantare lei, fino a quando
non rimase completamente senza fiato.
Mentre Pearl si riprendeva, rilassai le braccia lasciandole
cadere lungo i fianchi. Conosci qualche altro gioco?. Ero
stanca di essere la cattiva, malgrado il piacere perverso che
provavo. Giochiamo alle principesse!.
Lei mi fiss con sguardo severo. Dov' il tuo re, tuo padre?.
Al castello.
Intendo dire il tuo vero padre. Quello che ti ha generata.
 in cielo dissi, e la mia mente fu invasa dalle immagini
di un uomo che suonava l'arpa e faceva capriole con gli
angeli.
Non mi riferivo a quello celeste, ma a quello terreno.
Te l'ho detto.  in cielo.  morto. Non mi piaceva il
suono di quella parola, cos lo addolcii. Se n' andato subito
dopo la mia nascita.
Ne sei certa?.
Non capivo il senso di una simile domanda.
Talvolta il padre  pi vicino di quello che pensi. Il mio
vive al villaggio. Raggiunger me e mia madre in una nuova
terra.
Lanciai un'occhiata al bosco e provai un brivido; non
capivo e non mi piaceva affatto quello che stava dicendo. Le
ombre intorno a noi si facevano pi fitte. La sera giungeva
pi rapidamente, in quegli ultimi giorni d'ottobre, e non
avevo alcuna voglia di farmi sorprndere dal buio. Andiamo!
dissi. Sar meglio tornare a casa, le nostre mamme
saranno preoccupate.
Pearl si limit a sorridere compiaciuta, poi si volt e mi
costrinse a inseguirla lungo il sentiero, nei tratti rocciosi e sul
ponte. A un certo punto, si accovacci dietro un albero e salt
fuori strillando come un gatto. Quando mi misi a urlare, ridacchi
e ricominci a correre verso la prateria, come se sapesse
d'istinto che trattenersi nel bosco dopo il tramonto non era
saggio. Fui cos sollevata, vedendola svoltare verso casa, che
quando uscimmo dal bosco decisi di perdonarle ogni cosa.
Hester e la figlia si trattennero quasi una settimana. Ogni
giorno, io e Pearl mettevamo in scena il nostro dramma della
gogna. Lei era sempre il governatore o l'ecclesiastico che
puniva, io il ministro o la donna caduta in disgrazia, che doveva
pagare per i suoi peccati con le frustate, o sollevando le
braccia in aria fino a far scendere tutto il sangue. Quei giochi
sembravano sempre terribilmente seri e intensi, ma il dolore
non era esagerato. Mi abbandonavo completamente alla volont
di Pearl. E per mesi, dopo la loro scomparsa, sentii nostalgia
del fremito che provavo quando lei mi disonorava.
A mia madre non rivelai mai la natura dei nostri giochi.
...
.
...
CAPITOLO 22.
...
.
...
Albie va alla Fattoria.
Attesa e preoccupazione.
Conor e io ci spostiamo nel folto del bosco.
Mi manca Gretta.
...
.
...
 difficile spiegare ci che mi spinse a confessare ogni cosa
ad Albie, mentre ero seduta con lui sotto il sole, sui binari
roventi, con la mente annebbiata dall'erba. Forse il periodo
trascorso nell'Unit mi aveva fatto apprezzare la libert di
parlare con un coetaneo che mi conosceva davvero, e non
con Peggy o con qualche altra infermiera che cercava di dissotterrare
una misteriosa pepita d'oro che, finalmente, mi
avrebbe liberata. Ero perfettamente a mio agio quando
gli raccontai degli strani giochi che facevo con Pearl. Riuscivano
sempre a confondermi, mi facevano provare uno strano
senso di vergogna, che a volte trovavo piacevole. Albie
comprese perfettamente.
Ne abbiamo parlato in classe disse. Di come Pearl
inventasse sempre figure immaginarie cattive. Inoltre, la mia
teoria  che tutti i bambini siano fondamentalmente crudeli.
Ma perch io le davo corda?.
Scroll -le spalle, incurvando la schiena leggermente
scoliotica. Ciuffi di capelli scuri gli accarezzavano il collo, e
notai anche qualche baffetto sparso sopra il labbro superiore.
Non ti faceva veramente male, no?.
No. Voleva solo comandarmi.
Sei figlia unica. Sollev un dito e poi fece il segno della
pace. Se avessi un fratello maggiore prepotente, come quello che ho io, avresti imparato a difenderti.
Il fratello di Albie era il classico ragazzo modello e aveva
lasciato la famiglia per frequentare un collegio esclusivo lontano
da casa. Con snobismo compiaciuto, gli sbatteva in faccia
il fisico, la pelle e i voti praticamente perfetti. Forse dissi.
Allora non avevo molti amici della mia et. Pearl  stata l'unica
Eroina bambina che sia mai venuta a farci visita.
Fico. La vecchia Anne-Marie  una sorta di strega, o una roba
del genere, che attira a s tutti questi personaggi. Che trip!.
Quella parola, strega, mi umili, soprattutto perch mi era
passata per la mente un milione di volte e perch Pearl l'aveva
cantata nel bosco, con la sua voce roca. Non c' da sorprendersi
se sono finita nell'Unit.
Diamine, sicuramente anche a tua madre farebbe bene
prendersi una pausa dalla sua storia.
Che cosa intendi dire?. Il mal di testa stava tornando,
insieme agli accenni di paranoia che (come avrei appreso in
seguito) arrivavano quando l'effetto dell'erba cominciava a
calare. Non mi andava di pensare ai sentimenti di mia madre;
se l'avessi fatto, mi avrebbero inghiottita.
La polizia l'ha torchiata per bene.
Abbassai gli occhi sui miei palmi. Le pieghe nella pelle
mi intristirono, mi fecero sentire pi vecchia. Sentivo le mani
pesanti, quasi fossero staccate dal mio corpo. Pensai a tutto
quello che avevano fatto nelle ultime settimane, al modo in
cui ero cambiata. Non me lo spiegavo. Cos come non mi
spiegavo quello che aveva passato mia madre. E non volevo
farlo. Immagino che, in questo momento, abbia una delle
sue emicranie.
Se siamo fortunati. Non mi hai detto che la mettono ko?
Sarebbe grandioso se dormisse. Credo di potermela cavare
con Gretta. Scommetto che non chiamer la polizia. Lei sa
delle Eroine?.
S, sa tutto. Sollevai gli occhi. Il sole cominciava a calare
dietro gli alberi. Farai meglio a sbrigarti, Albie. Infila quel
biglietto sotto la porta sul retro.
Salta su. Si accovacci e gli saltai sulla schiena. Torner
pi tardi per vedere come state. Ma, come ti ho detto, dovreste
spostarvi pi all'interno, dove costruivamo i nostri fortini.
Io vi trover.
Quando Albie si mise in cammino per tornare alla Fattoria,
la mia paranoia divent pi potente. Mi aveva lasciato
uno spinello per scongiurare l'astinenza da farmaci, e feci
qualche tiro per calmare il mal di testa. Ma, quando il cielo
cominci a farsi pi scuro e i grilli iniziarono a frinire, la
paura mi si annid nelle ossa. Misuravo il terreno a grandi
passi, sollevando la terra e facendomi venire i piedi neri.
Conor e io dovevamo andarcene.
Mia madre sa che ti ho incontrato qui. Sar meglio confondere
i nostri inseguitori scegliendo un rifugio diverso.
Che non si dica che il re si nasconde da qualcuno!.
Non ci stiamo nascondendo, cerchiamo soltanto un posto
migliore per la battaglia finale.
Accett la mia proposta, cos levammo l'accampamento.
Avvolgemmo il telo di plastica intorno al tronco e legammo
i materassi sulla groppa del cavallo. Dovetti convincerlo a
non mettersi sulle spalle la carcassa della cerva (mi veniva la
nausea solo a vederla) dicendogli che, senza quel peso ulteriore,
ci saremmo mossi pi velocemente. Se avesse voluto,
poteva recuperarla in seguito. I sentieri riservati ai cavalli
giravano tutt'intorno a Prairie Bluff, quindi non avremmo
avuto problemi a passare per un pap e una figlia che facevano
una passeggiata in quel tardo pomeriggio domenicale.
Naturalmente chi risiedeva in citt aveva selle e finimenti
favolosi, mentre il nostro cavallo era spoglio e noi ci trascinavamo
dietro un sacco d'immondizia. Inoltre, io ero in
pigiama. Anche la spada di Conor sarebbe stata difficile da
giustificare, ma pensai di dire che tirava di scherma, se qualcuno
si fosse avvicinato abbastanza da chiedermi delle spiegazioni
al riguardo.
Entro pochi minuti, abbandonammo i sentieri consueti
in favore di quelli meno battuti.
Avevo pensato di accamparmi qui disse Conor ma
temevo che tu e Deirdre non mi avreste mai trovato.  vero,
 un nascondiglio decisamente migliore.
Non mi spingevo fin l da almeno due anni. Albie e io
passavamo giornate intere a vagare per quei sentieri, fingendo
di essere inseguiti dai giganti o costruendo fragili fortini.
Quell'estate, la pigrizia ci aveva impedito di fare spedizioni;
sedevamo semplicemente su qualche tronco e ascoltavamo la
musica trasmessa dalla sua radiolina di plastica blu. Lui
fumava erba, mentre io mi esibivo in interpretazioni danzate
di Bennie and the Jets. Adesso mi sembrava roba da bambini,
eppure, mentre Conor guidava il suo destriero lungo quei
sentieri stretti e scuri, pensavo con nostalgia a quei giorni
vissuti in semplicit.
Arrivammo al limitare del bosco, dove i binari curvavano
seguendo il fiume. Avvicinandoci all'acqua spaventammo
tre anatre, che si alzarono in volo sollevando i pesanti fondoschiena,
mentre alcune oche starnazzarono infastidite nella
nostra direzione. Al di l degli uccelli, il bosco sembrava
deserto, anche se, con il cavallo lanciato al galoppo, era difficile
dirlo. Conor rallent fino a fermarsi completamente. La
brusca frenata mi fece girare la testa. Lui salt gi, mentre
io chiusi gli occhi e cercai di recuperare l'equilibrio prima
di farmi mettere a terra.
Avevo bisogno di sdraiarmi. Con occhi vitrei osservai
Conor mentre riassemblava il rifugio. Non appena ebbe terminato,
strisciai all'interno e mi distesi sul materasso. Pensai ad
Albie: in quel momento doveva essere vicinissimo alla Fattoria.
Beato lui! Speravo soltanto che riuscisse a raggiungere
Gretta senza farsi vedere da mia madre. Chiss se lei era stata
informata del mio ricovero, e chiss che cosa pensava di me.
Fissai il soffitto di plastica, i contorni neri delle foglie di quercia
cadute. Non ci avevo mai pensato sul serio, ma Gretta
rappresentava una sorta di figura paterna per me. Sapeva come
trattare le Eroine ogni volta che si offendevano inspiegabilmente
o si abbandonavano alle lacrime. Io stessa pensavo che
fosse meglio non contrariarla. Era cos Vecchio Mondo:
severa all'occorrenza, eppure tenera e flessibile. C'erano molte
cose di lei che non sapevo; tuttavia desideravo tanto la sua
fermezza quanto il Valium di mamma. Gretta era cos: non
aveva mai un'emicrania, non si prendeva mai nemmeno un
raffreddore. Era il pilastro di ferro della nostra casa. Eppure,
a tredici anni, sapevo cos poco della sua vita. E questa era
solo una delle tante cose che stavo scoprendo di non sapere.
...
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PARTE TERZA.
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L'INFANZIA DI ANNE-MARIE ENTWHISTLE.
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CAPITOLO 23.
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Il passato di Gretta.
Un'Eroina zuppa di pioggia le appare mentre  sola.
Un espediente narrativo ottocentesco smontato dall'ingegnosit tedesca.
...
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Gretta lavorava come cuoca alla Fattoria gi da molto tempo
prima che mia madre la trasformasse in un bed and breakfast.
Era sempre stata presente durante i soggiorni estivi della famiglia
Entwhistle, e la sua riservatezza vecchia maniera e l'inflessibile
perfezionismo ben si adattavano alle esigenze della
nonna. Nata nel 1929 in un povero villaggio della Baviera,
conosceva bene la miseria. Non sprecava mai un granello di
sale. Raccoglieva le mele fatte cadere dal vento per fare crostate
o composte calde. Quando cucinava, assaliva letteralmente
il cibo: sbatteva le uova fino a renderle schiumose,
tritava la carne facendo sibilare la sua mannaia affilata. Con
i vestiti smessi faceva delle trapunte. Ricavava strofinacci
dalle vecchie tovaglie di lino, poi li pressava con un ferro fumante
e li piegava in rettangoli perfetti, che appendeva agli
appositi sostegni. Non conosceva l'ozio. E rammendava sul
serio le calze!
Alla fine dell'estate, le davo sempre una mano a raccogliere
i mirtilli, con cui facevamo la marmellata come una volta.
Dopo averli fatti bollire in un enorme pentolone d'acciaio, li
avvolgevamo in un telo di lino; poi appendevamo il fagotto a
un bastoncino incastrato tra le graticole del camino e lasciavamo
che il succo colasse per ore in un coccio di terracotta.
Era felicissima all'idea che mi piacesse cucinare, quando invece
mamma disdegnava tutte le faccende domestiche.
Gretta era arrivata dalla Germania nel 1947, appena diciottenne,
insieme a un soldato americano. Entro un anno si era
sposata e aveva divorziato, anche se non riuscii mai a ricavare
pi di qualche dettaglio sulle circostanze. Alla nonna non
interessava molto la sua storia. L'aveva trovata nel 1948, mettendo
un annuncio per cercare una cuoca e una governante.
Da allora, Gretta serviva con cura la famiglia. Ma non contavano
tanto le sue abilit culinarie o le tattiche spartane con
cui si occupava della casa, no, quello che la rendeva indispensabile
per mia madre era il fatto che fosse stata presente
all'arrivo dell'Eroina pi problematica. E del primo Eroe che
prov a intromettersi.
La storia, che ho messo insieme nel corso degli anni raccogliendo
diverse conversazioni con mamma e Gretta, ha inizio
nell'estate del 1960. Mia madre era appena diciassettenne.
Gretta viveva alla Fattoria tutto l'anno, sebbene gli Entwhistle
vi trascorressero solo l'estate e due settimane a Natale, quando
lasciavano la loro residenza di Lincoln Park. Era la fine di
giugno, una notte di temporale. Gretta era rimasta alzata fino
a tardi per stirare le tovaglie, che doveva preparare per l'arrivo
della famiglia previsto per l'indomani. Arriv un fulmine,
subito seguito dal tuono: a giudicare dal rumore, sembrava
fosse stato colpito un albero. Quando la luce se ne and per
un secondo, si ricord dei raid aerei degli Alleati, stacc il
ferro da stiro e, d'istinto, corse nella dispensa. Anche se era
robusta, aveva una gran paura dei temporali e ogni volta
tremava come un veterano affetto da psicosi traumatica da
bombardamento. Sbatt la porta e inspir profondamente,
contando il tempo che separava il fulmine dal tuono. Nonno
Entwhistle le aveva spiegato che ogni secondo corrispondeva
a un miglio, il che significava che la saetta era caduta a tanti
chilometri di distanza. Negli intervalli crescenti tra fulmine e
tuono, inizi a sentire un rumore diverso. Qualcuno stava
bussando alla porta. Quando riusc a distinguere cinque colpi,
usc dalla dispensa e corse all'ingresso sul retro.
Sotto la luce della veranda c'era una donna bagnata fradicia.
La lunga gonna le stava incollata alle gambe e le gocce di
pioggia scendevano dai capelli scuriti dall'acqua, correndo
lungo il naso. Gretta apr la porta e la fece entrare. Sebbene
avesse l'ordine assoluto di non ricevere nessuno, non esit ad
accogliere la giovane. Dopo aver visto emergere rifugiati e
soldati dai boschi bavaresi, non riusciva proprio a mandar via
una persona bisognosa d'aiuto. Non quando gli Entwhistle
nuotavano nell'abbondanza.
Cerc negli armadietti i teli da spiaggia che aveva lavato
per Anne-Marie. La necessit di prendersi cura di qualcuno
mise immediatamente fine al tremore delle sue mani. Prima
di avvolgere la ragazza nell'asciugamano, le disse di togliersi
i vestiti bagnati (non aveva falsi pudori riguardo al corpo
umano). L'altra obbed e cominci a tremare non appena il
telo le tocc le spalle. Gretta la spinse violentemente sulla
vecchia sedia in vimini e le asciug i piedi, rimproverandola
per essersi avventurata fuori in quella notte fredda. La giovane
era disorientata, non sapeva com'era arrivata sin l. Il suo
accento somigliava all'inglese che Gretta aveva appreso a
scuola, in Germania. Scoprire la sua provenienza era meno
importante della necessit di scaldarla; cos corse al secondo
piano e fece scendere l'acqua nella vasca di Anne-Marie.
Mentre la ragazza era a mollo, cerc una camicia da notte
pesante nel cassettone di mamma. Le due giovani avevano
quasi la stessa taglia (erano entrambe magre, con braccia e
gambe molto lunghe) anche se questa ragazza, nel suo delirio
tremante, manteneva la fronte e il mento alti, in un atteggiamento
fiero molto diverso da quello di mamma. Gretta
non era mai riuscita a comprendere Anne-Marie Entwhistle.
Capiva chiaramente che nascondeva una grande intelligenza,
ma aveva sempre il naso in qualche libro, e in pi sembrava
svolgere le semplici faccende che le venivano affidate con una
noncuranza quasi voluta. Gretta le rifaceva sempre il letto,
prima dell'ispezione della nonna, e poi ripiegava gli asciugamani
spiegazzati nel suo armadio della biancheria, oppure
ritoccava i dolci mal riusciti che Anne-Marie aveva decorato
prima che si fossero raffreddati. Le importava solo di esplorare
il bosco o di scendere lungo la collina fino alla spiaggia
del lago Michigan. Gretta comprendeva il perfezionismo
della nonna, eppure detestava che Anne-Marie venisse
rimproverata. Soprattutto perch le ramanzine non sortivano
alcun effetto, erano soltanto uno spreco di tempo prezioso.
Gretta faceva prima a sistemare le cose da s, piuttosto
che indurre Anne-Marie ad applicarsi di nuovo.
Trov una camicia di flanella a fiori, appallottolata in un
angolo del cassetto, e la scroll, cercando di decidere se fosse
il caso di stirarla. La risposta venne da un lampo fuori dalla
finestra: Gretta non si sarebbe avvicinata a una presa della
corrente durante un temporale. Inoltre, non voleva lasciare
sola la giovane inglese, perch non sembrava molto in s.
Scroll per bene la camicia da notte e annus le ascelle: sapeva
di detersivo. Mamma indossava solo le enormi magliette
del nonno, a letto, e non si infilava mai le camicie vittoriane
che riceveva ogni anno da Babbo Natale.
Buss alla porta e irruppe nella stanza da bagno. Ecco
la camicia da notte, signorina!.
La giovane era completamente immersa, gli occhi aperti,
le guance gonfie come quelle di un cadavere. L'olio da bagno
conferiva all'acqua un bagliore indistinto, che la faceva sembrare
ancora pi pallida. Aveva i capezzoli di un rosso vivo e
i capelli si allargavano a ventaglio sopra la testa, aderendo alla
ceramica della vasca. Sembrava mezza morta e aveva un'aria
soprannaturale. Gretta batt le mani per scuoterla e le ordin
di uscire.
Nella camera di mamma c'erano due letti singoli, ciascuno
con una testiera in mogano e quattro colonne intagliate.
Tutti i letti della casa, quindici in totale, erano stati rifatti
quella mattina stessa: Gretta aveva cambiato le lenzuola in
vista dell'arrivo degli Entwhistle. Non appena ebbe sistemato
la giovane nel letto riservato agli ospiti, dopo averla rianimata
con latte caldo e sandwich, lei cominci ad agitarsi.
Vaneggiava a proposito della scomparsa di un tizio di nome
Heathcliff e giurava di punire un certo Linton. Si mise a sedere
e cominci a tirarsi i capelli bagnati. Diceva di doverlo
cercare nella brughiera, e parlava di passione e di odio. Confusa
e per nulla interessata a quelle chiacchiere sciocche, Gretta
le pos una mano grassoccia sulla fronte e la fece distendere
sul cuscino. Le infil a forza un termometro in bocca e la
tenne ferma, ignorando il suo sguardo folle. Trentanove.
Niente che un paio di aspirine Bayer non potessero curare.
Inserendosi nei suoi discorsi isterici, riusc a farsi dire il suo
nome: Catherine.
Mandale gi, Catherine. Le diede le compresse insieme
a un bicchiere d'acqua. Prendine un bel sorso.
Lei inclin il bicchiere e inghiott le aspirine. Poi toss in
modo alquanto drammatico.
E quell'atto di gentilezza interfer leggermente con il destino
di un'Eroina. Nei romanzi dell'Ottocento, le febbri funzionavano
a meraviglia, per gli autori. Provocavano la follia,
prolungavano gli ultimi istanti di vita di un personaggio, si
trascinavano per mesi, rendevano necessarie le visite di dottori,
con scene drammatiche caratterizzate dall'impiego di
sanguisughe, con pasti a base di acqua, siero di latte e farinata
d'avena, con polveri e spugnature. Toglievano il sonno a uno
sposo disperato, a un bimbo premuroso, a servitori e cameriere.
Ma dopo dodici ore di cura con la cara e vecchia aspirina
Bayer (Gretta si alz diverse volte per somministrargliela),
la febbre di Catherine Earnshaw se ne and.
...
.
...
CAPITOLO 24.
...
.
...
Curata la febbre, Catherine  ancora sconvolta.
Gretta non tollera la scena della fanciulla lacerata tra due amanti.
Gretta  accusata di stregoneria.
L'Eroe bussa alla porta.
Entra la giovane Eroina, mia madre.
...
.
...
Il giorno seguente, Catherine dorm fino a tardi e scese in
camicia da notte intorno all'una, ignara del disturbo che stava
arrecando a Gretta. Aveva ripreso colore, ma quella chioma
arruffata era un vero disastro. Quando entr in cucina, Gretta
era impegnata a mettere a posto il grosso frigorifero. A
nonna Entwhistle piaceva perfettamente ordinato e splendente:
una caraffa di latte e una di limonata sul primo ripiano,
frutta e ortaggi rossi in un contenitore e verdi in un altro,
i formaggi e la carne per il pranzo accuratamente riposti a
strati nel cassetto, le uova negli appositi contenitori dello
sportello, il ghiaccio nella vaschetta di alluminio pronto per
finire nello scotch del nonno.
L'ultimo compito consisteva nello spremere i limoni; inoltre,
doveva mandar via Catherine (anche se non sapeva dove)
e riordinare la stanza di mamma prima dell'arrivo della famiglia,
previsto per le tre.
Quella mattina aveva fatto il pane e adesso ne tagli una
bella fetta per lei, coprendola con uno strato di marmellata di
mirtilli dell'estate precedente. Catherine sorseggi il suo t, ma
ignor il resto. Prendendo la mancanza d'appetito come un
sintomo di malessere, Gretta le scost i capelli arruffati e le
sent la fronte: era fresca e asciutta.
Sto morendo disse Catherine. Sar nella fossa prima
che....
Sciocchezze, sei sana come un pesce. Spinse il piatto del
pane verso di lei. Mangia.
Non mander gi nemmeno una briciola, finch non sar
tornato Heathcliff.
E quando dovrebbe accadere?. Gretta controll l'orologio
sulla mensola del camino. Il pendolo d'ottone oscillava
avanti e indietro. Verr qui? La mia padrona non gradisce....
 scappato nella brughiera la notte scorsa. Chiss se lo
rivedr ancora....
Non c' un altro posto dove potresti incontrarlo?.
Se n' andato senza dirmi adieu! Sono lacerata! Perch
non posso averli entrambi? Perch devo scegliere?.
Hai due uomini innamorati di te?. Gretta affond una
lama seghettata in un limone, quindi prese lo spremiagrumi
di vetro e lo pos pesantemente sul tavolo. Mentre scuoteva
la testa, spremette la prima met fino all'ultima goccia, poi
afferr l'altra. Due uomini, il doppio dei problemi.
Che cosa dovrei fare?.
Quando le Eroine facevano domande simili, mamma era
sempre evasiva e, piuttosto che offrire la sua opinione, preferiva
incoraggiarle a parlare. Avrebbe finto di non conoscere il
destino di Catherine e Heathcliff (e quello della loro tormentata
progenie) e, come una mediocre terapista, avrebbe detto:
E tu che cosa pensi di dover fare?. Gretta, che non sapeva
nulla di quei due, di Cime tempestose e di psicologia spicciola,
le rivolse una domanda pi banale.
Chi ami di pi, fra i due?.
Il mio amore per Linton  come le foglie del bosco, cambier
nel tempo. Quello che provo per Heathcliff, invece, 
come l'eterna roccia sottostante!.
Scheisse! Non credo a questa stronzata dell'amare due
uomini contemporaneamente. Tu sai qual  quello giusto!
Solo il senso di colpa ti impedisce di ammetterlo!. Gretta
agit il pugno che ancora stringeva la buccia di limone. Ne
tagli altri dieci. Era evidente che Catherine aveva toccato un
tasto dolente. Gretta vers il succo nella caraffa. Poi and al
lavandino, apr l'acqua e mise un dito sotto il getto per valutare
la temperatura. Se non prendi una decisione, lo far
uno di loro al posto tuo!.
Come potrebbero?. Sollev il mento, assumendo una
espressione altezzosa. Sono io che devo scegliere!.
Mi pare che questo Heathcliff sia gi fuggito. Ci sono
uomini che non vogliono fare da spalla ad altri. E lo stesso
vale per le donne!. Ruppe una forma di ghiaccio e vers le
schegge nella caraffa. Piuttosto che dividere il loro amore
con qualcun altro, preferiscono stare soli.
Catherine balz sulla sedia, tirandosi i capelli. Poi cominci
a strattonare Gretta per un braccio, cercando di impedirle
di preparare la limonata. Tu pensi che non torner pi?
Ma io morir di certo! Gi li vedo raccolti nel salotto dopo
la mia dipartita! Edgar e Isabella in lacrime. Potrebbe versarne
qualcuna persino Hindley. E Heathcliff... Non sarebbe
forse addolorato, vedendo i miei occhi chiusi per sempre,
mentre me ne sto distesa in una bara....
Ti stai lasciando trasportare, signorina! Ascoltami bene.
Si scroll di dosso la sua mano e cominci a spremere un
altro limone. Tu sei un po' fuori di testa per via della fame.
Nessuno morir in questa casa! Soprattutto considerando che
Frau Entwhistle sar qui tra un'ora!. La fece sedere di nuovo
e indic il pane con tanta veemenza da macchiarsi l'indice con
la marmellata di mirtilli. E adesso mangia!.
Non posso!.
Gretta si lecc il dito. Mangia, o finisci in strada!.
Catherine prese il pane e se lo port alla bocca, ma senza
morderlo, Abbass le palpebre, mentre osservava Gretta con
occhi spiritati e si accovacciava sulla sedia.
Adesso capisco che cosa sei! Solo una strega potrebbe
predire l'abbandono di Heathcliff. Le si offuscarono gli
occhi. Ti vedo, megera! Stai raccogliendo le frecce degli
elfi per uccidere le nostre giovenche! Avvelenerai il pozzo
con uno sguardo!.
Quasi le stesse lanciando un incantesimo, Gretta allung il
braccio e mosse il dito medio davanti al suo naso. Mangia!.
Fu allora che qualcuno buss violentemente alla porta
sul retro. Gretta fece un salto, e a Catherine cominciarono a
tremare le mani.
Lui sa che sei qui?.
Qui dove?.
I colpi divennero furiosi. Gretta lasci cadere i limoni,
afferr la giovane infilandole le braccia sotto le ascelle e la
trascin gi dalla sedia. Quindi la spinse nella sua stanza,
che confinava con il ripostiglio, un luogo in cui era severamente
vietato l'accesso. Diede un giro con il vecchio chiavistello
e la chiuse dentro.
Se soltanto l'avesse fatta andare via prima! Ma l'istinto la
spingeva a proteggere quella ragazza mezza matta. I colpi
violenti dell'uomo le fecero ricordare quelli alla sua porta
durante le perquisizioni delle SS, quando rastrellavano il
villaggio in cerca di ebrei.
L'orologio sul camino suon due volte, e Gretta corse alla
porta e scost le tendine che aveva stirato e pressato qualche
giorno prima. Attraverso il vetro, vide il viso di un giovane.
Aveva le guance incavate, la pelle scura e i capelli neri e
ondulati. Immediatamente pens che, durante la guerra,
l'avrebbero preso per uno zingaro e l'avrebbero rinchiuso.
La scrut con i suoi occhi ombrosi e colp il vetro con un
rametto duro e sottile.
Apri, donna!. Le parole si udivano chiaramente anche
attraverso la porta. Catherine!.
Proprio in quel momento, Gretta sent la porta sul davanti
che si apriva e qualcuno che correva in cucina al grido di:
Gretta, sono arrivata!.
Catherine batteva alla porta della camera, piangeva e si
lamentava. La donna diede una doppia mandata alla porta
della cucina e, rivolta allo sconosciuto, grid: Vattene! Chiamo
la polizia!.
Heathcliff incroci le braccia e la fiss. Sollev di nuovo il
bastone, ma si trattenne.
Eccoli! Polizei!.
E fece il suo ingresso lei: mia madre, a diciassette anni. Il
viso chiaro coperto di lentiggini, i capelli dai riflessi ramati
pettinati con le punte all'ins, una cintura sottile sul vestito
rosa dal disegno geometrico. Portava un paio di ballerine
bianche e una fascia per capelli in tinta. Il suo viso brillava
di sudore, mentre lanciava via le scarpe e correva a vedere chi
stava bussando alla porta sul retro.
Quando raggiunse Gretta, vide il bel volto di Heathcliff.
Spalanc la bocca e la copr con una mano avvolta in un guanto:
un desiderio forte e sconosciuto le corse lungo la spina dorsale,
spandendosi nelle vene come acqua calda. Come molte
Eroine, s'innamor a prima vista.
...
.
...
CAPITOLO 25.
...
.
...
Mamma consola Catherine.
Gretta prende la pistola.
Il complotto di mamma per cambiare la trama.
La nuova Catherine Earnshaw.
...
.
...
Gretta la spinse via dalla porta, premendola contro la parete.
Dov' tua madre?.
Chi  quel giovane? chiese lei, con i capelli che le sobbalzavano
mentre saltava e agitava le mani.
Quando arriva tua madre? Perch non c' nessun altro?.
Mi ha permesso di venire da sola, in treno. Stavano impiegando
un'eternit a prepararsi, cos mi hanno detto che, se ti
avessi aiutata, sarei potuta venire per conto mio. Chi  quel
giovane?.
Quando arriva tua madre?.
 un tuo parente?. Si alz sulle punte e sollev un braccio
sopra la spalla della donna, per scostare la tenda.
No! esclam Gretta, togliendole la mano. Quando
arriva? Tra cinque minuti? Un'ora?.
Intorno alle tre, come avevano deciso.
Heathcliff buss di nuovo alla porta, questa volta con meno
furia. Perch non cerchiamo di capire che cosa vuole?.
Ho bisogno del tuo aiuto.
Per fare i letti?.
No, la casa  tutta in ordine. Adesso vai nella mia stanza
e cerca di calmare quella ragazza.  un'altra di quelle Eroine,
penso. Ha pi o meno la tua et e ha perso il controllo.
 pazza! Non posso certo metterla alla porta, non con quel
tipo l fuori.
Finalmente mamma si accorse del pianto sommesso che
veniva da dietro la porta. Hai permesso a qualcuno di entrare
nella tua stanza?.
Ti spiego dopo, adesso vai a parlarle!.
 il suo fidanzato? chiese, sentendosi mancare. Dev'essere
bella, come si chiama?-
Catherine.  matta, e ha due fidanzati, questo e un altro.
Adesso vai!.
Mamma gir la chiave nella toppa ed entr nella stanza di
Gretta. La scena che si trov davanti la stup. Tanto per
cominciare, aveva intravisto quella camera solo quando la
governante ne entrava e usciva. L'accesso era severamente
vietato e lei la teneva sempre chiusa (la chiave era fissata all'interno
della tasca del grembiule con una spilla da balia gialla a
forma di papera). Mamma aveva provato a immaginare quella
stanza in un milione di modi diversi, nel corso della sua vita.
Aveva pensato che la testiera del letto e i comodini fossero di
marzapane. Che la camera occupasse l'intera lunghezza della
casa, con una scala a chiocciola che portava nel seminterrato.
Si era addirittura figurata che Gretta possedesse bauli pieni di
dobloni d'oro. E invece rimase stupita: la stanza reale era
grande la met della sua ed era sobria e ordinata, con un
semplice cassettone in quercia, una vecchia sedia a dondolo
e una lampada con il collo ad anatra. I volant del letto erano
della stessa stoffa usata per le tende della cucina; il copriletto
e le tende, per, rispecchiavano un gusto piuttosto maschile:
fondo marrone, con viole del pensiero gialle e blu. Ma il particolare
pi scioccante era quello che vide sdraiato sul letto: una
ragazza bionda che piangeva. Era a piedi scalzi e indossava la
camicia da notte di flanella che mia madre aveva ricevuto per
il Natale del 1959.
Un'altra avrebbe gridato all'oltraggio, vedendo qualcuno
con indosso i propri vestiti; ma per Anne-Marie Entwhistle
gli abiti significavano ben poco, dal momento che era la nonna
a scegliere ogni cosa. Perfino quello che indossava adesso
era frutto di una scelta di sua madre. Aveva insistito affinch
si vestisse come una signora per prendere il treno; e lei
era disposta a fare qualunque cosa, pur di evitare il lungo e
asfissiante viaggio nella station wagon insieme ai suoi tesissimi
genitori. No, quando si trattava di abbigliamento era una
ragazza semplice; a interessarla erano le storie, la gente, il
dramma. Quel pianto spettacolare la impression. Silenziosamente,
and a sedersi sul bordo del letto.
Con voce gentile chiese: Cosa c' che non va?.
Sto morendo!. Catherine si sollev sui gomiti. Quella
strega non vuole permettermi di vedere Heathcliff! Mi ha
rinchiusa qui dentro. Finir per impazzire!.
Dunque quello  Heathcliff! esclam mamma, schioccando
le dita. Di Cime tempestose!.
Conosci le Cime?.
Annu.
Catherine le lanci un'occhiata confusa, poi prov a strapparsi
le maniche della camicia da notte. Diventer pazza,
davvero! Quella megera  proprio come Nelly, mi tradir allo
stesso modo. Non ha piet per la mia situazione. Dovrei
scegliere tra il paradiso e l'inferno, tra Edgar e Heathcliff!.
Mamma osserv i lunghi capelli biondi, la pelle di porcellana,
la sua bellezza eterea. E il giovane fuori aveva un'aria
tormentata, era molto pi bello e tenebroso di quanto si fosse
immaginata leggendo quel romanzo. Io sono Anne-Marie
Entwhistle. Mamma si port di nuovo la mano alle labbra e
si accomod sulla sedia a dondolo.
Catherine corse alla porta e buss. Sentirono la chiave girare
nella serratura e Gretta irruppe nella stanza. Aveva il viso
sconvolto. Apr l'ultimo cassetto del com e, da sotto i vestiti,
tir fuori un oggetto scuro.
Che cos'? chiese Anne-Marie, correndo verso la porta.
L'unico modo per sbarazzarci di quell'uomo!. Gretta
sollev una pistola nera con l'impugnatura in mogano.
Non puoi sparare a Heathcliff! grid mamma.
Quella strega  pazza! strill Catherine.
Voglio solo spaventarlo sparando qualche colpo in aria.
Non capisce! Frau Entwhistle sar qui fra mezz'ora!. Corse
fuori dalla stanza e tent di chiudere dentro le ragazze, ma
loro forzarono la porta e riuscirono a scappare. Gretta rinunci
a inseguirle e si precipit alla finestra, la pistola in alto.
Ancora non osava aprire la porta.
Voi due, indietro! grid.
Catherine e mia madre indietreggiarono. Heathcliff url
attraverso la porta: Aspetter nella brughiera tutta la notte!.
Poi lo sentirono girarsi e camminare nel patio.
Non appena ebbe raggiunto il giardino sul retro, dietro i
meli, Gretta apr la porta e usc sulla veranda. Si volt, lanciandosi
un'occhiata dietro le spalle larghe. Mamma trattenne
Catherine, ma la giovane tremava di rabbia, le dita piegate
come artigli. Gretta corse in fondo al patio di mattoni, fermandosi
accanto al barbecue; quindi, tenne la pistola con entrambe
le mani e spar due colpi fra gli alberi.
Anne-Marie trascin Catherine in casa e insieme corsero
nella sua stanza per guardare Heathcliff dalla finestra. Ma,
quando ebbero superato le due rampe di scale ed ebbero aperto
a fatica la porta della veranda, chiusa da un chiavistello,
riuscirono a scorgere solo un lembo della sua cappa che spariva
nella prateria. Catherine riprese la sua posa prostrata, sul
letto, con il dorso di una mano premuto sulla fronte. Anne-Marie
si sedette sul bordo, in attesa: nel frattempo si interrogava
sull'apparizione di quest'ultima Eroina. Ma, soprattutto,
era stordita dalla presenza di quell'Eroe, Heathcliff, che in
qualche modo l'aveva seguita fin l. Poteva essere definito a
ragione un Antieroe. Non era mai capitata una cosa simile.
Fai mai sogni strani, Anne-Marie? domand Catherine,
con voce smorzata e monotona.
Certo.
Una volta ho sognato di essere in paradiso. Lo so,  orribile
a dirsi, ma non ero felice. Riesci a crederci? Infelice in
paradiso? Ma che razza di persona sono? Allora un angelo
si  infuriato per la mia ingratitudine e mi ha cacciata via. E,
quando sono atterrata a Cime Tempestose, mi sono svegliata
singhiozzando per l'euforia! Pura gioia, quasi mi fossi assicurata
la salvezza eterna. Che cosa pu significare?.
 come se tu volessi stare con Heathcliff ma una parte
di te sentisse che stai peccando. Tuttavia preferisci essere una
peccatrice, che una santa infelice.
Precisamente!. Catherine si tir su a sedere, con gli occhi
lucidi per le lacrime. Perch?.
Voi due siete cos simili.
Heathcliff sono io.
Mamma annu lentamente.  assolutamente sensato.
Oh, finalmente uno spirito affine! Quanto vorrei che mia
madre fosse vissuta per darmi una sorella come te!.
Anch'io ho sempre desiderato una sorella!. Le due
fanciulle si abbracciarono. Per un topo di biblioteca come
mamma, una sorella uscita da un romanzo di Emily Bront
era meglio di una biologica. Catherine doveva essere arrivata
alla Fattoria nel momento in cui stava tentando di decidere
chi sposare. Mamma doveva convincerla a non sposare
Edgar! Prima di allora non aveva mai avuto la tentazione di
immischiarsi nel destino di un'Eroina, e in pi avrebbe dovuto
ignorare la propria attrazione nei confronti di Heathcliff,
se avesse voluto procurarle un finale pi lieto. Le capitava
spesso di aiutare le sue amiche pi carine a conquistare il
belloccio di turno. La sua vita era segnata dal ruolo di damigella,
e mai da quello di sposa. Se avesse potuto cambiare il
destino di questi personaggi, avrebbe compiuto dei veri e
propri miracoli! Tocc delicatamente la mano di Catherine.
Vedrai, si sistemer tutto! Lasciami pensare!.
Diede un'occhiata all'orologio sul comodino. L'arrivo
imminente della padrona di casa annull tutti gli altri piani.
Tanto per cominciare, Catherine doveva essere pulita e presentabile;
doveva farle togliere quella camicia da notte soffocante.
Avrebbe detto a sua madre che era un'amica del collegio
in cima alla strada (l'Accademia di Prairie Bluff, che in
seguito avrei frequentato anch'io). Di sicuro la nonna avrebbe
accolto con piacere quella graziosa fanciulla inglese, ritenendola
un'influenza positiva per la figlia (come molte americane
aristocratiche, era un'incorreggibile anglofila). Mentre
mamma correva al suo armadio per trovarle un abito adatto,
Gretta irruppe nella stanza.
Lei deve andarsene! Non posso permettere che quello
zingaro torni a bussare alla porta!.
Non  uno zingaro!. Catherine salt gi dal letto e si lanci
verso di lei con le mani aperte: era pronta a strangolarla.
Gretta non indietreggi di un millimetro, anzi, affond i
pugni nei fianchi.
Con un salto, mamma and a mettersi in mezzo a loro, il
viso rivolto a Gretta. Ti prego, lascia che me ne occupi io.
Sai che non possiamo buttarla fuori. Non funziona cos. Per
il resto, la casa  in ordine? Mamma sar qui tra una decina
di minuti.
S, signorina. Del resto, Gretta era la domestica e Anne-Marie
aveva raggiunto un'et in cui poteva darle ordini diretti,
esattamente come sua madre. La donna dubitava fortemente
che quella ragazza americana cos viziata, a cui non
era mai mancato nulla, possedesse l'astuzia necessaria per
gestire la situazione Catherine. Ma si sbagliava. Forse mia
madre non sapeva stendere l'impasto di una torta, far fuoco
con una pistola o sopravvivere a un inverno estenuante cibandosi
esclusivamente di rape gialle. Ma sapeva come aiutare
Catherine a superare l'ostacolo maggiore della sua vita: Edith
Entwhistle.
Frug nell'armadio dei vestiti estivi, accuratamente stirati,
e trov un prendisole giallo pallido che aveva portato
l'estate prima. Aveva le maniche corte e una cintura in vinile.
Poi prese una scatola contenente un paio di scarpe basse
gialle con un fiocco bianco e pass tutto a Catherine. Provati
queste cose.
Catherine lanci un'occhiata a Gretta. Solo perch me lo
chiedi tu, Anne-Marie.
Mamma si volt verso la governante. Diremo a mia madre
che Catherine  un'amica che ho incontrato sul treno e
che ho invitato qui per qualche giorno.
Come desideri. La donna tir fuori dalla tasca del grembiule
una confezione di aspirine Bayer e gliela consegn.
Tieni.  soggetta a febbre. Poi scese al piano di sotto e sfog
la sua frustrazione con una mannaia e una costata di manzo da
due chili.
Ora, Catherine, quando arriver mia madre....
Sei cos fortunata ad avere ancora una madre!. Si lev
la camicia da notte e alz le braccia, cos che Anne-Marie
potesse infilarle il prendisole. Era magrissima e le stava un
po' largo, ma era uno di quegli abiti allegri e femminili che
Edith adorava.
So che le piacerai moltissimo, ma... per favore, non camminare
in quel modo. Siediti, lascia che ti spazzoli i capelli.
Dobbiamo trovare Heathcliff!.
Non stare l alla finestra, vieni qui. Alla fine, mamma la
persuase a sedersi sul bordo del letto e prese una spazzola per
districare i suoi riccioli annodati. Vedi, Heathcliff rappresenta
un problema. Mamma  molto severa riguardo agli
appuntamenti con i ragazzi.
Ma  il mio fratello adottivo! Non possiamo dirglielo?
Oh, perch tutto il mondo se la prende con lui?.
Lo so, non  giusto. Ma mi faresti un enorme favore se
potessimo... fingere che lui non sia qui. Poi, questa notte,
quando sono tutti a letto, possiamo uscire di nascosto e andare
a cercarlo.
S, faremo delle gite al chiaro di luna! Con torce e segugi!.
Esatto. Quindi, per adesso, diciamo semplicemente che
sei venuta a trovarmi. C' un collegio, in cima alla strada.
Diremo che hai intenzione di passarvi alcune settimane. E
chieder ai miei genitori di farti restare qui per qualche
notte. Mamma immaginava che ci sarebbero voluti alcuni
giorni per convincerla a scegliere Heathcliff, invece di Edgar.
Sei cos delicata quando mi pettini i capelli!.
A ogni colpo di spazzola, cercava di rasserenarla con le
sue parole. Starai bene. Stanotte troveremo Heathcliff.
Catherine chiuse gli occhi e mamma sent di avere il pieno
controllo della situazione. Nel romanzo, Nelly aveva sempre
considerato l'indole di Catherine un'ostentazione, un'esagerazione.
Ma Anne-Marie era convinta che, con le sue parole
gentili e un po' di compassione, forse sarebbe riuscita a evitare
il disastro. Anche se le sue conoscenze in materia di amore
passionale derivavano solo dai libri, sapeva cosa significava
essere incomprese e sentire che gli altri si prendevano gioco
dei tuoi sentimenti. Aveva trascorso ogni estate con la sua
irascibile madre; adesso desiderava disperatamente la compagnia
di qualche ragazza della sua et e avrebbe fatto di tutto
per tenere Catherine con s. Mentre le spazzolava i capelli e
osservava il sole che ne illuminava le punte, sent uno scricchiolio
di pneumatici e il rombo del motore dell'auto di famiglia
che imboccava il vialetto circolare.
...
.
...
CAPITOLO 26.
...
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...
Arrivano gli Entwhistle.
Un chiassoso temporale.
Catherine cade in deliquio.
Mamma va da sola nella prateria.
...
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...
Mamma corse alla finestra e vide la station wagon di famiglia,
con la sua vernice metallizzata blu e le lucenti code cromate.
Suo padre suon il clacson due volte, come per dire: Siamo
qui!. La prima cosa che vide di sua madre fu un lampo di luce
rossa: lo scintillio dell'anello di rubini alla mano destra che
batteva sul finestrino aperto, in attesa. Il marito, magro, con i
capelli rossi e con un abito di cotone, gir svelto intorno al
muso dell'auto e apr la portiera del passeggero. La nonna
scese e tir fuori una sigaretta da un portasigarette d'argento,
poi batt tre volte contro il coperchio. Nel 1960, Edith
Entwhistle aveva quarantacinque anni ed era ancora una
perfetta taglia quaranta. Arriv alla Fattoria vestita di tutto
punto, nel caso si fosse imbattuta in qualche signora di Prairie
Bluff. Indossava un abito di lino color magenta e un filo di
perle, il rossetto perfettamente intonato al vestito. I lunghi
capelli castani erano tirati indietro e raccolti in uno chignon.
Anne-Marie pensava sempre che le sopracciglia di sua madre,
rifinite con la matita, avessero la forma di due ali di gabbiano.
Il nonno tir fuori un accendino e le accese la sigaretta, poi
infil di nuovo la mano in tasca e prese una Winston dal suo
pacchetto. Edith si fece schermo con una mano e sollev lo
sguardo verso la finestra della figlia.
Anne-Marie afferr Catherine per un braccio e si accovacciarono
sotto il davanzale. Poi mamma sbirci fuori di nuovo.
Quando la nonna indic la finestra, l'anello cattur ancora una
volta la luce del sole. Henry, la finitura intorno alla finestra sta
saltando via.
E cos ebbe inizio l'ispezione. La zanzariera sbatt e Gretta
comparve sui gradini della veranda. Herr und Frau Entwhistle.
Il viaggio  andato bene?.
Liscio come l'olio rispose il nonno. Anche se c'era una
tremenda afa! Avrei voglia di qualcosa di forte.
Entri, le preparo uno scotch.
Edith butt fuori il fumo da un lato della bocca e lo mand
via con un gesto della mano. Fumava come se fosse disgustata
dalla sua stessa abitudine. Anne-Marie  arrivata sana e
salva?.
S. Ha incontrato un'amica, in treno. Una ragazza inglese.
Sono insieme, di sopra.
Fantastico! esclam Henry.  stupendo che Anne-
Marie passi un po' di tempo con una ragazza della sua et.
Mamma si rallegr, silenziosamente; ci avrebbe pensato
suo padre a gettare le basi per permettere a Catherine di
restare. Loro due vedevano sempre le cose dalla stessa prospettiva.
Com' possibile che Anne-Marie conosca una ragazza
inglese che, per caso, si trovava sul treno dei pendolari?.
Edith prese l'ultima boccata di fumo e spense il mozzicone
nel vecchio secchio per il latte pieno di sabbia, sulla veranda.
Non fumava mai dentro casa o in macchina.
Frequenta la scuola in cima alla strada.
L'Accademia? Perch diavolo una giovane inglese dovrebbe
finire in quel vecchio convento, durante l'estate? Di solito
non vanno a Brighton, o sull'isola di Man?.
Gretta scroll le spalle. Non so, signora. Dovrebbe chiederlo
a lei.
Anne-Marie tir via Catherine dalla finestra e la fece sedere
sul letto. Lo scetticismo di sua madre le diede sui nervi.
Tenne le mani della fanciulla e la guard negli occhi, quasi le
stesse facendo un incantesimo. Devi dire a mia madre che la
tua famiglia andr sull'isola di Man, in agosto. E che ti hanno
chiesto di restare a scuola per... Ma certo! Perch i tuoi genitori
vanno in Egitto! No, troppo strano. Ma non pu essere
l'Europa, perch altrimenti non avrebbero motivo di non
portare anche te. Lasci andare le sue mani e prese a camminare
sul tappeto persiano tra i due letti. Schiocc le dita. Di'
che tua madre  malata e che si sta sottoponendo a una cura
speciale. No, poi ti chiederebbero delle medicine....
Mi stai confondendo, Anne-Marie!. Il viso di Catherine
si deform. Come posso tenere a mente tutte queste cose,
quando Heathcliff  l fuori da solo, chiss dove? Cacciato
via da quella domestica con la pistola....
Mi dispiace!. Mamma torn a sedersi sul letto e fece un
respiro profondo per calmarsi. Lasciami inventare una storia
semplice. Di' loro che le scuole, in Inghilterra, non chiuderanno
prima della fine di giugno. E che raggiungerai la tua
famiglia sull'isola di Man quando tuo fratello avr finito di
seguire le lezioni a Cambridge.
Si, Heathcliff  a Cambridge.
Dal fondo delle scale, Edith chiam la figlia.
Forse sarebbe meglio non chiamarlo Heathcliff. Che ne
dici di Heath? O di Cliff?.
Cliff mi fa pensare a una scogliera rocciosa. Ma Heath 
troppo sdolcinato per un uomo come....
Allora, vada per Cliff. Come Clifford.
Anne-Marie! Scendi subito, per favore!.
Cliff non gli si addice proprio.
Non importa! esclam mamma, esasperata. Non lo
vedranno nemmeno. Se viene di nuovo a bussare come un
pazzo alla nostra porta, Gretta gli sparer.
Dobbiamo trovarlo stanotte!.
E lo troveremo, te lo prometto. Ma pi tardi, quando gli
altri saranno andati a dormire. Adesso vieni a conoscere i
miei genitori.
Stando a quanto mi disse in seguito Gretta, la cena and
bene. Edith interrog Catherine sulla sua famiglia, ma lei
riusc a far sembrare tutto molto plausibile; quando balbettava,
Anne-Marie riempiva i vuoti mescolando fatti veri e
inventati. Il padre di Catherine era un uomo d'affari che
possedeva una vasta propriet; sua madre era morta quando
lei era molto piccola. Quando sent che il fratello, Cliff, studiava
a Cambridge e che la famiglia avrebbe trascorso l'estate
sull'isola di Man, Edith guard il marito e annu trionfante.
Il quadro si adattava perfettamente alla sua concezione
delle signorili famiglie inglesi, incluso il particolare del ricco
proprietario terriero rimasto vedovo. Il vino le giov e fece i
complimenti a Gretta per la cena, mentre malediceva la
governante di Lincoln Park che aveva l'abitudine di cuocere
troppo le bistecche, trasformandole in pezzi di cuoio duri e
immangiabili.
Il nonno si scol il suo bicchiere di vino e fece segno a
Gretta di portargli il brandy. Negli ultimi tempi aveva preso
a bere di pi, e l'alcol gli faceva venire la faccia rossa e lo
rendeva sentimentale. Sembra fantastico, Catherine. E per
noi  un onore averti qui. Quando singhiozz, la nonna lo
guard facendo roteare gli occhi.
Henry, ti prego!.
Negli ultimi mesi, Anne-Marie era stata cos presa dal
turbine delle feste per il diploma, a Chicago, da non notare il
cambiamento avvenuto in suo padre. Nonostante avesse
sentito i suoi genitori discutere di questioni finanziarie, non
vi aveva prestato molta attenzione. Aveva continuato a navigare
sull'onda delle sue conquiste: era stata scelta per tenere
il discorso di commiato il giorno della consegna dei diplomi,
era stata ammessa a Vassar e aveva ottenuto il massimo dei voti
in biologia. D'un tratto, temette che l'isolamento della Fattoria
potesse accentuare la tensione tra i suoi genitori. Edith non
era una di quelle madri che si confidavano con le proprie
figlie, ma non si sentiva di ignorare la sua disapprovazione
nei confronti di una persona o di una cosa.
La nonna batt le mani per accelerare la fine della cena e,
con essa, delle bevute del marito. Per favore, Gretta, sparecchia.
Anne-Marie, aiutala. E attenzione ai calici!.
Quella notte, quando tutti furono andati a letto, Anne-
Marie e Catherine sistemarono le brandine sulla veranda.
All'improvviso, si era levata l'umidit e l'aria nella stanza era
diventata soffocante. Anne-Marie us i lettini come scusa per
razziare l'armadio della biancheria e prendere qualche
lenzuolo extra. Lavor al buio, legandone tre insieme affinch
potessero calarsi sul tetto sottostante. Da l sarebbero scese
facilmente a terra, reggendosi al pergolato con il glicine. La
suite dei suoi genitori era all'altra estremit della casa, ma
Anne-Marie riusciva a vedere la luce della loro finestra che
proiettava un quadrato luminoso sul prato sottostante.
Mentre aspettavano che la luce si spegnesse, rimasero
sdraiate sulle brandine ad ascoltare il vento che muoveva il
grande olmo. Il cielo tra i rami divenne blu, poi nero. Eravamo
alla met di giugno, mancava poco all'inizio dell'estate. Le
giornate si allungavano, e questo significava che avrebbero
dovuto attendere ancora di pi. Udirono un rimbombo in
lontananza. Anne-Marie sperava fosse un fuoco d'artificio, ma
Catherine temeva si trattasse di cannoni. In breve, compresero
che erano tuoni. Un lampo cadde in mezzo agli alberi
lontani, mettendo in risalto i tronchi e i rami neri.
Passer disse mia madre. A volte sono solo tempeste
di elettricit, non viene nemmeno a piovere.
Se penso a Heathcliff sotto questa tempesta!.
Tuoni e fulmini si fecero pi vicini e si lev il vento. Le
foglie dell'olmo stormirono, si fermarono e ricominciarono
ancora. Gli uccelli fecero silenzio, anche se le rane continuarono
a gracidare. Di solito ad Anne-Marie piacevano i
temporali, ma non quella notte. Qualche goccia di pioggia
tintinn sui telai di metallo delle finestre, e poi arriv l'acquazzone.
Scrosci di pioggia entravano dalle zanzariere. Le
ragazze balzarono in piedi e spinsero le brandine contro il
muro della casa.
Salta dentro al sacco a pelo! ordin mamma a Catherine.
Raccolse le lenzuola annodate e sal sul suo lettino.
Povero Heathcliff!.
S'inventer qualcosa.
Catherine abbass il sacco a pelo e cerc di tirar fuori i
piedi. Adesso devo andare!.
Non puoi! La luce della stanza dei miei  ancora accesa!.
Mamma salt gi dalla brandina e corse verso di lei.
Andiamo, stai tremando. Morirai, sotto questa pioggia. Su,
torna dentro.
Catherine prov a convincerla che dovevano partire immediatamente,
ma lei le sent la fronte bollente e sudata, e la
persuase a rimettersi sdraiata. Tir indietro il copriletto e
diede un colpetto al lenzuolo, quasi stesse invitando un
cucciolo a saltare su. Catherine cedette rapidamente alle cure
di Anne-Marie. Avendo perso la madre quando era ancora
molto giovane, aveva un gran desiderio di ricevere un po' di
affetto materno. E mamma sapeva perfettamente di che cosa
avesse bisogno. Le diede un'aspirina e dell'acqua fresca, le
spazzol dolcemente i capelli e le sussurr qualche frase per
calmarla. Sapeva bene con quanta facilit Catherine uscisse di
senno, e sapeva che n la sua domestica, n Edgar erano mai
riusciti a impedirglielo. Il fatto di vivere isolata dalla societ,
in quell'oscura brughiera, non aveva certo giovato alla sua
indole capricciosa. Cos, mamma le accarezz i capelli, e se la
lavor con paroline soporifere finch la giovane e sconvolta
Eroina non cadde addormentata.
A quel punto aveva smesso di piovere e il prato fuori dalla
stanza dei genitori era diventato buio. Era l'opportunit che
stava aspettando. Lanci un'occhiata a Catherine, addormentata,
e realizz che sarebbe dovuta andare da Heathcliff senza
di lei. Si infil un paio di pantaloni alla pescatora e si allacci
le scarpe da ginnastica. In verit, era sollevata all'idea di
lasciarla l. Sebbene fosse preoccupata per via della febbre, in
cuor suo voleva incontrare quell'Eroe affascinante da sola.
L'immagine del suo volto scuro le attravers la mente. Finora
non aveva fatto molti tentativi per convincere Catherine a
non sposare Edgar (e le possibilit erano state diverse, mentre
erano sdraiate sulle brandine aspettando che la luce dei suoi
genitori si spegnesse). Naturalmente era troppo ingenua per
ammettere di avere altri motivi; ma, a diciassette anni, avendo
finito le superiori senza incidenti, desiderava ardentemente
vivere un'avventura. Mancava cos poco al momento in cui
si sarebbe liberata dell'influenza della nonna: eppure, ci volevano
ancora dei mesi. Non poteva aspettare! Voleva qualcosa
che fosse in grado di trasformarla, di scacciare la paura
crescente nei confronti della situazione finanziaria dei suoi.
Sentiva che le mancava qualcosa, ma non sapeva cosa. Riusciva
soltanto a distinguere le ragazze che lo possedevano, e
Catherine Eamshaw era decisamente una di quelle. Era di una
bellezza straordinaria e gli uomini si contendevano il suo
amore. Aveva esperienza. E adesso, finalmente, l'avventura
aveva bussato alla sua porta.
Si tir indietro i capelli e li leg con un foulard, poi and
verso la veranda in punta di piedi e sollev la zanzariera.
Avvolse le lenzuola intorno alla trave tra le due finestre, assicurandole
con il miglior nodo da Giovane Esploratrice che
riusc a fare. Mentre calava quella corda improvvisata, finse
di non aver alcun interesse personale nell'andare a cercare
Heathcliff da sola. Era fiera delle sue motivazioni cos pure.
Avrebbe ottenuto un lieto fine per i personaggi principali di
Cime tempestose. Scavalc il davanzale e scese fino al primo
nodo. Quindi prosegu, dimenandosi, e atterr sul tetto del
salotto, silenziosa come un gatto. L'aria si era rinfrescata
notevolmente. Cammin sul catrame in punta di piedi, attenta
a non scivolare nelle pozzanghere; quindi si aggrapp al
pergolato, affondando il viso nei fiori bagnati e odorosi del
glicine. Quando raggiunse l'erba scivolosa, cadde, mise un
ginocchio a terra e si rialz. Ovunque c'era profumo di pulito
e di terra. Era euforica all'idea di essere di nuovo in campagna.
Ed era euforica all'idea di incontrare quel ragazzo affascinante
che aveva intravisto dietro la tenda della cucina.
...
.
...
CAPITOLO 27.
...
.
...
Mamma alla ricerca dell'Eroe.
Mamma perde la sua innocenza per guadagnarsi la fiducia di Heathcliff. 
...
.
...
Mamma scese di corsa lungo il sentiero, la prateria animata
dalle consuete creature notturne: le lucciole che s'illuminavano
tra le stiance, le cicale che frinivano, i grilli. Le nuvole
temporalesche se n'erano andate, e l'Orsa Maggiore sbuc
dal cielo oscuro, insieme alle molte stelle di cui lei conosceva
il nome. Uno dei suoi desideri di bambina, uno di quelli
che preferiva e che in seguito avrebbe trasmesso a me, era
quello di essere raccolta dall'Orsa e viaggiare con lei nella Via
Lattea. Quella notte, per, non se lo augur. In realt, i suoi
desideri pi segreti si stavano avverando: stava vivendo
un'avventura temeraria. Anzich sulle stelle, si concentr
sul bosco che le nascondeva l'orizzonte, offrendo un riparo
al tormentato Eroe di Emily Bront.
Prese un sentiero riservato alle passeggiate a cavallo, che
passava tra gli alberi, e cominci a chiamarlo per nome,
togliendosi le ragnatele setose dalle gambe e dal viso. All'inizio
mantenne la voce bassa, ma presto si rese conto che non
occorreva. Chi l'avrebbe sentita, l fuori? Il vento scuoteva le
piante e le faceva cadere cos tanta acqua sulla testa che pens
avesse ricominciato a piovere. In breve si ritrov con le scarpe
inzuppate e i polpacci e gli stinchi sporchi di fango. Si sedette
su un tronco caduto per riprendere fiato. Ghiande e pigne
cadevano tra gli alberi, tutt'intorno a lei. Sentiva i ramoscelli
che si spezzavano e alcuni animaletti che sgambettavano tra
le foglie, a terra. D'un tratto si rese conto di quanto fosse sola.
E, al tempo stesso, non lo era. A quanto ne sapeva, Heathcliff
poteva essere l a osservarla.
Si tolse dalla testa il foulard bagnato e lo strizz. Nel bosco,
l'umidit intensificava tutti gli odori e l'aria profumava di
terra. Inutile disse, e per un attimo pens di tornare di corsa
alla Fattoria. Se Catherine si fosse svegliata, magari sarebbe
scesa al piano di sotto e avrebbe svegliato tutti. Ma, dopo
essersi calata dalla finestra ed essere giunta fin l, rinunciare
sarebbe stato patetico. Se Heathcliff si fosse presentato l'indomani
e avesse bussato alla porta mentre i suoi genitori erano
in casa, sarebbe potuto succedere di tutto. E se fosse finito in
prigione, o se Gretta gli avesse sparato, che cosa ne sarebbe
stato del romanzo? Come poteva esistere Cime tempestose,
se Heathcliff veniva ucciso? Doveva metterlo in guardia.
So che sei l fuori! grid. La forza della sua voce la sorprese.
Che cosa vuoi, ragazza?.
La voce di lui la fece sussultare ancor pi della sua. Balz
in piedi e si gir. Dove sei?.
In quel momento si ud il fischio di un treno merci, le
ruote che sferragliavano contro l'acciaio mentre i vagoni
correvano sui binari lontani. Un altro fischio, il suo gemito
d'avvertimento. Non avrebbe saputo dire se a risponderle era
stato proprio Heathcliff. Sembrava che la voce giungesse da
un punto alla sua destra, cos cominci a seguire il sentiero.
Dove sei?. Poi, ebbe un lampo di genio. Sono qui per
parlarti di Catherine Eamshaw.
Sent dei passi, le foglie che scricchiolavano: poi, all'improvviso,
sul sentiero apparve una sagoma nera. Con il mantello
era una figura davvero impressionante e la sua voce profonda
sembrava far tremare le foglie. Lei dov'?.
Era l, con la mano appoggiata al bastone, e mia madre fu
sopraffatta dalla sua forte presenza. Nel romanzo, Nelly, la
governante, aveva paragonato Heathcliff a un duro soldato
di ventura. E di sicuro non c'era niente di morbido in lui.
Le fece provare un desiderio mai provato prima. Si sentiva
attratta da lui in modo sconsiderato, fisico e aggressivo.
Avvertiva l'urgenza di premere il corpo contro il suo, di sentire
il suo peso su di lei, di farsi sollevare da quelle braccia.
Fargli dimenticare Catherine sarebbe stato come chiedere
al vento di scordarsi di soffiare, pens mamma, ma doveva
per forza preferire una giovane la cui attrazione nei suoi
confronti era totale, completa. Le venne in mente che, forse,
non aveva bisogno del suo amore: le bastava l'esperienza di
qualche notte, un ricordo da usare come scudo per difendersi
dai problemi familiari, dall'anonimato della vita al college
che l'attendeva.
Ti ho chiesto dov'.
A casa mia.
La domestica armata  ancora l?.
S, e c' anche mio padre!. Anne-Marie stava bluffando,
naturalmente. Nonno Entwhistle non aveva mai sparato in
vita sua; era Edith la tiratrice scelta della famiglia.
Heathcliff punt un dito in direzione della Fattoria. Quella
 la tua propriet?.
La residenza estiva di famiglia.
Eredi maschi?.
No. A mamma sfugg il senso di quella domanda. Aveva
dimenticato che, nel romanzo, lui aveva sposato Isabella per
ottenere la sua propriet. Lo fissava con occhi sgranati, i
capelli ormai piatti e zuppi di pioggia che gli gocciolavano
sulle spalle.
Interessante. Il suo sguardo la infiamm, spostandosi
dagli occhi al mento, e poi alle spalle, e ancora pi gi.
Si sentiva esposta, nuda. La sua mente cominci a vacillare.
Prima di rendersi conto di quello che stava facendo,
disse: Catherine intende sposare Edgar.
Quel mezzo uomo!.
Ogni sua azione, il movimento del braccio e quello delle
sopracciglia che si sollevavano, sembrava studiata per farla
eccitare. Il suo piano di far riunire Heathcliff e Catherine
era sfumato del tutto. Chi era lei per tentare di costruire un
lieto fine per loro? Inoltre, adesso era pi interessata alla
sua, di storia: fanciulla innocente incontra uomo focoso e
affascinante nel bosco. L'attrazione che provava per lui era
alle stelle e annull tutte le sue buone intenzioni.
Qual  il tuo nome, ragazza?.
Glielo disse.
Sei promessa a qualcuno?.
Non ho nemmeno un fidanzato. E non lo sto cercando.
Che cosa cerchi, allora?.
Il suo tono seducente le pass proprio sopra la testa,
malgrado pensasse che quell'accento rendesse sexy ogni
parola. Non aveva esperienza, non era andata oltre a qualche
bacio con la lingua con i ragazzi che sua madre aveva scelto
personalmente come suoi cavalieri al ballo della scuola.
Era una ragazza come tante e presto sarebbe partita per il
college: perdere la verginit significava avere il marchio di
ragazza cattiva e corrotta.
L'effettiva dinamica di un rapporto sessuale non le era
affatto chiara; ma il formicolio che avvertiva in presenza di
Heathcliff superava tutto ci che aveva sentito fino a quel
momento. Non so che cosa sto cercando rispose.
Lui fece un passo avanti e la prese per un braccio, fissandola
come se stesse cercando di decidere se scaraventarla a
terra o baciarla. Lei sollev gli occhi, pietrificata. Le prese
anche l'altro braccio e la tir a s: con il viso quasi gli toccava
il petto. Quando Heathcliff ricominci a parlare, premette
il mento contro la sua testa. Lei rimase perfettamente
immobile, temendo che qualunque passo falso potesse farlo
infuriare o indietreggiare.
Devo vedere Catherine, anche solo per dirle addio. Non
le permetter di trattarmi ancora con tanto sdegno! Mi ha
mandato via per l'ultima volta.
Mamma avrebbe voluto restare in quella posizione per
sempre, annusare i suoi vestiti umidi, sentire le sue braccia
forti che la circondavano. Anche se l'uomo che la stava tenendo
parlava di un'altra donna, era comunque l'esperienza pi
simile a un abbraccio appassionato che avesse mai avuto.
Comprese che, se avesse voluto stargli vicina, avrebbe dovuto
servirsi di Catherine. Cos si prese in giro, come molte
donne prima e dopo di lei. Pens che, se gli fosse diventata
amica, alla fine lui avrebbe capito che era pi leale, pi equilibrata
e buona di Catherine, e pertanto pi meritevole del
suo amore.
Ti aiuter ad avvicinarla. Stanotte l'ho fatta stare in casa
perch le stava salendo la febbre.
 malata?. La allontan, ma le strinse ancora di pi le
braccia.
Ha cominciato a vaneggiare disse, delusa che le sue
parole avessero messo fine cos bruscamente a quel momento
incantato.
Un altro attacco!.
No, vuole solo che la lasci in pace, adesso. Vuole una vita
tranquilla insieme a Edgar.
 stata lei a dirlo?. Heathcliff lasci cadere le mani
lungo i fianchi e fece un passo indietro, allontanandosi da
mamma. Come pu scegliere quel mezzo uomo?. Si sedette
su un tronco e seppell il viso tra le mani.
Mi dispiace. Mia madre fece un passo verso di lui e poi
si tir indietro, vergognandosi del suo sabotaggio: non era
avvezza a quel lato cospiratore del proprio carattere. Avrebbe
voluto mettergli una mano sulla spalla per confortarlo,
ma, sapendo quanto poteva essere volubile, si trattenne. Cos
aspett, con le mani giunte dietro la schiena, che digerisse la
sua bugia su Catherine. Sperava davvero che tutto ci andasse
a suo vantaggio. Mentre Heathcliff piangeva con il viso tra
le mani, lei rimase l in piedi, nel bosco buio. Schiacciava le
zanzare e lo guardava. La sua buona educazione le sugger di
lasciarlo solo, per il momento, per quanto desiderasse confortarlo.
Probabilmente lui non avrebbe gradito una testimone
della propria debolezza; inoltre, la coscienza colpevole la rese
timida. Era ancora difficile, per lei, ammettere di aver deliberatamente
causato tanto dolore.
Si allontan di qualche passo lungo il sentiero per i cavalli,
quel tanto che bastava per non udire pi i suoi singhiozzi.
Una mossa azzeccata: a Cime Tempestose e nella propriet di
Trushcross Grange, la gente ficcava sempre il naso negli affari
degli altri. I parenti urlavano e si tormentavano a vicenda,
la servit spettegolava, i cani guaivano. Tenendosi a rispettosa
distanza, mamma si guadagn la fiducia di Heathcliff.
Spezz un ramo di pino e cominci a contare gli aghi a mano
a mano che li staccava. Arrivata a trentatre, pensava di aver
buttato all'aria tutto, ma in quel momento sent lo scricchiolio
dei passi di lui sul sentiero cosparso di frammenti di rami.
Devo vedere Catherine. La afferr di nuovo per il braccio,
il viso basso, il naso affilato e gli zigomi vicinissimi al
suo. Sapeva di lana e di sudore, con una punta di salvia fresca.
Quello che non riusciva a vedere, in quell'oscurit, erano i
suoi occhi. Ma sentiva la sua disperazione e capiva quanto
avesse bisogno di lei.
La porter qui domani, a mezzanotte.
Prego che stia bene.
Puoi fidarti di me.
Lui abbass lo sguardo, le sopracciglia incurvate sugli occhi;
sul volto, un sogghigno appena velato. Posso davvero?.
...
.
...
CAPITOLO 28.
...
.
...
Faccende domestiche in abbondanza.
Il tentativo di fuga di Catherine.
Gretta viene congedata.
...
.
...
Il giorno dopo, Edith aveva un sacco di faccende per mamma,
che scese a fare colazione intorno alle otto, poche ore dopo il
suo ritorno dalla prateria. Gretta stava stendendo la pastafrolla
per la torta, le labbra contratte, segno che era stata appena
rimproverata dalla signora. Anne-Marie poteva solo immaginare
il motivo.
Devi prendere i vasetti di marmellata di mirtilli in cantina,
pulirli e sistemarli nella dispensa disse la nonna. Vers
del detergente per argento su uno scampolo di pelle scamosciata
e strofin una teiera un po' ossidata.
Perch non pu farlo Gretta?.
Non discutere con tua madre, Anne-Marie.
Dov' pap?.
Aveva un incontro d'affari in citt.
Sar a casa, per questa sera?.
Presumo di s.
Allora mia madre non lo sapeva, ma nonno Entwhistle
era in citt per impedire che gli venisse precluso il riscatto
dell'ipoteca su parecchi immobili di sua propriet. Possedeva
diversi appartamenti nella zona meridionale e in quella
occidentale della citt; appartamenti che gli immigrati irlandesi,
italiani e greci stavano abbandonando rapidamente, con
l'arrivo dei neri dal Sud. Non poteva pi chiedere lo stesso
affitto e il valore degli immobili stava precipitando, insieme
al suo capitale. Erano anni che la nonna gli diceva di disfarsi
di quelle propriet, ma lui, con i suoi inquilini, era stato
leale fino all'eccesso. Per tutta risposta, loro avevano dimenticato
ogni lealt non appena avevano capito che il loro territorio
cominciava a restringersi.
I raggi di sole si riversavano dalla finestra, mentre mamma
sorseggiava il suo caff. Si strofin gli occhi per scacciare il
sonno, chiedendosi se sua madre percepisse qualche differenza
in lei, se sapesse che, la notte prima, un uomo l'aveva
stretta a s nel bosco. Sentiva ancora l'impronta delle sue
mani sulla parte superiore delle braccia, il mento di lui che
le premeva sulla testa. Ovunque guardasse, credeva di vederlo:
lo vide passare dalla finestra sopra il lavandino, scorse una
sagoma all'estremit opposta del ripostiglio. Seduta al tavolo,
vers della panna e dello zucchero in un'altra tazza di
caff. Fuori, i corvi sembravano urlare la sua posizione nel
bosco. Immagin quanto avrebbe gradito una tazza del caff
di Gretta, una fetta di pane fatto in casa. Mastic il suo pane
tostato con cura, come se lui la stesse osservando.
Il temporale di questa notte ha completamente distrutto
le peonie. La nonna le leg di nuovo i lacci del grembiule,
assicurandoli con un fiocco stretto. Tagliale tutte, Anne-Marie.
I petali sembrano carta igienica, quando restano intrappolati
nell'erba!.
Devo farne dei mazzolini?.
Dio, no. Non abbiamo bisogno di un milione di bouquet
avvizziti, in giro per la casa. Portami quelli pi sani; una bella
composizione di fiori rosa, blu e magenta. Le signore del
club femminile vengono a pranzo domani. Sarebbe assurdo
spendere una fortuna dal fiorista! E voglio che indossi il tuo
vestito.
Quello del colloquio al Vassar?.
Esattamente. Sei deliziosa, in quell'abito rosa.
L'ho lasciato a casa.
La nonna sbuff con disappunto.
Be', come potevo immaginare che mi sarebbe servito un
vestito elegante qui in campagna? Normalmente non sono
invitata a pranzi di societ!.
 giunto il momento che tu aderisca al club, come
membro junior.
Mamma affond le unghie nella buccia di un'arancia e il
succo le schizz negli occhi. Dobbiamo andare da Field a
cercare qualcos'altro?.
No, puoi prendere qualcosa di mio.
Non le aveva mai offerto di indossare uno dei suoi vestiti.
Anne-Marie tolse i filamenti bianchi dallo spicchio che aveva
staccato. Edith non perdeva occasione per costringerla a
comprare un abito classico ed elegante. Augurandosi che la
sua offerta non dipendesse da un problema economico, attribu
quell'onore al fatto che l'avessero accettata alla Vassar.
Anne-Marie aveva soddisfatto tutte le sue aspettative: aveva
tenuto il discorso di commiato alla consegna dei diplomi
(prima ragazza ad avere tale onore alla Lincoln Park High),
era stata ammessa a un college dell'Ivy League e, la nonna
ne era certa, era una vergine vestale. In virt di tali risultati,
aveva avuto il permesso di bere vino a cena e caff a colazione.
E quella mattina ne aveva avuto sicuramente bisogno.
Dopo essere risalita in camera aggrappandosi alle lenzuola,
era rimasta distesa un'ora, pensando a Heathcliff, mentre
Catherine russava piano. La voce di lui le risuonava nella
memoria, mentre sciacquava il piatto e la tazza nel lavandino.
Ma le continue interruzioni di sua madre le impedivano di
rivivere per intero quella notte. Voleva uscire in giardino e
restare sola con i suoi pensieri.
Che cosa devo fare prima? Vasetti di marmellata o fiori?.
Edith, individuando le priorit, stabiliva sempre un programma
delle faccende che spettavano ad Anne-Marie. Sperando
che le peonie avessero la precedenza, mamma si diresse
verso l'uscita posteriore.
Occupati dei fiori.
Cos lei apr la porta, pronta a correre nel giardino ancora
umido, e a dare libero sfogo alla sua immaginazione e ai suoi
ricordi. Aveva gi cominciato a chiudersi la porta dietro le spalle,
quando Edith la chiam di nuovo.
Ma fai un lavoro accurato. Non portarmi quei fiori mezzi
appassiti che ti fanno pena. Ah, e... Anne-Marie!.
Mamma infil dentro la testa.
Dov' la tua amichetta inglese?.
Sta dormendo. Credo non si senta bene.
Spero che non siate rimaste alzate a chiacchierare tutta
la notte. Che cos'ha che non va?.
Un raffreddore, penso. Ha la febbre.
Gretta, quando hai finito con le torte, portale su un
vassoio. E tu, Anne-Marie, quando hai sistemato i fiori, mettiti
un po' di correttore sotto gli occhi. Hai il viso stanco.
Bla, bla, bla, pens mamma. Prese le cesoie da un gancio
nel capanno degli attrezzi e torn nel giardino. Era come
immersa in una nebbia da mancanza di sonno, la sua mente
riusciva a gestire una sola, deliziosa immagine: quella di
Heathcliff. La sua figura scura e mascolina, la presa autoritaria
con cui le aveva afferrato le braccia, l'aroma di tabacco
speziato. Non aveva mai provato nulla del genere per i rispettabili
ragazzi del country club scelti da Edith e dalle sue
amiche del cuore per accompagnarla ai balli della scuola.
Heathcliff non aveva nulla a che vedere con quei giovani
benestanti e repressi. Era un uomo, per giunta circondato da
un alone di pericolo. Non appena aveva incontrato Catherine,
Anne-Marie aveva provato il desiderio irrefrenabile di correre
in biblioteca per vedere se da qualche parte ci fosse una
copia di Cime tempestose. Aveva letto il romanzo in terza
superiore, quindi i dettagli erano un po' confusi. Adesso, invece,
temeva di leggere la versione che qualcun altro aveva reso
di Heathcliff: voleva gustarsi la sua. Se qualcuno, nel libro,
diceva qualcosa di negativo su di lui, non l'avrebbe sopportato.
Si era presa una brutta cotta, e pertanto era convinta
che nessuno potesse capirlo come lo capiva lei. Si erano incontrati
solo la notte prima,  vero, ma mamma era una romantica
e credeva nell'attrazione immediata, intuitiva fra due persone.
E poi, avendolo visto piangere, era stata testimone di un
aspetto cruciale del suo carattere che nessun personaggio del
romanzo aveva mai visto. Di certo non Nelly, la voce narrante
della storia originale.
Mamma si inginocchi nell'erba bagnata e cominci a
tagliare le peonie. I fiori cadevano sul prato zuppi d'acqua.
Per ogni fiore rosa, opaco e appassito, ne spuntava uno
vibrante di vita. Li divise in due mucchi, quelli da buttare e
quelli da tenere. Sentiva un prurito alla parte posteriore del
collo; lanci un'occhiata oltre la siepe, verso il bosco lontano,
e si chiese dove fosse Heathcliff. Era piuttosto irritante il fatto
di dover restare l a sbrigare faccende, mentre lui era l fuori,
nascosto, in attesa. Dove aveva dormito, e come? Che cosa
aveva mangiato? E Catherine? Stava ancora dormendo, o si
era alzata e si stava strappando i capelli in preda a una frenesia
febbrile? Anne-Marie aveva paura di parlare con lei. Non
sapeva che cosa dirle sull'incontro con Heathcliff. Incominciava
a credere che la giovane dovesse prenderla con filosofia
e accontentarsi di Edgar, che era evidentemente un innamorato
devoto. E non era questo che aveva voluto Emily
Bront? Non si trattava solo del fatto che mamma avesse dei
progetti personali su Heathcliff. Le sue vaghe nozioni romantiche
non andavano oltre l'abbraccio e qualche bacio. In tutta
onest, era convinta di rendersi utile, aiutando Catherine a
trovare un po' di pace. Cos, cerc un modo per razionalizzare
la sua bugia a proposito della decisione dell'Eroina di
sposare Edgar. Era inevitabile, no? Cos andava la storia.
Pure, non aveva idea di come gestire Catherine, la cui alternanza
ciclica di letargia e attacchi maniacali avrebbe sicuramente
irritato Edith. Doveva riuscire a calmarla.
Anne-Marie!. La testa di Gretta spunt da sopra la siepe.
Che cosa sta facendo quella pazza? Devi fermarla!.
Mamma si alz e vide Catherine, con una nuvola di capelli
biondi intorno al capo, che calava le lenzuola dalla finestra
della veranda. Poi si tir su il vestito giallo e allung una
gamba pallida oltre il davanzale. Anne-Marie gett a terra le
cesoie e balz in piedi.
Giro attorno alla casa. Ci vediamo di sopra!. Attravers
veloce il prato, le braccia che ondeggiavano pi rapidamente
delle gambe. Superate le finestre della cucina, si precipit verso
il pergolato con il glicine. Quando Gretta rientr, sent sbattere
la porta della cucina.
Giunta sotto la veranda, Anne-Marie sollev gli occhi e,
attraverso il glicine, guard le lenzuola che pendevano dalla
finestra. Catherine era seduta sul davanzale, con una gamba
penzoloni, indecisa sul da farsi. Con un sussurro che sembrava
quasi un grido, disse: Catherine, non scendere di qui!.
Anne-Marie! Sei stata via per ore! Che notizie mi porti di
Heathcliff?.
Ti racconter tutto. Torna dentro, salgo subito!.
Corse come un demone, entrando rapidamente dalla porta
principale.
Fece i gradini in punta di piedi, ma a ogni passo si sforzava
di recuperare la sua compostezza, di tornare a essere la
giovane donna che aveva incontrato Heathcliff nel bosco, e
non la cospiratrice invidiosa che era stata finora. Le piaceva
immaginare che lui osservasse ogni suo movimento.
Quando arriv davanti alla sua stanza, trov Gretta che
inseguiva Catherine fino alla poltrona imbottita, frustandole
braccia e gambe con uno strofinaccio. Ma che accidenti
credevi di fare, sgattaiolando fuori dalla finestra?.
Anne-Marie si sbatt la porta alle spalle con uno scatto
violento.
Lasciami in pace, vecchia megera!. Catherine la aggir
come un fulmine e corse ad afferrare i polsi di mia madre.
Cadde in ginocchio e la guard con un'espressione disperata.
Dimmi, prima che impazzisca! Hai visto Heathcliff la
notte scorsa?.
Tu! Farai meglio a non incontrare quello zingaro! url
Gretta.
Non  uno zingaro!. Catherine si alz in piedi, agitando
il pugno verso di lei.
Per favore, Gretta. Lasciaci sole.
Oh, vedo che ci siamo trasformate in Miss Arroganza!.
Fa' come ti ha detto, brutta strega! url Catherine.
Gretta lanci le mani in aria. Non ce la faccio pi! Basta!.
E si precipit alla porta.
Mamma si sent in colpa e rabbrivid, quando la porta si
richiuse sbattendo dietro le spalle larghe di Gretta. Catherine
era stata addirittura pi severa di Edith, con lei. Ma, per
quanto crudele, si rese conto che tale atteggiamento aveva
sortito il suo effetto. Finalmente erano sole. Diede un'occhiata
alla stanza: il copriletto era caduto a terra, il paralume
era storto e la giovane inglese la guardava con gli occhi di
un gatto selvatico.
Siediti le disse. Ti dir tutto quello che  successo.
...
.
...
CAPITOLO 29.
...
.
...
Sulle tracce di Heathcliff, di notte.
Il pranzo del club, di giorno.
Primi segni di difficolt finanziarie.
Un'inefficace pozione per dormire.
Il concepimento.
...
.
...
Quella notte scoppi un altro temporale, e mezzanotte era
gi passata da un pezzo quando la pioggia permise finalmente
alle due ragazze di recarsi nel bosco. Mamma guid Catherine
nel punto in cui aveva incontrato Heathcliff la notte prima.
Heathcliff! chiam.
Niente. Il vento scuoteva gli alberi facendo cadere l'acqua
sulle loro teste. Anne-Marie grid ancora il suo nome.
Niente. Si appoggi a una recinzione di legno e sbirci stupita
fra i tronchi degli alberi nell'oscurit. Aveva insistito con
tanta veemenza per vedere Catherine, e adesso dov'era?
Forse si  spinto nel folto del bosco disse per cercarsi un
rifugio. Mentre percorrevano un sentiero fangoso tra le querce,
il senso di colpa di Anne-Marie si acu fino a trasformarsi
in mal di stomaco. Forse la sua rivelazione sulla decisione di
Catherine l'aveva spaventato. Il vento faceva stormire le foglie
degli alberi, liberando ramoscelli e gocce di pioggia. Anne-Marie
si gir verso la giovane, che gridava il nome dell'amato
con gli occhi levati al cielo come se potesse scendere su una
nube, in sella a un cavallo dell'Apocalisse. La smorfia disperata
disegnata dalle sue labbra e il viso pallido e sudato le davano
sui nervi. D'un tratto si accorse di avere paura. Forse
Heathcliff era nascosto da qualche parte e aspettava solo di far
loro del male. Cerc di scrollarsi di dosso quella sensazione.
Non era un assassino. Non esattamente. Era un uomo passionale,
ma questo era il suo bosco. L'aveva attraversato un milione
di volte, senza timore. Eppure... Il suono della voce di
Catherine le fece rizzare i peli delle braccia. Possibile che
tutta quella storia fosse solo un brutto sogno?
Heathcliff! chiam Catherine, con la voce che diventava
roca. Lev le braccia al cielo gridando verso gli alberi.
Mamma temeva che perdesse la voce e la testa, che imitasse
Ofelia e si gettasse nello stagno. Credo che non verr stanotte
le disse. Forse si  addormentato.  tardi.
Sei sicura che abbia detto che voleva vedermi stanotte?.
Ma certo. Solo che non so perch....
Che cosa gli hai detto? Perch non  qui?.
Non gli ho detto niente!. Le diede le spalle e si avvi
verso la prateria sperando che la seguisse.
Sciocchezze!. Catherine l'afferr per un braccio. Ho
capito! Ti sei innamorata di lui, vero? Hai tramato contro di
me!.
Non lo farei mai! Ma tu sei malata, devi tornare a casa.
Vagher nel bosco finch la morte non mi coglier strill
Catherine.
Non posso permettertelo!. Mamma gi immaginava
l'inferno di ambulanze e poliziotti, la furia di Edith. Te lo
giuro. Sono certa che domani sar qui.
Tu credi di conoscere qualcosa di lui, e invece non sai
quanto possa essere crudele! Questo  uno dei suoi soliti stratagemmi.
Come osi fermarmi?. Si lanci su Anne-Marie con
le mani ad artiglio. La sua furia era grande, ma lei era molto
debole, e mamma le blocc un braccio dietro la schiena e le
tenne fermo il collo. Catherine croll, appoggiando le ginocchia
sul terreno bagnato.
Perdonami, Anne-Marie. So che sei una persona buona.
Ti prego, torna a casa. Devi riposare.
Sono condannata. Perch dovrei vivere ancora?.
Mamma la aiut a rialzarsi e la sostenne per farla camminare.
Devi e basta. So che ti aspettano giorni pi felici ment.
Non sapeva se Catherine sarebbe sopravvissuta. Per ora, tutto
quello che poteva fare era portarla a casa e metterla in un letto
caldo.
L'indomani, Edith piomb nella stanza di Anne-Marie alle
sette in punto, trascinandosi dietro una busta di plastica con
un vestito azzurro pastello. Apr l'armadio e vi appese l'abito,
quindi corse a sollevare le tendine, che si arrotolarono sulle
bobine. Il sole inond la stanza e trafisse gli occhi di mamma.
Sveglia, sveglia! grid Edith. Oggi ho bisogno dell'aiuto
di tutte e due! Ci sono mille cose da fare, prima del pranzo!.
Dando le spalle alle ragazze, tir indietro le tende e leg i
nastri di satin facendo dei fiocchi gonfi e precisi. Mamma
lanci un'occhiata a Catherine, che si rotol nel letto e si
copr il viso con un braccio. D'un tratto, si sollev sui gomiti
e si premette il pugno sulla bocca. Anne-Marie balz gi
dal letto. Afferr il grosso vaso accanto alla porta del bagno
e corse dalla giovane. Catherine rigett nel vaso, che si scald
tra le mani di mamma.
Che succede? disse Edith. Nausea di prima mattina?.
 stata male tutta la notte.
Un'influenza in estate?.
 la peggiore, come dici sempre tu. Anne-Marie corse al
bagno e vers il contenuto puzzolente del vaso nel water; ebbe
anche lei un conato, vedendo i pezzi di cibo che erano finiti
sulla tavoletta. Si tapp il naso, ripul tutto e tir l'acqua.
Quando torn in camera, Catherine si era di nuovo distesa
sui cuscini.
Speravo potesse darmi una mano a finire di lucidare l'argenteria.
Edith le sent la fronte. Ci sono mille cose da fare!.
Ma poi attaccherebbe l'influenza a tutti osserv Anne-Marie.
Catherine si lament e si volt su un fianco, scivolando
sotto la mano della nonna. Sto per morire.
Sta delirando.
Che peccato! Una giovane inglese avrebbe aggiunto un
po' di colore al pranzo. Edith gesticol verso la porta.
Mander su Gretta con l'aspirina. Scendi a colazione, Anne-Marie.
Ti farai il bagno una volta finite le faccende. Il mio
vestito azzurro andr benissimo. Ci sono mille cose da fare!.
Edith pass il resto della mattinata occupandosi di una sfilza
di preparativi. Diede ordini senza sosta a Gretta e ad Anne-Marie.
Mamma lucid l'argento, un compito che non richiedeva
molta delicatezza, mentre Gretta piegava i tovaglioli di
lino a forma di cigno, riempiva i bicchieri d'acqua e decorava
il pan di Spagna con fettine d'arancia candita e fiori di panna.
Con appena quattro ore di sonno, Anne-Marie guardava
inespressiva fuori dalla finestra, massaggiando un cucchiaio
opaco con un panno morbido. Era preoccupata. Dove poteva
essere Heathcliff? Quanto tempo sarebbe andata avanti
quella storia? Non sapeva come arrivare alla sera. L'odore del
detergente la disgustava. Abbass lo sguardo sul cucchiaio:
adesso brillava, ma il manico filigranato era annerito. Gir
la posata, strofin l'altra estremit e, in silenzio, si ripet:
Stanotte ci sar, stanotte ci sar.
Squill il telefono e Anne-Marie sent la madre precipitarsi
dall'altra parte della sala da pranzo. All'inizio non ud
granch, ma poi il volume della voce di Edith crebbe.
Sapevo che avremmo dovuto vendere due anni fa! Tu
non mi dai mai retta, Henry!.
Anne-Marie odiava quando urlava cos con suo padre;
avrebbe preferito che sfogasse su di lei la sua rabbia. Il denaro
era sempre stato l'ultimo dei problemi, a casa Entwhistle.
La scelta delle peonie per i centrotavola non sarebbe dovuta
essere una questione cos importante, e invece lo era. Di solito,
il giorno del pranzo del club, il camion del fiorista arrivava
con gigantesche composizioni di rose e fiori esotici. Simili
rinunce uccidevano sua madre, lo sapeva bene; e si chiese
quali altri sacrifici sarebbero seguiti. Avevano istituito un
fondo per la sua istruzione, ma non riusciva neppure a immaginare
di fare le valigie per Vassar mentre la sua famiglia vedeva
dissolversi la propria fortuna.
Be', e che mi dici della tua famiglia? Saremo i prossimi a
finire su una strada!.
Mamma acceler i suoi movimenti e strofin il cucchiaio
con tanta forza da sentire la filigrana sotto il panno. Come se
una scatola di posate scintillanti potesse salvare la sua famiglia.
Ripose l'ultimo cucchiaio nel suo scompartimento di velluto
e sollev la scatola di mogano. Mentre si dirigeva in sala da
pranzo tenendola in equilibrio sugli avambracci, la voce di sua
madre le gel le ossa.
Inutile! Assolutamente inutile, ecco che cosa sei!.
Per un attimo Anne-Marie pens che ce l'avesse con lei.
Guard attraverso il lampadario a bracci di cristallo con gli
occhi colmi di lacrime. Il pendolo dell'orologio Seth Thomas
del nonno oscillava avanti e indietro. Era cos stanca. Poi si
rese conto che l'offesa era rivolta a suo padre e sent la rabbia
ribollirle nelle vene. La fatica, la frustrazione per la vicenda
di Catherine, il desiderio di Heathcliff e, soprattutto, la rabbia
che provava nei confronti della madre: tutte queste cose insieme
la resero elettrica. Era stanca di sforzarsi di essere buona
e perfetta, quando era evidente che intorno a lei cresceva il
caos. Per la prima volta, comprese che la perfezione che
regnava nella loro casa aveva un nome: tirannia. S, sua madre
era sempre stata difficile, ma adesso che la sua vita lussuosa
era minacciata, era diventata impossibile. Anne-Marie lasci
cadere pesantemente la scatola delle posate sul tavolo della
sala da pranzo e l'argenteria tintinn.
Edith si volt bruscamente e le lanci un'occhiataccia.
Devo andare, Henry. Finiremo questa discussione pi tardi.
Riattacc e si gir verso la figlia. Non ho bisogno di questo,
adesso, Anne-Marie.
Perch sei cos cattiva con lui?.
Cattiva? Tuo padre e io stavamo discutendo.
Gli parli come se fosse stupido.
Dovrei essere io a occuparmi degli affari! Tuo padre non
ha abbastanza buonsenso....
Smettila di dire cose meschine su di lui!.
Abbassa la voce.
 mio padre!.
Edith fece schioccare la lingua. Prese una sigaretta da un
portasigarette d'argento che teneva sulla credenza e la accese.
Che dolce. Prendi le sue parti. Sei tu quella che si dovrebbe
preoccupare. Il tuo fondo  intestato a lui, fino a quando
non compirai diciotto anni.
Che cosa intendi dire?.
Che sto in guardia per te. Pensi che incontrerai l'uomo
giusto, se finirai in qualche scuola statale?.
Non m'importa!.
Adesso la pensi cos, ma aprirai gli occhi. La povert ha
ucciso i sogni di molte ragazze. Non permetter che ti accada.
Dammi della cattiva, se proprio devi.
Stai dicendo che potrei non andare a Vassar?.
Lascia che me ne occupi io. Vai di sopra, Anne-Marie, e
smettila di essere cos melodrammatica. Fatti una doccia
fredda.
Ti odio.
Immagino che sia cos. Ma un giorno capirai. Con la
sigaretta indic il pendolo oscillante dell'orologio del nonno.
Le signore saranno qui fra quarantadue minuti.
Edith si gir e and nella direzione opposta, verso il salotto.
Riprendi il controllo. Se ne and sollevando il mento, i
tacchi che risuonavano sul pavimento di legno duro. Ma
Anne-Marie si accorse che le dita che tenevano la sigaretta
stavano tremando.
Quando suon il campanello e la prima ospite si present
alla porta, Edith era tutta sorrisi e gentilezze. Le signore si
persero in ooh e aah davanti alla tavola imbandita, alle
torte, ai tramezzini con insalata di uova e cetrioli, al recipiente
del punch pieno di una spumeggiante bevanda ghiacciata
a base di succo di frutta. Anne-Marie, con l'abito di lino della
madre, si sentiva una truffatrice mentre recitava a ripetizione
i suoi progetti per il college. Una matrona con guanti e rossetto
annu in segno di approvazione, mentre lei elencava l'orario
delle lezioni per quell'autunno. Il sospetto che non avrebbe
frequentato nemmeno un corso si faceva sempre pi forte,
a maggior ragione se i suoi genitori stavano andando in rovina.
Un'altra signora disse che le ragazze, a Vassar, potevano
scegliere tra gli studenti dell'Ivy League. Mamma sostitu l'immagine
di quei giovani con i golf a rombi con quella del viso
di Heathcliff. Se fosse rimasta l, niente avrebbe potuto tenerla
lontana da lui. I ragazzi per bene non le interessavano; niente
di quello che faceva contenta sua madre le interessava.
Non avrebbe permesso che fosse il denaro a prendere delle
decisioni per lei. Mentre le ospiti si accomodavano, Anne-Marie
si scol in tutta fretta un altro bicchiere di punch,
corretto di nascosto con qualcosa di alcolico.
Sbocconcell appena il suo pranzo, poi trov una via di
fuga offrendosi di aiutare Gretta in cucina. Aveva la sensazione
che avesse sentito la discussione con Edith perch,
quando le pass un piatto gi raschiato, disse: Tua madre 
parecchio sotto pressione in questi giorni.
Sono stufa marcia di lei!.
 normale. Tutte le ragazze vogliono staccarsi dai genitori.
Credo che mio padre stia andando in rovina.
 un uomo intelligente. Sapr cavarsela.
Lo spero. Mamma gratt un altro piatto, imbrattato di
croste di sandwich e maionese, gettando il contenuto nella
pattumiera.
E Catherine? Quanto pensa di trattenersi?.
Mi dispiace che sia cos cattiva con te.
Non mi fa paura.
Vorrei solo che tornasse nel posto da cui  venuta. Ma
non so nemmeno cosa fare. Voglio solo che se ne stia tranquilla.
Forse, potremmo darle una pozione per aiutarla a dormire.
Per fare in modo che resti in camera.
Sarebbe fantastico!. Mamma voleva cercare Heathcliff
per conto suo, quella notte. Corse da Gretta e le circond la
vita con le braccia. Grazie!.
Quella sera, cerc di calmare Catherine fino a quando non
arriv Gretta con la sua pozione: t caldo e whisky. Catherine,
che indossava ancora la sua camicia da notte, le lanci un'occhiata
sprezzante. Aveva passato tutta la giornata entrando e
uscendo dai suoi sogni febbrili, lamentandosi, appollaiandosi
sul bordo della poltrona imbottita, per poi crollare sul letto.
Mamma non aveva mai visto un viso cos pallido, azzurrognolo
e simile alla porcellana. Le labbra, per, erano scure,
bluastre.
Non c' tempo per il t! grid. Dobbiamo andare a cercarlo!.
S, ma prima devi berne un po' per recuperare le forze.
Gretta pos il vassoio sul comodino senza dire una parola,
ma Anne-Marie cap che si stava trattenendo. Usc dalla camera
senza parlare. Mamma vers una tazza di t a Catherine e
gliela porse.
Lei ne prese un sorso, poi si tir indietro con un'espressione
acida.
 una miscela speciale. Anne-Marie non disse che si
trattava del rimedio di Gretta per giovani inglesi pazze. Ti
dar la forza necessaria per calarti dalla finestra.
Catherine lo butt gi e poi cominci a vaneggiare. Le
solite lamentele: l'ingiustizia di Edgar, l'insensibilit di Nelly.
Mamma era esausta, ma rimase ad ascoltarla spazzolandole
a lungo i capelli e sussurrandole parole rassicuranti finch
Catherine non ricadde sul letto. Non si preoccup di metterla
sotto le coperte. L'unica cosa che voleva era allontanarsi
finalmente da lei.
Passate le undici, mamma si cal aggrappandosi alle lenzuola,
il cuore pesante come l'umidit. Il bosco sembrava
lontano chilometri. Quella notte si sentiva diversa: una ragazza
con davanti un futuro triste e deprimente, che non era pi
disposta ad anteporre i bisogni degli altri ai suoi. Era stanca
di essere trattata come una serva, da sua madre e da Catherine.
Che cosa ne stava ricavando? Edith le aveva messo una spiacevole
pulce nell'orecchio: suo padre la stava abbandonando?
Doveva togliersi ogni dubbio. Alz gli occhi verso la falce
nel cielo, una mezzaluna dorata. Catherine sarebbe rimasta l
per sempre? Alla fine, non poteva farsi carico della responsabilit
della storia di qualcun altro. Voleva che cominciasse la
sua, una storia completamente diversa da quella di cui Edith
aveva scritto la sceneggiatura. Mentre entrava nel bosco, si
gir e vide una debole luce dorata alla finestra della sua camera.
Eppure avrebbe giurato di averla spenta.
Una volta che i suoi occhi si furono adattati all'oscurit del
bosco, il cielo sembr ravvivarsi, creando un contrasto netto
con i rami e le foglie. Prese il solito sentiero, mentre chiamava
il nome di Heathcliff. La sua voce le sembr patetica, disperata.
Accarezzava l'idea di fuggire con lui, ma era stanca di
inseguirlo: era stata preparata per fare la preda. Tuttavia questa
volta era lei l'inseguitrice e cercava qualcosa che l'avrebbe fatta
sentire diversa. Le rane nello stagno gracidavano senza sosta.
Da lontano ud il rombo di un camion. L fuori c'era la vita:
strade percorse da auto che trasportavano persone che avevano
una meta, uno scopo. Che cosa ci faceva lei l, a dare la
caccia a un eroe di fantasia?
Sei sola?.
La sua voce la fece tremare. Tenne le braccia in fuori, guardando
sopra ciascuna spalla. Era stupita: aveva trovato quello che stava cercando. D'un tratto si rese conto che tutta la sua
ansia derivava da un unico timore: quello di non trovarlo.
Dove sei?.
Qui. Usc da dietro un albero. Catherine dov'?.
 malata. Di nuovo.
Non voglio rivederla mai pi. La scorsa notte mi sono
nascosto da voi.  inutile. Che sposi pure quel mezzo uomo!
 ci che merita.
Anne-Marie non disse nulla. Era sopraffatta dalla gioia di
averlo vicino. Non riusciva a credere all'elettricit che sentiva
scorrere nel suo sangue, nel suo corpo. Non voleva avere
niente a che fare con Catherine? Era stordita, eccitata, spaventata.
La stanchezza evapor. E adesso che cosa farai?.
Trover la mia strada.
Vorrei che restassi sent uscire dalle proprie labbra. Le
rane gracidavano nel silenzio che scese fra loro. Gli stivali di
lui scricchiolarono, mentre si faceva pi vicino.
Perch?.
Mi piacerebbe conoscerti meglio.
Ridendo, Heathcliff sollev una mano e afferr un ricciolo dei suoi capelli. Ne sei sicura?.
Non del tutto. Sollev anche lei la mano, per spostare i
capelli all'indietro, e vide che le tremavano le dita. Lui gliele
prese. Si ud il fischio di un treno. Gliele baci. Lei cadde
contro di lui. Era cos alto. La baci sulle labbra. Il suo viso
era coperto da una folta barba, corta e ispida. Anne-Marie
sent la terra spostarsi sotto i suoi piedi. Poi sent dei frammenti
di legno sotto la schiena. Dal bacio era passato a toccarla, a
spogliarla. E poi la penetr. Prima ancora che lei avesse il tempo
di capire da che cosa fosse stata investita.
Quando fu tutto finito, quando lui fu percorso da un brivido
e croll su di lei, mamma apr gli occhi. L, sul sentiero,
splendente nella camicia da notte bianca, c'era Catherine,
con la bocca spalancata. Per un attimo i loro sguardi si incrociarono.
Poi l'Eroina strill e scapp via. Heathcliff balz in
piedi e la insegu. E mamma non li rivide mai pi.
...
.
...
PARTE QUARTA.
...
.
...
LA FINE.
...
.
...
CAPITOLO 30.
...
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...
Ritorno al presente.
Robusti carnivori.
Sono anch'io un'Eroina?
I miei dubbi sulla realt.
...
.
...
Tredici anni dopo, mi trovavo nello stesso bosco in cui ero
stata concepita, nascosta insieme a un altro Eroe, un re celtico.
Era tardo pomeriggio e stavamo aspettando che Albie
(forse l'autentico Eroe) ritornasse con qualche notizia dalla
Fattoria. L'avevamo mandato con un biglietto per mia madre,
in cui le scrivevo che ero scappata. Conor era tornato al nostro
primo accampamento e aveva recuperato la cerva, mentre io
ero rimasta nella tenda in preda all'astinenza da farmaci che
mi avvolgeva come una nebbia, diradata solo dai tiri dell'erba
gentilmente offerta dal mio amico. La mia paranoia aumentava.
Albie mi aveva detto che Nixon si sarebbe dimesso
da un momento all'altro, ormai; avevo l'impressione che ogni
cosa, intorno a me, si fosse interrotta. Era passato soltanto
un giorno dalla mia fuga dall'Unit, eppure sembrava fosse
trascorsa una settimana. Il pensiero del dottor Keller innesc
una nuova ondata di risentimento nei confronti di mia madre.
Come aveva potuto farmi ricoverare in quel reparto? Una
parte di me sperava che stesse morendo dalla preoccupazione;
un'altra era dispiaciuta per quello che aveva detto Albie:
che anche mia madre, come le altre Eroine, aveva bisogno di
prendersi una pausa dalla sua storia.
Sentii odore di fumo, strisciai fuori dalla tenda e vidi
Conor che avvicinava la carne di cerva al fuoco. L'emicrania
stava passando, e l'erba mi aveva stimolato l'appetito: ormai
avevo completamente superato la schizzinosit nei confronti
della cacciagione del re e non vedevo l'ora di mangiarla.
Essere sopravvissuta all'Unit e la vita nel bosco mi avevano
fortificata; l'aria fresca e il languorino indotto dall'erba mi
resero famelica. Ci sedemmo su un tronco fuori dalla tenda
con dei grossi pezzi di carne unta tra le mani. In ospedale
mi ero abituata a mangiare senza coltello. Diedi un bel morso
alla carne e mi leccai le dita. Sbavare su quella cerva affumicata
sembrava una cosa tremenda, ma il fatto che non mi
facesse pi impressione mi fece sentire forte.
Conor mangi con poco gusto, masticando lentamente
mentre guardava il bosco senza vederlo. Sembrava depresso.
Era piuttosto curioso vedere un re robusto e potente cos
vulnerabile, e quell'immagine non si adattava affatto alle mie
fantasie sugli antichi eroi, che avevano sempre un piano o
un umile subordinato pronto a obbedire ai loro comandi.
Sapevo che si sentiva ferito nell'orgoglio, per non aver ancora
catturato Deirdre. Le settimane nel bosco lo stavano logorando;
la barba era lunga e irregolare, i capelli pieni di nodi.
Conor prese alcuni rametti e aliment il fuoco. Quanto
tempo  passato dall'ultima volta che ho visto le pareti del
Tesoro Scintillante!. E cominci con la sua enfatica declamazione
di scudi, teschi, vasi d'oro decorati, che riusciva
sempre a rafforzare la sua autostima. Raggi affilati di luce arancione
penetrarono la boscaglia, gli ultimi pugnali del tramonto.
Raccolsi dei ramoscelli lunghi e sottili e li spezzai con le
ginocchia, per aggiungerli al fuoco. Albie se n'era andato da
ore. Sentii qualcosa frusciare tra le foglie e immaginai i manganelli
dei poliziotti che spingevano indietro i cespugli. Rimasi
immobile, con un piede sollevato in aria, e guardai da sopra le
spalle. Il sole sembr tramontare di colpo e, mentre il fuoco
ardeva, scese la notte, facendo sembrare all'improvviso gli
alberi pi neri del cielo.
Mi sedetti accanto al fuoco e lo osservai. Non so se fosse
per i sintomi da astinenza o per un flashback da marijuana,
ma cominciai a vedere facce cattive che si profilavano nelle
fiamme: orbite enormi, bocche allargate in una smorfia di
terrore. Entrambi silenziosi, ci chiedevamo come mai Albie
ci stesse mettendo tanto. I miei dubbi sul suo ritorno ricominciarono
a farsi sentire, insieme alla paura nei confronti
di Conor. Quando si pass le mani sul viso e vidi i peli delle
nocche, mi parve una figura animalesca. Non volevo che
venisse consegnato alle forze dell'ordine, ma continuavo a
scervellarmi nel tentativo di ricordare se esistesse qualche
Eroina che aveva tratto qualche beneficio dall'arrivo di un
Eroe. Non era successo a Madame Bovary con Rodolphe,
n ad Anna Karenina con Vronsky. Ogni cosa, in Conor, faceva
pensare a un personaggio cattivo, soprattutto la sicurezza
con cui affermava di avere dei diritti su Deirdre. Non era
una lotta sufficientemente astuta, per un vero Eroe. Ma l'audace
salvataggio della sottoscritta dall'Unit era stato regale:
era il mio liberatore! E quel gesto, per me, aveva un valore
immenso. Immenso.
Mentre osservavo la luce blu alla base delle fiamme dorate,
mi venne in mente che, forse, ero il personaggio di un
libro. Cos come Albie si era domandato se la sua vita da
sveglio fosse un sogno, e viceversa, d'un tratto pensai che la
mia stessa esistenza potesse essere soltanto una riga di parole
su una pagina, una serie di frasi che formavano un paragrafo,
una successione di paragrafi che costituivano un capitolo:
un'invenzione pura e semplice. Se era davvero cos,
quello che facevo aveva qualche importanza?
Mi alzai, e le ginocchia mi cedettero. Conor corse al mio
fianco e mi aiut a rientrare nella tenda.
Hai bisogno di riposo.
Annuii, mi accovacciai con cautela e strisciai nella tenda.
Non volevo pi pensarci. Non riuscivo a fare chiarezza nella
mia mente. Se tutto questo non era reale, allora c'era un'altra
versione di me a casa, una persona che parlava con Albie al
telefono, che chiacchierava con Gretta e aiutava mamma
nell'orto. Volevo che quello che stavo vivendo fosse la storia,
l'incubo, non la realt, cos il sonno mi avrebbe riportato a casa.
...
.
...
CAPITOLO 31.
...
.
...
Riappare un'Eroina.
L'atroce scambio.
La fine.
...
.
...
Mi svegliai sentendo il rumore dei passi che arrancavano tra
le foglie morte. Mi rizzai a sedere; il cuore mi martellava nel
petto e i pensieri cominciarono a correre allo stesso modo del
giorno prima: come se il mio cervello stesse andando avanti a
doppia velocit, ricreando rapidamente tutti gli eventi dell'ultimo
mese. Conor, i prati dell'Unit, le camicie bianche dell'ospedale,
il profumo di Jean Nat. Il retrogusto della cacciagione
mi inacidiva la bocca. E, di nuovo, mi chiesi se in tutto
questo ci fosse qualcosa di reale. Fuori c'era qualcuno.
Mi alzai in piedi. Albie doveva essere tornato per portarci
notizie dalla Fattoria. Conor non era nella tenda. Forse non
esisteva davvero. Ma certo! Adesso avrei capito che cosa era
reale, reale, reale. Non avevo idea di che ora fosse; avevo la
sensazione di aver dormito tantissimo, il mio corpo era elettrico
e le parole mi volavano nella testa - reale, reale, reale -
ma era tutto cos confuso, indistinto, confuso, indistinto,
confuso. Che cosa era reale? L'avrei scoperto. Se Albie avesse
visto la vera Penny alla Fattoria, avrei saputo con certezza
che il tempo che avevo trascorso nel bosco era pura fantasia.
Che la Penny che era l, in quel momento, non era reale.
L'altra s.
Dov' la ragazza? grid una voce. Vieni fuori, subito.
Sentii il gracchiare di un walkie-talkie. Non riuscivo a
crederci: Albie aveva portato la polizia! Questo significava
che la vera Penny era questa, che non ce n'era un'altra alla
Fattoria. Trattenni il fiato. No, non poteva essere vero. Di
sicuro non mi stavano cercando per riportarmi a casa: volevano
rinchiudermi di nuovo nell'Unit. Mi misi in ascolto per
cogliere la voce di Conor, ma non sentii nulla. Probabilmente
se n'era andato, probabilmente non era mai esistito. Ero
nascosta nel bosco con un folle. Tornai strisciando sul materasso,
schiacciandomi contro il telo di plastica. Non potevo
tornare nell'Unit! Qualcosa mi scatt nel cervello, dandomi
l'impressione che i miei pensieri andassero al contrario, e
quel movimento inverso mi fece scoppiare di nuovo il mal
di testa. I miei occhi si erano quasi abituati al buio, quando
sentii una ragnatela sul viso. Mi tirai indietro e mi accovacciai
a terra. Stavano arrivando con la camicia di forza!
Qualcuno stava dando dei colpi alla porta della tenda. Sapevo
che era Eleanor, che voleva farmi tornare in reparto.  Eleanor,
urlava la mia mente. Eleanor, Eleanor, Eleanor! Con la testa
sfioravo il soffitto, mentre camminavo tremante verso la porta.
 l disse qualcuno.
Coraggio, vieni fuori, Penny fece Eleanor.
Io l dentro non ci torno! gridai. Non potete costringermi!.
Camminai tra i materassi, con le gambe che mi tremavano.
Pensai a Kristina, a Keller, a Peggy e, soprattutto, all'odiosa
Eleanor, che aveva attraversato il bosco fin l, nel cuore
della notte, solo per venire a prendermi! Dovevo essere forte
come Rossella, quando fiss il soldato yankee che aveva tra le
mani il cestino del cucito di sua madre. Ma la tenda era cos buia
e il fruscio che sentivo all'esterno poteva essere qualunque cosa.
Non potevo fidarmi dei miei sensi. Non sapevo proprio che
cosa ci fosse, l fuori; e, senza un nemico visibile, reale e disperato
come quello yankee, la mia volont cominci a vacillare.
Il lembo della tenda si mosse con un fruscio e, all'improvviso,
mi trovai a guardare gli occhi grandi e le narici
larghe dell'agente Marone, il poliziotto alto che era venuto a
casa nostra la sera del mio primo incontro con Conor.
 tutto finito, adesso. Mi tese una mano.
Non voglio tornare l dentro!.
Ti portiamo a casa disse. Coraggio. Va tutto bene,
adesso. Tua madre  qui.
Mi fischiavano le orecchie, avevo la mente sconvolta. Strisciai
fuori dalla tenda e vidi mamma in piedi davanti a me.
Con il fuoco che ardeva alle sue spalle, riuscivo a distinguerne
solo la silhouette, i lunghi capelli ondulati, la maglietta a
maniche corte e la gonna lunga fino alle caviglie. Mi afferr
con forza e mi abbracci. Quando guardai oltre le sue spalle,
mentre gli occhi ancora tentavano di abituarsi al buio,
vidi qualcosa che scombin tutto un'altra volta. Sotto un
albero c'era Albie. Era in piedi dietro una carriola della
Fattoria. Dentro c'era Deirdre, seduta, con polsi e caviglie
legati e del nastro adesivo sulla bocca. Mi fissava con occhi
duri, freddi, i lunghi riccioli che le coprivano il petto e le spalle.
Rimasi pietrificata. Conor era in piedi accanto a lei, e lo
sguardo di trionfo che campeggiava sul suo viso mi parve
piuttosto compiaciuto.
Deirdre! Finalmente!.
Marone si rivolse a Conor. Vogliamo trattare. Penny in
cambio di Deirdre.
Mamma stava offrendo un'Eroina. Non riuscivo a credere
ai miei occhi, n alle mie orecchie. Era quello che desideravo
da sempre: mi stava anteponendo a un'Eroina. Ma io ero
atterrita. Vedere Deirdre legata serv solo ad aumentare lo
shock che mi paralizzava. Il mio cervello era stretto in una
morsa, ma poi si liber: il sangue mi scese dalla testa e pensai
di svenire. No, quello che vedevo non poteva essere reale.
Impossibile! Mi gettai in ginocchio, incapace di credere alla
tenacia con cui Deirdre si era opposta a Conor, anche se legata
e imbavagliata. Perch si arrendesse, era stato necessario
un brutale rapimento.
Lei si dimenava, cercando di parlare dietro il nastro adesivo.
I lunghi riccioli biondi ricadevano sul bordo di metallo della
carriola.
Conor sguain la spada e la punt verso Marone. Che
modo indegno di portarla qui!.
Marone alz le mani. Ehi, omone, stai calmo.
Osi minacciare il re dell'Ulster?.
Conor! gridai. Adesso hai Deirdre. Prendila e vattene!.
Mi aggrappai al braccio di mia madre.
Io sto bene, Penny disse lei. Ci stringemmo l'una all'altra,
senza dire nulla.
Deirdre si dimen contro le corde e mormor dietro il
nastro. Conor glielo strapp via e lei si lasci andare a un'imprecazione.
Non ti conceder mai il mio amore!.
Tu mi darai quello che io vorr prendermi! rispose lui.
Slegatele le caviglie!.
Marone obbed, chinandosi per allentare la corda per il
bucato con cui l'avevano immobilizzata. Lei si irrigid, le
braccia strette ai fianchi, dura come un pezzo di legno. Pensai
che avrebbe potuto sferrargli un calcio, ma mantenne una
dignitosa immobilit. Non riuscivo a smettere di guardarla.
Una volta in piedi, le mani ancora legate dietro la schiena,
sollev il mento e cominci a recitare: Se tutti i guerrieri
dell'Ulster fossero radunati su questa pianura, Conchobor,
sarei felice di cederli per Noisiu, figlio di Uisliu.
Conor non rispose, si limit ad appoggiarsi alla spada e a
tirare il cavallo verso di s. A stento riconoscevo i suoi modi:
la presenza di Deirdre l'aveva trasformato nel personaggio
regale che avevo conosciuto quella prima notte, nel bosco.
Albie scosse il capo. Merda disse.
Sollevai gli occhi verso gli alberi e verso il cielo, che si stava
facendo pi chiaro. Attraverso i cespugli, vidi una striscia
rosa all'orizzonte. Un maschio di cardinale rosso cominci a
fischiare, subito seguito dal gracchiare di una cornacchia. Un
altro cardinale maschio rispose alla chiamata, e un uccello-gatto
fece un'imitazione stridula. Come potevano continuare
con i loro canti mattutini, in mezzo a tutto questo?
Guardai mia madre, il viso immobile, la bocca socchiusa;
per la prima volta stava assistendo al ritorno di un'Eroina alla
sua storia. Questa era la nostra vita, e non una lontana tragedia
politica; e, per quanto mi sarebbe piaciuto farlo, non
potevo cambiare canale. Mamma non poteva fare commenti
mantenendo una distanza obiettiva. Per un attimo, provai
lo strano desiderio di coprirle gli occhi per non farla assistere
a quella fredda resa. Il fatto di aver tradito un'Eroina
l'avrebbe uccisa, pensai, e sentii il vomito salirmi in gola. Mi
piegai e rigettai la carne di cervo.
Udii il cavallo, e mi alzai per vederlo sollevare le ginocchia
e avvicinarsi a Conor. Lui tir le redini e il destriero si
rilass, permettendogli di montare in groppa. Con una mano,
il re fece segno a Marone di passargli Deirdre. L'agente l'afferr
per la vita e la sollev. Lei si sedette di fianco, davanti
a lui, con il mento in alto. Mi torn in mente il modo in cui
Conor mi aveva presa per i capelli, qualche settimana prima,
caricandomi sul suo cavallo come un fascio di frumento. La
dignit e il coraggio dell'Eroina superavano la sua pur straordinaria
bellezza, e l'invidia che avevo provato nei suoi confronti
svan del tutto. Infil i lunghi riccioli sotto il collo
della camicia da notte e incroci i piedi. Conor la prese per
la vita, diede un calcio al cavallo e, insieme, se ne andarono
in direzione opposta rispetto alla prateria.
Chiusi gli occhi mentre mamma mi puliva la bocca con la
manica della sua maglietta e mi accarezzava la testa. Fu il
tocco pi rassicurante che avessi sentito in quelle settimane.
Provai un sollievo incredibile, ora che l'avevo di nuovo vicina,
le sue mani fresche sulla mia fronte bollente. Ascoltai il
rumore degli zoccoli che si allontanavano: non volevo sentire
l'assenza di quel re che non si era neppure sprecato a dirmi
addio o grazie.
...
.
...
EPILOGO.
...
.
...
Quando tornammo alla Fattoria, quella sera, ero cos stanca
che dormii fino al pomeriggio successivo. I sogni provocati
dall'astinenza furono vividi e caleidoscopici e, sebbene non
ricordassi sequenze precise, immaginai che fossero popolati
da cavalli, infermiere e visioni ansiose del ritorno all'Accademia
di Prairie Bluff. Pure, il tepore del mio piumone e le
correnti d'aria che si incrociavano nella mia stanza riuscirono
a calmarmi come nessun farmaco sarebbe mai riuscito a
fare. In quel momento, compresi una cosa che non avrei mai
pi dimenticato: non valeva la pena di intromettersi nelle
vicende delle Eroine.
Disperata e in cerca di un appoggio, mamma si era confidata
con l'agente Marone. Dopo il mio ricovero, era passato
diverse volte a trovarla, e tra loro era nata un'amicizia. Grazie
a lui, riuscirono a richiamare la squadra impegnata nelle ricerche
e si assicurarono che non venissi rispedita nell'Unit.
Lentamente, le cose tornarono alla normalit. Dopo la
terribile vicenda dell'ospedale e le agitate notti trascorse nel
bosco, il semplice fatto di alzarmi per fare colazione mi
sembrava un lusso. Adoravo i corridoi silenziosi della Fattoria,
il frinire dei grilli nelle notti d'estate. Marone venne da noi
la sera in cui Nixon si dimise, e ci sedemmo tutti insieme sul
divano a guardare quello spettacolo cos triste. Lui e mamma
erano sollevati, finalmente aveva avuto ci che meritava; ma
quelle spalle cadenti e le guance che si sgonfiavano con rassegnazione
mi fecero sentire triste per lui, in un modo che mi
avrebbe lasciata perplessa per molti anni. Come potevo
dispiacermi per una persona cos disonesta, soprattutto quando
mia madre era felicissima? Distinguere i Cattivi dagli Eroi
sarebbe sempre stato difficile per me.
Qualche giorno dopo, quella stessa settimana, Gretta e
mamma mi fecero sedere in cucina e mi raccontarono di mio
padre. Da quando ero venuta al mondo, mamma aveva vissuto
con l'angoscia che, prima o poi, sarei finita nella storia di
Heathcliff; temeva che lui potesse tornare a prendermi. Per
questo mi aveva sempre detto di non vagare nel bosco da
sola. Aveva acconsentito al ricovero nell'Unit perch pensava
che l sarei stata al sicuro, che non sarei sparita.
Ma nessuna Eroina  mai tornata osservai.
Non ancora.
Quei due intervenne Gretta Heathcliff e Catherine...
erano un bel problema! Tua madre era solo una ragazza, non
poteva tener testa a due come loro.
E tu sei addirittura pi giovane, Penny continu mamma.
Non sapevo come te la saresti cavata con un re, un uomo
maturo.
Conor era ok dissi. Preferii non raccontarle del suo
codice comportamentale in fatto di sesso. Sapevo che l'avrei
solo fatta preoccupare ulteriormente.
Voglio leggere il libro. Voglio sapere chi  il mio vero
padre.
Era un uomo duro disse Gretta.
Era malvagio?.
Forse solo incompreso rispose mamma. Veniva da
un'epoca molto diversa dalla nostra. Ma penso che dovresti
aspettare. Sarebbe un duro colpo, dopo tutto quello che hai
passato.
Non fu facile, per me, accettare il fatto che mio padre non
fosse un giocatore di football di Prairie Bluff, bens un Cattivo
uscito da un romanzo. E io avevo tredici anni, probabilmente
l'et peggiore per scoprire una cosa del genere. Non avevo
mai letto Cime tempestose, ovviamente, perch mamma aveva
nascosto l'unica copia che possedeva. Stava ancora tentando di
proteggermi (per quanto fosse contraria a ogni forma di censura),
ma non mi fu difficile trovarne un'altra copia in biblioteca.
Lo lessi di nascosto; tenevo il libro, un'edizione economica,
sotto il materasso, e la notte lo tiravo fuori e leggevo alla luce
di una torcia elettrica. Sulla quarta di copertina Heathcliff veniva
descritto come un trovatello selvaggio e tormentato.
Avevamo una cosa in comune: una paternit pericolosa. Ma la
sua condizione era addirittura peggiore, poich era stato
abbandonato anche dalla madre. Non si era mai sentito accettato
dalla famiglia adottiva, che insisteva continuamente sul suo
aspetto da zingaro. Leggendo la sua descrizione fisica, mi resi
conto di aver preso quasi tutto da mamma; ma il suo personaggio
mi disturbava. Era stato cos crudele con Isabella, la
sorella di Linton. L'aveva sposata solo per vendicarsi di
quest'ultimo, che aveva sposato Catherine. La passione tra
Heathcliff e Catherine non aveva molto senso, per una tredicenne;
inoltre, trovavo gli attacchi e le febbri di lei incredibilmente
fastidiosi. Nelly, la voce narrante, insinuava addirittura
che Heathcliff fosse un essere dotato di poteri soprannaturali
(che usava in modo malvagio). Cominciai a chiedermi se ci
fosse qualcosa di cattivo, in me; se mi avesse trasmesso la sua
orribile natura. Presi coscienza di alcuni lati del mio carattere,
e cominciai a esaminarmi quando avevo l'impressione di
mostrare qualche melodrammatica tendenza da Eroina. Chiss,
forse il mio bisogno di competere con le Eroine per ottenere
l'attenzione di mamma era in qualche modo paragonabile
alla gelosia di Heathcliff nei confronti di Linton.
A volte mi chiedevo se mia madre non si fosse inventata
tutto, come una qualunque adolescente che voleva mostrarsi
pi grande di quanto non fosse. In pubblico continuavo a
dire che mio padre era morto e che era stato una star della
squadra di football del liceo. Ma poi quella sensazione di
realt parallela mi sopraffaceva. Mi capitava di sentirmi
mezza reale e mezza fittizia: una sensazione che mi tormenta
ancora oggi. Non c' terapista che possa farmi uscire da questa
situazione: chiunque, dopo aver ascoltato la mia confessione,
mi farebbe ricoverare immediatamente e mi sottoporrebbe
a un trattamento farmacologico. A volte ho provato il
desiderio di avere dei bambini miei, nella speranza di attenuare
l'influenza dei geni di Heathcliff. Ma poi ho avuto
paura: se quei geni avessero dominato sugli altri, un giorno
avrei avuto paura dei miei stessi figli.
Dopo aver letto Cime tempestose, frugai nella biblioteca
di Prairie Bluff finch non riuscii a scovare la storia di Deirdre
l'addolorata. C'era tutto quello che mi aveva raccontato Conor
nel bosco: il druido Cathbad aveva predetto che Deirdre, che
grid attraverso il grembo materno, avrebbe provocato la
rovina di molti guerrieri dell'Ulster. Quando seppe che sarebbe
diventata la donna pi bella di tutti i tempi, Conor la volle
per s, anche se gli altri uomini dell'Ulster l'avrebbero preferita
morta.
Leggere di lui e vederlo rappresentato sulla carta come un
personaggio scaten sentimenti estremamente dolorosi. Improvvisamente
ricordai il peso del suo corpo, la sua voce, la sua
barba: gli ero stata cos vicina; e lo avevo amato, nel mio modo
infantile.
Deirdre crebbe isolata dal mondo, con genitori adottivi, e
divenne una donna con le trecce bionde, bellissimi occhi
verdi e le guance purpuree. La storia narrava che le regine
sarebbero morte dall'invidia, cos come le giovani di umili
origini. L'uomo dei sogni di Deirdre avrebbe avuto i colori
di un corvo che beveva del sangue finito sulla neve: capelli
neri, guance rosse, pelle chiara. E poi c'era Noisiu, a cui lei
afferr le orecchie dicendo: Due orecchie di vergogna e di
beffe, se non mi prendi con te!.
Deirdre fu cos convincente da costringere Noisiu e i suoi
fratelli a fuggire con lei. Poi, gli uomini dell'Ulster ingannarono
i figli di Uisliu facendogli credere che, se fossero tornati a
casa, sarebbero stati al sicuro. Invece, quando gli esiliati raggiunsero
l'Ulster, Eogan accolse Noisiu sferrandogli, con
una grande lancia, un duro colpo che gli spezz la schiena.
Poi i suoi fratelli vennero uccisi e Deirdre fu catturata. Quando
giunse alla Fattoria, l'Eroina si trovava proprio a quel punto
della narrazione. Seguivano pagine di versi strazianti, che
raccontavano come si rifiutasse di mangiare o di dormire.
Avrebbe passato un anno tenendo la testa fra le ginocchia.
L'ultimo paragrafo mi fer come un proiettile. Deirdre era
intrappolata in un carro, con Eogan e Conor ai suoi lati, sebbene
avesse giurato che non sarebbe mai appartenuta a due
uomini. Sei una pecora che guarda due arieti la rimprover
Conor. Per tutta risposta, lei mise la testa fuori dal carro e se
la sfracell contro una roccia.
Rimasi seduta dov'ero, stordita. Si era uccisa, proprio come
Madame Bovary e Anna Karenina. Non potevo sopportarlo,
soprattutto se ripensavo al coraggio che aveva dimostrato
quando l'avevamo consegnata a Conor. Tirai fuori un taccuino
dalla borsa e cominciai a scrivere. Nella mia storia, Deirdre
sarebbe sopravvissuta e diventata una grande guerriera. Avrebbe
dato alla luce una decina di figli, che sarebbero diventati
grandi capi dell'Ulster. Ma poi mi arrestai e strappai il foglio.
Il finale originale aveva uno scopo. Il suo suicidio era diverso
da quello di Emma Bovary: era un gesto da kamikaze con cui
aveva voluto salvarsi dal nemico.
Premetti la penna sul foglio successivo e scrissi di una
ragazza di diciotto anni che avrebbe trovato il vero amore
con un affascinante sconosciuto. Lui l'avrebbe portata via
nella sua casa nella brughiera, dove avrebbero vissuto insieme
alla loro deliziosa bambina. L'amore della giovane Anne-Marie
avrebbe finito col cambiare quell'uomo, che si sarebbe
addolcito. Lui avrebbe insegnato alla figlia a cavalcare e a
cacciare. E sarebbero vissuti felici fino alla fine dei loro giorni.
Avrebbero vissuto una vita immortale nelle pagine di Cime
tempestose, un romanzo che avrebbe avuto un enorme successo
all'epoca della pubblicazione, ma che non avrebbe certo
presentato qualit tali da renderlo immortale.
Giro la pagina e scrivo: Il vero finale. Non sono pi la
ragazzina volubile seduta in quella fredda soffitta. Mamma mi
perdona, e io perdono lei. Deirdre va incontro al suo destino.
Mamma continua a vivere alla Fattoria e sposa l'agente
Marone. Dopo aver conseguito la mia laurea a Vassar, divento
la gardienne della Fattoria. Accolgo le Eroine e non mi
immischio mai nelle loro vicende. Franny viene a trascorrervi
le vacanze. Seppellisco mia madre nel 2025. E mio padre non si fa mai pi vivo.
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RINGRAZIAMENTI.
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Ringrazio Cecilia Pinto e Lisa Reardon per il loro prezioso sostegno
durante la stesura di questo libro. Ringrazio la mia agente, Jennifer
Rudolph Walsh, per il suo entusiasmo e il suo vivace contributo.
Tanto di cappello a Nan Graham della Scribner per il brillante
editing e l'incomparabile intuito. Grazie di cuore ad Anna deVries
e a Claudia Ballard per la loro cortese premura.
Ringrazio la Ragdale Foundation e il meraviglioso staff che, in
molte occasioni, mi ha offerto una pausa dalle vicende del mio romanzo
nella deliziosa casa che ha ispirato questo lavoro. Grazie a
Jim e Purcell Palmer per un magnifico soggiorno nella loro torretta.
Per il sostegno economico durante la scrittura di questo romanzo,
ringrazio l'Illinois Art Council e la School of the Art Institute di
Chicago. Grazie anche al dottor John Mayer per le sue precise descrizioni
dei reparti di psichiatria adolescenziale negli anni Settanta.
Ringrazio i miei genitori, Tom e Dolores Favorite, perch avevano
soltanto una televisione e tonnellate di libri in giro per casa. Grazie
ai miei fratelli e alle mie sorelle: Eddie, Reets, Therese, Martha,
M. B., Art, Laura e Phil. Merci  ma belle-mre, Franoise Laval, per avermi
offerto un petit coin pour crire  Belle-Ile.
Per la loro assistenza e ispirazione, ringrazio Julia Alvarez, Carol
Anshaw, Rosellen Brown, Roderick Coover, Barbara Croft, James
McManus, Christine Ney e Beth Nugent.
Infine, ringrazio Martin Perdoux per tutto il suo amore e la fiducia
che mi ha dimostrato negli anni.
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FINE.